I Pellegrini di Vacri

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Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi.

Italo Calvino

Vacri e San Biagio

Vacri è un piccolo paese collinare dell’entroterra chietino. Dalla piazza principale, dominata dalla chiesa patronale intitolata a San Biagio, costruita nella seconda metà del Settecento in stile barocco e tardo barocco, si ammira un bel panorama, che spazia dal Gran Sasso alla Maiella, nel mezzo un rilassante paesaggio collinare che sfuma all’orizzonte in direzione del mare.

Un tempo da queste parti passava il tratturo Centurelle – Montesecco, i vacresi commerciavano con pastori, viandanti e pellegrini il vino e la lana. Non mancavano le “ciambelle di San Biagio”, un dolce preparato ancora oggi qui a Vacri i primi di febbraio. Secondo la tradizione popolare le ciambelle proteggono dal mal di gola, per questo prima di mangiarle devono essere benedette nella chiesa di San Biagio, il santo protettore della gola.

I dolci di San Biagio tradizionalmente preparati il 3 febbraio, in Abruzzo prendono forme diverse a seconda delle zone. Mentre a Vacri e in genere nel chietino hanno la forma di una ciambella, a Taranta Peligna e nella Valle Peligna prendono la forma di una mano e si chiamano “panicelle”. La forma della mano richiama quella di San Biagio, vescovo armeno e medico, vissuto nel III sec. nella città turca di Sebaste, il quale chiamato da una mamma disperata per via del figliolo che stava soffocando a causa di una lisca conficcata nella gola, diede al ragazzo una mollica di pane, impartendo su di essa il segno della croce. La mollica benedetta rimosse la lisca e il ragazzino si salvò.

Il duomo di San Flaviano a Giulianova custodisce un prezioso reliquiario di San Biagio, un braccio in argento con mano beneficente datato 1394, attribuito all’orafo Bartolomeo di sir Paolo da Teramo. L’opera fa parte del tesoro della Collegiata di San Flaviano, una delle poche testimonianze, insieme alla chiesa di Santa Maria del Mare, dell’antica Castrum San Flaviano.

Nella chiesa patronale di Vacri si rinnova anche un’antica tradizione popolare che coinvolge l’intera comunità locale nelle prime due settimane di maggio, si tratta di un pellegrinaggio che da Vacri raggiunge ogni anno Francavilla al Mare. È una tradizione molto sentita dai vacresi e consiste in una serie di riti, tutti regolarmente scanditi da centinaia di anni. Sono venuto a Vacri per assistere alle fasi di questa tradizione e per raccontarvi la storia.

Il primo pellegrinaggio

Ogni anno a maggio, nel mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, per grazia ricevuta i vacresi si recano in pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie, percorrendo a piedi, tra andata e ritorno, una quarantina di chilometri. Il santuario di Francavilla al Mare, meta dei pellegrini, dominava quello che in passato era un caratteristico paese marinaro, abitato soprattutto da pescatori e contadini.

L’edificio di culto era annesso a un monastero, nel 1902 dichiarato monumento nazionale, ma fu completamente distrutto durante gli eventi bellici del 1943-44, con esso fu cancellato il quartiere dei pescatori e tutto l’antico paese di Francavilla al Mare. Sull’argomento rimando all’articolo “Storie di guerra, Francavilla al Mare e Ortona”, in questo blog. Come vedremo al termine di questo racconto, i tragici eventi bellici non impedirono ai vacresi il ripetersi del loro pellegrinaggio a Francavilla.

Una lontana primavera

Il primo pellegrinaggio dei vacresi si tenne in una primavera della metà del XVII secolo, alcune fonti riportano l’anno esatto, il 1643, allorquando, secondo il racconto popolare, violente grandinate si abbatterono sull’Abruzzo, in particolare fu colpita la Val di Foro. I vacresi rivolsero le preghiere alla Madonna delle Grazie di Francavilla al Mare, chiedendo alla Vergine la protezione del loro paese e dei loro raccolti dalle avversità atmosferiche e promettendo alla Madonna di celebrarla ogni anno raggiungendo a piedi il santuario mariano affacciato sul mare francavillese.

Il Mese Mariano e il Rosario, tra arte e storia.

