L’antico baule di velluto

 – For the English version, please refer to the end of this page – 

Il baulle di velluto sta in buono stato, e con tutto il piacere lo rimanderò alla v.ra sig.ra madre…(1) così, nel giugno del 1839, Maria Maddalena Cerulli, vedova di Giuseppe Antinori, scriveva al nipote Luigi. Giuseppe Antinori era il nipote di Anton Ludovico (L’Aquila 1704-1778) epigrafista e per settant’anni vescovo dell’Aquila, proprietario di un tesoro racchiuso, come in una fiaba, in un antico baule di velluto arancione dimenticato chissà per quanti anni in un sontuoso palazzo nobiliare abruzzese e recentemente ritrovato: il Presepe Antinori.

Lanciano - foto LeoDeRocco/copyright
Lanciano – foto LeoDeRocco/copyright

Oltre all’aspetto iconografico legato alla rappresentazione della Natività cristiana, questo presepe è per bellezza e originalità una vera e propria opera d’arte che ancora oggi pochi conoscono. Il prezioso Presepe Antinori, ritrovato nella bella città d’arte di Lanciano, la città dell’Abruzzo “citra” che Federico II di Svezia elevò a municipio nel lontano 1212, oggi lo possiamo ammirare grazie alle ricerche di due studiosi frentani Giacomo de Crecchio e suo figlio Gaetano.

Giacomo de Crecchio durante il ritrovamento del Presepe Antinori - foto Gaetano de Crecchio/copyright
Giacomo de Crecchio durante il ritrovamento del Presepe Antinori – foto Gaetano de Crecchio/copyright

In una fredda mattina di dicembre, con un clima natalizio consono al tema di questo articolo, ho incontrato nella sua città Giacomo de Crecchio, studioso e scrittore, autore del minuzioso volume ricco di suggestive fotografie, I pastori che dormono. Il presepe Antinori in viaggio da L’Aquila a Lanciano, (casa editrice Carabba). Giacomo de Crecchio è uno di quei studiosi che io definisco di vecchio stampo, nel senso più nobile del termine. Ancora emozionato mi ha raccontato come lui e suo figlio sono riusciti a scoprire il tesoro nascosto in quel magico e impolverato baule, che il tempo aveva solo apparentemente cancellato dalla memoria.

Presepe Antinori - foto Gaetano de Crecchio/copyright
Presepe Antinori – foto Gaetano de Crecchio/copyright

Il presepe Antinori è una vera e propria rarità nel suo genere: Di epoca tardo seicentesca, la eccezionalità di questo presepe mi dice Giacomo de Crecchio risiede nelle fattezze dei suoi figuranti. Non gente di popolo, storpi, vaiasse di umidi rioni, straccioni e servi, ma personaggi della ricca borghesia, finemente abbigliati, con capelli veri, occhi di cristallo, calzature e persino biancheria intima. Una riproduzione fedele di ciò che le famiglie nobili di un tempo volevano rappresentare nella loro immagine di Natività.

I personaggi sono interamente intagliati nel legno in ogni parte anatomica, per questo le affascinanti statuine possono muoversi e assumere la postura voluta, come se fossero dei manichini. Questa caratteristica, unica nel suo genere, potrebbe far pensare che la rappresentazione della Natività non era la sola “parte” recitata dai personaggi di questo tesoro ritrovato. Forse quelle enigmatiche statuine, adornate di damasco, armesino, seta, argento, drappi dorati, collane in corallo e pietre dure, scarpine in cuoio amorevolmente infiocchettate e persino calzini e biancheria intima, venivano utilizzate anche per piccole rappresentazioni teatrali che allietavano, come in un teatro di marionette, le giornate dei nobles enfants dell’epoca. I de Crecchio ritrovarono il baule di velluto in un antico convento di Lanciano: Occorreva ripulire il pavimento dell’enorme stanzone, fare spazio per allineare uomini, donne, bambini ed animali, infine numerarli (…) Le singole figure, tratte fuori dal chiuso, hanno provato le leggerezza del pennello per essere liberate dal velo della polvere, nell’attesa di essere studiate e fotografate e vi hanno svelato la provenienza da un tempo, più lontano di quello che ci aspettavamo. (2)

Presepe Antinori - foto LeoDeRocco/copyright
Presepe Antinori – foto LeoDeRocco/copyright

La nobile famiglia Antinori, con tale Orazio capostipite, era originaria di Firenze. Dalla città toscana gli Antinori si trasferirono a Bologna. Giacinto Antinori, figlio di Orazio, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 diede vita  al ramo abruzzese della famiglia: a L’Aquila nacque il suo primogenito Anton Ludovico, il già citato epigrafista e arcivescovo dell’Aquila. Nel palazzo nobiliare Antinori a L’Aquila, nell’agosto del 1833, fu redatto da un notaio del luogo l’inventario che cita per la prima volta il nostro presepe: In ultimo siamo passati nella camera del quarto inferiore (…) e da uno stipo sottoposto a suggello si sono rinvenuti 154 pezzi per uso di presepe, cioè 96 pastori diversi, compresi S.Giuseppe e la Madonna, e 48 pezzi di animali diversi. (3) Dopo lunghe vicissitudini e avvicendamenti familiari, minuziosamente descritti dai de Crecchio nel loro prezioso volume, il Presepe Antinori viaggiò tra Firenze e Bologna fino a L’Aquila e da qui a Lanciano, precisamente nel Palazzo Maranca, (nobile famiglia lancianese imparentata con gli Antinori) ultima “nobile” dimora prima di essere riposto e dimenticato nella soffitta di un antico convento.

