Il mare pietrificato: la Riserva Naturale dei Calanchi di Atri e la storia della liquirizia.

Rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco… Mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato. (1) Carlo Levi


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


In Abruzzo le bellezze naturali spesso sono avvolte da atmosfere magiche, lo scrissi tempo fa a proposito di un parco vicino Scafa (Pe), il Parco del Lavino, nel racconto lo chiamai il “parco fiabesco” per via dei boschi disseminati di sorgenti, fiumi e laghetti che presentano colori accesi, tra l’azzurro e il turchese, con sfumature e tonalità cromatiche variabili anche durante le ore della giornata; una “magia” regalata dalle acque sulfuree e carsiche presenti in zona. Il parco che visiteremo oggi è un posto altrettanto suggestivo.


Scafa – Parco del Lavino – Foto Leo De Rocco

Ad Atri, una delle città d’arte più belle d’Abruzzo, il monumentale ciclo di affreschi quattrocenteschi all’interno del Duomo, opera di Andrea De Litio (Lecce nei Marsi, 1420c. – Atri, 1495c.) dedicati al racconto della vita di Maria e Gesù, presentano alcuni riferimenti alle tradizioni e ai costumi abruzzesi, probabilmente citazioni che Andrea De Litio fece per omaggiare Atri e l’Abruzzo. Tra gli episodi storici e religiosi affrescati troviamo alcune donne del popolo che trasportano canestri ponendoli in testa, così come avveniva fino alla prima metà del secolo scorso, soprattutto nel centro-sud Italia. Una tradizione popolare rievocata a Bucchianico nella secolare Festa dei Banderesi, festa patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO, in cui le donne del posto portano, ponendoli sul capo, enormi canestri colmi di fiori creati a mano da loro stesse. Oltre ai canestri, le donne del popolo trasportavano, sempre sul capo, pesanti conche in rame colme d’acqua; un particolare che non sfuggì allo scrittore e illustratore inglese Edward Lear (Londra, 1812 – Sanremo, 1888), che notò queste donne durante un suo viaggio in Abruzzo, a Celano:

Ricorderò sempre con particolare piacere ogni momento delle giornate passate a Celano (…) le calme serate, così piene di simpatici avvenimenti; il ritorno al paese al tramonto, accompagnato da gruppi di contadini che portavano il loro grano, o da una numerosa comitiva di ragazze, ognuna con la propria conca piena d’acqua raccolta alla fresca sorgente ai piedi della roccia… (1)

Negli affreschi del Duomo di Atri, oltre alle donne del popolo, sono rappresentati anche alcuni giovani contadini che nella notte di Natale, alle spalle della capanna della Natività, ballano festosi, ricordando così la Notte dei Faugni, l’antica tradizione atriana dei fuochi la notte dell’Immacolata Concezione, la ricorrenza che apre le festività natalizie.

Un altro riferimento ad Atri che il magister Andrea De Litio cita nel ciclo di affreschi è relativo proprio al parco che visiteremo oggi, un luogo immerso nella natura con altrettante atmosfere magiche, come quelle del citato Lavino: la Riserva Naturale dei Calanchi.

Osservando da vicino il paesaggio nella scena affrescata relativa alla “Visitazione”, in cui Andrea De Litio rappresenta l’incontro tra Maria e sua cugina Elisabetta, prossime madri rispettivamente di Gesù e di Giovanni Battista, (foto sotto), si riconoscono in lontananza quelle particolari formazioni argillose chiamate “Calanchi“, ben visibili anche percorrendo la strada che dal mare di Silvi Marina sale fino ad Atri, guardando a destra.


Atri – Calanchi – Foto Leo De Rocco


Probabilmente Andrea De Litio passando da queste parti durante i suoi numerosi viaggi, rimase colpito dalla particolare conformazione di queste colline e trasformò in arte la sua osservazione, omaggiando così Atri, sua città adottiva.


