Sulle tracce di San Francesco, Castelvecchio Subequo.

In copertina: dettaglio del ciclo di affreschi trecenteschi sulla vita di San Francesco, episodio “San Francesco aggredito”, Cappella dei Conti di Celano, Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo (foto di Marcello Fedeli) – Foto sotto: “Morte del Cavaliere di Celano”, dettaglio degli affreschi sulla vita di San Francesco, attribuiti a Giotto o alla sua Scuola, Basilica Superiore di Assisi, 1295 circa.

Questo affresco, il numero 16 dei 28 che nella Basilica Superiore di Assisi raccontano la vita di San Francesco, rappresenta una scena drammatica: Francesco d’Assisi durante un suo viaggio in Abruzzo accompagnato dal suo discepolo Tommaso da Celano assiste, poco prima di partecipare ad un banchetto organizzato in suo onore, alla morte improvvisa di un nobile Cavaliere della contea di Celano. Nella drammaticità della scena si compie anche un miracolo: poco prima di iniziare il banchetto San Francesco invitò il Cavaliere, la cui identità è secondo alcuni riconducibile a Riccardo, conte di Celano dal 1220, a confessarsi dicendogli: “Perché tu non mangerai qui, ma altrove”.

Per cercare le tracce di San Francesco in Abruzzo bisogna partire proprio da Assisi, da questo affresco giottesco, perché le orme abruzzesi del famoso frate spesso si incrociano con la storia di una delle nobili casate più importanti dell’epoca, quello dei Conti di Celano. Conti annoverati tra le sette “Grandi Casate” del Regno, dominatori della omonima contea marsicana, ma profondamente legati anche ad un piccolo paese dell’entroterra aquilano: Castelvecchio Subequo.

Francesco d’Assisi, (1181 – 1226), il santo patrono degli animali, dei poeti e d’Italia, il primo ecologista della storia, il frate che amava la natura a tal punto da dedicarle il “Cantico delle Creature”, un testo poetico tra più antichi della letteratura italiana. Un santo spesso decantato e mitizzato, protagonista dell’arte e della letteratura, ma anche del teatro, della musica e del cinema. Registi del calibro di Roberto Rossellini (1), Franco Zeffirelli, Pier Paolo Pasolini, Liliana Cavani, hanno girato film dedicati alla vita del “Poverello di Assisi”. Un santo dunque molto popolare, anche tra i giovani, la cui biografia, a volte idealizzata, affascinava e affascina anche chi non è credente. Lo sapeva anche Gabriele d’Annunzio che da laico non nascondeva la sua ammirazione per Francesco, arrivando a donare un suo importante dipinto attribuito al Guercino, “Adorazione del Crocifisso di San Francesco”, alla Cattedrale di Pescara.

Adorazione del Crocifisso, 1649, Giovanni Francesco Barbieri detto Il Guercino – Cattedrale di San Cetteo, Pescara – Foto Leo De Rocco
Dal film “Francesco il giullare di Dio”, di Roberto Rossellini, 1950 – Foto copyright © DR
San Francesco sorretto da un angelo, Orazio Gentileschi, 1612, Galleria d’Arte Antica, Palazzo Barberini Roma – Foto Leo De Rocco
San Francesco in meditazione, Caravaggio, 1605 – Palazzo Barberini Roma – Foto Leo De Rocco
Convento di San Francesco, Capestrano – Foto Leo De Rocco

