Ricordi di guerra, storie di Francavilla al Mare

Viale Nettuno – in copertina in una foto tra gli anni venti e trenta – è una strada che costeggia il lungomare della cittadina di Francavilla al Mare.

Francavilla al Mare, Viale Nettuno, anni '30
Francavilla, Viale Nettuno, anni ’30

Questo viale, prima della guerra, era un susseguirsi di eleganti case, ville e hotel immersi nel verde dei pini marittimi e abitate nei mesi estivi dalla borghesia abruzzese, ma anche da quella romana e napoletana.

Era il viale chic del paese, molto prima di altri viali che diventeranno noti in città di mare, come ad esempio Viale Ceccarini a Riccione. Su Viale Nettuno passeggiavano eleganti signore con bianchi ombrellini di pizzo per ripararsi dal sole che la sera cedevano il posto a vezzosi gioielli indossati con civetteria.

All’epoca passeggiando su questo viale potevate incontrare Francesco Paolo Tosti, che spesso consumava una bibita tra i tavoli del Sirena (dove fu anche fotografato), oppure il famoso pittore Michetti, magari mentre andava a far visita, in compagnia di Matilde Serao, al suo amico Gabriele d’Annunzio, che abitò per qualche anno proprio su questa via, la sua era una villa vicino a palazzo Sirena, all’ultimo piano c’era una terrazza con colonnine corinzie, il palazzo fu distrutto durante la guerra, ma alcune colonne le potete ancora vedere oggi: le ho trovate sistemate nel giardino del nuovo palazzo, che fu ricostruito nel dopoguerra.

Tra il 1943 e il 1944, i tedeschi in ritirata minarono queste ville una per una, distruggendole praticamente tutte, compreso il Palazzo Sirena, il duomo, e tutto il centro storico in collina. Da piazza Sirena e fino al confine con Pescara il colpo d’occhio era una triste distesa di cumuli di macerie.

Ho scelto questa foto per raccontare la testimonianza di una persona che ha vissuto quel periodo, una signora di Francavilla, ora anziana, che da sempre ama il suo paese e la sua storia, questa signora è mia nonna.

La testimonianza è relativa ad un episodio accaduto qui a Francavilla al Mare durante la guerra, precisamente nella primavera-estate del 1944:

“Nell’estate del 1944, Francavilla al Mare risultava distrutta quasi completamente, i tedeschi minarono tutto il paese, compreso i villini, alcuni in stile Liberty, del lungomare. Un mare di macerie prese il posto di quella che fino ad allora era una bellissima cittadina rivierasca: ricca di eleganti alberghi, viali alberati, edifici signorili. Qui venivano a passare le vacanze estive anche i soldati cadetti dalla Toscana, io ero una bambina, li vedevo passeggiare su viale Nettuno, con le loro uniformi tirate a lucido, oppure mentre ascoltavano la musica che orchestrine suonavano nel tardi pomeriggio.”

Convento Michetti, primi '900 -collezione privata-
Convento Michetti, primi ‘900 -collezione privata-

Colpisce in queste parole il contrasto tra quella che era una sorta di Belle Epoque e le successive distruzioni causate dalla guerra, le mine tedesche cancellarono dunque anche gli ultimi echi di un periodo d’oro per la cultura: tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, Francavilla al Mare era conosciuta in tutti gli ambienti intellettuali italiani ed europei grazie al Cenacolo degli artisti che il pittore Francesco Paolo Michetti organizzò nella sua casa-convento insieme a Gabriele d’Annunzio, Francesco Paolo Tosti, Matilde Serao e tanti altri illustri ospiti.

“Durante i lavori di rimozione delle macerie presso l’Istituto scolastico gestito dalle suore, situato nella parte alta del paese” – prosegue la testimonianza – “furono trovati nascosti in un angolo i resti di due corpi, trovati abbracciati come in un ultimo estremo e commovente gesto, forse per cercare scampo al terrore della devastazione.

” I lavori furono subito interrotti e grande fu l’apprensione per la scoperta. Subito tutti si domandarono chi, tra noi francavillesi mancava all’appello: di chi potevano essere quei due poveri corpi trovati abbracciati e rannicchiati, nascosti tra le macerie, in un angolo dell’edificio distrutto?”

“Poco dopo furono ritrovate nelle tasche di uno dei due corpi alcune lettere, uno scambio epistolare d’amore con la propria famiglia pugliese, le risposte dei familiari alle lettere scritte da un giovane soldato che sperava di tornare nella sua terra e riprendere ciò che la follia della guerra gli aveva rubato: la giovinezza e il futuro.”

I corpi ritrovati appartenevano dunque a due poveri giovani soldati italiani che durante le concitate e confuse vicende della guerra accadute dopo il settembre del 1943, cercarono di tornare a casa, scappando verso Sud ma, rimasti bloccati al fronte di Ortona, definita “la piccola Stalingrado” sulla Linea Gustav, trovarono riparo in quell’edificio di Francavilla.