(Per un approfondimento: “Atri, tra Adriano e Andrea De Litio”; “La notte dei Faugni”; “Celano, tra storia e leggenda”; “Un parco fiabesco”; “Capestrano, atmosfere magiche“).


Atri – Duomo, affreschi di Andrea De Litio, dettaglio con i calanchi (in alto a sx) – Foto Leo De Rocco


Questa Riserva naturale è uno di quei luoghi d’Abruzzo dove lo spettacolo offerto dal paesaggio trasforma la semplice osservazione in una vera e propria contemplazione: è difficile non rimanere piacevolmente assorti di fronte al susseguirsi di monumenti d’argilla e sabbia che formano disegni e arabeschi resi ancora più magici dalla dolce luce del tramonto.


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – panorama dalla Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – panorama dalla Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco

Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Atri – Riserva Naturale dei Calanchi – Foto Leo De Rocco


Come si sono formati i calanchi? Le gentili guide qui nel parco mi raccontano che circa due milioni di anni fa le onde del Mare Adriatico lambivano i il Gran Sasso: la linea costiera era spostata verso l’interno e arrivava fino ad Atri. Con il continuo sollevamento della catena appenninica i terreni argillosi sono stati trasportati in mare dalle valli profonde, mentre i depositi argillosi più consistenti hanno dato vita alla caratteristica fascia collinare abruzzese-marchigiana.

I calanchi di Atri sono dunque il risultato di antichi sedimenti marini costituiti da argille azzurre e sabbie. I numerosi i fossili marini qui rinvenuti e la storia geologica, rendono ancora più affascinante questo luogo che sembra un mare pietrificato.

La Riserva Naturale di Atri, annoverata tra le Oasi WWF e nel Site of Community Importance, ha come simbolo l’istrice. Oltre al simpatico animale-mascotte, nella Riserva si possono osservare numerosi volatili e mammiferi: il gufo, il gheppio, il barbagianni, la civetta, lo sparviero, numerose specie di farfalle, la volpe, il tasso, la lepre, la faina; oltre ad una diversificata flora: il cappero, la ginestra, la tamerice, il biancospino e soprattutto la liquirizia, una radice aromatica che qui ad Atri ha fatto storia.


La Liquirizia di Atri

La radice della famosa liquirizia della zona di Atri è conosciuta e lavorata fin dall’epoca romana. Nel medioevo i benefici della liquirizia vennero apprezzati anche in Europa, grazie ai frati domenicani. Essi raccoglievano la radice tra queste colline e la lavoravano all’interno di un antico convento che si trovava ad Atri, sul luogo ora sorge un hotel.


Lavorazione della Liquirizia di Atri, archivio storico Menozzi-De Rosa

Con l’arrivo della industrializzazione l’attività dei frati fu rilevata dalla famiglia De Rosa (in seguito Menozzi-De Rosa) e così dal 1836 la lavorazione della radice di liquirizia, che in queste colline argillose trova il suo migliore habitat naturale, divenne famosa grazie alle numerose richiese e alle esportazioni sempre più crescenti, in Italia e nel mondo.


Antica fabbrica per la lavorazione della Liquirizia di Atri – Archivio storico Menozzi-De Rosa

Nel ‘900 una parte dei Menozzi fondò a Silvi Marina il famoso marchio SAILA, Società Anonima Italiana Liquirizia e Affini. Anche le note caramelle Tabù, riconoscibili dalla particolare forma della scatola, dal disegno pubblicitario e dallo slogan musicale, sono prodotti Menozzi-De Rosa.


Casa della Liquirizia, il negozio con i prodotti Menozzi-De Rosa ad Atri – foto Leo De Rocco

Col tempo e l’evoluzione dei gusti e delle mode la lavorazione della liquirizia atriana si è adeguata, nacquero così nuove linee che spaziano dai liquori alle creme, tutti prodotti Menozzi-De Rosa che trovate in alcuni negozi di Atri, come questo dal sapore un po’ retrò.