Negli articoli precedenti abbiamo più volte incrociato, più o meno casualmente, le orme abruzzesi di San Francesco: a Tagliacozzo, dove la chiesa-convento di San Francesco custodisce i resti di Tommaso da Celano, amico, discepolo, e primo agiografo-biografo di San Francesco, considerato l’autore del “Dies Irae”; a Capestrano, il paese dell’iconico guerriero italico, ma anche del santo-soldato e frate francescano Giovanni da Capestrano, il quale fece costruire su un terreno donatogli da Covella, contessa di Celano, un suggestivo convento dedicato a Francesco (foto sopra); al Museo Nazionale d’Abruzzo, MuNDA, a L’Aquila dove, tra le tante opere dedicate a Francesco d’Assisi e al francescanesimo in Abruzzo, spicca un prezioso polittico (foto sotto) che Giacomo da Campli (1420 – 1492) dipinse per il citato convento di Capestrano: la Madonna delle Grazie in trono con il bambino affiancata da San Francesco e tre suoi seguaci che saranno proclamati santi, Bernardino, Antonio e il citato Giovanni da Capestrano. Oltretutto a l’Aquila, città dove soggiornò insieme a Bernardino da Siena e Giovanni da Capestrano anche un altro famoso francescano che sarà santo, Giacomo della Marca, fu costruita nel 1472 la Basilica di San Bernardino da Siena le cui spoglie sono conservate nel locale mausoleo, capolavoro rinascimentale di Silvestro dell’Aquila. Infine a Celano, il paese che diede i natali al Beato Tommaso, quindi sede di uno storico convento francescano, dove signoreggiavano i Conti di Celano, i quali scelsero come santo protettore della dinastia non a caso San Francesco d’Assisi.

Giacomo da Campli, Madonna in trono col Bambino, San Francesco, San Bernardino, Sant’Antonio e San Giovanni da Capestrano, 1482 – MuNDA L’Aquila- Foto Leo De Rocco
Castelvecchio Subequo – Foto Matteo Angelone

Oggi mi trovo a Castelvecchio Subequo, un tempo feudo, insieme a tutta la Valle Subequana, dei Conti di Celano. Anche qui scopro le tracce lasciate da Francesco d’Assisi. E’ documentato che Francesco viaggiò in Abruzzo più di una volta, tra il 1215-16 e il 1222 e sembra plausibile che passò anche da queste parti. Non fu certo un caso che alla fine del ‘300 l’antico casato dei Conti celanesi scelse di far costruire proprio qui, nella Chiesa di San Francesco, la Cappella della illustre famiglia e di farla affrescare con ben 28 episodi (lo stesso numero del celebre ciclo di affreschi nella Basilica Superiore di Assisi) sulla vita di San Francesco, caso unico in Abruzzo.

Reliquiario di San Francesco, Cappella dei Conti di Celano, Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

Né sembra una mera coincidenza la significativa donazione, risalente sempre alla fine del ‘300, che i Conti di Celano fecero sempre qui a Castelvecchio Subequo: alcune reliquie attribuite dalla tradizione a San Francesco, come alcuni frammenti del suo saio, ma soprattutto alcune gocce del sangue, (coagulato e raccolto in una fiala), fuoriuscito dalle sue stimmate. L’antico reliquiario, (foto sopra), che reca lo stemma del casato “de Haya” (2), quello appartenente alla seconda moglie del conte di Celano Ruggero II, è in cristallo di rocca, argento e smalti. Un’opera che insieme ad altre antiche e pregevoli opere dell’arte orafa abruzzese, esposte nel locale Museo d’Arte Sacra, vale il viaggio fin qui. Ma Castelvecchio Subequo riserva altre piacevoli sorprese.

Bosco di conifere lungo la strada per Castelvecchio Subequo (da Navelli) – Foto Leo De Rocco

Sono arrivato a Castelvecchio Subequo scendendo dall’Altopiano di Navelli, una gradevole strada panoramica che dal paese di Navelli, conosciuto dagli chef più famosi nel mondo per il pregiato zafferano, coltivato e prodotto nella piana navellese da secoli, scende a valle fino a Popoli. La scelta non è stata un caso, volevo farvi conoscere uno dei paesaggi montani più belli d’Abruzzo: lo si ammira da una terrazza panoramica che si incontra lungo questa strada. Una strada che a tratti sembra perdersi tra fitti e solitari boschi di conifere per poi improvvisamente aprirsi su una immensa valle, dominata dalle vette del Velino-Sirente, chiamata Valle Subequana. “Wow, wonderful!”, sento esclamare alle mie spalle mentre sto scattando alcune foto per questo articolo, non mi ero accorto che anche una coppia di turisti svizzeri, a bordo di un’auto sportiva, si era fermata ad ammirare il panorama. (foto sotto)

