I San Sebastiano abruzzesi

Ho visto un angelo nel marmo ed ho scolpito fino a liberarlo. Michelangelo (1)

Introduzione

Se vi capita di visitare la casa natale di Gabriele D’Annunzio, com’è noto in via Manthonè a Pescara, noterete su una parete un’antica stampa litografica che raffigura San Sebastiano, cosa ci fa li? Ci ricorda che il 22 maggio del 1911 al Teatro du Chatelet di Parigi ci fu la prima de “Le Martyre de Saint Sébastien“, un’opera teatrale scritta da Gabriele D’Annunzio e musicata da Claude Debussy, la scenografia fu curata da Léon Bakst, la coreografia da Michail Fokin, le luci da Mariano Fortuny e San Sebastiano fu interpretato da una donna, la celebre ballerina Ida Rubinstein, cosa che contrariò non poco il clero francese che bollò come scandalosa e blasfema l’opera.

Disegno di Léon Bakst per Le Martyre de Saint Sebastian di Gabriele D’Annunzio, 1911

La figura iconografica di San Sebastiano, un giovinetto seminudo, legato e trafitto dalle frecce, interessò non poco lo scrittore pescarese. In una intervista d’Annunzio affermò: “Il mio culto per San Sebastiano, pel saettato atleta di Cristo, è antichissimo. Risale al periodo umanistico della mia prima giovinezza”. In effetti il santo trafitto dalle frecce diventerà quasi una ossessione per d’Annunzio, che racconterà anche le sensazioni provate quando a Venezia vide il San Sebastiano del Mantegna.

Andrea Mantegna, San Sebastiano, 1506, Ca’ d’Oro Venezia – foto di Manuela Moschin (copyright)

La ricerca iconografica di d’Annunzio per la realizzazione della sua opera teatrale sul Martyre presentato a Parigi, si basò su come il santo fu rappresentato dal Rinascimento in poi, prima di tale periodo San Sebastiano veniva rappresentato come un uomo maturo, quasi vecchio e soprattutto vestito, solo con il Rinascimento l’espressione del Santo, nel frattempo diventato giovane, seminudo ed efebico, apparirà estasiata e languida, per questo d’Annunzio chiamerà la Rubinstein ad interpretare il suo San Sebastiano rovesciando così i ruoli teatrali rispetto ai tempi in cui erano gli uomini ad interpretare ruoli femminili, come Medea o Fedra nella Grecia antica, in quanto alle donne era vietato salire sul palcoscenico.

Pietro Perugino, San Sebastiano tra i Santi Rocco e Pietro, Chiesa di Santa Maria Assunta, Cerqueto (Pg) – Immagine di pubblico dominio

La nuova iconografia rinascimentale di San Sebastiano prenderà forma nella bottega di Andrea del Verrocchio, la cui scuola influenzerà anche due illustri artisti abruzzesi: Silvestro dell’Aquila e Saturnino Gatti, autori di due pregevoli statue lignee che raffigurano San Sebastiano secondo i nuovi canoni.

Sono andato al Museo di Celano (e successivamente al MuNDA a L’Aquila) per farvi conoscere queste due importanti opere, fondamentali nella storia dell’arte rinascimentale abruzzese.

Il San Sebastiano nella Casa Museo Gabriele D’Annunzio Pescara – foto Leo De Rocco

Visitando il Museo Piccolomini, nel Castello di Celano, per la precisione “Castello Piccolomini – Collezione Torlonia e Museo d’Arte Sacra della Marsica”, un bel museo che merita un articolo a parte perché tante sono le opere importanti della collezione, ho trovato, qui in deposito temporaneo, due interessanti sculture lignee che raffigurano San Sebastiano. Le due statue si trovano tra una Madonna medievale, detta “de Ambro”, opera di un pittore benedettino del XIII sec. e una Madonna tardo gotica, che già accenna ad essere rinascimentale, di Andrea de’ Litio. (foto in copertina)

Datate 1478 e 1517, sono opera del sulmonese Silvestro dell’Aquila e dell’aquilano (nato nella frazione di San Vittorino) Saturnino Gatti. Due artisti fondamentali del Rinascimento abruzzese. Le loro opere le potete ammirare nei musei e in diverse chiese della nostra regione, ma anche in alcuni tra i più prestigiosi musei d’Europa e d’Oltreoceano, penso ad esempio al Metropolitan Museum di New York (Saturnino Gatti, “Traslazione della Santa Casa di Loreto”, 1490), oppure al Bode Museum di Berlino (Silvestro dell’Aquila, “Madonna in Trono”, 1500 circa). Oltre ovviamente alle opere dei due artisti abruzzesi presenti al Museo Nazionale d’Abruzzo, MuNDA.

