Miglianico, d’Annunzio, Michetti e San Pantaleone.

– For the English version, please refer to the end of this page –


In copertina: “Il Voto” – Francesco Paolo Michetti, 1883 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Foto Leo De Rocco


Allora le campane finalmente squillarono. Come i bronzi stavano a poca altezza, il fremito cupo del rintocco sfiorò tutte le teste; e una specie di ululato continuo si propagava nell′aria, tra un colpo e l′altro. ‟San Pantaleone ! San Pantaleone ! Fu un immenso grido unanime di disperati che chiedevano aiuto. Tutti, in ginocchio, con le mani tese, con la faccia bianca, imploravano. San Pantaleone! (Gabriele d’Annunzio, San Pantaleone, 1883)


Gabriele d’Annunzio e Francesco Paolo Michetti immortalarono con la penna e col pennello uno di quei riti ancestrali che in un arcaico Abruzzo suscitavano fascino e impressione per il loro crudo realismo e per la solenne intensità emotiva del loro svolgersi.


Miglianico – luglio 2015 – Foto Leo De Rocco


In un paese del chietino, Miglianico, il culto per San Pantaleone è ancora oggi molto sentito, ma tutto è cambiato rispetto a quello che gli occhi di d’Annunzio e Michetti videro in quel luglio di fine Ottocento.

Della “falange armata di falci, di ronche, di scuri, di zappe, di schioppi” ormai da tempo non c’è più traccia e i contadini che “per sciogliere un voto fatto, leccano il pavimento sporco di polvere e di fango, strisciando come rettili fino al busto d’argento del santo” sono sfumati come in un sogno surreale. (1-2)


Roma – Galleria Nazionale d’Arte Moderna – dettaglio de “Il Voto”, F. P. Michetti 1883, un devoto miglianichese si avvicina al busto di San Pantaleone – Foto Leo De Rocco


Gabriele d’Annunzio nella sua casa di Francavilla al Mare – Archivio storico Iacone, copyright


Gabriele d’Annunzio ritratto da Michetti – Museo Barbella Chieti – foto Leo De Rocco


Volgevano dalle strade alla piazza gruppi d′uomini e di femmine vociferando e gesticolando. In tutti li animi il terrore superstizioso ingigantiva rapidamente; ma tutte quelle fantasie incolte mille imagini terribili di castigo divino si levavano; i commenti, le contestazioni ardenti, le scongiurazioni lamentevoli, i racconti sconnessi, le preghiere, le grida, si mescevano in un romorio cupo d′uragano presso ad irrompere. Già da più giorni quei rossori sanguigni indugiavano nel cielo dopo il tramonto, invadevano le tranquillità della notte, illuminavano tragicamente i sonni delle campagne, suscitavano li urli dei cani. (Gabriele d’Annunzio, “San Pantaleone”, 1883)


La Storia

Nei giorni precedenti l’inizio dei tradizionali riti dedicati a San Pantaleone, sono andato a Miglianico per cercare notizie storiche, scattare alcune foto e provare ad immergermi nell’atmosfera del luogo. Desideravo assistere a ciò che resta dei riti visti e descritti da d’Annunzio e Michetti, ossia l’antica “Esposizione”.


Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, una guida turistica spiega il significato del “Voto” di Francesco Paolo Michetti ad un gruppo di turisti – Foto Leo De Rocco


La curiosità è nata dopo aver visto la grande tela di Michetti, “Il Voto”, esposta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, un’opera che esprime uno straordinario realismo e testimonia la partecipazione popolare ad antichi riti devozionali abruzzesi riferiti a Miglianico.


Vista panoramica dal piazzale della Chiesa di San Pantaleone a Miglianico – foto Leo De Rocco

Una mattina di fine luglio, già afosa, mi accoglie con la tipica gentilezza abruzzese il suddiacono della chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesa-santuario che conserva l’antica e venerata statua di San Pantaleone.


Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco


Ai tempi di d’Annunzio e Michetti, mi spiega il suddiacono Guglielmo, la chiesa si presentava più piccola rispetto alle attuali dimensioni e anticamente fungeva da cappella privata dei Baroni Valignani, un’antica famiglia di origine normanna feudatari di Miglianico, i quali nel ‘500 ampliarono l’attiguo castello, costruito sulle rovine di antiche torri poste a difesa dei miglianichesi dalle incursioni saracene.

Il castello, che oggi si intravede confuso tra altre abitazioni e il palazzo del Municipio, fu danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Negli anni ’50 del secolo scorso fu acquistato dalla famiglia Masci e restaurato dai famosi architetti Gio Ponti e Francesco Bonfanti, i quali diedero all’edificio un’impronta all’epoca definita “moderna”.


Miglianico – Piazza Umberto I – Castello e Municipio in una foto degli anni ’20 del secolo scorso – fonte Il Centro


Miglianico – Piazza Umberto I in una foto recente – Foto Leo De Rocco


Miglianico – il Castello, chiamato anche “Dimora storica Masci” – Foto Leo De Rocco


Il Castello di Miglianico – Foto Leo De Rocco

L’antico ingresso, quello da dove Michetti e d’Annunzio videro entrare i devoti, poi raffigurati nel citato dipinto, era situato lateralmente e almeno dieci metri più indietro rispetto all’ingresso odierno (nella foto più o meno all’altezza dell’arco che si vede, un po’ lontano, a destra della facciata) da quell’ingresso laterale, ora non più esistente, Michetti e d’Annunzio videro, rimanendone impressionati, i devoti di San Pantaleone avanzare lentamente verso il busto del Santo, strisciando a terra e leccando il pavimento in segno di ex voto.


Quello che rimane del busto argenteo di San Pantaleone, Miglianico, – foto Leo De Rocco


Francesco Paolo Michetti “Il Voto”, dettaglio: devoto abbraccia il busto di San Pantaleone durante l’Esposizione a Miglianico, 1883 – Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma – Foto Leo De Rocco


Il busto del Santo, quello descritto da d’Annunzio negli “Idolatri” e raffigurato da Michetti nel dettaglio del devoto che lo abbraccia dopo aver strisciato a terra, com’era d’uso all’epoca (foto sopra), lo trovo in una stanza della chiesa. Noto subito che è danneggiato: furono le milizie tedesche, mi dicono, durante l’ultima guerra asportarono tutto il rivestimento in argento e rubarono la testa.

I soldati tedeschi non si limitarono solo a rubare la testa del santo ma, probabilmente per sfregio, incisero su di essa “una scritta in tedesco”, così mi racconta il suddiacono.

Durante l’antica “Esposizione”il solenne rito che sto per raccontare – il busto e la statua del Santo, venivano poggiati a terra, come potete vedere nel dipinto di Michetti, e davanti ad essi i fedeli “scioglievano il voto”.

Entrando nella chiesa del Santo patrono di Miglianico la prima cosa che ha catturato la mia attenzione è la particolare espressione, lo sguardo, della statua.


Miglianico, statua di San Pantaleone – Foto Leo De Rocco


Miglianico, statua di San Pantaleone, luglio 2015Miglianico, statua di San Pantaleone – foto Leo De Rocco

La statua è riposta all’interno di una grande teca di legno dorato scolpito e lo sguardo del Santo è rivolto nella direzione di un piedistallo settecentesco, che i miglianichesi chiamano “lu trone” (traduzione “Il Trono”) che gli è posto di fronte.

La sua espressione, come dicevo, è inconsueta rispetto alla iconografia classica delle statue sacre lignee: lo sguardo risulta magnetico, enigmatico, quasi ipnotico.