Valle Subequana – Foto Leo De Rocco

In questi luoghi si trova l’essenza della bellezza abruzzese, quella montana, fatta di silenzi e di vento, immersa in un paesaggio a tratti aspro e selvaggio. Come selvagge sono le Gole di San Venanzio, che si incontrano lungo l’altra strada, quella che da Castelvecchio Subequo porta a Sulmona passando per il piccolo paese di Raiano, un tempo luogo molto caro a Benedetto Croce. Una serie di canyon, tra boschi e pareti rocciose a picco sul fiume Aterno il cui gorgogliare, amplificato dalle strette gole, si sente fin sulla strada e crea un’atmosfera senza tempo.

Gole di San Venanzio tra Castelvecchio Subequo e Raiano – Foto Leo De Rocco
Gole di San Venanzio tra Castelvecchio Subequo e Raiano – Foto Leo De Rocco
Gole di San Venanzio tra Castelvecchio Subequo e Raiano, in alto si intravede l’eremo – Foto Leo De Rocco
Gole di San Venanzio tra Castelvecchio Subequo e Raiano – Foto Leo De Rocco
Gole di San Venanzio nei pressi di Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

Sono luoghi che un tempo favorivano l’ascetismo, il raccoglimento spirituale, e suscitavano gli ideali religiosi, come quelli che ispirarono Pietro Angelerio, il famoso papa Celestino V, citato anche da Dante, che scelse di vivere nei silenziosi eremi del monte Morrone, sulla Majella. Nel 1294, lo stesso periodo del citato affresco giottesco di Assisi, Pietro da Morrone, appena eletto papa, passò proprio tra queste Gole e sostò a Castelvecchio Subequo. Era in compagnia di Carlo II d’Angiò, figlio del risoluto e determinato Carlo I, che qualche anno prima fece tagliare la testa al povero Corradino di Svevia dopo la Battaglia di Tagliacozzo, e di suo figlio Carlo Martello. I d’Angiò andarono a prendere Celestino V all’eremo di Sant’Onofrio sulla Majella per scortarlo, attraversando la Valle Subequana, fino alla Basilica di Collemaggio a L’Aquila, per l’incoronazione papale.

Le immagini di Papa Celestino V e Carlo II d’Angiò tra gli stucchi della Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

La chiesa francescana di Castelvecchio Subequo era stata consacrata da pochi anni e il papa del “gran rifiuto” facendo sosta in questa chiesa-convento probabilmente volle lanciare un messaggio di vicinanza ai francescani. Uno dei primi atti che papa Celestino V compirà dopo il suo insediamento, oltre alle iniziative politiche di pace sollecitate dallo stesso Carlo II d’Angiò, che in seguito porteranno alla Pace di Anagni e alla divisione tra Angioini e Aragonesi dei Regni di Sicilia e di Napoli, sarà l’emanazione della cosiddetta “Bolla del Perdono”. Uno storico atto, quello del perdono universale, prettamente francescano.

Papa Celestino V in una rara raffigurazione: in abito pontificale, con piviale azzurro bordato in oro e fiori, tiara e modellino della città dell’Aquila – dipinto su vetri policromi legati a fusione, seconda metà del ‘400, autore abruzzese – MuNDA, Museo Nazionale D’Abruzzo L’Aquila – Foto Leo De Rocco
Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Portale della Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo, in alto si riconosce lo stemma dei Conti di Celano Foto Leo De Rocco

Il cuore di Castelvecchio Subequo, simbolo fondamentale del francescanesimo in Abruzzo, è la monumentale chiesa-convento dedicata a San Francesco d’Assisi, un edificio di grande interesse storico, artistico e architettonico. Le dimensioni di questo complesso francescano sono ragguardevoli per un piccolo centro come Castelvecchio.