Il pellegrinaggio si svolge nel mese di maggio in quanto il culto cattolico dedica questo mese alla Madre di Gesù. Restando in Abruzzo oltre a quello di Vacri anche un altro pellegrinaggio, seppur storicamente di origine più recente, è molto sentito dai fedeli. Sempre a maggio, la prima domenica, centinaia di fedeli di Gioia dei Marsi camminano per circa 40 chilometri attraversando i paesi di Venere dei Marsi, Pescina, Forca Caruso, Goriano Sicoli e Raiano, fino a raggiungere la Madonna della Libera a Pratola Peligna.

La Madonna di Pratola Peligna è venerata dai fedeli per aver salvato nel 1500 gli abitanti del paese dalla peste. Quando arrivano al santuario pratolano i pellegrini raggiungono in ginocchio l’altare, rivolgendo canti alla Vergine; quando escono dalla chiesa non danno le spalle alla statua della Madonna, come vedremo una usanza presente anche a Vacri. Il pellegrinaggio al santuario di Maria Santissima della Libera di Pratola Peligna ebbe inizio nella seconda metà dell’800.

Come nasce il Mese Mariano? Bisogna fare un salto indietro nel tempo e arrivare al Medioevo, l’epoca in cui nacque il Rosario, ovvero una collana religiosa tenuta tra le mani che accompagna preghiere e invocazioni. Il Rosario prende il nome dai fiori, soprattutto dalle rose, quindi dalla primavera. Ghirlande di fiori venivano offerte alla Madonna già nell’antichità. Nel XIII secolo il re castigliano Alfonso il Saggio celebrava Maria come: “Rosa delle rose, fiore dei fiori”. Seguì un frate domenicano, che nel Trecento scrisse: “Sii benedetta tu aurora nascente, sopra tutte le creature, e benedetto sia il prato di rose rosse del tuo bel viso, ornato col fiore rubino della eterna Sapienza”.

Sulla facciata dell’abbazia di San Clemente a Casauria, opera di artisti e maestranze giunte dalla Borgogna e dalla Puglia bizantina, chiamati nel XII sec. dagli abati Leonate e Gioele, troviamo scolpito un elogio alla Sapienza di Maria tratto dal libro del Siracide (Antico Testamento): “Quasi platanus exaltata sum iuxta aquam”, con un riferimento alle rose, infatti la citazione completa è: “Son cresciuta alta come cedro del Libano e come cipresso dei monti dell’Ermon. Son cresciuta come una palma d’Engaddi, come un roseto di Gerico, come ulivo che spicca in pianura, mi sono fatta alta come platano.”

Ancora avanti nel tempo arriviamo nel ‘500, quando San Filippo Neri insegnava ai giovani come ornare l’immagine della Madonna con ghirlande di fiori e nel maggio del ‘600, la stessa epoca che vide nascere il Pellegrinaggio di Vacri, si incominciò a dedicare alla Madonna preghiere e canti. Nel 1725 un padre gesuita, Annibale Dionisi, pubblicò un testo religioso dal titolo “Il mese di maggio dedicato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù.” Nel 1902 Gabriele d’Annunzio racconta nelle “Novelle della Pescara” un’antica tradizione popolare diffusa a Torricella Peligna. A maggio in onore della Madonna delle Rose “uomini e fanciulli, coronati di rose e bacche rosee, salgono in pellegrinaggio al Santuario, sopra una rupe dov’è l’orma di Sansone“.

Nella iconografia relativa alla rappresentazione della Madonna nella storia dell’arte, le ghirlande di fiori sono presenti nelle opere soprattutto dal ‘600 in poi. Nel Rinascimento, come potete vedere dalle opere che propongo nella galleria fotografica, di Pietro Vannucci detto il Perugino e dell’abruzzese Saturnino Gatti, vengono raffigurati fiori che adornano l’immagine sacra. Anche Caravaggio dipinge la Madonna del Rosario. Si tratta di una pala d’altare destinata alla chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli ma, coerentemente con la sua arte rivoluzionaria, si allontana dalla iconografia ufficiale mettendo in risalto non i fiori, ma la collana del Rosario insieme alla povera gente del popolo, con le mani tese per chiedere di ottenere una grazia; nel mentre la Madonna con il Bambino, raffigurata assisa in trono sotto un drappo rosso, concede la sua approvazione a San Domenico.

