A casa di Gabriele D’Annunzio, senza dimenticare Flaiano.

Nella Pescara di oggi, rutilante di aggressività moderna, via Manthonè è una bacheca, uno scrigno scheggiato, uno stipo che custodisce l’aroma quasi affatto smarrito di una città che certo conobbe pigre e borghesi dolcezze. Giorgio Manganelli, 1987 (1)

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

12 marzo, oggi è l’anniversario della nascita di uno dei personaggi abruzzesi più famosi e conosciuti in Abruzzo (e nel mondo): Gabriele d’Annunzio. La ricorrenza capita proprio a ridosso del giorno di apertura di questo blog, mi sembra dunque doveroso ricordarla, anche perché d’Annunzio è un simbolo dell’Abruzzo, un po’ come il celebre Guerriero di Capestrano.

Ma più che ripercorrere la sua arcinota biografia, propongo una passeggiata dannunziana nel quartiere di Pescara, Manthonè, dove il poeta e scrittore pescarese nacque, tra alcune architetture Nouveau e neoclassiche, un prestigioso Museo dell’Ottocento così ricco che sembra un piccolo Musée d’Orsay e una Cattedrale, che in pratica porta la sua firma, dove, in una cappella dedicata, è sepolta dannunzianamente, come una santa o una regina, sua madre Donna Luisa.

Oltretutto la via Manthonè è la stessa via dove nacque un altro abruzzese famoso: Ennio Flaiano, un’altra generazione e un altro mondo, ma non è impossibile azzardare qualche parallelismo tra i due.

Pescara si popolava di marinai… L’odore acuto delle zuppe di pesce si propagava nell’aria delle cantine aperte… Quando dal forno di Flaiano si spandeva nell’aria l’odore caldo del pane recente

Così scriveva d’Annunzio nel suo libro “Le Novelle della Pescara”. Il forno dei Flaiano, che diffondeva l’indimenticabile odore del pane fresco per la via Manthonè, si trovava nell’edificio dove otto anni dopo la pubblicazione delle citate “Novelle”, nel 1910, nascerà Ennio Flaiano.

Pescara, Corso Manthonè, ingresso Casa d’Annunzio – foto Leo De Rocco

Ennio Flaiano, intellettuale, scrittore, e sceneggiatore di film che hanno segnato la storia del cinema italiano e internazionale, grazie sopratutto all’amicizia personale e al sodalizio artistico con Federico Fellini. Film come “La Dolce Vita” hanno fatto scuola, ma anche altrettante straordinarie sceneggiature e collaborazioni con altri registi come Zampa, Risi, Petri, Monicelli, fino ad Antonioni. Senza dimenticare il teatro.

Casa natale di Ennio Flaiano, Pescara – foto Leo De Rocco

Flaiano come d’Annunzio non dimenticherà le sue origini, così scriveva nel 1972 ad un suo amico:

Adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto; cioè l’orgoglio di esserlo che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto, per esempio quest’estate in Canada, parlando con alcuni abruzzesi della comunità di Montreal, gente straordinaria e fedele al ricordo della loro terra…

Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora “nu cristiane”), la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei.

Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un’isola (nel Decamerone, Boccaccio cita una sola volta l’Abruzzo, come regione remota: «Gli è più lontano che Abruzzi»); un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella son le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare…

Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?), con una sola morale: il lavoro. E con le nostre Madonne vestite a lutto e le sette spade dei sette dolori ben confitte nel seno. Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue.

Ennio Flaiano e Federico Fellini

Lo stesso Flaiano nei suoi scritti ricorda a sua volta la casa di d’Annunzio, quando da bambino si trovava a passare lì davanti accompagnato da sua madre:

Al primo piano, sul balcone estremo di destra, guardando la facciata, ho visto talvolta seduta, nei tardi pomeriggi, la madre del poeta. Una vecchia dal volto nobile, bianca e infelice, dicevano, per la lontananza del figlio.

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Il busto dedicato a Flaiano in piazza Unione, vicino Corso Manthonè – foto Leo De Rocco
Palazzi Nouveau nella zona di Corso Manthonè – foto Leo De Rocco

La testimonianza di Flaiano con un suo ricordo così lontano potrebbe evocare l’idea di un cambio generazionale, tra d’Annunzio e Flaiano, che anagraficamente avvenne proprio su questa storica via di Pescara.

Ma non si deve cadere nell’errore di pensare ad una netta contrapposizione tra due mondi, perché se è vero che Flaiano rappresenterà nella cultura abruzzese e italiana un’anima moderna, il dannunzianesimo non è affatto assimilabile (come qualcuno fa) ad un polveroso periodo stile vittoriano che sa di muffa, anzi.

D’Annunzio fu un innovatore, intellettualmente rivoluzionario, rinnovò con un linguaggio originale, passionale, psicologico, poeticamente decadente, e non privo di neologismi, la letteratura e la lingua italiana, gettando così le basi alla modernizzazione culturale, con la creazione di inedite forme di comunicazione.

