San Vito Chietino, trabocchi, ginestre e amanti.

– For the English version, please refer to the end of this page –

Foto copertina: San Vito Chietino, Eremo Dannunziano, scogliera alle Portelle, Leo De Rocco

25 Marzo. San Vito è la mia Mecca, la mia città santa a cui vanno le più alte aspirazioni dell’essere… Che gran soffio salutare! San Vito è il paradiso. (1)

Mi trovo in uno dei tratti marini più suggestivi della costa abruzzese, la Costa dei Trabocchi: acque trasparenti, calette nascoste tra la macchia mediterranea e alte scogliere, eppoi frutteti e vigneti che arrivano fino al mare, e una chilometrica pista ciclo-pedonale che scorre praticamente sul mare…

Ma sono venuto qui a San Vito Chietino per visitare una graziosa villetta arroccata su un promontorio che domina questo bel mare. Mi interessa questa casa e questi luoghi perché sono legati ad una storia intrigante, che vede protagonisti un famoso scrittore e la sua amante e che sarà fonte di ispirazione, insieme al paese di San Vito e ai suoi abitanti di un tempo, di un celebre romanzo. Ve la racconto.

In una estate ormai molto lontana due giovani amanti trovarono in questa casa un rifugio solitario dove trascorrere il loro tempo d’amore, di passione e di poesia. Quei due giovani erano l’allora ventiseienne Gabriele d’Annunzio e la “bella romana” Barbara Leoni, chiamata Barbarella, al secolo Elvira Natalia Fraternali, di un anno più grande.

Avrete sicuramente indovinato il titolo del romanzo di d’Annunzio: “Il Trionfo della Morte”, con cui l’autore chiude la trilogia dei “Romanzi della Rosa” e racconta la storia dell’esteta Giorgio Aurispa di Guardiagrele e della sua amante Ippolita Sanzio, una romana sposata.

Per rendere la narrazione più consona al clima di quella lontana estate di passione consumata qui a San Vito Chietino citerò alcuni stralci del romanzo di d’Annunzio e vi farò leggere alcune lettere che i due amanti, quelli veri Gabriele e Barbara, si scambiarono in quel periodo. Spero così di rendere piacevole la lettura e suscitare in voi curiosità, e magari il desiderio di visitare questi luoghi.

Convento Michetti, maggio 2015
Convento Michetti, Francavilla al Mare, maggio 2015 – foto Leo De Rocco

Gabriele d’Annunzio, che all’epoca frequentava ancora il famoso Cenacolo Michettiano di Francavilla al Mare, cercava per lui e la sua amante romana un luogo tranquillo “lontano da Francavilla” (così scriveva all’amico Michetti) che fosse fonte di ispirazione per il romanzo che si accingeva a scrivere, ma anche di passione e di un estetismo volto al culto delle bellezze naturali e artistiche nella sua “amata terra”.

Un luogo prettamente dannunziano dunque, il primo, precursore di altre originali dimore che faranno da sigillo alla personalità e ad uno stile inimitabili, come la Capponcina e soprattutto il Vittoriale.

Fu proprio il suo caro amico Francesco Paolo Michetti a trovargli il buen retiro sanvitese.

Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Verresti tu a passare l’estate con me, qui in Abruzzo, in una casa solitaria sul mare, lontana da Francavilla, sicura? E’ una piccola casa rurale composta di due stanze al primo piano, di una stanzetta al piano terreno e di un portichetto; e, accanto, un grande orto d’aranci e d’altri alberi fruttiferi, e sotto il mare gli scogli, una vista interminabile di coste e monti marini, e sopra tutto una immensa libertà come un buen retiro… (2) d’Annunzio a Barbara Leoni

Gabriele e Barbara arrivarono a San Vito Chietino, il paese delle ginestre (come qui recita uno slogan turistico) il 23 luglio del 1889 e vi rimasero fino alla fine di settembre dello stesso anno.

Ogni comodo della vita mancherà in questa solitudine selvaggia e impervia; oh quanto impervia! Figurati amica mia, dalla stazione di San Vito all’eremo, c’è un cammino di circa tre quarti d’ora e non è possibile fare altrimenti che a piedi il sentiero tagliato nell’arenaria a piombo sul mare. Troveremo il modo di ridere delle incomodita. Non è vero?

