Atri, tra Adriano e Andrea De Litio.

Chi ama il bello, finisce per trovarne ovunque. Come un filone d’oro che scorre. (1)

Al viaggiatore più attento difficilmente passa inosservato il busto di Adriano, collocato in una piccola nicchia posta all’ingresso di Atri, città d’arte tra le più belle d’Abruzzo.

adriano e antinoo
Adriano e Antinoo – Londra, British Museum

La famiglia di Publius Aelius Traianus Hadrianus, uno dei più famosi imperatori romani, meglio noto come Adriano, celebre anche per la sua storia d’amore con Antinoo, era abruzzese, originaria di Atri, all’epoca antica città picena chiamata Hatria Picenum. Adriano rimase molto legato al luogo di origine della sua famiglia, tanto che ne ricoprì la carica di curator muneris publici (una sorta di sovrintendente) considerando Atri la sua seconda patria.

Orecchino in oro di epoca etrusca o italica rinvenuto ad Atri (Te) - Londra, British Museum.
Orecchino in oro di epoca etrusca o italica rinvenuto ad Atri (Te) – Londra, British Museum.

A Londra, presso il British Museum, sono conservati alcuni gioielli di epoca romana e pre-romana rinvenuti nel territorio di Atri. I gioielli furono donati al prestigioso museo inglese da Sir William Hamilton, noto collezionista di arte antica, nonché marito di Emma Hamilton, l’avventuriera inglese amante dell’ammiraglio Nelson. Nella collezione del British Museum dedicata all’Abruzzo, sono presenti anche le monete cittadine più antiche al mondo, coniate proprio ad Hatria Picenum tra il VII e il VI a.C.

Area Marina protetta Torre del Cerrano - Pineto, novembre 2015
Parco Marino Torre del Cerrano – Pineto, novembre 2015

L’antica Hatria era dotata anche di un importante porto romano, scoperto solo nel 1982 e rimasto ancora in gran parte inesplorato perché immerso nei fondali del Parco Marino della Torre di Cerrano. Nei fondali è stato scoperto un molo a forma di elle insieme a colonne e lastroni in pietra d’Istria, la stessa pietra che fu adoperata per costruire il Duomo di Atri. Recentemente un mosaico romano è tornato alla luce tra Atri e Roseto degli Abruzzi durante lavori stradali, a riprova che la zona era una delle più importanti colonie romane sul versante Adriatico.

Natività, dettaglio, attribuzione incerta - Atri Museo Capitolare, ottobre 2015
Natività, dettaglio, attribuzione incerta – Atri Museo Capitolare, ottobre 2015

Atri città ricca di storia, ma anche scrigno di preziose opere d’arte. La bella cittadina abruzzese è sede di uno dei più antichi Musei Capitolari italiani (1912). Al suo interno è allestito un vero e proprio tesoro d’arte che spazia dalle Ceramiche di Castelli, (donazione Bindi) ad una splendida Madonna in terracotta invetriata, opera del fiorentino Andrea Della Robbia; da due preziose tavole, corredate da splendide cornici originali e raffiguranti rispettivamente la Natività e la Flagellazione (2) ad una rarissima collezione di antichi icunamboli e manoscritti; fino ad una collezione di preziosi oggetti di oreficeria sacra, notevole il reliquiario in cristallo di Rocca di scuola veneziana. Molte opere presenti nel museo sono pervenute fino a noi grazie anche al mecenatismo dei duchi di Acquaviva, signori di Atri. Sono stati gli Acquaviva a chiamare a corte Andrea De Litio (Lecce dei Marsi, 1420 – Atri, 1495), uno dei maggiori artisti del Quattrocento abruzzese (e italiano).