Del resto solo un fatto anagrafico separa la vita simile a “un’opera d’arte” dell’esteta d’Annunzio dal nuovo concetto sociale espresso nel dopoguerra – dove nulla sarà come prima – di un lusso mondano che uscito dal chiuso dei nobili e alto borghesi salotti frequentati dagli Andrea Sperelli e dai Giorgio Aurispa approderà nella Dolce Vita di Via Veneto, alla luce del sole, e soprattutto dei flash: il divismo, che stava diventando “pop”, lo inventò d’Annunzio.

Gabriele d’Annunzio nel 1877 circa, ai tempi del Liceo Cicognini

La lontananza di d’Annunzio dalla casa di via Manthonè numero 101, causa della “‘infelicità” della madre del poeta descritta da Flaiano, inizia già poco prima dell’adolescenza: all’età di 11-12 anni Gabrielino lo troviamo studente, già spavaldo e sicuro di sé, al Convitto Cicognini di Prato, il più prestigioso collegio dell’epoca.

Ho preso il fanciullo di Pescara, me lo sono messo su le spalle… Lo cercavo, sempre lo cercavo, per le vie di Prato, per le vie di Pistoia, per le vie di Firenze, per tante vie di Toscana, ed era con me! È con me. (Gabriele d’Annunzio).

Teatro Michetti, vicino Corso Manthonè – foto Leo De Rocco

Ma anche dopo il collegio, nonostante i ritorni in Abruzzo, la licenza ginnasiale la prenderà a Chieti nel 1878, e le visite alla madre qui nella casa natale, d’Annunzio abiterà in diversi luoghi abruzzesi e non: in una stanza in affitto a Roma, per qualche anno nella vicina Francavilla al Mare, per alcuni mesi (di passione) in una villetta sul mare a San Vito Chietino, e poi Napoli, Settignano, Venezia, Arcachon, Parigi…fino ad approdare a Gardone Riviera.

Gabriele d’Annunzio nella sua casa a Francavilla al Mare – (foto tratta da un mio libro, mi scuso per la qualità)

Nei prossimi articoli racconterò la storia della sua casa di vacanza a San Vito Chietino, in cui soggiornò per una intera estate di passione con la sua amante dell’epoca, la romana Barbara Leoni, e dove trasse ispirazione per il suo ultimo romanzo della trilogia “Della Rosa”.

Eremo Dannunziano San Vito Chietino – foto Leo De Rocco

E vi racconterò la storia del dipinto di Francesco Paolo Michetti “Il Voto” e il suo collegamento con Miglianico, un paese del chietino, dove ancora oggi si celebra ogni anno un rito, o meglio quello che ne rimane, che Michetti e d’Annunzio videro all’epoca rimanendone impressionati. Vi porterò anche a scoprire l’Abbazia di San Clemente a Casauria, altro luogo dannunziano…

Gardone Riviera, Vittoriale – foto Leo De Rocco

Se decidete di visitare la casa natale di d’Annunzio vi consiglio, per un percorso dannunziano, di abbinare la visita anche alla vicina Cattedrale di San Cetteo, (si trova sul Viale d’Annunzio), sia perché la sua costruzione fu fortemente voluta dallo stesso d’Annunzio, e sia perché al suo interno troverete la Cappella dedicata alla madre dello scrittore pescarese, la citata Donna Luisa De Benedictis, sepolta nella Cattedrale cittadina per volere del figlio, un privilegio che di solito spetta a sante e regine, e questo lo trovo molto dannunziano. Nel sepolcro c’è una scultura di Arrigo Minerbi e un dipinto di San Francesco attribuito al Guercino, un tempo appartenuto a d’Annunzio. Sempre su viale d’Annunzio, dove scoprirete anche alcune architetture dalle linee Nouveau, è stato da poco inaugurato l’interessante Museo dell’Ottocento, una delle più importanti collezioni italiane con centinaia di opere distribuite nei tre piani di un elegante edificio neoclassico tra verismo e pre-impressionismo, e con le prestigiose Scuole di Posillipo e Barbizon.

Una delle Sale del Museo dell’Ottocento, Pescara – foto Leo De Rocco

Francesco Paolo Michetti, autoritratto, Museo dell’Ottocento Pescara – foto Leo De Rocco

Museo dell’Ottocento Pescara – foto Leo De Rocco
Mediamuseum Pescara – foto Leo De Rocco

Lo spirito di Flaiano però è dietro l’angolo, nella vicina piazza Emilio Alessandrini, a pochi passi dalla via Manthonè, c’è il Museo Nazionale del Cinema, il Mediamuseum, fondato dal critico letterario Edoardo Tiboni (ideatore anche del prestigioso Premio Flaiano) ma anche qui, tra locandine di celebri film, foto di attori e attrici e macchine da presa, troverete le orme lasciate da d’Annunzio…

Autore/Blogger Leo De Rocco

Articolo aggiornato a luglio 2022

La Casa Museo Gabriele D’Annunzio di Pescara ospita periodicamente mostre a tema, come questa, che ho avuto modo di visitare in una sala al piano terra, prima di iniziare la visita al Museo