All’epoca qui non c’erano strade asfaltate, nemmeno automobili, i due una volta scesi dal treno raggiunsero la casa-eremo, adagiata sul promontorio chiamato di Capo Turchino, salendo a piedi per una stradina, tra ginestre, ulivi e aranceti.

In verità fu d’Annunzio ad arrivare per primo all’eremo e ad aspettare qui l’arrivo dell’amante, così come nel romanzo sarà il protagonista Giorgio Aurispa ad aspettare qui Ippolita, allestendo per il suo arrivo un tappeto di fiori di ginestra: “bisogna cospargere tutta la via, dal Trabocco alla casa…”

I due, Gabriele e Barbara, si incontrarono la prima volta una sera di primavera di due anni prima a Roma, durante un concerto al Circolo degli Artisti in Via Margutta, circolo frequentato da d’Annunzio insieme ad altri noti personaggi dell’epoca come Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Emile Zola.

Gabriele d'Annunzio a 26 anni
Gabriele d’annunzio all’età di 26 anni
Barbara Leoni
Barbara Leoni

Lei, bella e colta, reduce da un matrimonio, ormai in crisi, con un conte che aveva sposato cinque anni prima; lui, un ambizioso e brillante giovane pescarese che, per sbarcare il lunario, faceva saltuariamente il cronista mondano per il quotidiano romano La Tribuna, ma si era già fatto notare nei salotti romani e negli ambienti intellettuali per il suo talento letterario e per l’irresistibile fascino, oltre che per un matrimonio riparatore avuto a venti anni con una contessa (Maria Hardouin di Gallese).

Mostra Marchesa Casati, Venezia - novembre 2014
Romaine Brooks – Gabriele d’Annunzio, 1912 – mostra: La Divina Marchesa – Venezia, ottobre 2014 – foto Leo De Rocco

La bellezza e la tranquillità di San Vito Chietino, il mare con i trabocchi e le scogliere, le spiagge nascoste e le isolette di scogli, i pianori di ginestre, i tramonti e i silenzi; tutto questo fu la primo eremo ideale di d’Annunzio, immerso tra promotori marini abruzzesi, embrione di quella vita inimitabile che nel d’Annunzio maturo, passando prima nel lussuoso villino Mammarella a Francavilla al Mare, secondo me prima vera dimora squisitamente dannunziana, raggiungerà poi l’apice in quell’incredibile vortice di lusso ed estetismo decadente espresso nel Vittoriale, ultimo eremo ideale, tra “dolci giardini e terrazze in declivio.” In questo senso un sottile fil rouge unisce il mare di San Vito con il lago di Gardone Riviera.

Il pianoro della casa-eremo di San Vito era molto più ampio rispetto a come lo vedete oggi e lambiva una scogliera a picco sul mare che si trova nelle vicinanze, scogliera che come vedremo avrà un ruolo importante in questa storia. Come accennato sopra l’attuale strada “Nazionale Adriatica”, che percorre la citata Costa dei Trabocchi, all’epoca non esisteva e l’unica via di comunicazione tra la casa-eremo e la stazione ferroviaria di San Vito Chietino era una mulattiera che si arrampicava sui promontori della costa abruzzese.

I proprietari della villa-eremo, Liberatuccia (Liberata Panata) e Vituccio (Vito Annecchini), contattati da Francesco Paolo Michetti per conto dell’amico, erano contadini del luogo che durante l’estate affittavano alcune camere ai forestieri, un po’ come quelle attività che oggi chiamiamo con un inglesismo bed and breakfast.

Nella parte anteriore, in un caseggiato rustico, abitava il sanvitese Luigi di Cintio “la persona sottile, rustica e rapace”, così lo descriveva d’Annunzio, che fu soprannominato il Turchino come il nome dato al vicino trabocco, (ancora oggi esistente), descritto da d’Annunzio come “la grande macchina pescatoria simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”.

In quel caseggiato, insieme al Turchino, ci abitava pure suo figlio Florindo (Di Cintio) “quel fanciullo seminudo, agile come un gatto, bruno come un bronzo ricco d’oro…e con i suoi occhi acuti d’uccel di rapina”. (5) Florindo Di Cintio abiterà nella casa-eremo di San Vito fino al 1963.

A tutti questi sanvitesi d’Annunzio assegnerà una parte nel romanzo, come detto in gran parte scritto e ambientato qui.