La piccola chiesa costruita sul luogo dove fu nascosta la statua di San Pantaleone – Foto Leo De Rocco


Il ruscello vicino la chiesetta, in contrada Piane Miglianico – Foto Leo De Rocco


La statua lignea, che risale alla fine del XIV secolo, di scuola abruzzese e scolpita su modello romanico-bizantino, fu tenuta dai miglianichesi per lungo tempo in un nascondiglio posto nella valle sottostante al paese, in Contrada Piane, dove ora c’è una chiesetta costruita vicino ad un ruscello (foto sopra). Il nascondiglio serviva per proteggere la statua dalle incursioni dei Saraceni i quali, durante una delle loro scorrerie sulla Costa adriatica, distrussero un’antica chiesa del Trecento dedicata al Santo, edificata proprio su questo luogo, chiesa che al tempo rientrava nelle pertinenze di un monastero di Caramanico Terme (San Tommaso di Paterno). La statua di San Pantaleone fu nascosta in una fornace, agli inizi del Seicento fu ritrovata e portata nella chiesa-santuario di Miglianico.


Miglianico, Chiesa di San Pantaleone, luglio 2015Miglianico, Chiesa di San Pantaleone, “trono” e statua del Santo – foto Leo De Rocco

Il 26 luglio, giorno che precede la Processione, tutto il paese si ritrova nella chiesa di San Michele Arcangelo dov’è è conservata la statua di San Pantaleone per rinnovare l’antico rito della “Esposizione“. I fedeli affollano il Santuario già nel tardi pomeriggio, tra i presenti ci sono anche i figli e i nipoti degli emigranti miglianichesi che nel secolo scorso andarono a cercare fortuna all’estero, soprattutto nelle Americhe, tornati appositamente a Miglianico per partecipare alla festa del loro Santo Patrono. La chiesa, nonostante il gran caldo, è stracolma.


Miglianico, luglio 2015 – Rito della “Esposizione” di San Pantaleone – Foto Leo De Rocco


Dopo le preghiere tutti i presenti si voltano in direzione della statua di San Pantaleone, posta lateralmente alla navata, essi rivolgono lo sguardo sulla grande teca dorata che custodisce la statua: per alcuni minuti tutti rimangono in questa posizione, concentrati, in un religioso e prolungato silenzio, fino a quando i Confratelli di San Pantaleone, con la loro mozzetta rossa, si avvicinano lentamente alla statua.


Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015, i Confratelli si avvicinano alla statua del Santo – foto Leo De Rocco

In quel preciso momento tutti i presenti, senza distogliere lo sguardo che è ancora fisso in direzione del Santo, iniziano ad intonare un inno, un canto solenne, con una cadenza che a tratti sembra un miserere, un dolce lamento come direbbe il poeta García Lorca (3), una solenne invocazione rivolta al Santo affinché ascolti ed esaudisca le preghiere dei fedeli, alcuni dei quali ho notato visibilmente commossi.

I Confratelli di San Pantaleone rimuovono quindi la statua dorata del Santo dalla sua teca e, mentre viene cosparsa d’incenso, molto lentamente la sistemano sul citato “Trono” affinché tutti gli astanti la possono toccare e venerare.

Il culto della “Esposizione” è un rito ricco di pathos, che coinvolge emotivamente tutti i presenti, me compreso nonostante sono qui in veste di cronista.


Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015Miglianico, Santuario di San Pantaleone, “Esposizione”, luglio 2015 – apertura della teca che contiene la statua del santo – foto Leo De Rocco

Miglianico, Santuario di San Pantaleone, “Esposizione”, luglio 2015 – i fedeli rendono omaggio – foto Leo De Rocco


Miglianico, Santuario di San Pantaleone, “Esposizione”, luglio 2015 – i fedeli rendono omaggio – foto Leo De Rocco


Gli anziani che ho incontrato in questi giorni a Miglianico mi hanno raccontato un’antica tradizione (credo in realtà sia un mix di sacralità e superstizione) che consiste “nell’interpretare lo sguardo” del Santo durante l’Esposizione (ecco perché mi appariva magnetico ed enigmatico…) : se si intravede uno sguardo benevolo, si avrà un anno di serenità e buon auspicio; se al contrario si percepisce una espressione triste o uno sguardo che sembra di rimprovero, l’anno non sarà molto tranquillo.

Il giorno del martirio del Santo, che ricorre il 27 luglio, la statua di San Pantaleone viene portata in processione per le vie del paese. La enigmatica statua rimarrà così esposta per tre mesi, fino all’autunno.

