Il mare pietrificato: la Riserva Naturale dei Calanchi di Atri e la storia della liquirizia.

Rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco… Mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato. (1) Carlo Levi

Riserva Naturale dei Calanchi, Atri – Leo De Rocco

In Abruzzo la natura a volte si presenta con atmosfere magiche, lo scrissi tempo fa a proposito di un parco che visitai vicino Scafa (Pe), il Parco del Lavino. Nel mio racconto lo rinominai il “Parco fiabesco”, per via del suo bosco disseminato di fiumiciattoli e laghetti spesso colorati di azzurro, celeste e turchese. Uno spettacolo di acque colorate le cui sfumature cambiano di giorno in giorno, in quanto nella zona sono presenti acque sulfuree.

Parco del Lavino – foto Leo De Rocco

Mi trovo nella zona di Atri perché sto scrivendo un articolo sugli affreschi quattrocenteschi di Andrea De Litio presenti nel Duomo della cittadina. Quasi per caso ho scoperto un parco altrettanto magico, ma anche selvaggio: la Riserva Naturale dei Calanchi.

Atri è una bella città d’arte, ben posizionata in altura tra le dolci colline teramane. È la città degli avi dell’imperatore Adriano, dei Faugni, dei Duchi d’Aquaviva e della liquirizia.

Osservando da vicino alcuni dettagli degli affreschi del De Litio (foto sotto) si riconoscono le formazioni argillose dette “Calanchi“, che si vedono nelle colline attorno Atri già percorrendo la strada che dal mare di Silvi Marina sale fino al paese.

In particolare questi calanchi si vedono nel paesaggio alle spalle dei protagonisti della scena sulla Visitazione. Possiamo dunque immaginare che il magister Andrea De Litio, passando da queste parti durante i suoi numerosi viaggi, rimase colpito dalla conformazione di queste colline e trasformò in arte la sua osservazione, omaggiando così la sua città adottiva Atri (l’artista nacque nella Marsica, a Lecce dei Marsi nel 1420).

Affreschi di Andrea De Litio Duomo di Atri, i calanchi della Riserva Naturale di Atri si intravedono in lontananza (guardando a sx) – foto Leo De Rocco

Questa riserva naturale è uno di quei luoghi d’Abruzzo dove lo spettacolo offerto dal paesaggio trasforma la semplice osservazione in una vera e propria contemplazione: è difficile non rimanere piacevolmente assorti di fronte al susseguirsi di monumenti d’argilla e sabbia che formano disegni arabeschi resi ancora più magici dalla dolce luce del tramonto… orario perfetto per ammirare questo posto.

Riserva Naturale dei Calanchi, Atri – foto Leo De Rocco

Ma come si sono formati i calanchi? Me lo spiegano le gentili guide qui nel parco. Circa due milioni di anni fa le onde del Mare Adriatico lambivano i il Gran Sasso: la linea costiera era spostata verso l’interno e arrivava fino ad Atri. Con il continuo sollevamento della catena appenninica i terreni argillosi sono stati trasportati in mare dalle valli profonde, mentre i depositi argillosi più consistenti hanno dato vita alla caratteristica fascia collinare abruzzese-marchigiana.

I calanchi di Atri sono dunque il risultato di antichi sedimenti marini costituiti da argille azzurre e sabbie. I numerosi i fossili marini qui rinvenuti e la storia geologica, rendono ancora più affascinante questo luogo che sembra un mare pietrificato.

La Riserva Naturale di Atri, annoverata tra le Oasi WWF e nel Site of Community Importance, ha come simbolo l’istrice. Oltre al simpatico animale-mascotte, nella Riserva si possono osservare numerosi volatili e mammiferi: il gufo, il gheppio, il barbagianni, la civetta, lo sparviero, numerose specie di farfalle, la volpe, il tasso, la lepre, la faina; oltre ad una diversificata flora: il cappero, la ginestra, la tamerice, il biancospino e soprattutto la liquirizia.

La Liquirizia di Atri

La radice della famosa liquirizia della zona di Atri è conosciuta e lavorata fin dall’epoca romana. Nel medioevo i benefici della liquirizia vennero apprezzati anche in Europa, grazie ai frati domenicani. Essi raccoglievano la radice tra queste colline e la lavoravano all’interno di un antico convento che si trovava ad Atri, sul luogo ora sorge un hotel.

Lavorazione della Liquirizia di Atri, archivio storico Menozzi-De Rosa

Con l’arrivo della industrializzazione l’attività dei frati fu rilevata dalla famiglia De Rosa (in seguito Menozzi-De Rosa) e così dal 1836 la lavorazione della radice di liquirizia, che in queste colline argillose trova il suo migliore habitat naturale, divenne famosa grazie alle numerose richiese e alle esportazioni sempre più crescenti, in Italia e nel mondo.

