Il Raffaello rubato

 – For the English version, please refer to the end of this page – 

Tanto ardo, che ne mar ne fiumi spegner potrian quel foco; ma non mi spiace, perché il mio ardor tanto di ben mi fece, che ardendo ogni ora più d’arder me consumi. (1)

Raffaello e Giovambattista Branconio, autoritratto, 1519 - Parigi, Museo del Louvre
Raffaello, autoritratto con Giovanni Battista Branconio (in primo piano), 1519 – Parigi, Museo del
Louvre

Gli Aquilani conoscono bene la storia del prezioso dipinto che Raffaello eseguì per conto dell’amico abruzzese Giovanni Battista Branconio e che gli spagnoli trafugarono dalla Chiesa di San Silvestro a L’Aquila. Tra i personaggi storici abruzzesi, Giovanni Battista Branconio è uno dei più affascinanti. Nato a L’Aquila nel 1473 dai nobili Marino ed Elisabetta, orafo, fu soprattutto un personaggio di primo piano nella potente Roma del Cinquecento: influente consigliere presso le corti papali, committente artistico e intimo amico di uno degli artisti più celebri del Rinascimento italiano, l’urbinate Raffaello Sanzio. L’Amicizia con l’orafo abruzzese fu tale che Raffaello lo nominò suo esecutore testamentario.

Galeotto Franciotti della Rovere in una stampa d'epoca
Galeotto Franciotti della Rovere in una stampa d’epoca

Giovanni Battista Branconio, nacque nell’Abruzzo di Silvestro dell’Aquila, di Saturnino Gatti, di Andrea De Litio, di Nicola da Guardiagrele: quell’Abruzzo che contribuì al prestigio dell’arte rinascimentale italiana e che solo negli ultimi anni è stato “riscoperto” dagli studiosi 2). Sensibile alle bellezze artistiche, Giovanni Battista si trasferì giovanissimo a Roma per apprendere l’arte orafa presso la bottega di San Pietro in Vincoli, bottega di alta oreficeria che aveva come cliente principale il cardinale Galeotto della Rovere, nipote del potente papa Giulio II, il “papa terribile”, come veniva chiamato nei quartieri popolari romani. Il nostro giovane di bottega Giovanni Battista riuscì ad entrare nelle grazie del cardinale il quale gli favorì l’ingresso presso la corte papale: fu l’inizio di una fortunatissima carriera.

Leone X in un dipinto di Raffaello, 1518 - Uffizi, Firenze
Leone X in un dipinto di Raffaello, 1518 – Uffizi, Firenze

Quando Giulio II morì, Giovanni Battista Branconio accompagnò personalmente il cardinale della Rovere al conclave per sostenere insieme l’elezione di Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo de’ Medici. Una volta divenuto papa col nome di Leone X, Giovanni de’ Medici non tardò a ricambiare la benevolenza verso l’orafo abruzzese, tanto da nominarlo “cameriere segreto”, una carica importantissima che corrispondeva al diretto fiduciario del papa.

Abbazia di San Clemente a Casauria - Torre de' Passeri, ottobre 2015
Abbazia di San Clemente a Casauria – Torre de’ Passeri, ottobre 2015

Un potere enorme che Giovanni Branconio gestiva insieme ad altri “sacri” conferimenti con cui amministrava i beni ecclesiastici in chiese e parrocchie tra Padova e Piacenza e ovviamente nel suo Abruzzo, nell’Abbazia di San Clemente a Casauria, (presso il comune di Castiglione a Casauria), dove lo stesso Giovanni Branconio fece apporre l’emblema di famiglia, ancora oggi visibile. Nello stemma sono disegnati i tre colli liguri, da dove ebbe origine un ramo della famiglia Branconio, le foglie di rovere, simbolo della nobile casata e le tre palle medicee, evidente richiamo al legame dei Branconio con i Medici di Firenze.

Emblema Branconio presso San Clemente a Casauria - ottobre 2015
Emblema Branconio, Abbazia di San Clemente a Casauria – Torre de’ Passeri, ottobre 2015

L’antico emblema dei Branconio è posizionato su una parete laterale esterna dell’Abbazia di San Clemente a Casauria, ma è tale la sua l’importanza storica che sarebbe opportuno una più appropriata collocazione, ad esempio al riparo all’interno del museo della stessa Abbazia. La famiglia Branconio era storicamente devota a San Clemente, a L’Aquila presso il Palazzo Farinosi-Branconi, un tempo Palazzo Branconio, residenza ufficiale della storica famiglia, vi è un ciclo di affreschi dedicato alla vita del Santo. Il palazzo è ancora in restauro dopo il sisma del 2009. 3)