Appendice

Pausa golosa durante la passeggiata dannunziana. D’Annunzio, si sa, amava tutti i piaceri della vita, anche quelli del palato. Tempo fa visitando il Vittoriale a Gardone Riviera notai nella grande cucina del Vate una “chitarra” appesa sulla parete, non lo strumento musicale ma l’attrezzo della tradizione abruzzese che viene utilizzato per fare gli spaghetti “alla chitarra”. Quindi se volete deliziare la passeggiata con una pausa, sempre in zona trovate lo storico Caffè Camplone “Caprice”, dove tanti anni fa il pasticcere pescarese Tullio Camplone creò “La Presentosa”, un dolce simile nella forma al Parrozzo, (nome dato da d’Annunzio, con tanto di dedica rimata), ma con un gusto differente, e ispirato all’omonimo gioiello, simbolo della oreficeria abruzzese, il cui nome fu dato (non a caso), sempre da d’Annunzio, come sua è l’invenzione della parola Aurum, che invece è un liquore, ma al Caprice Camplone lo servono anche come gelato, insieme ad altri gusti rigorosamente abruzzesi come lo Zafferano di Navelli, i Confetti di Sulmona, la Liquirizia di Atri… Buona passeggiata.

Cattedrale di San Cetteo, Pescara – foto Leo De Rocco

Ahi, ahi era l’agosto strepitoso del 1872 o 73. E anche in quegli anni la Chiesa di San Cetteo era decrepita, con le mura scrostrate, il pavimento sconnesso, con i vetri rotti. Entravano la pioggia e la grandine e la raffica; ma talvolta entrava anche una rondine, e guizzava e garriva sul ciborio come intorno al suo fresco nido.

Dono alla nuova Chiesa una grande pala d’altare, attribuita al Guercino, immagine di San Francesco”.

Gabriele d’Annunzio

San Francesco, Adorazione del Crocifisso, 1649, Guercino – foto Leo De Rocco

Galleria fotografica

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione – Note : 1) dal libro di Pino Coscetta “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli” Solfanelli Editore, 2012 – Fonti: Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – Pictures: no use is permitted without authorization. Autore/Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo d’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Casa Museo Gabriele D’Annunzio – foto Leo De Rocco

Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco
Casa natale di Gabriele D'Annunzio, Pescara, Agosto 2014
Casa natale di Gabriele D’Annunzio, Pescara
Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Casa natale di Gabriele D'Annunzio, Pescara, agosto 2014
Casa natale di Gabriele D’Annunzio, Pescara
Casa natale di Gabriele D'Annunzio, Pescara, agosto 2014
Casa natale di Gabriele D’Annunzio, Pescara
Casa natale di Gabriele D'Annunzio, Pescara, agosto 2014
Casa d’Annunzio – foto Leo De Rocco

Penso, non so perché, al suono dell’antica mia voce quando, fanciullo, sollevato il coperchio ferrato del pozzo e, sporgendomi dalla sponda di pietra solcata dalla corda, gittavo un grido verso il fondo ove intravedevo il mio viso nell’acqua che luceva… Richiudevo il coperchio con cautela, perché l’urto del ferramento non ricoprisse il mio grido segreto

Casa natale di Gabriele D'Annunzio, Pescara, agosto 2014
Casa d’Annunzio – Corso Manthonè Pescara foto Leo De Rocco
Casa d'Annunzio - 2014
Casa d’Annunzio – foto Leo De Rocco
Casa d'annunzio - 2014
Casa d’Annunzio – foto Leo De Rocco

Nella terza stanza c’è il mio letto bianco, c’è il vecchio armadio dipinto, con i suoi specchi appannati e maculati, c’è l’inginocchiatoio di noce dove mi sedevo in corruccio e rimanevo ammutolito, con una ostinazione selvaggia, per non confessare che mi sentivo male.

Casa d'annunzio - 2014
Casa d’Annunzio
Casa d'annunzio - 2014
Casa d’Annunzio
Casa d'annunzio - 2014
Casa d’Annunzio
Casa d'annunzio - 2014
Casa d’Annunzio

La seconda stanza è deserta. Ci sono i libri della mia infanzia e della mia adolescenza. C’è il leggio musicale del mio fratello emigrato. C’è il ritratto di mio padre fanciullo col cardellino posato sull’indice teso.

Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio

È la stanza dove io nacqui, dov’ella spirò. Io rimuoio ed ella rinasce; ed entrambi viviamo.

Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio
Casa d'Annunzio
Casa d’Annunzio – Pescara – foto Leo De Rocco
Teatro Michetti su Viale d’Annunzio – foto Leo De Rocco
Elementi Nouveau vicino la Cattedrale di San Cetteo – foto Leo De Rocco
Busto in argento di San Cetteo – foto Leo De Rocco
Emblema di Pescara, quando era separata da Castellammare Adriatico (che si trovava a Nord del fiume Pescara) – foto Leo De Rocco
Una delle due antiche colonne visibili dell’antica chiesa di Santa Gerusalemme, costruita su un tempio di epoca romana sull’area dell’attuale Cattedrale di San Cetteo – foto Leo De Rocco

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione – Pictures: no use is permitted without authorization. Autore/Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it – Note : 1) dal libro di Pino Coscetta “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli” Solfanelli Editore, 2012 – Fonti: Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara

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