Per comprendere al meglio quei tragici eventi di Francavilla al Mare durante il secondo conflitto mondiale, riporto di seguito ancora due citazioni, secondo me particolarmente significative, tratte dal libro Kaputt! “Francavilla dal Fascismo alla Resistenza” dello storico abruzzese Giuseppe Iacone – edizione a cura di Emidio Luciani –

Dal diario di una suora di Francavilla, appartenente all’ordine delle Francescane di Gesù Bambino, scritto tra il 1943 e il 1944:

19 Dicembre 1943 – “Lo scoppio delle prime mine ci giunge all’orecchio, dopo aver rincasato dall’essere andate a fare la Comunione. Dopo mezz’ora si seppe che erano state minate la stazione, con il mulino, la Sirena. Ci rianimammo un po’ sperando che passasse il fronte presto. Ma invece incominciò la distruzione della bella Francavilla”.

20 Dicembre 1943 – “Questa notte non abbiamo dormito per niente, causa le continue cannonate e il grande fuoco del fronte, che ci faceva vedere come se fosse mezzogiorno. Ci siamo raccomandata l’anima parecchio, a volte sembrava proprio un inferno aperto, ciò nonostante sfidammo il pericolo e andammo ad assistere alla S. Messa, prima della quale ci confessammo, ci prendemmo la Comunione come viatico, mentre gli apparecchi mitragliavano senza sosta. Terminato il forte pericolo, facemmo quasi un km sempre correndo fino a raggiungere le prime case. Verso mezzogiorno arrivammo a casa.

Ho voluto dedicare uno dei miei primi articoli alle storie di Francavilla legate alla guerra per rispetto nei confronti di mia nonna che, fin da quando ero bambino e trascorrevo le vacanze a casa sua al paese alto – vacanze spensierate tra tuffi dal pontile e pescate di cannolicchi insieme a mio nonno – mi raccontava sempre queste vicende storiche.

Storie rese ancora più dolorose per la perdita di sua sorella, una ragazzina di 12 anni di nome Nella, avvenuta durante un bombardamento alleato in Toscana, quella stessa Toscana da dove prima della guerra provenivano i cadetti in vacanza a Francavilla e dove poi fu costretta a sfollare insieme a sua sorella e altri francavillesi, tornò poi a piedi dalla Toscana fino a Viterbo poi finalmente a Francavilla. Altresì per ricordare la memoria dei venti cittadini trucidati per rappresaglia dai nazisti in contrada Santa Cecilia nel dicembre del 1943.

Galleria fotografica

Copyright – All rights reserved – foto contemporanee: marzo 2015. Photo – no use is permitted without autorization.

Galleria fotografica

Resti dell'Istituto delle Suore, asilo infantile, nel paese alto di Francavilla al Mare
Resti dell’Istituto delle Suore, asilo infantile, nel paese alto di Francavilla al Mare
Istituto delle Suore, asilo infantile - Francavilla al Mare
Istituto delle Suore, asilo infantile – Francavilla al Mare
Estate 1944, nei pressi dell'Istituto delle Suore, Francavilla al Mare
Estate 1944, nei pressi dell’Istituto delle Suore, Francavilla al Mare
L'Istituto delle Suore, F.Padovano, come si presenta oggi. Marzo 2015
L’Istituto delle Suore, F.Padovano, come si presenta oggi. Marzo 2015 foto Leo De Rocco
Targa sul portone d'ingresso dell'Istituto: A Francesca Padovano che con instrumenti del 1793 e 1802 legava questo palazzo ed un cospicuo fondo rustico per fare imparare alle figlie del popolo a filare, cucire, tessere, fal calze e rezze. I posteri riconoscenti.
Targa sul portone d’ingresso dell’Istituto: A Francesca Padovano che con instrumenti del 1793 e 1802 legava questo palazzo ed un cospicuo fondo rustico per fare imparare alle figlie del popolo a filare, cucire, tessere, fal calze e rezze. I posteri riconoscenti.
I finestroni ad arco ricalcano lo stile del precedente edificio distrutto. Marzo 2015
I finestroni ad arco ricalcano lo stile del precedente edificio distrutto – foto Marzo 2015

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione – Pictures: no use is permitted without authorization. Autore/Blogger Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Nuccia ha detto:

    Questo scorcio storico, pur nella sua triste molto triste parentesi, ha la felicità della ricostruzione l’impegno dei cittadini e la volontà di volere attuare nuovamente la propria terra distrutta dall’imbecillita’ umana che si tramuta in vera e propria malvagità crudeltà cinismo. Ho ammirato l’altra sera il coro dei bambini della scuola in piazza sulla gradinata e non ho potuto fare a meno di pensare alla forza positiva che scaturisce da questo paese in un mondo sopraffatto dalla paura e dall’odio. Grazie per questo racconto della memoria.

    Piace a 1 persona

  2. leoderocco ha detto:

    Gentile Nuccia, grazie per aver letto il racconto e per la sua testimonianza. Leo

    "Mi piace"

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...