L’antico rito descritto, per la sua solennità e per il pathos espresso dall’intenso coinvolgimento popolare, rappresenta oggi l’anello di congiunzione con il clima “sacro e impressionante” descritto da d’Annunzio e Michetti: ed è quello che rimane oggi di ciò che videro i due nella loro epoca.


L’aneddoto che coinvolse Michetti e d’Annunzio nel disegno di un bambino di Miglianico – luglio 2015 – Foto Leo De Rocco

D’Annunzio e Michetti, mentre assistevano ai riti miglianichesi, furono protagonisti di un curioso aneddoto, che a tratti sembra un miscuglio di verità e fantasia e che oggi a Miglianico molti ricordano.

Il Vate e l’Eremita di Francavilla, così venivano chiamati i due, subirono le proteste della folla perché accusati di aver provocato, solo con la loro presenza, una violenta grandinata estiva, con tanto di lampi e tuoni, che avrebbe pregiudicato il raccolto dei contadini.

La causa scatenante furono i luminosi flash al magnesio provenienti dalla macchina fotografica di Michetti, (ricordo che Francesco Paolo Michetti fu anche uno dei primi fotografi italiani). I flash degli apparecchi fotografici all’epoca erano una rarità e molti non li avevano mai visti, per questo i flash fotografici di Michetti, tra candele e fumi d’incenso, irruppero come lampi temporaleschi sulla “sacra” penombra prodotta dalle luci soffuse.

Questo curioso aneddoto viene ancora oggi raccontato ai bambini della scuola di Miglianico, un ottimo esempio di pedagogia, che valorizza e conserva le radici storiche e culturali del luogo. Ho fotografato un simpatico disegno di un bambino (foto sopra) che racconta con lodevole creatività l’evento.


Vincenzo Gemito, busto di F.P.Michetti, 1873 – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna – foto Leo De Rocco

Nell’immaginario popolare dell’epoca ogni interferenza alla secolare ritualità della tradizione era vista come una sorta di profanazione. Per questo il temporale estivo scoppiato proprio durante la visita di d’Annunzio e Michetti (che coincidenza!) fu correlato alla visita dei due, visti come “strani forestieri“.


Fontana a mascherone vicino al Castello di Miglianico – foto Leo De Rocco

La curiosa vicenda si intreccia con la storia della nota famiglia miglianichese dei Ciavolich, proprietari della omonima cantina, una delle più antiche d’Abruzzo e del Centro-Sud Italia.

I Ciavolich erano mercanti di lana originari della Bulgaria, arrivarono a Miglianico nel ‘500 e nel ‘700 iniziarono la coltivazione della vite. Fondarono nel 1853 l’omonima e prestigiosa Cantina, i cui vini sono conosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Ho rintracciato la discendente della famiglia, Chiara Ciavolich, per trovare informazioni e documenti per questo articolo.


Donna Ernestina Ciavolich, per gentile concessione Famiglia Ciavolich – Copyright ©


Alla fine dell’800 Donna Ernestina Vicini, moglie di Don Giuseppe Ciavolich, si rese protagonista della vita culturale e intellettuale dell’epoca. I suoi salotti letterari erano spesso frequentati da d’Annunzio, Michetti e Costantino Barbella.

Francesco Paolo Michetti, durante i suoi sopralluoghi fotografici effettuati a Miglianico per preparare il dipinto del “Voto” fu ospite proprio di Donna Ernestina Ciavolich, sua amica. Per gentile concessione della famiglia Ciavolich, pubblico nella galleria fotografica un estratto del carteggio tra Michetti e Donna Ernestina, che avvalora il loro legame di amicizia. Nella lettera Francesco Paolo Michetti annuncia all’amica la nascita della figlia Aurelia.

A Miglianico (e in Abruzzo) ormai non c’è più traccia di quel clima “sacro e barbaro” descritto da d’Annunzio e dipinto da Michetti. Quell’Abruzzo arcaico e leggendario, che impressionava, affascinava e ispirava artisti e intellettuali per il crudo realismo rappresentato dai suoi tradizionali riti, è oggi solo un lontanissimo ricordo.