Baldacchino di Carlo Riccione - Atri, ottobre 2015
Chiesa di Santa Reparata, baldacchino di Carlo Riccione – Atri, ottobre 2015

Collegata al Duomo, quasi fosse una sua prosecuzione, troviamo la chiesa di Santa Reparata. Ci interessa questa chiesa perché all’interno è conservato un baldacchino del ‘600 in legno di noce, che ricorda il celebre baldacchino del Bernini, in San Pietro. L’autore del baldacchino di Atri fu l’abruzzese Carlo Riccione, allievo del più importante scultore del barocco: Gian Lorenzo Bernini. Carlo Riccione era originario di un paese della montagna abruzzese e, seppur di origini modeste, grazie al suo talento riuscì giovanissimo a recarsi a Roma per studiare l’arte presso la scuola del Bernini, diventando uno dei suoi allievi preferiti. Il nostro Carlo ammirava a tal punto il baldacchino in bronzo che domina l’altare della Basilica di San Pietro che volle riprodurne uno simile nella chiesa di Atri, rivelando una grande conoscenza artistica e un’abilissima tecnica.

La ricchezza dei monumenti, delle architetture religiose, dei musei e dei palazzi signorili di Atri è tale che sarebbe riduttivo farne un semplice elenco, pertanto in questo articolo tratteremo principalmente l’opera di uno dei personaggi più illustri legati ad Atri: Andrea De Litio e i meravigliosi affreschi del coro dei canonici del Duomo.

Palazzo Ducale Acquaviva - Atri, novembre 2015
Palazzo Ducale Acquaviva – Atri, novembre 2015

Andrea De Litio viaggiò molto nel corso della sua vita, non appena adolescente era già nella Firenze del primo Rinascimento, qui entrò in contatto con la cerchia artistica del Masaccio, poi fu alle Corti di Ferrara e Mantova, quindi a Venezia, dove conobbe Jacopo Bellini e in Umbria, dove ormai già famoso e con il titolo di Magister, gli venne dato l’incarico di affrescare la Chiesa di Sant’Agostino a Norcia. La fama del Magister abruzzese arrivò anche nella Roma pontificia, a tal proposito degno di nota è un quadro raffigurante San Pietro, eseguito dall’artista nel 1445 per la città di Roma, il quadro è “ufficialmente perduto” ma, secondo voci non verificate, sarebbe presente nella collezione (non pubblica) dei Musei Vaticani. Sempre nel 1445 l’artista è chiamato ad Atri alla corte dei duchi e mecenati di Acquaviva. Nella cittadina abruzzese il nostro Andrea aprirà bottega e, seppur intervallando la sua permanenza con diversi viaggi, vi abiterà per diversi anni. Nel 1450 l’artista abruzzese è di nuovo a Firenze dove collabora con alcuni importanti artisti, suoi contemporanei: Piero della Francesca, Beato Angelico, Domenico Veneziano. Purtroppo non è possibile mostrare le immagini delle opere che l’artista abruzzese eseguì in questo periodo perché le stesse fanno parte di collezioni private fiorentine.

Duomo di Atri - novembre 2015
Duomo di Atri – novembre 2015

Nel 1460 gli viene commissionato quello che poi sarà il suo capolavoro: gli affreschi del Presbitero, o coro dei canonici, del Duomo di Atri (Basilica di Santa Maria Assunta) una della più alte espressioni dell’arte rinascimentale dell’Italia centrale e meridionale. La scuola fiorentina e lo stile tardo gotico sono alla base di questo ciclo di affreschi, che racconta la vita di Maria e di Gesù. La bellezza di quest’opera non si limita al solo aspetto stilistico, ma comprende anche alcuni riferimenti alla cultura abruzzese dell’epoca, genialmente contestualizzati dall’artista nei numerosi pannelli affrescati. Il grande Andrea De Litio ha omaggiato la sua terra inserendo scene e riferimenti alla vita quotidiana abruzzese durante il Rinascimento, oltre a non poche curiosità stilistiche. Come non notare un gufo appollaiato sul tetto della capanna della natività, oppure il gruppo di contadini abruzzesi vestiti a festa mentre ballano il saltarello tra la capanna di Betlemme e due impiccati che si intravedono in lontananza; e le donne raffigurate con i loro cesti portati con disinvoltura sul capo. Curioso il gruppo di cortigiani che banchettano attorno ad un tavolo magicamente sospeso nel vuoto. Per gli studiosi dell’arte sarebbe una dimenticanza dell’autore, ma non credo sia verosimile che un artista come De Litio sia stato così superficialmente “distratto”, a mio parere in questo dettaglio, in cui l’autore rievoca in chiave rinascimentale il celebre banchetto delle Nozze di Cana, la mancanza dei piedi al tavolo potrebbe significare proprio la volontà dell’autore di rimarcare in maniera originale l’evento miracoloso che sta per compiersi: l’equilibrio e l’armonia tra gli sposi e i convitati è tradotto dall’artista nel perfetto equilibrio del tavolo, miracolosamente sospeso nel vuoto. Sulla volta appare un pittore che dipinge una Madonna, forse è proprio l’autoritratto di Andrea De Litio. Insomma la bellezza rappresentata in questi affreschi suscita nel visitatore un mix di mistero, curiosità e fascino.