Saturnino Gatti, Madonna di Loreto – Metropolitan Museum New York – foto Leo De Rocco

Saturnino Gatti e Silvestro dell’Aquila da giovanissimi entrarono in contatto con gli ambienti artistici rinascimentali che all’epoca avevano come riferimento Firenze, capitale dell’arte con la storica bottega-scuola di Andrea del Verrocchio, bottega nella quale, com’è noto, si formarono i grandi nomi del Rinascimento: Leonardo, Botticelli, Perugino, Domenico Ghirlandaio, solo per citarne alcuni.

Infatti in alcune opere della produzione artistica dei due ritroviamo influssi del Verrocchio (Silvestro dell’Aquila) e del Perugino (Saturnino Gatti). Da rilevare inoltre la presenza nell’aquilano di artisti fiorentini, come un certo Francesco Trugii, (Chini, 1954) socio e collaboratore dei nostri Silvestro e Saturnino. A tal proposito propongo il seguente raffronto fotografico tra due sculture, due giovani San Giovanni: Evangelista del nostro Silvestro dell’Aquila, e Battista del fiorentino (nato a Fiesole) Benedetto da Maiano.

San Giovanni Evangelista, Silvestro dell’Aquila (attribuito) seconda metà XV sec. – Collezione privata

San Giovanni Battista, copia dall’originale nel Palazzo Vecchio a Firenze di Benedetto da Maiano seconda metà XV sec. – foto Fabrizio Rossi

La foto che segue, (da me scattata agli Uffizi), mostra invece il busto in marmo di Alessandro Magno eseguito in epoca ellenistica (I sec. a.C.). La propongo in questo articolo perché l’Alessandro morente degli Uffizi mi ricorda la stessa potenza espressiva dei volti dei due Sebastiano abruzzesi.

Alessandro morente, Galleria degli Uffizi Firenze – foto Leo De Rocco
Confrontato con il San Sebastiano di Saturnino Gatti

Forse gli artisti videro questa scultura durante la loro permanenza formativa a Firenze e ne trassero ispirazione. Nel loro tempo il busto di Alessandro era già conosciuto. Quanto a documentazione lo troviamo menzionato nella collezione del cardinale Rodolfo Pio da Carpi, successivamente in quella di Cosimo I a Firenze. Inoltre nel Rinascimento si registra una evoluzione nella iconografia del San Sebastiano che creò nuovi spunti rappresentativi, soprattutto nella espressione sofferente, ma estasiata del suo volto e nella fisicità talvolta efebica.

Del resto nelle scuole d’arte dell’epoca (fiorentine e non), l’allievo veniva mandato dal maestro presso chiese e palazzi per imparare l’arte del disegno prendendo come modello le scultore degli “antichi maestri”. Negli anni 80 del ‘400 ad esempio non era difficile incontrare Michelangelo adolescente seduto in una chiesa di Firenze intento a disegnare statue e dettagli copiando dagli antichi.

Negli ultimi tempi il San Sebastiano di Saturnino è stato chiesto in prestito per alcune mostre internazionali: insieme ad oltre opere (di Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Tiziano…) nella prestigiosa mostra a Parigi, Musee Mailoll, dal titoloLes Borgia et leur temps“.

Il San Sebastiano nella mostra di Parigi.
Parigi, Il San Sebastiano di Saturnino Gatti in mostra al Maillol

Inoltre è stato scelto, insieme al San Sebastiano di Lucoli attribuito all’abruzzese Giovanni di Biasuccio, per rappresentare le eccellenze artistiche italiane all’Expo di Milano, grazie anche all’interessamento del critico d’arte Vittorio Sgarbi, estimatore di Saturnino Gatti:

“Quando devo dire quello che mi piace di più al mondo dico Saturnino Gatti, perché è grande come Raffaello ma sconosciuto al mondo. È un genio.”

