Il parco fiabesco

 – For the English version, please refer to the end of this page –

Tutto fu ambìto
e tutto fu tentato.
Quel che non fu fatto
io lo sognai;
e tanto era l’ardore
che il sogno eguagliò l’atto. (1)

Immaginate un bosco, un vecchio mulino abbandonato, stagni, sorgenti d’acqua e laghetti con colori che sfumano dal turchese all’azzurro, dal grigio al verde smeraldo. Penserete di stare nel bel mezzo di un racconto fiabesco. Invece siamo ai piedi della Majella, la montagna “madre” degli abruzzesi, in un parco naturale non molto conosciuto, ma non per questo meno bello: il Parco del Lavino. La particolare colorazione delle acque di questo parco è dovuta alla natura sulfurea delle sue sorgenti che generano ogni giorno uno scenario cromatico diverso e una suggestiva atmosfera. All’interno del parco vi è un vecchio mulino del ‘600 abbandonato (attualmente in restauro), è il Mulino Farnese, il nome rimanda ai Farnese, ai cosiddetti Stati Farnesiani d’Abruzzo e ai possedimenti abruzzesi di Ottavio Farnese e sua moglie Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, vissuta ad Ortona fino al 1586. Il parco si trova nei pressi di Scafa, provincia di Pescara.

L’atmosfera fiabesca di questo parco suscita la fantasia del visitatore e fa pensare a storie fantastiche, ad antiche leggende, come quella che fa risalire il nome dei massicci montuosi abruzzesi ad un racconto mitologico. Una leggenda nata dalle antiche religioni pagane dei primi popoli abruzzesi, i Pelasgi, secondo alcuni storici popoli provenienti dalle isole dell’Egeo e dalla Grecia. In seguito, con l’arrivo in Abruzzo delle popolazioni Italiche, gli antichi riti legati alla venerazione degli dèi confluirono in nuove mitologie. L’abruzzese Ovidio definì “Magna Mater” la dea Cibele, già venerata nell’antico Medio Oriente come la grande dea della Natura. Cibele diventò poi Maja nei racconti popolari-mitologici e da Maja deriverebbe il nome di Majella.

Ermes, Louvre 2009
Ermes mentre si allaccia i sandali – statua in marmo di epoca romana (su copia greca) Museo del Louvre, agosto 2009 – foto Leo De Rocco

La leggenda racconta la fuga in Abruzzo di Maja e di suo figlio Ermes. Maja era una delle sette figlie di Atlante, le ninfee delle Pleiadi, dalla sua unione con Zeus nacque Ermes.

Sulle dorate coste abruzzesi un giorno naufragarono Maia, figlia di Atlante e moglie di Zeus, e suo figlio Ermes, ferito in battaglia. Inseguiti dal nemico, i due si inoltrarono nell’entroterra e trovarono riparo tra i monti del Gran Sasso. Quì, stanchi e provati, caddero in un sonno profondo. Al risveglio Maja trovò Ermes morto e da quel momento non ebbe più pace: adagiò Ermes su una vetta, con il viso rivolto verso la costellazione delle Pleiadi, da allora il Gran Sasso ebbe il profilo di un gigante che dorme. Tanta fu la disperazione per il figlio morto che, sconvolta e in preda ad un pianto disperato,  cominciò a vagare sui monti senza trovare più pace.  Il cordoglio e l’angoscia furono talmente grandi, da stringere il cuore della povera madre, fino a farla morire.

Cibele, scultura di epoca romana, Museo della Marsica - Celano, aprile 2015
Cibele, terracotta di epoca romana, Museo della Marsica – Celano, aprile 2015 – foto Leo De Rocco

Imponenti cortei arrivarono per onorare la dea, portarono vasi d’oro e d’argento e pietre preziose insieme a ghirlande di fiori ed erbe aromatiche.  Da quel giorno, in sua memoria, quella maestosa montagna fu chiamata Majella. La montagna, prese così la forma di una donna impietrita dal dolore riversa su se stessa con lo sguardo fisso rivolto verso il mare. Nelle giornate di vento e tempesta i pastori abruzzesi odono ancora i lamenti di Maia, quando i boschi e i valloni riproducono il lamento di una Madre in lacrime. (2)

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Brano tratto dalle Laudi (Maia), di Gabriele d’Annunzio, ed. il Vittoriale, 1939; 2) Da una traduzione del poeta aquilano Mario Lolli – Foto (compreso copertina): Parco delle Sorgenti Sulfuree del Fiume Lavino, febbraio e novembre 2015; Celano, aprile 2015; foto Museo del Louvre, Parigi, agosto 2009 autore Leo De Rocco – Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