La Madonna del Rosario trae origine dall’apparizione della Vergine Maria a San Domenico nel 1208, per questo motivo nel dipinto di Saturnino Gatti e in quello di Caravaggio appare ritratto il frate Domenico di Guzman (San Domenico). Non a caso l’opera di Saturnino Gatti era destinata alla chiesa di San Domenico a L’Aquila, come la bella pala d’altare dipinta, citando appunto Saturnino Gatti, Giulio Cesare Bedeschini. La Madonna, raffigurata in trono con Bambino, è affiancata da due angeli portatori dei Rosari. La Madonna è ritratta nel momento in cui dona un rosario ad un giovane devoto presentato da San Domenico. A destra è rappresentata Santa Caterina da Siena. In alto alcuni angeli sostengono tre scudi con i misteri del Rosario. Questo dipinto è considerato dagli aquilani “miracoloso” in quanto durante il disastroso terremoto del 1706 la chiesa di San Domenico a L’Aquila crollò travolgendo circa 800 fedeli, in quel momento riuniti per la messa della Candelora. Rimase illesa solo la Cappella del Rosario che ospitava il dipinto di Bedeschini.

Nel dipinto della pittrice bolognese Elisabetta Sirani (1638 – 1665), presente nella collezione del Museo di Washington dedicato alle “donne nell’arte”, il bambino Gesù cerca di incoronare Maria con una ghirlanda di rose. La Madonna è ritratta con lineamenti dolci e materni e un copricapo tipico delle contadine. Anche la Madonna di Vacri, ritratta nel dipinto devozionale che i pellegrini vacresi portano ogni anno in corteo, per mano, come vedremo, di una ragazzina estratta a sorte, è rappresentata circondata da una ghirlanda di fiori.

Francesco Paolo Michetti, Gabriele d’Annunzio e i Pellegrini di Vacri.

Da secoli il percorso effettuato dai pellegrini durante le ore notturne fino all’alba si snoda per decine di chilometri, tra valli e campagne ricche di vigneti e uliveti, in uno scenario tipicamente abruzzese, con la Maiella, il Gran Sasso e il mare Adriatico che fanno da cornice. Durante il lungo cammino i pellegrini sostano in alcune chiese campestri e attraversano i territori dei paesi limitrofi: Villamagna, Ari, Miglianico. Quando sono prossimi alla meta francavillese, i pellegrini transitano anche davanti al Convento Michetti.

Francesco Paolo Michetti, celebre pittore, ma anche importantissimo fotografo (fu uno dei primi fotografi italiani) immortalò più volte i pellegrini nel loro consueto transito annuale davanti alla sua casa-convento sulla collina francavillese. Le sue furono in assoluto le prime foto scattate ai pellegrini di Vacri. Era il lontano 13 maggio 1888, una domenica. In quello stesso giorno il Brasile abolì la schiavitù, ma quello fu una anno ricco di avvenimenti nel mondo: entrarono in commercio le prime fotocamere col marchio “Kodak”; la Cina costruì la prima ferrovia; a Londra venne trovata la prima vittima di Jack lo Squartatore; l’inventore Emile Berliner brevettò il primo grammofono e l’attivista americana Susan Brownel Anthony organizzò a Washington un congresso per i diritti delle donne.

Nelle immagini scattate da Michetti (vedi galleria fotografica) appare un gran numero di pellegrini. Probabilmente all’epoca al rito devozionale partecipavano, insieme ai cittadini di Vacri, anche gli abitanti dei paesi limitrofi della Val di Foro, oppure erano fedeli francavillesi andati incontro ai vacresi. La maggior parte erano donne, ognuna vestita con abiti umili, come la povera gente ritratta da Caravaggio e come, del resto, era povera Maria di Nazareth, la ragazzina palestinese di 15 anni che diventerà la Madre di Gesù. Le donne avevano in mano un cero e qualcuna, com’era d’uso, recava sul capo un canestro, forse contenente le provviste; mentre altre trasportavano una piccola sporta.

Anche il più illustre ospite, nonché assiduo frequentatore del Cenacolo Michettiano, Gabriele d’Annunzio, fu testimone diretto del pellegrinaggio vacrese. Il Vate conosceva bene il culto della Madonna delle Grazie, è molto probabile che era a fianco del suo amico Michetti durante i citati scatti fotografici. Sempre nel maggio 1888 Gabriele d’annunzio scrisse un articolo per il giornale romano “La Tribuna” in cui descrive le donne in processione durante la festa dedicata alla Madonna delle Grazie a Francavilla al Mare. Nella foto che propongo si notano le donne scalze, ma ornate di antichi gioielli abruzzesi, come gli orecchini “sciacquajje” e la collana “cannatore”, sul capo recano conche di rame e canestri decorati con tessuti colorati, spille e collane d’oro, colmi di fiori e doni, olio, vino, pane e spighe di grano, in segno augurale e di abbondanza. Sulla storia dei gioielli e dell’arte orafa abruzzese rimando all’articolo: “Arte orafa abruzzese, Nicola da Guardiagrele, il corallo di Giulianova e l’oro di Scanno”, in questo blog. Dopo la distruzione del Santuario della Madonna delle Grazie la festa con la processione descritta da d’Annunzio non esisterà più, al suo posto sarà istituita una festa dedicata a San Rocco, celebrata dal dopoguerra fino agli anni 70-80.