Palazzo Branconio dell'Aquila in una stampa del '600
Palazzo Branconio dell’Aquila in una stampa del ‘600

Grazie a questa posizione di potere Giovanni Branconio poté entrare in contatto con i circoli artistici della Roma cinquecentesca e stringere amicizia in particolare con Raffaello Sanzio. L’artista di Urbino progettò per l’amico abruzzese uno dei palazzi più interessanti nella Roma del Cinquecento: Palazzo Branconio dell’Aquila, nel quale soggiornò lo stesso Raffaello durante il suo periodo romano, ospite dell’amico. Il palazzo fu demolito nel 1660 per permettere la costruzione del colonnato di San Pietro. Il forte legame di amicizia tra i due è suggellato anche dal bel autoritratto, oggi al Louvre, che raffigura Raffaello insieme all’amico abruzzese.

L’influenza di Giovanni Branconio nella vita artistica della Roma del Cinquecento fu rilevante, basti ricordare una lettera che il pittore veneziano Sebastiano del Piombo scrisse nell’ottobre del 1520 all’amico Michelangelo per consigliarsi sugli affreschi da eseguire per ordine di Leone X negli appartamenti vaticani del Borgia. Il papa, scrive del Piombo, vuole far eseguire alla lettera tutte le indicazioni fornitegli al riguardo dal fidato Giovanni Branconio. In questo senso l’orafo abruzzese entra a pieno titolo nella storia dell’arte. Giovanni Battista Branconio è anche ricordato per aver dovuto sovraintendere alla custodia di Annone, il famoso elefante bianco custodito presso i giardini vaticani. L’elefante fu donato a Leone X dal re del Portogallo Emanuele, nel 1514. In una delle stanze vaticane affrescate da Raffaello vi è raffigurato l’elefantino accompagnato dalla scritta: Giovanni Battista Branconio Aquilano, cameriere pontificio, preposto alla custodia dell’elefante, pose l’8 giugno 1516. Quel che la natura ci tolse, Raffaello con l’arte ci restituì.

La Chiesa di San Silvestro a L'Aquila in una stampa ottocentesca.
La Chiesa di San Silvestro a L’Aquila in una stampa ottocentesca.

Risale al 1517 la commissione fatta da Giovanni Branconio all’amico Raffaello circa l’esecuzione di una grande tavola raffigurante la “Visitazione”, la trasposizione artistica della visita che Maria fece alla parente Elisabetta dopo “l’annuncio” che sarebbe diventata madre di Gesù. Nella scelta artistica operata da Giovanni Branconio si possono riscontrare molti riferimenti autobiografici: Elisabetta era il nome di sua madre e il figlio si chiamava come lui Giovanni Battista; inoltre la scelta di Raffaello quale autore di un dipinto così “familiare” è la riprova del profondo vincolo di amicizia che univa i due. Infatti il dipinto fu poi donato da Giovanni Branconio al padre, Marino. Dietro la tela è inciso: Raphael Urbinas fecit, Marinus Branconius fecit fieri. Secondo alcuni storici dell’arte Raffaello fu aiutato nella esecuzione del dipinto dai suoi allievi Giulio Romano e Gian Francesco Penni. Il dipinto rimase per un secolo e mezzo nella cappella di famiglia dei Branconio a L’Aquila presso la chiesa di San Silvestro, fino al 1655 quando fu sottratto con forza dalle truppe occupanti spagnole e trasportato in Spagna alla corte di Filippo IV. Inutile l’opposizione degli aquilani al trafugamento spagnolo: i cittadini arrivarono a murare le porte di ingresso della chiesa di San Silvestro, ma fu inutile. I cittadini aquilani erano molto affezionati alla tela del Raffaello e dopo il trafugamento sostituirono l’originale con una copia.

Alessandro VII sostenuto dai sediari pontifici - G.M.Morandi, 1667 - Nancy, Musée des Beaux-Arts
Alessandro VII sostenuto dai sediari pontifici – G.M.Morandi, 1667 – Nancy, Musée des Beaux-Arts