San Vito Marina, tramonto, maggio 2015
San Vito Marina, trabocco – foto Leo De Rocco

19 Agosto. Che notte, quella già scorsa! E stanotte è il plenilunio d’agosto, quello che i grilli di San Vito rigavano stridendo come un diamante su un cristallo puro. Ti ricordi? E ti ricordi in quelle notti divine il biancheggiare dello scheletro enorme su la scogliera? Ti ricordi del trabocco, e del profumo emanato dalla bassa marea, e della luna rossa che ti faceva paura, e delle farfalle a cui tu crudele davi la caccia, e dei miei sonni dormiti sul velluto della tua rosa? Ti ricordi? (3)

Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015foto Leo De Rocco

Entrando nella casa degli amanti di San Vito, si ha la sensazione che il tempo si sia fermato a quella lontana estate di fine Ottocento.
L’atmosfera è resa piacevole dalla vista del mare, che da quassù appare in tutta la sua struggente bellezza, e dall’incantato giardino, che mi ricorda un dipinto di Monet.

Mi affaccio da una finestra della casa, con un po’ di immaginazione sembra di intravedere la figura di Barbara Leoni che passeggia in giardino, tra ulivi, aranceti e cespugli di rosmarino, con il suo abito rosa antico e l’ombrellino per ripararsi dal sole. In un certo senso Barbara è davvero qui, perché subito dopo scopro che i suoi resti riposano proprio in questo giardino.

Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

All’Eremo Dannunziano di San Vito realtà e immaginazione si confondono come in un sogno dal sapore retrò. Sulla cassetta delle lettere ci sono i nomi degli inquilini della villetta, Gabriele e Barbara, una sottile abilità turistica che nell’insieme crea il suo effetto, ma non è la sola: sul letto degli amanti, “Il talamo dei talami”, c’è il copriletto giallo, come gialla era “la gran coperta nuziale di damasco” di Giorgio e Ippolita, e sopra è poggiato l’abito rosa antico donato (dicono qui) a Barbarella dal suo Gabriele (non so se è lo stesso abito, ma è un capo autentico dell’epoca), pare che un abito simile sia stato indossato anche da Eleonora Duse, altra celebre protagonista nell’affollato harem dannunziano tra attrici, duchesse, eccentriche contesse e celebri artiste.

Eremo Dannunziano, San Vito Marina, lapide Barbara Leoni
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, lapide Barbara Leoni – foto Leo De Rocco

Poco distante dal giardino, i resti di Barbara Leoni riposano sotto una lapide bianca posizionata proprio di fronte al mare. Nel 2009, grazie all’interessamento del notaio pescarese Fernando De Rosa, attuale proprietario della villetta, i resti di Barbara Leoni furono traslati dal Verano di Roma a San Vito. Barbarella tornò così nel suo amato eremo. La lapide si trova tra la casa e la terrazza che guarda sul mare e sulle scogliere.

Scogliera delle “Portelle”, Eremo Dannunziano, San Vito Chietino – Foto Leo De Rocco

Da una di quelle scogliere, precisamente da quella in “contrada delle Portelle”, citata così nel romanzo e nella realtà scoperta da d’Annunzio durante una passeggiata romantica assieme alla sua Barbarella, Giorgio Aurispa deciderà di rendere immortale quell’amore impossibile e tormentato trascinando nel vuoto la sua Ippolita.

Giorgio Aurispa e Ippolita Sanzio, i protagonisti del romanzo, sono dunque l’alter ego di Gabriele d’Annunzio e Barbara Leoni, ma i nostri amanti non si butteranno giù dalla scogliera anzi, quell’amore realmente vissuto in questa romantica villa-eremo sul promontorio di San Vito, tra mare, ginestre e trabocchi, fu l’amore più vero, autentico e passionale che i due vissero nelle loro movimentate vite.

in un pianoro dove le ginestre fiorivano con tal densità da formare alla vista un sol manto giallo, d’un colore sulfureo, splendidissimo...

d’Annunzio, in questo passo del romanzo, descrive l’incontro tra Giorgio Aurispa e alcune ragazze di San Vito Chietino intente a raccogliere le ginestre in un pianoro mentre cantano la canzone popolare abruzzese “Tutte le fontanelle”, incontro che realmente fu vissuto da d’Annunzio e che poi fu trasposto nel romanzo.