Presepe Antinori - foto LeoDeRocco/copyright
Presepe Antinori – foto LeoDeRocco/copyright

Suggestiva la descrizione che Ivo Palleri fa nel suo libro (Abruzzo in famiglia – Pescara, edizioni Tracce, 1991) del Palazzo lancianese dei Maranca: Un’entrata luminosa, apparentemente spoglia in confronto con le stanze seguenti, introduceva nel salotto detto “delle conchiglie”, unico del suo genere, con quei mobili dalle stranissime forme marine, a riflessi argenteo-madreperlacei. Si passava quindi nel salottino di velluto verde, dominato da un bellissimo pianoforte verticale (…) Ed ecco il primo salone, quello di peluche giallo, riccamente ornato di nappine, con poltrone e divani bassi e profondi; subito dopo l’ancor più sontuoso salone dorato, con la tappezzeria in damasco rosso e fiori d’oro ed il bellissimo lampadario di vetro commissionato a Murano dalla Regina Margherita, ma poi scartato perché troppo piccolo per le sale reali. Questo su apriva in alto con una pioggia di scintille iridescenti, moltiplicate all’infinito dalle grandi specchiere alle pareti. Più in fondo ancora, la sala della musica in damasco azzurro, con poltrone e divani disposti ad anfiteatro intorno ad un monumentale pianoforte a coda da concerto. Raccolti nel vano del suggestivo caminetto, alcuni pezzi pregiati di un artistico Presepio, degni del miglior Capodimonte. (4)

Presepe Antinori - foto LeoDeRocco copyright
Presepe Antinori – foto LeoDeRocco copyright

Il Presepe Antinori unisce alla propria bellezza artistica il fascino della storia legata al suo ritrovamento. Un ritrovamento che possiamo definire miracoloso. Grazie alla caparbietà dei due ricercatori lancianesi oggi l’Abruzzo può vantare un autentico tesoro d’arte che altrimenti sarebbe finito come tante altre opere italiane in un blasonato museo d’oltralpe o, peggio, nelle mani di qualche collezionista spregiudicato. Quel misterioso baule di velluto arancione, magicamente arrivato a noi come in un viaggio nel tempo, ha conosciuto città e palazzi nobiliari, ha riempito di incanto e meraviglia chissà quanti occhi mettendo in mostra nei secoli il suo tesoro, un tesoro che l’Abruzzo deve tutelare e valorizzare.

Presepe Antinori - foto LeoDeRocco/copyright
Presepe Antinori – foto LeoDeRocco/copyright

Copyright © Riproduzione Riservata – Foto e testo – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Ringraziamenti: Giacomo de Crecchio, studioso e scrittore; Gaetano de Crecchio, fotografo – Fonti/Note: 1-2-3-4 dal volume I pastori che dormono. Il presepe Antinori in viaggio da L’Aquila a Lanciano, (casa editrice Carabba) di Giacomo e Gaetano de Creccio – Foto copertina: Presepe Antinori, foto di Gaetano de Crecchio/copyright  – Traduzione a cura di Ioannis Arzoumanidis – Autore/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

Galleria Fotografica

Presepe Antinori - foto Gaetano de Crecchio/Copyright
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English version

The old chest of velvet

“The chest of velvet is in good conditions and I will send it to your lady mother with pleasure”…(1) this is how Maria Maddalena Cerulli, widow of Giuseppe Antinori, wrote in June 1893 to her nephew Luigi. Giuseppe Antinori was the grandson of Anton Ludovico (L’Aquila 1704-1778), an epigraphist and Bishop of L’Aquila for seventy years, owner of an enclosed treasure, as in a fairy tale, in an old orange velvet chest that remained forgotten for who knows how many years in a sumptuous building in Abruzzo and that was recently rediscovered: the Antinori Nativity scene.

Besides the iconographic aspect associated with the representation of the Christian Nativity, this crib is a true artwork in terms of beauty and originality that even today only a few know. The precious Nativity of Antinori, which was found in the beautiful art city of Lanciano, the city “citra” of the Abruzzo region that Frederick II of Sweden named as a municipality back in 1212; today, we can admire this thanks to the research of two Frentani scholars, namely Giacomo de Crecchio and his son Gaetano.