Fu lo stesso papa, all’epoca dei fatti Alessandro VII, a “benedire” il trafugamento del dipinto di Raffaello dichiarandolo: Libero dono in omaggio alla Maestà Cattolica, tanto benemerita della Santa Sede. A tal proposito alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il papa vendette il dipinto al re di Spagna Filippo IV, e il trafugamento avvenuto a L’Aquila fu una messinscena organizzata alle spalle dei cittadini ignari. Papa Alessandro VII, per una di quelle strane coincidenze fu lo stesso papa che pochissimi anni dopo il “libero dono” ordinò la demolizione del palazzo romano dei Branconio disegnato da Raffaello. Anche in Spagna l’opera di Raffaello fu protagonista di vicende curiose: dal palazzo reale dell’Escorial venne trasferito nel 1814 al Louvre per poi tornare nuovamente in Spagna, al Prado, attorno alla metà dell’Ottocento. Curiosa la descrizione che accompagna il dipinto esposto al Prado di Madrid: El cuadro fue encargado por Giovanni Branconio, protonotario apostólico, en representación de su padre, Marino Branconio, para la capilla familiar en la iglesia de San Silvestre de Aquila. Adquirida (acquistata n.d.r.) en 1655 por Felipe IV (1605-1665), quien la depositó en el Monasterio de El Escorial. Ingresó en el Museo del Prado en 1837.

Museo dello Splendore, Giulianova, settembre 2015 (collocazione temporanea)
“Visitazione”, copia da un originale di Raffaello Sanzio – Museo dello Splendore, Giulianova, settembre 2015 (collocazione temporanea) – foto LeoDeRocco/copyright

Dopo il sisma che ha colpito L’Aquila nel 2009, la copia della “Visitazione” del Raffaello è stata momentaneamente trasferita a Giulianova (Te), presso il Museo della Madonna dello Splendore. È pressoché impossibile che le autorità spagnole restituiscano il dipinto originale alla città abruzzese, però potrebbe essere interessante chiedere in prestito l’opera per organizzare una mostra d’arte e di storia a L’Aquila e celebrare un seppur momentaneo ritorno della “Visitazione” di Raffaello nella sua sede naturale, la chiesa di famiglia del suo amico fraterno Giovanni Battista Branconio.

Visitazione, copia da un originale di Raffaello Sanzio - Giulianova Museo dello Splendore, settembre 2015
Visitazione, copia da un originale di Raffaello Sanzio – Giulianova Museo dello Splendore, settembre 2015 – foto LeoDeRocco/copyright

Appendice – Gennaio 2016

Oltre alla copia della Visitazione di Raffaello proveniente dal Museo dell’Aquila e temporaneamente in deposito a Giulianova, troviamo un’altra copia con il medesimo soggetto pittorico e tecnica similare presso la chiesa di San Francesco a Città Sant’Angelo. L’autore è ufficialmente ignoto, presumo sia lo stesso della “Visitazione” aquilana, ossia Baldassarre Nardis. 4) – vedi note/commenti in questo articolo –

Visitazione, autore ignoto, chiesa di San Francesco, Città Sant'Angelo, gennaio 2016
Visitazione, autore ignoto, chiesa di San Francesco, Città Sant’Angelo, gennaio 2016 – foto LeoDeRocco/copyright

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) brano tratto da: Raffaello Sanzio, tutti gli scritti – Rizzoli 1956; 2) vedi in questo blog l’articolo Il Genio Abruzzese; 3) L’edificio, insieme alla Chiesa di San Silvestro, un tempo cappella privata della storica famiglia aquilana, sono stati gravemente danneggiati dal sisma che colpì L’Aquila nel 2009, non è stato possibile effettuare sopralluoghi fotografici; 4) “la sorella Virginia riceve (…) l’originale della Visitazione di Raffaello (…) che tiene il padre Baldassarre de Nardis dopo che haverrà finito di copiarlo” da “Gli aquilani di antico regime 1535/1780” autore Raffaele Colapietra, Edizioni Storia e Letteratura, Roma 1986 Foto: Giulianova, settembre 2015; Castiglione a Casauria, ottobre 2015; copertina: Raffaello Sanzio, Visitazione, 1517, Museo del Prado, Madrid – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

English version

The stolen Raphael

I burn so that no sea and no river can extinguish me, but I do not mind that because this fire is good for me, the more it burns the more it consumes me. – Raffaello Sanzio (1)

 The citizens of L’Aquila know well the history of the precious painting that Raphael carried out on behalf of his friend from Abruzzo, Giovanni Battista Branconio, and that the Spaniards stole it from the Church of San Silvestro of L’Aquila. Giovanni Battista Branconio is amongst the most fascinating historical figures of the Abruzzo region. He was born in L’Aquila in 1473 by the nobles Marino and Elizabeth, he was a goldsmith and above all, he was a prominent character in the powerful sixteenth-century Rome: an influential adviser for the Papal courts, an art patron and a close friend of one of the greatest artists of the Italian Renaissance, Raffaello Sanzio of Urbino (Raphael). The friendship with the goldsmith from Abruzzo was so important that Raphael appointed him as his executor.