Oggi il paese di Miglianico è conosciuto per i suoi pregiati vigneti, molto diffusi in queste valli incorniciate tra la Majella e l’Adriatico, qui si producono vini sempre più apprezzati e di qualità. Inoltre nella vicina Valle del Foro c’è una piccola area industriale. Ma il Paese di San Pantaleone conserva gelosamente la propria storia e i devoti miglianichesi rinnovano ancora oggi le loro tradizioni, con la stessa intensa e coinvolgente partecipazione.

Leo De Rocco


L′apparizione della reliquia mise un delirio di tenerezza nella moltitudine. Scorrrevano lagrime da tutti li occhi; e a traverso il velo lucido delle lagrime li occhi vedevano un miracoloso fulgore celeste emanare dalle tre dita in alto atteggiate a benedire. La figura del braccio pareva ora più grande nell′aria accesa; i raggi crepuscolari suscitavano barbagli variissimi nelle pietre preziose; il balsamo dell’incenso si spargeva rapidamente per le nari devote. (Gabriele d’Annunzio, San Pantaleone, 1883).


Segue galleria fotografica

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it – Foto, compreso copertina: Chieti, febbraio 2015; Roma, marzo 2015; Miglianico, luglio 2015 – Note al testo: 1) Gli Idolatri, San Pantaleone, Gabriele d’Annunzio, 1883; 2) Francesco Netti-Scritti critici, De Luca editore, Roma 1980 – 3) Sonetti dell’amore oscuro, Federico Garcìa Lorca, 1936 – Ringraziamenti: si ringrazia per la gentile collaborazione la Confraternita di San Pantaleone Enzo Giandomenico (priore) Adezio Guglielmo (cerimoniere) e Timperio Giuseppe (confratello); la Cantina e la Famiglia Ciavolich (Dott.ssa Chiara Ciavolich).


GALLERIA FOTOGRAFICA

Lettera di F.P. Michetti, settembre 1889, concessione esclusiva Famiglia Ciavolich

Lettera di F.P. Michetti, settembre 1889, concessione esclusiva Famiglia Ciavolich

F.P.Michetti, Il voto, dettaglio - Galleria Nazionale, Roma, marzo 2015F.P.Michetti, Il Voto, dettaglio candelabri – Galleria Nazionale, Arte Moderna Roma – foto Leo De Rocco

Santuario di San Pantaleone, dettaglio candelabri, Miglianico, luglio 2015Miglianico – Santuario di San Pantaleone, dettaglio candelabri – foto Leo De Rocco

F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015 – foto Leo De Rocco

F.P.Michetti, Il Voto, 1883 - dettaglio F.P.Michetti, Il Voto, 1883 – dettaglio – foto Leo De Rocco

F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015 – foto Leo De Rocco

F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015F.P.Michetti, Il Voto, Galleria Arte Moderna, Roma, marzo 2015 – foto Leo De Rocco

Miglianico, Miglianico, “Esposizione” di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Miglianico, Miglianico, “Esposizione” di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Miglianico, Miglianico, “Esposizione” di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Miglianico, Miglianico, “Esposizione” di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Santuario di San Pantaleone, Esposizione, luglio 2015
Santuario di San Pantaleone “Esposizione” luglio 2015 – foto Timperio Giuseppe


Santuario di San Pantaleone, Esposizione, luglio 2015

Miglianico – Santuario di San Pantaleone “Esposizione” luglio 2015 – foto Timperio Giuseppe


Miglianico,
Miglianico, “Esposizione” di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco


Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015
Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015 – foto Leo De Rocco


Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Blogger Leo De Rocco / mail: leo.derocco@virgilio.it


English Version

D’Annunzio, Michetti and Saint-Pantaleon.


Gabriele d’Annunzio and Francesco Paolo Michetti captured one of those ancestral rituals with the pen and the brush, which in a distant and archaic Abruzzo aroused charm and feeling for their raw realism and for the solemn emotional intensity of the way these were unfolding.

Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015Miglianico – luglio 2015 – Foto Leo De Rocco

Miglianico, July 2015

The ancient worship for San Pantaleone (St. Pantaleon) is still very salient in a village of the province of Chieti, which is surrounded by hills and vineyards. In late July, in Miglianico, rituals and solemn celebrations that are dedicated to the patron saint of the village are renewed already for centuries.


Il Voto, F.P.Michetti, 1883 – Rome, National Gallery of Modern Art – March 2015

Today, much has changed compared to what the eyes of d’Annunzio and Michetti saw in Miglianico in that summer of the late nineteenth century: “the phalanx that was armed with sickles, billhooks, shields, hoes, shotguns” (1) has disappeared; and the farmers that “lick the dirty with dust and mud floor in order to fulfil a vow, crawling like reptiles to the silver chest of the saint” (2) seem to be blurred images in a surreal dream.

In the days before the traditional rituals for the celebrations in San Pantaleone, I went to Miglianico to look for historical information and take some photos. In a very hot and muggy morning in late July, I was greeted with the typical kindness of Abruzzo by the sub-deacon of the church of San Michele Arcangelo (St. Michael the Archangel), the sanctuary church that preserves the ancient and enigmatic statue of San Pantaleone.



St. Pantaleon Sanctuary – July 2015 – ph Leo De Rocco


At the time of d’Annunzio and Michetti, the church appeared to be smaller than now and in old times served as a private chapel for the Barons Valignani, feudal lords of Miglianico, as the sub-deacon Guglielmo explained. The old entrance was located at the side and at least ten meters ahead of the modern entrance. This was the one where Michetti and D’Annunzio saw the followers entering and that were then depicted in the painting exhibited at the National Gallery of Modern Art in Rome. (In the picture attached, this is at about the height of the arch).


The remains of the silvery St Pantaleon bust, painted by Michetti on canvas “Il Voto” exhibited in Rome – Miglianico, July 2015

From that lateral and no-longer-existing entrance, Michetti and D’Annunzio saw and remained impressed by the followers of San Pantaleone walking slowly towards the silver chest of the saint, crawling on the ground and licking the floor as a sign of votive offering. The silver chest described by D’Annunzio in the “Gli Idolatri” and portrayed by Michetti in the “Vote” today is gone, and what is left is only the trunk, it was damaged during Second World War from German Army. As one enters the Sanctuary of Miglianico, the first thing that catches their attention is the expression of the statue of San Pantaleone.



St. Pantaleon statue – July 2015 – ph Leo De Rocco


The statue is placed in a large carved wooden shrine and the look of the saint is facing an eighteenth-century stand that is placed in front. The expression of San Pantaleone in Miglianico is unusual compared to the traditional iconography: the look of the saint is magnetic, enigmatic and almost hypnotic. The wooden statue dates from the late fourteenth century, made by the school of Abruzzo, sculpted in a Romanesque-Byzantine style. It was held for a long time in a hiding place in the valley below the vilage in order to protect it from the raids of the Saracens and was found and brought to the sanctuary-church of Miglianico only at the beginning of the seventeenth century.

On July 26, the day before the procession, the entire village of Miglianico is found in the church of San Michele Arcangelo in order to renew the ancient ritual of the Exposition. The believers flock to the Sanctuary of San Pantaleone already in the late afternoon. Amongst those present, there are many emigrants that have returned on purpose to Miglianico in order to join the celebrations of their patron saint. After the prayers and the solemn Mass, all those present turn towards the statue of San Pantaleone, which is located on the side of the aisle and turn their gaze towards the great golden casket that holds the statue of the saint. For a few minutes, all remain in silence until the confreres of San Pantaleone approach the statue, wearing their red skullcap.


Miglianico, St. Pantaleon “Exposition” – July 2015 – ph Leo De Rocco

At that moment, all those present began to sing a psalm with a solemn cadence that sometimes seems a Miserere, a sweet lament as would the poet García Lorca say (3): a solemn invocation to the Saint so that he can hear and answer the prayers of the faithful, some of which are visibly moved. The confreres of San Pantaleone remove the golden statue of the saint from its shrine, and whilst it is sprinkled with incense, they settle it very slowly on an eighteenth-century stand, that the people of Miglianico call a “throne”. In this way, all those present can see him, kiss him and worship him. The Exposition is a ritual that everyone is emotionally captivated. The elders remember the old tradition, which involves a mix of sacredness and superstition, to interpret the expression and the enigmatic gaze of the Saint during the Exposition: if a benevolent look is seen, a year of serenity and good omen shall arrive; but if a sad expression is perceived, this indicates a bad omen.