Anche la cerimonia religiosa celebrata per consacrare l’edificio al Santo di Assisi, avvenuta nell’agosto del 1288 (Francesco era morto circa 60 anni prima) presenta aspetti grandiosi: fu una solenne cerimonia celebrata da un cardinale, l’eminentissimo Gerardo Bianchi di Parma, vescovo della Chiesa di Santa Sabina e Legato Pontificio nel Regno di Napoli, dai vescovi di Chieti, L’Aquila e Penne, era presente il generale Baiuolo, espressamente inviato dal re di Napoli, e vide la partecipazione delle più importanti rappresentanze delle varie casate nobiliari. Cerimonie così solenni solitamente si celebravano solo nelle città, in grandi chiese o basiliche e in occasione di eventi molto importanti, sia per la religione che per la politica del tempo.

La chiesa è a tre navate e conta ben 13 altari in pietra e legno intagliato, decorati con stucchi, statue, numerosi stemmi nobiliari e dipinti, alcuni di pregio. Il monumentale altare maggiore seicentesco, alto 8 metri, è interamente intagliato in legno di noce da maestranze abruzzesi. La Cappella dei Conti di Celano, affrescata alle pareti con gli episodi della vita di San Francesco, (delle 28 scene originarie oggi ne rimangono 19), e sulla volta la rappresentazione dei quattro Evangelisti, si trova nel transetto di destra della chiesa, delimitato da una elegante e antica inferriata in ferro battuto, probabilmente opera di artigiani abruzzesi, ornata nella parte superiore dai gigli araldici angioini e dallo stemma dei Conti di Celano.

Ingresso Cappella dei Conti di Celano, Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Marcello Fedeli
Cappella dei Conti di Celano dedicata a San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Castelvecchio Subequo, Chiesa di San Francesco, Altare maggiore – Foto Leo De Rocco
Altare di Sant’Anna, Chiesa di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Chiesa di San Francesco, dettaglio di uno stemma nobiliare – Foto Leo De Rocco
Convento francescano, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

L’attiguo convento francescano ospita un vero e proprio scrigno di tesori, custoditi nel locale Museo d’Arte Sacra il cui ingresso apre sul suggestivo chiostro: antichi piviali damascati in seta e argento, preziosi reliquiari, statue lignee, croci in cristallo di rocca e argento dorato…fino al quattrocentesco anello d’oro, con stemma dei Conti di Celano, appartenuto al conte Ruggero II. Opere così preziose che sembra di trovarsi in uno dei musei abruzzesi più gettonati, come il MuNDA o quello dedicato all’arte sacra nel Castello di Celano.

Antica arte orafa abruzzese, Bottega orafa di Sulmona:”La Pasquarella” 1412, Museo d’Arte Sacra, Convento di San Francesco, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

Tra queste opere spicca un capolavoro dell’antica arte orafa abruzzese, la “Pasquarella”: un gruppo scultoreo in argento sbalzato e dorato raffigurante la Madonna in trono con Bambino, affiancata da due angeli, chiamata così perché un tempo veniva portata in processione per le vie di Castelvecchio Subequo il lunedì di Pasqua.