Giovanni Battista Branconio was born in Abruzzo at the time of Silvestro dell’Aquila, Saturnino Gatti, Andrea De Lithium, Nicola da Guardiagrele: in the same Abruzzo that contributed to the prestige of the Italian Renaissance art, which has been “rediscovered” only in recent years by the scholars (2). Giovanni Battista was sensitive to the artistic beauty; he thus moved to Rome at a very young age to learn the art of gold at the “San Pietro in Vincoli” workshop. The latter held some of the highest-quality jewellery and had the cardinal Galeotto della Rovere as its main customer. The cardinal was the nephew of the powerful Pope Julius the 2nd, the “terrible Pope”, as he was called in the Roman neighbourhoods. Our young Giovanni Battista managed to enter into the good graces of the cardinal, who favoured his entry at the Papal court; this was the start of a highly successful career.

When Julius the 2nd died, Giovanni Battista Branconio personally accompanied the Cardinal in the conclave to support with him the election of Giovanni de’ Medici, son of Lorenzo de’ Medici. Once he became Pope under the name of Leo the 10th, it did not take long for Giovanni de’ Medici to repay the goodwill to the goldsmith from Abruzzo, so much as to nominate him as a “Papal chamberlain”, which was a very important position that corresponded to the direct trustee of the Pope.

This was an enormous power that Giovanni Branconio handled along with other “sacred” duties, with which he managed the ecclesiastical property in churches and parishes between Padua and Piacenza and of course in his own region of Abruzzo. The latter was in the Abbey of St Clement of Casauria (near the village of Castiglione a Casauria), where he had the family emblem installed on the wall, which is still visible today. The three Ligurian hills are depicted on the coat of arms to show the origins of a branch of the Branconio family; the oak leaves, a symbol of the noble house and the three balls of the Medici family are a clear reference to the binding of the two families (the Branconio with the Medici of Florence).

The ancient emblem of the Branconios is positioned on an exterior sidewall of the St Clement’s Abbey of Casauria. However, given its historical significance, a more suitable place should be found; for instance, it could be sheltered inside the museum of the Abbey. The Branconio family was historically devoted to St Clement: there is a series of frescoes dedicated to the life of the Saint at the Farinosi-Branconi building in L’Aquila (once called the Branconio building), which was the official residence of the family. The building is still undergoing restoration ever since the 2009 earthquake. (3)

Thanks to this powerful position, Giovanni Branconio was able to get in touch with the artistic circles of the sixteenth-century Rome and to become the friend of Raffaello Sanzio. The artist of Urbino planned for his friend from Abruzzo one of the most interesting buildings in the sixteenth-century Rome: the Branconio dell’Aquila building, where Raphael himself stayed as a guest during his stay in Rome. The building was demolished in 1660 to allow the construction of the St. Peter’s colonnade. The strong bond of friendship between the two is also sealed by the beautiful self-portrait, which is nowadays in the Louvre Museum and depicts Raphael with his friend of Abruzzo.

The influence of Giovanni Branconio in the Rome’s sixteenth-century artistic life was important; one just needs to remember a letter that the Venetian painter Sebastiano del Piombo wrote in October 1520 to his friend Michelangelo to ask for a piece of advice on the frescoes that he had to perform in the Vatican apartments of Borgia, by order of Leo the 10th. The Pope writes to Piombo that he wants to execute to the letter all the instructions provided in this regard by the trustworthy Giovanni Branconio. In this way, the goldsmith from Abruzzo enters fully into the history of art. Giovanni Battista Branconio is also remembered for having to supervise the custody of Hanno, the famous white elephant kept in the Vatican gardens. The elephant was donated to Pope Leo the 10th by the king of Portugal Emanuele in 1514. The elephant is depicted in one of the Vatican rooms, decorated with the frescoes of Raphael and it is accompanied by the inscription: Giovanni Battista Branconio Aquilano, Papal chamberlain, responsible for the safekeeping of the elephant, placed on June 8th, 1516. What the nature took away from us, Raphael has returned to us by art.