Monolite di San Paolo - Riserva dei Calanchi, Atri, novembre 2015

Monolite di San Paolo – Riserva dei Calanchi, Atri, foto Leo De Rocco


Decapitazione di San Paolo - Enrique Simonet, 1887

Decapitazione di San Paolo – Enrique Simonet, 1887 (dettaglio)


All’interno della Riserva ho trovato anche un curioso monolite, conservato in una cappella votiva, che gli abitanti del luogo chiamano la Pietra di San Paolo. Si tratta di una grossa pietra che spunta dal terreno, sembra la base di una antica colonna. La tradizione cristiana racconta che su una pietra fu decapitato nel 67 d.C. sotto Nerone, l’apostolo di Gesù Paolo di Tarso, per questo il nome riconduce a San Paolo.


Cappella della Pietra di San Paolo - Atri, novembre 2015Cappella della Pietra di San Paolo – Atri, Riserva dei Calanchi, novembre 2015 – Foto Leo De Rocco

Dalla popolazione locale questa pietra è stata considerata per secoli “miracolosa“. I bambini nati con qualche malformazione venivano portati in processione davanti alla “sacra pietra” affinché si compisse il miracolo della guarigione.

Sono riti molto antichi, si perdono nella notte dei tempi e rimandano ad un Abruzzo arcaico che affascinava intellettuali e artisti influenzando l’arte e la letteratura: i dipinti, (e le foto), di Francesco Paolo Michetti e le opere letterarie di Gabriele d’Annunzio, testimoniano quel lontano passato.


(Per un approfondimento “Miglianico, D’Annunzio, Michetti e San Pantaleone” e “Barocco abruzzese, tra le colline di Alanno e Pietranico“).


Corso Adriano, in fondo si intravede la torre del Palazzo Ducale d’Acquaviva; sulla sinistra La Casa della Liquirizia – foto Leo De Rocco

La Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Calanchi di Atri è un’oasi di pace e natura, un ambiente prezioso per la conservazione di flora e fauna, un luogo da proteggere e valorizzare, un motivo in più per visitare la bella città d’arte di Atri e il suo territorio.

Leo De Rocco

Abruzzo storie e passioni 2015

Dedicato a mio padre.


Copyright – All rights reserved – E’ VIETATO l’uso anche solo parziale del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta: derocco.leo@gmail.com – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto (compreso copertina) Leo De Rocco: Riserva Naturale dei Calanchi, Atri: novembre 2015; – Note: 1) Brano tratto da Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi, Einaudi, 2010; 2) brano tratto da “Ai piedi del Monte Tino”, citazione di Edward Lear, di Angelo Ianni, pag.117 – Fonti: WWF info/itinerario presso Riserva Naturale dei Calanchi Atri – Autore/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com

Altre foto


Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco


Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco


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Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco


Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco


Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco


Copyright – All rights reserved – E’ VIETATO l’uso anche solo parziale del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta: derocco.leo@gmail.com – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto (compreso copertina) Leo De Rocco: Riserva Naturale dei Calanchi, Atri: novembre 2015; – Note: 1) Brano tratto da Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi, Einaudi, 2010; 2) brano tratto da “Ai piedi del Monte Tino”, citazione di Edward Lear, di Angelo Ianni, pag.117 – Fonti: WWF info/itinerario presso Riserva Naturale dei Calanchi Atri – Autore/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com


3 commenti Aggiungi il tuo

  1. umberto russo ha detto:

    Ho letto con interesse alcune schede (altre ne leggerò in seguito) e mi complimento per l’accuratezza della redazione e l’efficacia delle immagini che le integrano. Il nostro Abruzzo ha bisogno di giovani che sappiano interessarsi alle sue tematiche (paesaggi, attrattive artistiche, folclore…) ed illustrarle con competenza e capacità comunicativa. Auguri.

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  2. leoderocco ha detto:

    Gentilissimo Professore Umberto Russo, la sua autorevole recensione onora questo blog e sprona ad andare avanti e fare sempre meglio. Grazie!

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  3. Fosco Nallira ha detto:

    Belli da guardare

    Piace a 1 persona

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