Andrea De Litio, Vergine Annunciata (frammento), 1450 - Metropolitan Museum New York
Andrea De Litio, Vergine Annunciata (frammento), 1450 – Metropolitan Museum New York

Sono tante le opere di Andrea De Litio andate perdute, rubate o misteriosamente sparite, poi riapparse in un museo, in qualche collezione privata o in una fondazione.  Come la rarissima tempera su tela che ritraeva il duca Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona (perduta) o le quattro tavolette raffiguranti la storia di San Silvestro (rubate). Chissà quale storia rocambolesca si cela dietro il frammento in tempera e foglia oro che è oggi presente nella collezione del Metropolitan Museum di New York. Il prezioso frammento faceva parte di un polittico, che l’artista abruzzese dipinse nel 1450, ma l’opera fu smembrata per essere rivenduta sul mercato.

Il Duomo avvolto nella nebbia, in lontananza la Chiesa di Santa Reparata - Atri, novembre 2015
Il Duomo avvolto nella nebbia, in lontananza la Chiesa di Santa Reparata – Atri, novembre 2015

La figura di Andrea De Litio è stata solo in anni recenti riscoperta e rivalutata dagli studiosi. Un destino, quello di Andrea De Litio, abbastanza comune agli artisti abruzzesi, ingiustamente considerati spesso “di periferia”. Pensiamo ad esempio a Saturnino Gatti, altro importante artista abruzzese, solo recentemente collocato tra i grandi del Rinascimento italiano grazie soprattutto agli studi dello storico dell’arte Ferdinando Bologna. Il motivo è stato già da me trattato (vedi Il Genio Abruzzese, in questo blog) e riguarda la erronea considerazione dell’arte in due ambiti distinti, centro e periferia (3). Finalmente in tempi recenti anche il Magister Andrea De Litio è stato collocato tra i nomi più importanti dell’arte italiana, l’artista abruzzese non è più relegato alla iniqua figura di “semplice pittore locale.”

Buono di Atri, Battistero - novembre 2015
Duomo di Atri, Battistero – novembre 2015

Nel Duomo di Atri, dichiarato monumento nazionale, gli affreschi di Andrea De Litio richiamano ogni anno studiosi d’arte e numerosi turisti, ma troviamo al suo interno altre importanti opere. La nobile famiglia milanese degli Arlini, stabilitasi ad Atri nel XVI secolo, eresse un altare (chiamato Cappella Arlini) che possiamo ammirare entrando dall’ingresso principale del Duomo, nella navata sinistra. Vicino alla cappella Arlini troviamo uno splendido battistero in stile fiorentino, uno dei primi esempi di arte rinascimentale in Abruzzo. Opera del lombardo Paolo De Garviis (1503) il battistero è interamente in marmo bianco mentre intagli e motivi floreali ornano il tabernacolo e le quattro colonne.

Lumaca su una colonna del battistero - Atri, novembre 2015
Battistero, dettaglio – Atri, novembre 2015

Una lumaca è nascosta tra le decorazioni di una colonna del battistero, probabilmente simboleggia l’ascesa terrena verso l’Altissimo che è lenta e piena di ostacoli. Sulla navata opposta troviamo un secondo altare nobiliare, questa volta dedicato ai duchi di Acquaviva, potenti signori di Atri. Lo stile è sempre riconducibile alla scuola fiorentina. Un curioso aneddoto accompagna l’acquasantiera del Cinquecento che raffigura una donna atriana scalza e in abito tradizionale. La tradizione locale racconta che la donna, soprannominata nel dialetto locale la trucculette (traduzione: donna di bassa statura), anticamente portava un fiore nella mano destra, ma questo dettaglio, unitamente alla scollatura della statua, furono considerati dal vescovo troppo “sensuali”, per questo le fu tolto il fiore e cancellato il viso.