Per tutta la vita Gabriele d’Annunzio ricorderà quella estate di passione trascorsa a San Vito con Barbara. La nostalgia sarà così intensa che lo scrittore tornerà più volte, da solo o in compagnia dell’amico Francesco Paolo Michetti, a visitare la casa rurale.

La casa ideale, nel luogo che sai, s’è ricoperta di neve. E il tuo viso s’è affacciato ai vetri, sorridendo.

Autore/blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it – Copyright, non è consentito nessun uso del testo e delle foto senza autorizzazione scritta. Un particolare ringraziamento alla famiglia De Rosa, proprietaria della casa-eremo di San Vito, per l’ospitalità e il prezioso libro donatomi dall’avvocato De Rosa, per me fondamentale guida per scrivere questo articolo.

Appendice

Alessandro Quasimodo, San Vito Marina, luglio 2015
Alessandro Quasimodo, San Vito Marina, luglio 2015 – foto Leo De Rocco

Durante la mia visita all’Eremo Dannunziano, accompagnato dallo storico abruzzese Pietro Cupido, autore del libro Trabocchi, traboccanti e briganti 4), ho incontrato l’attore, scrittore e regista Alessandro Quasimodo, che ha improvvisato una piacevole e interessante discussione sui temi dannunziani. Alessandro Quasimodo, figlio del Premio Nobel Salvatore Quasimodo e della danzatrice e attrice Maria Cumani (recitò per Fellini, Pasolini e Rossellini) nel corso della sua intensa e brillante carriera ha portato in scena alcune opere di Gabriele d’Annunzio.

Pietro Cupido, Eremo Dannunziano, luglio 2015
Pietro Cupido, Eremo Dannunziano, luglio 2015

Galleria fotografica

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto: compreso copertina, San Vito Chietino: gennaio, maggio e luglio 2015; Francavilla al Mare: maggio 2015 – Ringraziamenti: Pietro Cupido, storico abruzzese; Famiglia De Rosa, Pescara; Comune di San Vito Chietino (Sig.ra Mancini) – Note al testo: 1-2-3) Dal carteggio di d’Annunzio con Barbara Leoni, in Luoghi Dannunziani di Fernando De Rosa, Edizioni Tracce e in Lettere d’amore di Dacia Maraini, Ianieri Editore, 2010; 4) Trabocchi Traboccanti e Briganti di Pietro Cupido, Menabò 2003; Fonti: 5) Pescara e i Luoghi Dannunziani, di Fernando De Rosa, Edizioni Tracce, 1996 – Autore/blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Il mare di San Vito Chietino dall'Eremo Dannunziano, luglio 2015
Il mare di San Vito Chietino dall’Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, scogliera località Portelle, luglio 2015
Eremo Dannunziano, scogliera località Portelle, luglio 2015
Eremo Dannunziano, scogliera, San Vito Marina, gennaio 2015
Eremo Dannunziano, scogliera, San Vito Marina, gennaio 2015
San Vito Chietino, Eremo Dannunziano, luglio 2015
San Vito Chietino, Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, trabocco, luglio 2015
Eremo Dannunziano, trabocco, luglio 2015
Costa dei Trabocchi, San Vito Marina, luglio 2015
Costa dei Trabocchi, San Vito Marina, luglio 2015
Eremo Dannunziano, trabocco, luglio 2015
Eremo Dannunziano, trabocco, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Eremo Dannunziano, luglio 2015
Il belvedere di San Vito Chietino in una giornata invernale, gennaio 2015
Belvedere di San Vito Chietino in una giornata invernale, gennaio 2015

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto: compreso copertina, San Vito Chietino: gennaio, maggio e luglio 2015; Francavilla al Mare: luglio 2015 – Ringraziamenti: Pietro Cupido, storico abruzzese; Famiglia De Rosa, Pescara; Comune di San Vito Chietino (Sig.ra Mancini) – Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

– English version –

Lovers, Trabocchi and brooms.

March 25. San Vito is my Makkah, my holy city, where the highest aspirations of being do exist (1).