I riti del pellegrinaggio di Vacri

Il corteo dei pellegrini ha come protagonista una ragazzina, estratta a sorte la domenica che precede il pellegrinaggio, incaricata insieme ad altre due aiutanti sue coetanee di trasportare per l’intero percorso il quadro che raffigura la Madonna delle Grazie. La scelta della ragazza e delle sue aiutanti segue una ritualità antica e coinvolge con una toccante carica emotiva l’intera comunità locale.

A Vacri nelle prime ore della domenica dedicata alla estrazione a sorte alcuni paesani, appositamente designati da un comitato cittadino, bussano alle porte delle abitazioni per cercare una ragazzina di non più di 15 anni che dovrà avere “l’onore” di portare l’immagine della Madonna lungo tutto il percorso descritto. “La Madonn’ te va cerchenne” – traduzione: “La Madonna ti sta cercando” – così sento esclamare da alcuni vacresi raggruppati nei pressi della chiesa patronale di San Biagio.

Era un modo scherzoso rivolto ad alcune ragazze incrociate sulla piazza per invitarle a partecipare al sorteggio per l’imminente pellegrinaggio. Parole pronunciate in un contesto giocoso, ma rendono l’idea del clima respirato qui a Vacri nei primi giorni di maggio. Un clima di attesa, che la comunità di questo piccolo paese vive unendo tradizione e sacralitá, folclore e religione.

Il sorteggio

Nel tardi pomeriggio dello stesso giorno i bigliettini con i nomi delle ragazzine vengono portati nella chiesa di San Biagio. Al tramonto la chiesa è già gremita fino all’inverosimile. Tutta la popolazione del paese è accorsa, ad essa si sono uniti numerosi fedeli provenienti dai paesi limitrofi. Ci sono anche alcuni emigranti originari di Vacri, ritornati dall’estero o da città lontane appositamente per questa ricorrenza. Nella chiesa le donne intonano canti, preghiere e invocazioni alla Madonna. Tutti sono ansiosi di conoscere il nome della fortunata fanciulla che avrà l’onore, insieme alle sue aiutanti, di aprire il corteo dei pellegrini e di rappresentare la comunità di fedeli.

Intanto il quadro che raffigura la Madonna viene tolto dalla sua teca ed esposto agli astanti. Finalmente ha luogo il sorteggio. Il nome della prescelta verrà proclamato solo quando il bigliettino estratto subito prima reca la scritta: “Madonna delle Grazie”. Quando questo avviene (vedi galleria fotografica) la forte tensione emotiva viene sciolta da un lungo applauso liberatorio. Tutti i presenti si abbracciano commossi e le campane della chiesa suonano a festa. Sul piazzale esterno vengono esplosi alcuni petardi in segno di festa. I vacresi sono felici, la loro antica tradizione anche quest’anno si rinnova. La ragazzina si chiama Elvira, dal momento in cui è stata eletta è diventata un simbolo identitario per la comunità. Non appena è stato estratto il suo nome è stata subito circondata e abbracciata dai propri familiari e da tutti i paesani festanti. Molti di loro, soprattutto gli anziani, sono visibilmente commossi, alcuni piangono per l’emozione e tutti si mettono in fila per congratularsi e sfiorare con una mano l’immagine della Madonna delle Grazie.

Nei giorni seguenti l’intero paese è attraversato da un gran fermento. Vengono preparati i viveri che i pellegrini porteranno con loro durante il lungo percorso. Ma qualcuno, mi dicono, osserverà il digiuno fino al giorno seguente, così come si usava un tempo. Le donne invece preparano gli abiti che le tre ragazzine indosseranno durante il pellegrinaggio. Per l’importante evento, mi dicono le signore del paese, dovranno essere vestite “com’ na spos– traduzione: “come una sposa” – così come prescrive l’antica tradizione.