On a cold December morning, in a Christmas atmosphere that is appropriate to the theme of this article, I met Giacomo de Crecchio in his own city, who is a scholar and writer, author of the meticulous book I pastori che dormono. Il presepe Antinori in viaggio da L’Aquila a Lanciano “The sleeping shepherds. The Nativity of the Antinori travelling from L’Aquila to Lanciano” (Carabba publishing), filled with fascinating photographs. Giacomo de Crecchio is one of those scholars I call old-fashioned, in a noble sense of the term. I was still excited when he told me how he and his son managed to discover the hidden treasure in the magical and dusty chest that the time had apparently erased from memory.

The Antinori Nativity is a rarity of its kind: being an artwork of the late seventeenth century, the exceptional nature of this crib lies in the features of its participants, as Giacomo de Crecchio tells me. There are no peasants, cripples, servants from humid districts and beggars, but rich and middle class characters, finely dressed, with real hair, glass eyes, shoes and even underwear. A faithful reproduction of what the noble families of the past wanted to represent in their image of the Nativity.

The characters are entirely carved in wood in every part of the body; for this reason, these fascinating statues can move and obtain the desired posture, as if they were dummies. This feature, which is unique of its kind, might suggest that the representation of the Nativity was not the only “part” recited by the characters of this treasure. Maybe those enigmatic figures, adorned with damask, silk, silver, golden drapes, coral necklaces and semiprecious stones, lovingly decorated leather shoes with bows and even socks and underwear, were also used for small theater representations, as in a puppet theater in the days of the nobles enfants of that era. The de Crecchios found the velvet chest in a former convent of Lanciano: It was necessary to clean the floor of the huge great room, make room for men, women, children and animals, and finally number them (…) The individual figures, which were taken out of indoors, have tried the lightness of the brush in order to be freed from the veil of dust, waiting to be studied and photographed and they revealed that they come from a time, further in the past than what we ever expected. (2)

The noble Antinori family, with Orazio as a founder, was originally from Florence. The Antinori then moved from the Tuscan city to Bologna. Giacinto Antinori, son of Orazio, gave birth to the Abruzzo side of the family in the late seventeen and early eighteen hundreds: his first son, Anton Ludovico, was born in L’Aquila, who was the aforementioned epigraphist and Archbishop of L’Aquila. In August 1833, in the building of the Antinoris in L’Aquila, the inventory that mentions for the first time our crib was drawn up by a notary of the place: Finally, we passed in the lower chamber of the fourth inferior floor (…) and 154 pieces for use of crib were found in a sealed pack, that is 96 different pastors, including St. Joseph and Our Lady, and 48 pieces of different animals (3). After long vicissitudes and family rotations, described minutely by de Crecchio in their precious book, the Antinori Nativity travelled between Florence and Bologna up to L’Aquila and from there to Lanciano, specifically in the Palazzo Maranca, (which was the building of a noble family of Lanciano that was related to the Antinoris). This was the latest “noble” dwelling before it was stored and forgotten in the attic of an old convent.

It is a striking description that Ivo Palleri makes in his book (Abruzzo in famiglia – Pescara, Tracce publishing, 1991) of the Maranca building: An entrance full of light, seemingly barren in comparison with the following rooms, introduced us in the so-called living room “of the shells”, which is unique of its kind, with those pieces of furniture with strange marine forms and silver-pearly reflections. Passing on into the greenish velvet sitting room, dominated by a beautiful upright piano (…) And there it was, the first salon, made of yellow plush and richly decorated with tassels, with armchairs and low and deep sofas; immediately after that, there was an even more sumptuous golden salon, with upholstery in red damask and golden flowers and beautiful Murano glass chandelier commissioned by Queen Margherita, but then rejected for being too small for the Royal rooms. This opened on top with a rain of iridescent sparks, multiplied up to infinity with the help of large mirrors on the walls. Moving more in the interior, one could find the music room in blue damask, with armchairs and sofas arranged like an amphitheater around a monumental concert piano. Collected in the compartment of the cozy fireplace there were some valuable pieces of an artistic Nativity scene, worthy of the best Capodimonte museum (4).

The Antinori Nativity brings together to its artistic beauty the charm of the story linked to its discovery. A finding that we can define as miraculous. Thanks to the obstinacy of the two researchers of Lanciano, today Abruzzo can boast of an authentic treasure of art that otherwise would have ended -like so many other Italian artworks- in a museum across the Alps, or even worse, into the hands of some unscrupulous collector. That mysterious orange velvet chest magically came to us like in a journey through time, came to know cities and noble buildings and filled with magic and wonder who knows how many eyes by exposing its treasure along the centuries, a treasure that Abruzzo must protect and enhance.

Copyright © All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without any written authorisation –Acknowledgements: Giacomo de Crecchio, scholar and writer; Gaetano de Crecchio, photographer – Sources/Footnotes: 1-2-3-4 from the book I pastori che dormono. Il presepe Antinori in viaggio da L’Aquila a Lanciano, (Carabba publishing) by Giacomo and Gaetano de Creccio – Cover photo: the Antinori Nativity, photo by Gaetano de Crecchio/copyright – Translation by Ioannis Arzoumanidis, research fellow – Author/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

 

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