The order made by Giovanni Branconio to his friend Raphael about the execution of a large panel depicting the “Visitation” dates back to 1517. In this artistic transposition one can see the visit of Mary to her cousin Elizabeth, after the “announcement” that she would be the one to become the mother of Jesus. In the artistic choice made by Giovanni Branconio one may encounter many autobiographical references: Elizabeth was the name of his mother and the name of the son was Giovanni Battista (i.e., John the Baptist) as himself; furthermore, the choice of Raphael to be the author of so “familiar” a painting is proof of the deep bond of friendship between the two men. Indeed, the painting was later donated by Giovanni Branconio to his father, Marino. Behind the canvas it is engraved: “Raphael Urbinas fecit, Marinus Branconius fecit fieri”. According to some historians, Raphael had the help of his students Giulio Romano and Gian Francesco Penni during the realisation of the painting. The painting remained for a century and a half in the family’s chapel of Branconio in L’Aquila at the Church of San Silvestro. This was until 1655, when it was taken away by force by the Spanish occupying forces and transported to Spain at the court of Philip the 4th. The opposition of the citizens of L’Aquila to the Spanish theft was pointless: the citizens managed to wall up the entrance doors of the church of San Silvestro, but it was useless. The citizens of L’Aquila were very fond of the Raphael’s painting and, after the theft, they replaced the original with a copy.

It was the Pope himself, Alexander the 7th at the time, to “bless” the theft of the Raphael’s painting declaring: Free gift in homage to the Catholic Majesty, so deserving of the Holy See. In this regard, some scholars have suggested that the Pope sold the painting to King Philip the 4th of Spain, and the theft that took place in L’Aquila was a fake one organized at the expense of the unsuspected citizens. Pope Alexander the 7th, as a strange coincidence, was the same Pope who, just a few years after the “free gift”, ordered the demolition of the Roman building of the Branconio family, which was designed by Raphael. The masterpiece of Raphael was in the middle of some curious events in Spain, as well: it was transferred from the Escorial royal palace in 1814 to the Louvre and back again in Spain, at the Prado museum, in the mid-nineteenth century. The description that accompanies the painting, exhibited at the Prado in Madrid is somehow interesting: El cuadro fue encargado por Giovanni Branconio, protonotario apostólico, en representación de su padre, Marino Branconio, para la capilla familiar en la iglesia de San Silvestre de Aquila. Adquirida (acquistata n.d.r.) en 1655 por Felipe IV (1605-1665), quien la depositó en el Monasterio de El Escorial. Ingresó en el Museo del Prado en 1837.

After the earthquake that struck L’Aquila in 2009, the copy of the Raphael’s “Visitation” was temporarily relocated to Giulianova (in the province of Teramo), at the Museum della Madonna dello Splendore “Our Lady of Splendour”. Nowadays, it seems to be almost impossible for the Spanish authorities to return the original painting to the city of Abruzzo, but it might be interesting to borrow it in order to organise an art and history exhibition in L’Aquila and thus celebrate an even momentary return of the Raphael’s “Visitation” in its natural home, the church of the family of his close friend Giovanni Battista Branconio.

Appendix – January 2016

In addition to the copy of Raphael’s Visitation from the Museum of L’Aquila, which is temporarily stored in Giulianova, there is another copy of it at the church of San Francesco in Città Sant’Angelo (province of Pescara). The painter is officially unknown, but I guess it is the same as the one of the “Visitation” in L’Aquila, i.e., Baldassarre Nardis. 4) – see footnotes/comments within this article –

 Copyright © All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without any written authorisation. Footnotes: 1) excerpt from: Raffaello Sanzio, tutti gli scritti – Rizzoli 1956; 2) please see on this blog the article titled “Il Genio Abruzzese”; 3) The building, along with the Church of San Silvestro, which used to be the private chapel of the historic family from L’Aquila, were badly damaged by the earthquake that struck L’Aquila in 2009; it was therefore not possible to carry out photographic surveys; 4) “sister Virginia receives (…) the original of the Raphael’s Visitation (…) that the father Baldassare de Nardis will hold as soon as he will finish copying it” from the “Gli aquilani di antico regime 1535/1780″ by the author Raffaele Colapietra, Edizioni Storia e Letteratura Publishing, Rome 1986– Photos, Giulianova, September 2015; Castiglione a Casauria, October 2015; cover: Raffaello Sanzio, Visitazione, 1517, Prado Museum, Madrid – Acknowledgements: Ioannis Arzoumanidis, research fellow, for translating this article into English – Author/Blogger: Leo De Rocco/ leo.derocco@virgilio.it

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Carlo-Ferdinando de Nardis ha detto:

    La copia conservata a San Silvestro (e ora, provvisoriamente a Giulianova) è di Baldassarre Nardis, religioso aquilano e discreto pittore. Egli era amico fraterno di un nipote del Branconio di Raffaello, e ottenne di farsi prestare il dipinto per farne una copia per devozione personale. Dopo la sottrazione del dipinto da parte di Filippo IV, la famiglia di Baldassarre donò alla chiesa il dipinto, in sostituzione.

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