La notte del pellegrinaggio

Torno a Vacri la notte della vigilia (siamo al sabato successivo al sorteggio). Tutto il paese riempie la chiesa di San Biagio e la piazza antistante, si intonano canti e invocazioni alla Madre di Gesù. La ragazzina prescelta e i suoi familiari si avvicinano al quadro della Madonna delle Grazie, al loro passaggio i presenti quasi si inchinano in segno di rispetto.

Alle due di notte il misticismo presente in chiesa si può quasi toccare con mano. Improvvisamente, come se fosse stato dato un comando invisibile, tutta la folla dei pellegrini in silenzio inizia a formare una lunga colonna dietro al quadro che raffigura la Madonna, e molto lentamente tutti incominciano a indietreggiare, camminando all’indietro, per raggiungere l’uscita. Mi dicono che questa è l’antica usanza di non dare le spalle alla Madonna, la Regina del Cielo, e rappresenta anche un gesto augurale e propiziatorio. Così, camminando all’indietro, i pellegrini escono dalla chiesa.La piazza antistante viene illuminata da piccoli fuochi d’artificio e le campane suonano a festa. Il secolare pellegrinaggio di Vacri ancora una volta ha inizio.

Il corteo dei pellegrini attraversa il paese e imbocca una strada di campagna che conduce alla Val di Foro. Mi incammino con loro per un lungo tratto. Nonostante sia ormai notte fonda noto che le luci delle case lungo la Val di Foro sono tutte accese e gli abitanti salutano i pellegrini aspettandoli lungo la strada e affacciandosi dalle finestre, molte delle quali sono illuminate da lumi e candele. Il frastuono di piccoli fuochi di artificio si confonde con il suono delle campane proveniente dalla ormai lontana chiesa di San Biagio e riecheggia per la valle buia creando un’atmosfera quasi irreale.

I pellegrini cammineranno tutta la notte fino all’alba del mattino seguente, alternando canti religiosi dedicati alla Vergine con le preghiere del Rosario. Gli anziani di Vacri mi raccontano che anticamente alcuni pellegrini effettuavano a piedi nudi il percorso, in segno di devozione, penitenza ed ex voto.

L’arrivo dei pellegrini a Francavilla

All’alba del giorno seguente i pellegrini fanno sosta nella piccola chiesa di Santa Maria della Croce, alle porte di Francavilla al Mare, e nelle prime ore della mattina riprendono il cammino. In questa fase del pellegrinaggio, quando ormai i vacresi sono ormai prossimi alla meta, i cittadini di Francavilla vanno incontro ai pellegrini offrendo loro caffè e vivande per alleggerire le fatiche del cammino. Un incontro tra due comunità che ha il sapore antico di condivisione.

Dopo aver messo la sveglia e aver dormito solo un paio di ore, vado incontro anch’io ai vacresi per documentare il loro arrivo alla meta. Le due comunità si incontrano nella citata chiesa di campagna, Santa Maria della Croce, non molto lontano dal Convento Michetti. Il pellegrinaggio termina quindi nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore, dedicata a San Franco. La chiesa della Madonna delle Grazie, da secoli meta dei pellegrini di Vacri, fu travolta insieme all’antica Francavilla dalla furia dell’esercito tedesco. Ma nonostante la paura, la fame e le distruzioni, la tradizione e la fede non furono sconfitte. Quando in quel maggio del 1946 i pellegrini arrivarono a Francavilla trovarono solo montagne di macerie, ma erano comunque presenti per portare, come oggi, la loro preziosa testimonianza, che in quel triste maggio di guerra e distruzione si trasformò in un messaggio di pace, di speranza e di rinascita.

Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Vacri ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Giulianova e il Duomo di San Flaviano – Reliquiario di San Biagio, tesoro della Collegiata di San Flaviano e le ciambelle di San Biagio – Foto Leo De Rocco

Vacri, Val di Foro, la Maiella vista dal paese, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco

Francavilla al Mare, si intravede la chiesa della Madonna delle Grazie, meta dei pellegrini di Vacri, prima delle distruzioni della Seconda guerra mondiale – Archivio storico Giuseppe Iacone