Castello Piccolomini - Celano, aprile 2015
Castello Piccolomini – Celano, aprile 2015
San Sebastiano, Saturnino Gatti - foto ufficiale della Mostra a Parigi
San Sebastiano, Saturnino Gatti – foto ufficiale della Mostra a Parigi

Silvestro dell’Aquila, pseudonimo di Silvestro di Giacomo (Sulmona, 1450 circa – L’Aquila, 1504), il nome è riferito al padre Giacomo di Paolo (un orafo di Sulmona, suo è il prezioso reliquiario in argento dorato nella chiesa di San Franco ad Assergi) è stato architetto e scultore, risulta anche pittore ma nulla è rimasto di questa attività.

Basilica di San Bernardino, L’Aquila – foto Leo De Rocco

È considerato il più importante scultore del Rinascimento abruzzese. Se non conoscete questo artista vi consiglio di visitare la Basilica di San Bernardino a L’Aquila, con la sua preziosa facciata rinascimentale disegnata da Cola dell’Amatrice, al suo interno tra le altre opere, trovate il bellissimo Mausoleo di San Bernardino che Silvestro realizzò tra la fine del ‘400 e gli inizi del “500.

Silvestro dell’Aquila, Mausoleo di San Bernardino, L’Aquila – foto Leo De Rocco

L’espressione del suo San Sebastiano è ricca di pathos e di intenso realismo. Silvestro dell’Aquila realizzò questo capolavoro ligneo appena dopo la peste che colpì L’Aquila, come ex voto. Suo allievo, già da adolescente fu, come detto, Saturnino Gatti. Da rilevare infine che Silvestro dell’Aquila collaborò da giovane anche con il citato Giovanni di Biasuccio (L’Aquila 1435 – 1500) autore di un altro San Sebastiano ligneo destinato alla chiesa dedicata a San Giovanni a Lucoli nell’aquilano (attualmente non fotografabile a causa del sisma del 2009), l’attribuzione è di Ferdinando Bologna, per alcuni invece il San Sebastiano di Lucoli è opera di Saturnino Gatti.

Silvestro dell’Aquila, 1495, proveniente dal palazzo dei Duchi di Acquaviva Atri, oggi al Davis Museum Massachusetts

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Saturnino Gatti, (San Vittorino Aq, 1457 – L’Aquila, 1518 circa), pittore e scultore. Sulla scia del San Sebastiano realizzato nel 1478 dal suo maestro Silvestro dell’Aquila, realizzò la sua versione, dedicata al militare romano martire, nel 1517. Anche Saturnino vi invito a conoscerlo meglio attraverso altre importanti sue opere, ad esempio la splendida Pala del Rosario (1511, al nuovo museo MuNDA), oppure altre sue importanti sculture, come il Presepe in terracotta policroma (fine XV sec. MuNDA).

Saturnino Gatti – MuNDA – foto Leo De Rocco
Saturnino Gatti, Visione di Geremia - facsimile della Bibbia di Federico da Montefeltro, concessione Franco Cosimo Panini Editore (2003-2005)
Saturnino Gatti, Visione di Geremia – facsimile della Bibbia di Federico da Montefeltro, concessione ad Abruzzo storie e passioni dalla Franco Cosimo Panini Editore (2003-2005)

Saturnino Gatti è stato un artista poliedrico: oltre alla pittura (ricordo anche il suo capolavoro, gli affreschi di San Panfilo a Torninparte, sui quali dedicherò un articolo a parte) e alla scultura, si dedicò anche alla miniatura.

A lui è stata attribuita la paternità, in collaborazione con altri artisti della citata bottega toscana del Verrocchio, della Sacra Bibbia miniata voluta e commissionata da Federico da Montefeltro per uso personale e per arricchire la sua preziosa biblioteca. La realizzazione della Bibbia fu resa possibile grazie anche alla possibilità dell’allora signore di Firenze Lorenzo de’ Medici.