Commissionata nel 1412 dal frate francescano Bartolomeo di Acciano in memoria della contessa di Celano Margherita Prignani, l’opera presenta la punzonatura “Sul”, usata dalle antiche botteghe orafe sulmonesi, probabilmente quella del famoso Mastro Nicola Piczulo, lo stesso autore di una bellissima croce reliquiario da altare, datata 1403, in argento dorato, le cui estremità terminano con quattro formelle decorate con ambra e corallo, alla base è riconoscibile lo stemma dei Conti di Celano. (foto sotto)

Croce reliquiario, 1403, Bottega orafa di Sulmona, Museo d’Arte Sacra, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Dettaglio con lo stemma dei Conti di Celano sulla base della Croce reliquiario, 1403, Museo d’Arte Sacra, Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Pianete liturgiche, con stemmi nobiliari, damascato in seta e argento, secolo XVI – Museo d’Arte Sacra Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Piviale liturgico, XVII sec,, damascato in seta e argento – Museo d’Arte Sacra Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco

Curiosa infine questa antica e rara, (probabilmente unica nel suo genere), cassettina medievale in legno e metallo, con l’interno foderato di rosso, e intriganti incisioni: 6 cavalieri armati di spada, con scudo (o forse stemmi), il primo e l’ultimo indossano una maschera e nel loro riquadro sono presenti 2 fiori con sei petali; tutti indossano una tunica e cotta ricamati con gli stessi simboli disegnati sugli scudi; sul coperchio sono incisi 6 animali stilizzati, due sembrano un grifo e una pistrice, racchiusi in 6 cerchi, lo stesso numero dei cavalieri; infine su un altro lato è incisa la figura probabilmente di un papa con in mano una chiave, affiancato da un uomo armato e da un alto prelato.

Antica cassettina con incisioni, XIII sec. – Museo dell’Arte Sacra – Castelvecchio Subequo – Foto Leo De Rocco
Dettaglio dell’antica cassettina medievale in legno e stagno – Museo dell’Arte Sacra – Castelvecchio Subequo – Foto Giuseppe Cera
Dettaglio dell’antica cassettina in legno e stagno – Museo dell’Arte Sacra – Castelvecchio Subequo – Foto Giuseppe Cera

I Conti di Celano erano dunque molto legati a Castelvecchio Subequo e alla Valle Subequana, già nel ‘300 il citato conte Ruggero II scelse il suo castello di Gagliano Aterno, un piccolo paese a due passi da Castelvecchio, quale residenza privilegiata del casato, è quindi probabile che San Francesco fu ospitato proprio in questo castello. Al Museo del Louvre è esposta una tavola, dipinta nel 1459 dal pittore Bartolomeo Vivarini, (Venezia, 1430-1491), tra l’altro la prima opera nota del pittore veneziano, in cui è raffigurato San Giovanni da Capestrano. L’opera fu commissionata dalla contessa Covella da Celano e un tempo si trovava proprio nel Castello di Gagliano Aterno, da qui finì nella collezione del marchese Giampietro Campana, un collezionista vissuto nell’800, per essere poi venduta nel 1861 al museo francese. Gagliano Aterno fu anche sede, fin dal 1286 e fino ai primi del ‘900, di un convento delle clarisse, l’ordine religioso fondato dall’amica di San Francesco, Chiara d’Assisi.

Perché Castelvecchio Subequo e Gagliano Aterno, due piccoli paesi ai piedi del Monte Sirente, il primo alle porte delle Gole di San Venanzio, immerso nel verde, tra corsi d’acqua e fitti boschi; il secondo posto più in altura, e forse per questo scelto quale sede del castello di famiglia, furono così importanti per i Conti di Celano? La risposta secondo me è da cercare nella profonda devozione che il nobile casato celanese nutriva per San Francesco d’Assisi, che qui lasciò non poche tracce del suo (più che probabile) passaggio. Una devozione che probabilmente nacque e si rafforzò all’indomani dell’episodio miracoloso, descritto nell’affresco di Assisi, che nei primi decenni del Duecento coinvolse San Francesco e il Cavaliere di Celano.