Castiglione a Casauria – Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco

Madonna del Rosario, 1605, Caravaggio – Kunsthistorisches Museum Vienna

Madonna del Rosario, Saturnino Gatti, 1511 – Museo Nazionale d’Abruzzo MuNDA L’Aquila – L’immagine della Madonna è circondata da una mandorla di rose – a destra: Ghirlande di fiori dipinte sulle maioliche di Castelli (Te) – Annunciazione, XVIII sec. Museo Acerbo delle Ceramiche di Castelli, Loreto Aprutino – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Madonna con Bambino, 1663, Elisabetta Sirani – Museum of Woman in the Art – Washington – a destra: Madonna con Bambino, Pietro Vannucci detto Perugino, 1470 circa – Istituto di Francia, Parigi – Foto Leo De Rocco – Si noti la ghirlanda di rose bianche e rosse

Madonna del Rosario, 1612, Giulio Cesare Bedeschini – Museo Nazionale d’Abruzzo MuNDA L’Aquila – Foto Abruzzo storie e passioni

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Vacri – Val di Foro – vista panoramica dal paese con il Gran Sasso in lontananza, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco

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Napoli – Palazzo Zevallos – Francesco Paolo Michetti, autoritratto, 1877 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

I Pellegrini di Vacri arrivano a Francavilla al Mare (fine ‘800) – Foto di Francesco Paolo Michetti – Archivio storico Giuseppe Iacone per gentile concessione.

Francavilla al Mare, fine ‘800, maggio, festa della Madonna delle Grazie – Si notino le donne sfilare in processione a piedi nudi – a destra: Gabriele D’Annunzio nella sua casa di Francavilla al Mare – Archivio storico Giuseppe Iacone, per gentile concessione.

Vacri, maggio 2015 – Chiesa di San Biagio e il quadro che raffigura la Madonna delle Grazie- Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Vacri, maggio 2015, Chiesa di San Biagio, notte, il momento in cui il nome della ragazzina è stato estratto a sorte, i parenti e i paesani si congratulano – Foto Leo De Rocco

Vacri, maggio 2015 – l’omaggio dei vacresi alla Madonna delle Grazie, dietro al quadro ci sono le tre ragazzine estratte a sorte – Foto Leo De Rocco

Vacri, maggio 2015 – I Pellegrini di Vacri lasciano nella notte la chiesa camminando all’indietro fino all’uscita – a destra: I Pellegrini incolonnati dietro al quadro della Madonna, lasciano il paese e iniziano il cammino in direzione della Val di Foro e di Francavilla al Mare – Foto Leo De Rocco

Chiesa di Sant’Antonio Abate, nel territorio di Miglianico. Qui i pellegrini di Vacri fanno sosta prima di arrivare a Francavilla ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Francavilla al Mare, maggio 2015 – Sosta dei pellegrini a Santa Maria della Croce, e passaggio davanti al Convento Michetti – Foto Leo De Rocco

Maggio 2015, Francavilla al Mare – l’arrivo dei Pellegrini di Vacri nella chiesa di San Franco – Foto Leo De Rocco

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Maggio 1946, Francavilla al mare – l’arrivo dei Pellegrini di Vacri – i pellegrini con il quadro della Vergine davanti alle macerie della chiesa della Madonna delle Grazie, distrutta dalle mine tedesche – Archivio storico Giuseppe Iacone per gentile concessione.

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Copyright – Riproduzione riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici ‐ Ringrazio i cittadini di Vacri per la gentile collaborazione durante i miei sopralluoghiFoto storiche: tutte le foto storiche riprodotte in questo articolo fanno parte dell’Archivio di Giuseppe Iacone e sono protette da copyright, le foto sono tratte dal testo indicato nelle fonti – Foto di copertina: Pellegrinaggio dei vacresi a Francavilla (inizi ‘900) tratto da “Tradizioni popolari a Francavilla” di Giuseppe Iacone, 1996 – Fonti: Riccardo Maccioni su Avvenire “Ecco perché maggio è il mese di Maria”; “Tradizioni popolari a Francavilla” Edizione Azienda di Soggiorno Francavilla al Mare (1996) di Giuseppe Iacone; Madonna delle Grazie (1988) del medesimo autore; Francesco Paolo Michetti Fotografo (1975) di Marina Miraglia; Catalogo dei Beni Culturali, Ministero della Cultura.

Disponibile la versione in lingua inglese.

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The Pilgrims of Vacri.