Costa dei Trabocchi, San Vito Marina, luglio 2015

Trabocchi coast, San Vito Marina, July 2015

Two young lovers found refuge in one of the most charming sea sides in the coast of Abruzzo, where they spent their time of love, passion and poetry. Those two young lovers were the twenty-six-year-old Gabriele d’Annunzio from Pescara and the “beautiful Roman” Elvira Natalia Fraternali, also known as Barbarella, who was a year older. In a summer long gone, the two lovers lived in a house high on a headland near San Vito Chietino.

To make the narrative more in keeping with the climate of that distant summer of passion consumed here in San Vito Chietino, I will quote some excerpts from d’Annunzio’s novel and I will let you read some letters, taken from the book “Lettere d’amore” by the writer Dacia Maraini, that the two lovers, the real ones Gabriele and Barbara, exchanged in that period. In this way I hope to make reading pleasant and arouse curiosity in you, and perhaps the desire to visit these places.

Convento Michetti, maggio 2015
Michetti Convent, May 2015

D’Annunzio, who at the time attended the famous Convent of Michetti in Francavilla al Mare, was looking for a quiet place “away from Francavilla”, which could be a source of inspiration, passion and an aesthetism aimed to the worship of natural beauty. Thus, this was a place purely suitable for him. It was his dear friend Francesco Paolo Michetti who found for him a Buen Retiro in San Vito.

Would you come to spend the summer with me here in Abruzzo in a lonely and safe house on the sea, away from Francavilla? It is a small rural house consisting of two rooms on the first floor, of a small room on the ground floor and a portico; and next to it there is a large garden of orange and other fruit trees, and underneath the sea, the cliffs, an endless view of coastline and sea mounts, and above all, a great freedom just like a Buen Retiro… (2)

Barbara Leoni
Barbara Leoni

Gabriele and Barbara arrived in San Vito Chietino, the village of brooms, on July 23, 1889 and remained there until the end of September of the same year. At the time, there were no asphalt roads and the two lovers, once they got off the train they reached the house-hermitage perched on the promontory of Capo Turchino, going on foot on a bristled street, amongst brooms and orange groves. The young couple had met two years before in one springtime evening in Rome, during a concert of the Circle of Artists of Via Margutta.

She was beautiful and educated and was recovering from a failed marriage with a Count that she married in 1884. He was an ambitious and brilliant young man from Pescara, who was a columnist for the Rome daily newspaper La Tribuna in order to make ends meet. However, he was already noted in intellectual circles for his literary talent and the irresistible charm, as well as for a shotgun wedding he had at the age of twenty with a countess (Maria Hardouin di Gallese).

San Vito Chietino, trabocco e tramonto, maggio 2015
San Vito Chietino, Trabocco, May 2015

The beauty and the calm of San Vito Chietino, the sea with the trabocchi (massive wooden constructions used in the past as fishing machines in the regions of Abruzzo and Molise) and cliffs, the hidden beaches and the rocky islets, the plateaus of brooms, the sunsets and the surrounding silence; this was the first ideal hermitage of d’Annunzio, embryo of that “inimitable life”, which in the adult d’Annunzio will reach its peak with the decadent aestheticism expressed in Vittoriale, another hermitage located between “sweet gardens and sloping terraces”. In this sense, a subtle leitmotif symbolically unites the sea of San Vito and the lake of Gardone Riviera.

The “plateau” of the house-hermitage of San Vito was much larger than it is today and it was on the verge of the cliff overlooking the sea. The current road “Adriatica”, which runs through the famous coast of the Trabocchi, did not exist at the time and the only way of communication between the house-hermitage and the train station of San Vito Chietino was a trail that climbed on the headlands coast of San Vito. The owners of the villa-hermitage were Liberatuccia (Liberata Panatta) and Vituccio (Vito Annecchini), who Francesco Paolo Michetti contacted on behalf of his friend d’Annunzio. These were farmers that in summertime rented some rooms to foreigners. At the front, “the thin, rustic and rapacious person “, Luigi di Cintio of San Vito lived in a countryside house: he was the Turchino who gave his name to the trabocco; Florindo, his son “that semi-naked boy, agile as a cat, brown as a rich golden bronze … with his keen eyes of a bird of prey.” (5) d’Annunzio will then assign a part to all these personalities from San Vito in the novel “The Triumph of Death” (Il Trionfo della Morte), a novel largely written whilst he was staying at the Hermitage.