Galleria Fotografica 

Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - Novembre 2015
Parco del Lavino – Novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino –  febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino –  febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco Lavino, 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco Lavino, 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco Lavino, febbraio 2015
Parco del Lavino –  febbraio 2015 – foto Leo De Rocco
Parco Lavino, 2015
Parco del Lavino – febbraio 2015   – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco
Parco del Lavino - novembre 2015
Parco del Lavino – novembre 2015 – foto Leo De Rocco

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Brano tratto dalle Laudi (Maia), di Gabriele d’Annunzio, ed. il Vittoriale, 1939; 2) da una traduzione del poeta aquilano Mario Lolli – Foto (compreso copertina): Parco delle Sorgenti Sulfuree del Fiume Lavino, febbraio e novembre 2015; Celano, aprile 2015; foto Museo del Louvre, Parigi, agosto 2009 – Autore/Blogger: Leo De Rocco, e.mail: leo.derocco@virgilio.it

English version

The fairytale park

Everything was coveted and everything was attempted. I dreamed about what it was not made; and such was the heat that the dream equaled the act. (1)

Imagine a forest, an old abandoned mill, ponds, springs and small lakes with colours that blend from turquoise to blue, and from grey to emerald green. You will be expecting to stand in the middle of a fairy tale. We are rather at the feet of the Majella, the “mother” mountain of the people of Abruzzo, in a not well-known -but by no means less beautiful- natural park: the Park of the Lavino River.

Lavino Park - November 2015
Lavino Park – November 2015

The unusual colours of the water of this park are due to the nature of its sulphur springs that generate each day a different colour scenario and a charming atmosphere. Inside the park, one can find an old abandoned mill of the 17th century (currently under restoration). This is the Farnese Mill, the name of which refers to the Farnese family, to the so-called Farnesian states of Abruzzo and to the possessions of Ottavio Farnese and of his wife Margaret of Austria, daughter of Charles V, who lived in Ortona until the year 1586. The park is located near Scafa in the province of Pescara.

The fairy-tale atmosphere of this park arouses the imagination of the visitor and brings to mind fantastic stories, such as old legends, like the one that traces the name of the mountain ranges of Abruzzo back to a mythological tale. A legend born from the ancient pagan religions of the first people of Abruzzo, the Pelasgians, who according to some historians originated from the Aegean islands and Greek mainland. Subsequently, with the arrival in Abruzzo of Italic populations, the ancient rites linked to the veneration of the gods converged in new mythologies. Ovidius of Abruzzo defined the goddess Cybele as “Magna Mater” (=Great Mother), who was already venerated in the ancient Middle East as the great goddess of Nature. Cybele later became Maia in folk and mythological tales. Thus, the name of the Majella mountain derives from Maia.

Ermes, marble statue - Louvre Museum, Paris, August 2009
Hermes while lacing his sandals – marble statue of the Roman era (copy of a Greek statue) Louvre Museum, August 2009

The legend tells that Maia and her son Hermes fled to Abruzzo. Maia was one of the seven daughters of Atlas, the nymphs of the Pleiades. Hermes was born from her union with Zeus.

One day, Maia, daughter of Atlas and wife of Zeus, and her son Hermes, who was wounded in battle, shipwrecked on the golden coasts of Abruzzo. Pursued by the enemy, they both departed towards inland and found shelter in the mountains of the Gran Sasso. Here, since they were tired, they fell into a deep sleep. Upon awakening, Maia found Hermes dead and by that time, she found no peace: she settled Hermes on a mountaintop, with his face towards the constellation of the Pleiades. By that time, the Gran Sasso has had the profile of a sleeping giant. The desperation for her son’s death was so great, that shocked and suffering from a desperate crying, she began to wander the mountains without finding any more peace. The sorrow and distress were so great, that tightened the heart of the poor mother until bringing herself to death.

Cibele, pottery statue (Roman period) - Marsina Museum - Aprile 2015
Cybele, pottery statue (Roman era) – Marsica Museum (Celano, Abruzzo) – April 2015

Impressive processions came to honour the goddess, bringing her vessels of gold and silver and precious stones along with wreaths of flowers and herbs. From that day and in her memory, that majestic mountain was called Majella. The mountain, thus took the shape of a petrified by grief woman, downed on herself and staring towards the sea. On windy and stormy days, the shepherds of Abruzzo will still hear the cries of Maia, when the woods and dales reproduce the lament of a mother in tears. (2)

Copyright – All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation. – Footnotes: 1) Excerpt from Laudi (Maia), Gabriele d’Annunzio, Vittoriale publisher, 1939; 2) from a translation of the poet of L’Aquila, Mario Lolli – Photos (including cover): Park of the Sulphur springs of the Lavino River, February and November 2015; Celano, April 2015; photo Louvre Museum, Paris, August 2009, author Leo De Rocco – Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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