During the first two weeks of May, a unique tradition has been renewed for centuries in Vacri (a picturesque village in the hills of the province of Chieti) that involves the entire community of the village. This tradition includes several rituals, all regularly marked since hundreds of years. In May 2015, I attended all the phases of these rituals; thus, I will try to narrate them for you in this article.

Every year, the people of Vacri make a pilgrimage to the Sanctuary of Our Lady of Graces for the graces that they had received, by walking for over forty kilometres (round trip). The sanctuary of Francavilla al Mare, visited by the pilgrims of Vacri, was the setting in what once was a typical seaside village, mostly inhabited by fishermen (see photo). The religious building, which at the time was declared as a national monument, was destroyed during the hostilities of 1943-1944, along with the entire seaside village and most of the old village of Francavilla.

Way back in 1643 when violent hailstorms stroke Abruzzo, devotees of Vacri made a vow to Our Lady of Graces of Francavilla al Mare asking the Virgin to protect their land and their crops from the adverse weather conditions. The elders of Vacri report that ever since the village and its territory have not been affected by hailstorms anymore.

For centuries, the route taken by pilgrims of Vacri has run for dozens of kilometres between valleys and countryside full of vineyards and olive groves, in a typical scenario for the Abruzzo region, with the Majella and Gran Sasso mountains along with the Adriatic Sea encircling it.

The pilgrims perform the outward journey during the night and until dawn. During the long journey, they stop in some rural churches and also pass in front of the Michetti Convent, in their way to reach their destination at Francavilla.


Francesco Paolo Michetti, autoritratto, Museo Barbella, 2015

Francesco Paolo Michetti, self-portrait, Barbella Museum-Chieti, May 2015 – ph. Leo De Rocco


Francesco Paolo Michetti, a famous painter but also an important photographer (he was amongst the first Italian photographers), immortalised in several occasions the pilgrims of Vacri during their usual transit in front of the Convent. It just makes you wonder whether one of the greatest visitors of the Michetti Convent, namely Gabriele D’Annunzio, could have been one of the direct witnesses of such a pilgrimage. The bard surely knew the cult of Our Lady of Grace of Francavilla, as evidenced by an article that the poet wrote in the same year of the pictures of Michetti, in 1888 (…), for the Roman newspaper La Tribuna:

So magnificent processions with music and litanies take place through the winding streets of Francavilla, under silk drapes hanging from the balconies, strings of myrtle, and wreaths. These processions will last for five days and are truly a spectacle. During the Feast of Our Lady of Grace peasant women bear gifts, behind the sacred statue. A long queue of women, as the canephore Athenians in Panathenaea, is advancing with measured steps. Each woman pompously holds a basket on her head, a pot, a bowl, with wheat, oil, wine, and all sorts of offers; and the baskets are adorned with multicoloured kerchiefs, necklaces with gold pins, earrings, rings. the aptitudes are composed. almost rigid, as the primitive carvings; and I do not know what aura of ancient religion involves the simple women that bring to the Goddess the crops of the land that was fertilised with fatigue by their husbands.


D'Annunzio ritratto da Michetti, Museo Barbella, 2015

Gabriele d’Annunzio in a portrait by Michetti, Barbella Museum -Chieti, May 2015 – ph. Leo De Rocco

The procession of pilgrims of Vacri has a girl as its protagonist, randomly selected on the Sunday before the pilgrimage and charged, along with two other assistants of her age, to carry

the image of Virgin Mary during the entire journey. The choice of the girl follows an ancient ritual and involves the entire local community in a touching emotional charge.

In the early hours of Sunday before the pilgrimage, some villagers in Vacri, specially appointed by a city committee, knock on the doors of neighbours to find a girl of no more than 15 years that will have the “honour” to bring the image of Virgin Mary along the walking route from Vacri to Francavilla (and vice versa).

Whilst in Vacri and attending in these early stages of the tradition, I heard these strange local dialect words spoken by a group of men against a few girls who were passing by the way: “La Madonn’ te va cerchenne” (translation: “The Virgin Lady is looking for you“), which is an invitation for the girls to participate in the draw for the pilgrimage. These words are playful, but give an idea of the emotional atmosphere of this small village of Abruzzo in the early days of May. An atmosphere of expectation that marries tradition and sacredness, folklore and religion. The emotional intensity of these very old rituals and the pathos expressed by the community of this small village in Abruzzo also affect those who, like myself, were there as observers.