Realizzata a Firenze (quindi Saturnino soggiornò tra la città Toscana e Urbino alla corte del Duca Federico da Montefeltro, non si trattò dunque di un viaggio sporadico, ma di una permanenza in loco) fra il 1477 e il 1478 (sono due volumi) quando Saturnino Gatti era ventenne, è uno dei tesori della Biblioteca Apostolica Vaticana che la conserva dal 1657 e uno dei capolavori di stampa libraria e miniatura di tutti i tempi.

Secondo alcuni (Ferdinando Bologna) le pagine più belle sono proprio quelle decorate da Saturnino.

Sulla preziosa Bibbia miniata cito ancora Sgarbi: “…Se, dunque, Saturnino aveva rapporti con Federico non poteva non essere che grande come Piero della Francesca. Il primo potente d’Italia chiama Saturnino perché lo ritiene eccellente.

Saturnino Gatti e Silvestro dell’Aquila sono dunque tra i più importanti rappresentanti dell’arte rinascimentale abruzzese, di quel periodo che è stato artisticamente florido anche nella nostra regione e che vide protagonisti, oltre ai due, anche altri artisti fondamentali: Andrea de’ Litio, Nicola da Guardiagrele, Giacomo da Campli, Polidoro da Lanciano, Andrea Solario, Bernardino di Cola del Merlo, autore, insieme a Sebastiano da Casentino del bellissimo polittico di San Lorenzo in Pianella, eppoi ancora Pompeo Cesura, Cola dell’Amatrice, Francesco da Montereale…

Il deposito temporaneo qui a Celano si è reso necessario dopo il terremoto del 2009. Prima del terremoto le due statue erano esposte nel Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila, potrete di nuovo ammirarle, insieme alla splendida collezione museale nel nuovo MuNDA. Tra le altre opere troviamo altri capolavori della scultura abruzzese, come questo Cristo alla colonna, di Pompeo Cesura (L’Aquila 1510 – Roma 1571), altro fondamentale artista, scultore ma anche pittore e incisore.

Cristo alla Colonna, 1566 – Museo Nazionale d’Abruzzo – foto Leo De Rocco

Autore/Blogger: Leo De Rocco

Segue galleria fotografica

Copyright – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Fonti: Frances Clemente, “Le Martire de Saint Sebastian di Gabriele D’Annunzio” Mimesis Journal – Ferdinando Bologna “Saturnino Gatti, pittore e scultore nel Rinascimento aquilano” Textus Editore – Foto: Leo De Rocco (compreso copertina): aprile e giugno 2015, Castello di Celano (Aq) Museo di Arte Sacra Senza autorizzazione non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo – Pictures: no use is permitted without authorization Note: 1) Frase attribuita a Michelangelo Buonarroti; Per un approfondimento sulla figura di Saturnino Gatti, vedi l’articolo Saturnino Gatti e il Rinascimento Abruzzese (in questo blog) Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it – Articolo aggiornato a luglio 2022

Galleria Fotografica

Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, dettaglio – foto Leo De Rocco
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano 1478 – giugno 2015
David, Verrocchio, 1477, dettaglio proposto dal prof Ferdinando Bologna a confronto con il San Sebastiano di Silvestro dell’Aquila
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano 1478 – giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano 1478 – giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano 1478 – giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano 1478 – giugno 2015

Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - aprile 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – aprile 2015
San Sebastiano, 1478, Silvestro dell'Aquila - aprile 2015
San Sebastiano, 1478, Silvestro dell’Aquila – aprile 2015
Castello di Celano, giugno 2015
Castello di Celano, giugno 2015
San Sebastiano, 1517, Saturnino Gatti - aprile 2015
San Sebastiano, 1517, Saturnino Gatti – aprile 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, dettaglio, giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, dettaglio, giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
Castello di Celano, giugno 2015
Castello di Celano, giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478 - giugno 2015
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
Silvestro dell'Aquila, San Sebastiano, 1478
Silvestro dell’Aquila, San Sebastiano, 1478 – giugno 2015
San Sebastiano, Silvestro dell'Aquila, foto d'epoca
San Sebastiano, Silvestro dell’Aquila, foto d’epoca
Castello di Celano, giugno 2015
Castello di Celano, giugno 2015

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