Castello di Gagliano Aterno – Foto Leo De Rocco

Oltre alla chiesa-convento di San Francesco e al Museo di Arte Sacra, sono visitabili (su prenotazione) la catacomba, risalente al IV secolo d.C. , scoperta per caso nel 1943 da un gruppo di ragazzini mentre giocavano nei dintorni. All’interno furono ritrovati antichi suppellettili, vasi e brocche, anelli, lucerne, loculi e antiche iscrizioni romane. Degno di nota il bellissimo centro storico, con palazzi medievali e rinascimentali.

Castelvecchio Subequo non è uno dei soliti luoghi abruzzesi frequentemente pubblicizzati e fotografati sui social, ma questo piccolo paese è un posto da scoprire e valorizzare perché è ricco di storia, arte e bellezze naturali, ed è anche un luogo spirituale, profondamente legato alle tracce che San Francesco lasciò in Abruzzo.

Autore/Blogger: Leo De Rocco

Palazzo Ginnetti-Lucchini, Castelvecchio Subequo – Foto Giuseppe Cera
Catacomba Superaequum – Castelvecchio Subequo – Foto Giuseppe Cera
Dettaglio del pavimento musivo con disegni geometrici rinvenuto nell’area archeologica dell’antica Superaequum, Castelvecchio Subequo – Foto Giuseppe Cera

Appendice

Castelvecchio Subequo è uno di quei piccoli centri dell’entroterra abruzzese dove ancora abitano la gentilezza e la cortesia, gesti ormai scomparsi nelle città. I castelvecchiesi hanno piacere quando incrociano un “forestiero”. Compiaciuti, riconoscono in quella visita turistica l’interesse che il loro piccolo paese ha suscitato, e con gratitudine ricambiano sia nel saluto che nel fornire informazioni. E’ quello che ho constatato appena giunto qui. In questi contesti ho incontrato anche lo storico Giuseppe Cera, castelvecchiese, membro della Deputazione Abruzzese di Storia Patria e autore del libro “Castelvecchio Subequo, guida a elementi di storia e civiltà: Italica, Peligna, Romana, Superequana, Cristiana, Francescana”, un testo dettagliato, ricco di ricostruzioni storiche ampiamente documentate; una preziosa guida, che è stata la principale fonte di riferimento per questo articolo. Nel suo libro Giuseppe Cera racconta anche l’episodio della miracolosa liquefazione del sangue contenuto nel prezioso reliquiario di San Francesco, di seguito propongo la sua testimonianza:

“Il giorno 1 ottobre 2013, in occasione della visita di una religiosa e, alla presenza di altre nove persone, tra le quali tre frati dimoranti in questo convento, il fenomeno è avvenuto. Alla notizia, subito propagatasi nel paese, ci fu un accorrere di fedeli in chiesa ove nel frattempo la reliquia fu posta su di un altare. Verso sera, pian piano il sangue si è raggrumato lasciando, sulle pareti dell’ampollina, un alone imbrunito. Dopo questi fatti, il reliquiario che era esposto nel Museo d’Arte Sacra del convento, fu posizionato sull’altare della Cappella dei Conti di Celano nella Chiesa di San Francesco.” (Dal libro di Giuseppe Cera “Castelvecchio Subequo”, 2019, pagine 78-79-80).

Copyright – è vietato qualsiasi utilizzo anche parziale del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta: leo.derocco@virgilio.it – Ringraziamenti: lo storico Giuseppe Cera; i frati del Convento di San Francesco di Castelvecchio Subequo; la signora Patrizia, titolare del ristorante “Vivendo” di Castelvecchio Subequo – Fonti: “Castelvecchio Subequo” di Giuseppe Cera, Edizione Eta Beta srl, 2019 – Note: 1) Il film di Roberto Rossellini “Francesco il giullare di Dio”, del 1950, è stato ricordato durante la 74ma edizione del Festival del Cinema di Cannes, 2021; 2) Franco Cavallone, “Uno stemma per due”, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, annata CXI (2020), L’Aquila, 2021 – Autore: Leo De Rocco, per Abruzzo storie e passioni.

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