In the late afternoon of the same day, the cards with the names of the girls are brought into the church of the village, which is dedicated to San Biagio. At sunset, the church is already overcrowded: the entire population of the village is there, joined by a great number of believers from neighbouring villages. Whilst in the church, the women sing songs and prayers to the Virgin Mary.

The icon depicting the Virgin is removed from its case and is exhibited to the bystanders. Finally, the draw takes place. The name chosen will be announced only when a card, extracted immediately before, bears the inscription: “Our Lady of Grace”. When this happens, the strong emotional stress is dissolved by a long liberating applause. Everyone present is touched and embraces each other and the church bells ring to let the celebration begin. Outside the church there are some fireworks for the celebration.

The girl seems to be shrouded in a cloak of sacredness: from that moment and for the next few days she will be the star and the symbol of the community. Immediately after her name is announced, she becomes surrounded and embraced by her relatives and all the celebrating villagers, many of which are visibly moved, some cry with emotion and all line up to pay homage and to touch with one hand the icon of the Virgin. (see photo).

In the following days, the entire village is unrest as they are busy preparing the food that pilgrims will bring with them during the long journey and the clothes that the three girls will be wearing during the pilgrimage. For this important event, the girls will be dressed “come na spos’” (translation: “as a bride”), as prescribed by the ancient local tradition.

The night before, the whole village fills up the church of San Biagio and the square in front, where songs and prayers are sung to the Virgin Mary. The chosen girl and her family approach the painting of Our Lady and, as they pass, the crowd almost bows out of respect for the honour that fate has given them. At two o’clock in the morning, one can almost feel the surrounding mysticism.


Vacri 2015, uscita dalla Chiesa senza voltarsi.

Pilgrims of Vacri walking backwards. May 2015 – ph Leo De Rocco

Suddenly, as if a very specific command had been given, the whole crowd starts to form a long queue behind the painting of the Virgin Mary and all slowly begin to retreat without looking back. Thus, walking backwards, the pilgrims leave the church. The square in front of the small church is illuminated by fireworks and the bells ring in celebration. The pilgrimage is about to begin.

The procession of the pilgrims crosses the village and then takes a rural road that leads to Val di Foro. Even though it is now late in the night, the lights of the houses are still on and all the inhabitants of the valley, who are waiting along the road, greet the pilgrims. Many windows and balconies are illuminated by candles and, sometimes, small fireworks are detonated. The sound of the bells of Vacri in celebration still echoes to the dark valley and it overall creates an almost unreal atmosphere.

The pilgrims of Vacri will walk all night until the sunrise of the following morning, alternating hymns dedicated to the Virgin with prayers of the Rosary. It is said that in ancient times some pilgrims carried out part of the route barefoot, as a sign of devotion and repentance.

At the dawn of the next day, while approaching the destination, the citizens of Francavilla al Mare meet the ones of Vacri and bring them coffee and food to alleviate the fatigue of the long journey. The meeting between the two communities takes place in a small country church, Santa Maria della Croce, near the Michetti Convent.


Pellegrini vacresi sulle macerie del vecchio santuario francavillese. Maggio 1946

The Pilgrimage on the ruins. May 1946 – Giuseppe Iacone Historical Archive

The ancient sanctuary of the Our Lady of Graces, the destination of pilgrims from Vacri, was undermined and destroyed by the Germans during the Second World War. Despite the war, the pilgrimage was not interrupted; however, when the pilgrims of Vacri arrived there, they found the sanctuary and the seaside village in ruins.

Leo De Rocco

The cover photo shows the pilgrimage of the people of Vacri in Francavilla (in the early 1900s). Sources: “Tradizioni popolari a Francavilla” (1996) by the historic Giuseppe Iacone of Abruzzo; “Madonna delle Grazie” (1988) by the same author; “Francesco Paolo Michetti Fotografo” (1975) by Marina Miraglia. The modern-day photos were taken by me within the first two weeks of May 2015. I would like to thank the citizens of Vacri for their kind availability and collaboration.

Copyright Restrictions: The pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use them without any written authorisation – Author/Blogger: Leo De Rocco derocco.leo@gmail.com


2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Francesco Francesco ha detto:

    Complimenti per il bel materiale raccolto (le foto di F.P.Michetti non le avevo mai viste) e per il testo: corretto nei dettagli.
    PS. Che bel blog! Tanti Auguri!
    Francesco, un vacrese.

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  2. Avatar di Leo De Rocco leoderocco ha detto:

    Bellissima ed emozionante esperienza a Vacri. Grazie infinite Francesco!

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