Mostra Marchesa Casati, Venezia - novembre 2014
Romaine Brooks – Gabriele d’Annunzio, 1912 – Casati exhibition – Venice – October 2014

August 19th. What a night, the one already past! Moreover, tonight is the full moon of August, the one that the crickets of San Vito rolled down chirping like a diamond on a pure crystal. Do you remember? Do you remember the divine whiteness of the huge skeleton of the reef of those nights? Do you remember the trabocco and the smell emanating from the low tide, the red moon that made you feel afraid, the butterflies that you were hunting cruelly, and my dreams made on the velvet of your rose? Do you remember? (3)

Eremo Dannunziano, luglio 2015
D’Annunzio Hermitage, July 2015

As one enters the house of the lovers of San Vito, they have the feeling that time has stopped in that distant summer of the late nineteenth century. They can breathe a strange and pleasant atmosphere in the air: will it be the view of the sea of San Vito, which appears in all its striking beauty seen from the Hermitage; or will it be the enchanted garden, reminiscent of a Monet painting? Whilst looking out from a window of the house, it seems to glimpse the figure of Barbara Leoni strolling into the garden of olive and orange groves and of rosemary bushes, wearing her old pink dress and holding her parasol to keep her in shade. At the Hermitage of d’Annunzio in San Vito Marina, reality and fantasy merge in a dream with a retro twist. There are still the names of the tenants of the house on the mailbox, Gabriele and Barbara, a subtle touristic trick that on the whole creates its own effect. Furthermore, on the bed of the lovers one can still see the old pink dress donated to Barbara by the Bard – probably one of the few remaining genuine things of the house – it seems that a similar one was also worn by Eleonora Duse, another famous flame of the crowded harem of d’Annunzio consisting of duchesses, countesses, marchionesses and famous female artists.

Not far from the garden, the remains of Barbara Leoni rest under a white plaque. In 2009, thanks to the efforts of the notary from Pescara, Fernando De Rosa, the current owner of the house, the remains of Barbara Leoni were transferred from Verano (cemetery of Rome) to San Vito. Barbarella thus returned to her beloved Hermitage. The plaque is located between the house and the terrace overlooking the sea and the cliffs. Giorgio and Ippolita jumped from one of those cliffs, thus making their ultimate act and sealing their love forever.

Scogliera Portelle, San Vito Chietino, luglio 2015
Portelle cliff, San Vito Chietino, July 2015

The alter egos of Gabriele and Barbara, Giorgio Aurispa and Ippolita Sanzio, are the protagonists of the Triumph of Death, the novel designed and mostly written during the stay of d’Annunzio in San Vito. The scene is set on a cliff, situated in the locality of Portelle, which the Bard discovered during his walks together with his beloved one. This was thus a love partially autobiographical, that the Bard and Barbarella lived intensely between passion, poetry and natural beauty.

Perhaps, this love in the romantic villa nestled between the cliffs of the charming sea of Abruzzo, amongst brooms, orange groves and trabocchi, was the most authentic one that both of them lived in their bustling lives.

Appendix.

Alessandro Quasimodo, San Vito Marina, luglio 2015
Alessandro Quasimodo, San Vito Marina, July 2015

Whilst visiting the Hermitage of d’Annunzio, accompanied by one of the historians of Abruzzo, Pietro Cupido, author of the book “Trabocchi, traboccanti e briganti” (4), we had the opportunity to meet the actor, writer and director Alessandro Quasimodo, who led a pleasant and interesting discussion on issues regarding d’Annunzio. Alessandro Quasimodo, son of the Nobel Prize-winner, Salvatore Quasimodo, and of the dancer and actress, Maria Cumani, has taken on stage several works of Gabriele d’Annunzio during his extensive career.

Copyright –All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorization. Photos: including cover, San Vito Chietino: January, May and July 2015; Francavilla al Mare, May 2015 – Acknowledgements: Pietro Cupido, a historian from Abruzzo; Family De Rosa, Pescara; Municipality of San Vito Chietino (Mrs Mancini) – Footnotes: 1-2-3) Correspondence between d’Annunzio and Barbara Leoni, in Lettere d’amore by Dacia Maraini, Ianieri Editore, 2010; 4) Trabocchi, Traboccanti e Briganti, by Pietro Cupido, Menabò 2003; Sources: 5) Pescara e i Luoghi Dannunziani, by Fernando De Rosa, Edizioni Tracce, 1996 – Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

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