Antica fabbrica per la lavorazione della Liquirizia di Atri – Archivio storico Menozzi-De Rosa

Nel ‘900 una parte dei Menozzi fondò a Silvi Marina il famoso marchio SAILA, Società Anonima Italiana Liquirizia e Affini. Anche le note caramelle Tabù, riconoscibili dalla particolare forma della scatola, dal disegno pubblicitario e dallo slogan musicale, sono prodotti Menozzi-De Rosa.

Casa della Liquirizia, il negozio con i prodotti Menozzi-De Rosa ad Atri – foto Leo De Rocco

Col tempo e l’evoluzione dei gusti e delle mode la lavorazione della liquirizia atriana si è adeguata, nacquero così nuove linee che spaziano dai liquori alle creme, tutti prodotti Menozzi-De Rosa che trovate in alcuni negozi di Atri, come questo dal sapore un po’ retrò.

Monolite di San Paolo - Riserva dei Calanchi, Atri, novembre 2015
Monolite di San Paolo – Riserva dei Calanchi, Atri, foto Leo De Rocco
Decapitazione di San Paolo - Enrique Simonet, 1887
Decapitazione di San Paolo – Enrique Simonet, 1887 (dettaglio)

All’interno della Riserva ho trovato anche un curioso monolite, che gli abitanti del luogo chiamano la Pietra di San Paolo. Si tratta di una grossa pietra che spunta dal terreno, sembra la base di una antica colonna. La leggenda racconta che su una pietra fu posto il capo dell’Apostolo Paolo prima di essere decapitato per questo il nome riconduce a San Paolo.

Cappella della Pietra di San Paolo - Atri, novembre 2015
Cappella della Pietra di San Paolo – Atri, novembre 2015

Dalla popolazione locale questa pietra è stata considerata per secoli “miracolosa“. I bambini nati con qualche malformazione venivano portati in processione davanti alla “sacra pietra” affinché si compisse il miracolo della guarigione.

Sono riti molto antichi, si perdono nella notte dei tempi e rimandano ad un Abruzzo arcaico che affascinava intellettuali e artisti influenzando l’arte e la letteratura: i dipinti, (e le foto), di Francesco Paolo Michetti e i romanzi di Gabriele d’Annunzio, testimoniano quel lontano passato.

Il curioso monolite è conservato all’interno di una cappella votiva (foto sopra).

Corso Adriano, in fondo si intravede la torre del Palazzo Ducale d’Acquaviva; sulla sinistra La Casa della Liquirizia – foto Leo De Rocco

Le tradizioni popolari abruzzesi spesso sono in simbiosi con la natura circostante, un connubio ancestrale che conserva ancora oggi il suo fascino. La Riserva Naturale dei Calanchi costituisce un motivo in più per visitare Atri e il suo territorio.

Se desiderate approfondire, in questo blog troverete altri due articoli dedicati ad Atri: “La Notte dei Faugni” e “Atri, tra Adriano e Andrea de’ Litio”.

Dedicato a mio padre.

Galleria fotografica

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto (compreso copertina) Leo De Rocco: Riserva Naturale dei Calanchi, Atri: novembre 2015; – Note: 1) Brano tratto da Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi, Einaudi, 2010 – Fonti: WWF info/itinerario presso Riserva Naturale dei Calanchi Atri – Autore/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco
Riserva Naturale dei Calanchi - Atri, novembre 2015
Riserva Naturale dei Calanchi – Atri – foto Leo De Rocco

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto (compreso copertina): Riserva Naturale dei Calanchi, Atri: novembre 2015; – Note: 1) Brano tratto da Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi, Einaudi, 2010 – Fonti: WWF info/itinerario presso Riserva Naturale dei Calanchi Atri – Autore/Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. umberto russo ha detto:

    Ho letto con interesse alcune schede (altre ne leggerò in seguito) e mi complimento per l’accuratezza della redazione e l’efficacia delle immagini che le integrano. Il nostro Abruzzo ha bisogno di giovani che sappiano interessarsi alle sue tematiche (paesaggi, attrattive artistiche, folclore…) ed illustrarle con competenza e capacità comunicativa. Auguri.

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  2. leoderocco ha detto:

    Gentilissimo Professore Umberto Russo, la sua autorevole recensione onora questo blog e sprona ad andare avanti e fare sempre meglio. Grazie!

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  3. Fosco Nallira ha detto:

    Belli da guardare

    Piace a 1 persona

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