Trinità con tre volti - Atri, Novembre 2015
Trinità con tre volti – Atri, Novembre 2015

L’interno del Duomo di Atri un tempo era interamente ricoperto di affreschi: colonne, pareti e navate erano tutte affrescate da autori diversi e in epoche differenti, tra gli autori ricordiamo: il Maestro di Offida, Andrea da Bologna, Antonio Martini da Atri, Luca d’Atri. A seguito della peste del 1656 e per evitare il contagio quasi tutti gli affreschi furono coperti da intonaco, solo alcuni frammenti sono arrivati sino a noi. Uno di questi affreschi presenta un notevole interesse artistico e iconografico: l’affresco della Trinità con tre volti, opera trecentesca di Antonio Martini da Atri. La Trinità anticamente veniva rappresentata con tre volti, ma dal Cinquecento e, soprattutto dal Seicento sotto il papato di Innocenzo XII, tale raffigurazione fu vietata e tutte le opere distrutte. Solo pochissime opere si salvarono, alcune ubicate in remote chiese, soprattutto di montagna, e questa ad Atri, grazie all’intonaco che la ricopriva.

Duomo di Atri, mosaici romani - ottobre 2015
Duomo di Atri, mosaici romani – ottobre 2015

Ai piedi degli affreschi di Andrea De Litio, precisamente sotto il pavimento dove è ubicato l’altare del Duomo, sono stati scoperti alcuni mosaici di epoca romana, oggi resi visibili attraverso ampie vetrate che aprono sul pavimento. Prima della costruzione dell’attuale Duomo sul luogo sorgeva un tempio dedicato ad Ercole, successivamente i romani costruirono prima una Domus poi le terme. Il visitatore rimane così affascinato dalla vicinanza di opere d’arte tanto preziose quanto lontane nel tempo: dai mosaici romani agli affreschi rinascimentali. Ad Atri un sottile fil rouge d’arte collega Adriano e Andrea De Litio, un prezioso e raro unicum artistico che conferma la straordinaria bellezza di questa cittadina abruzzese.

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, Einaudi 2005; 2) l’attribuzione delle tavole è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi: dopo una prima attribuzione a Luca Signorelli e al Perugino, le opere furono attribuite all’abruzzese Cola di Amatrice (Bernard Berenson); 3) per un approfondimento vedi in questo blog Il Genio Abruzzese (luglio 2015) – Foto (compreso copertina): Atri, ottobre e novembre 2015; Pineto, novembre 2015 – Ringraziamenti: Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura; Francesco Ferretti, studente di Atri; – Autore/Blogger: Leo De Rocco, e.mail: leo.derocco@virgilio.it

Galleria Fotografica

Duomo di Atri - Novembre 2015
Duomo di Atri – Novembre 2015
Duomo di Atri - ottobre 2015
Duomo di Atri – ottobre 2015
Duomo di Atri - ottobre 2015
Duomo di Atri – ottobre 2015
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Duomo di Atri – ottobre 2015
Duomo di Atri - ottobre 2015
Duomo di Atri – ottobre 2015
Duomo di Atri - Novembre 2015
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Duomo di Atri – novembre 2015
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Duomo di Atri – Novembre 2015
Duomo di Atri - ottobre 2015
Duomo di Atri – ottobre 2015
Atri, panorama sulle colline del teramano - Novembre 2015
Atri, panorama sulle colline del teramano – Novembre 2015    

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) da Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, Einaudi 2005; 2) l’attribuzione delle tavole è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi: dopo una prima attribuzione a Luca Signorelli e al Perugino, le opere furono attribuite all’abruzzese Cola di Amatrice (Bernard Berenson); 3) per un approfondimento vedi in questo blog Il Genio Abruzzese (luglio 2015) – Foto (compreso copertina): Atri, ottobre e novembre 2015; Pineto, novembre 2015 – Ringraziamenti: Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura; Francesco Ferretti, studente di Atri; – Autore/Blogger: Leo De Rocco, e.mail: leo.derocco@virgilio.it

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