On the day of the Saint’s martyrdom (on July 27), the statue of San Pantaleone is carried in procession through the streets of the village. The enigmatic statue of San Pantaleone will remain on display until October. The ancient ritual of “Exposition” is now the only link that remains with the “sacred” climate that was described in Miglianico by d’Annunzio and Michetti, for its solemnity and for the pathos expressed by the intense popular captivation.



The anecdote in the fantasy drawing of Miglianico schoolchildrens – July 2015 – ph Leo De Rocco


D’Annunzio and Michetti, whilst following these rituals dedicated to San Pantaleone, were protagonists of a curious anecdote that sometimes seems to be a mixture of truth and fantasy and that still today is remembered by many in Miglianico. Both the Bard and the Hermit of Francavilla underwent several protests by the crowd because they were accused of having caused a violent summer hailstorm that affected the crop, just by their presence.

The underlying cause was the bright magnesium flash from the camera of Michetti, which apart from the candles and the incense smokes, burst like thunder flashes in the gloom of the dim lights. In the popular imagination of that time, any interference to the secular tradition of the ritual was seen as an attempt to desecration.

This is why the summer storm that broke out during the visit of d’Annunzio and Michetti was related to the visit of the two “outsiders”, by the devotees of Miglianico. This curious story is intertwined with the famous family of Ciavolich of Miglianico, which were the owners of the homonymous winery, one of the oldest in Abruzzo and in Central-Southern Italy


Ciavolich Family courtesy to Abruzzo storie e passioni blog – Copyright

Ciavolich Family courtesy to Abruzzo storie e passioni blog – Copyright


The Ciavolich were wool merchants that arrived in Miglianico in the 1500s and that in the 1700s began to grow grapes. In 1853, they founded the famous and prestigious wine cellar, whose wines are known and appreciated both in Italy and abroad. In the late 1800s, Donna Ernestina Vicini, the wife of Don Giuseppe Ciavolich, became the protagonist of the cultural and intellectual life of the time. Her literary salons were often frequented by d’Annunzio, Michetti and Costantino Barbella. Francesco Paolo Michetti has been also a guest of his friend Donna Ernestina Ciavolich, during his photographic surveys carried out in Miglianico in order to prepare the painting of the “Vote”. By courtesy of the Family Ciavolich, we publish an excerpt from the correspondence between Michetti and Donna Ernestina, which reinforces their bond of friendship. In a letter to her friend Francesco Paolo Michetti, she announces the birth of their daughter Aurelia.


Il Voto, F.P.Michetti, 1883 – detail – Rome, National Gallery of Modern Art – March 2015

In Miglianico, there is no trace of that “sacred and barbaric” atmosphere as this was described by D’Annunzio and painted by Michetti. That legendary and archaic Abruzzo, which often impressed and at the same time appealed to the intellectuals for its harsh reality represented by its traditional rituals, is now only a distant memory. However, the village of San Pantaleone jealously guards its own history and the devotees of Miglianico renew their traditions even today, with the same intense and engaging participation.

The author and owner of this blog, Leo De Rocco, would like to thank for their kind collaboration: the Confraternity of St. Pantaleon (Mr Enzo Giandomenico; Mr Adezio Guglielmo; Mr Timperio Giuseppe); The Ciavolich Family and Winery (Miss Chiara Ciavolich) – Note: 1) Idolaters, St. Pantaleon, Gabriele d’Annunzio, 1883; 2) Critical Writing, Francesco Netti, De Luca publisher, Rome 1980; 3) Sonnets of the Obscure Love, Federico Garcìa Lorca, 1936 – Photos: Rome, March 2015 – Miglianico, July 2015.

Copyright –All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation – Author/blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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