Tra arte e devozione: Il Voto di Michetti e il culto di San Pantaleone a Miglianico

Il Voto, 1883, Francesco Paolo Michetti, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Il Voto di Francesco Paolo Michetti, una delle opere più iconiche della pittura italiana dell’Ottocento, rappresenta il punto di passaggio tra un Abruzzo arcaico contraddistinto da riti devozionali, folle penitenti e fede popolare e la sua trasfigurazione artistica, che diventa immagine e memoria collettiva. Michetti, affiancato dal giovane Gabriele d’Annunzio, non si limita a rappresentare una scena religiosa, ma fissa sulla tela un Abruzzo sospeso tra fede e superstizione.

Il rito di San Pantaleone celebrato a Miglianico diventa così racconto visivo, documento antropologico e visione poetica, capace di restituire con straordinario realismo l’intensità emotiva di una comunità. Da questo intreccio artistico e sociale, prende avvio il viaggio tra Roma e Miglianico, tra museo e paese, tra l’opera di Michetti e ciò che ancora sopravvive di quel rito antico.

San Pantaleone! San Pantaleone! Fu un immenso grido unanime di disperati che chiedevano aiuto. Tutti, in ginocchio, con le mani tese, con la faccia bianca, imploravano. San Pantaleone!

Gabriele d’Annunzio, 1883.

Roma

Se vi capita di visitare la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma, uno dei più importanti musei italiani, tra le pregevoli opere della collezione non dimenticate di ammirare anche il capolavoro di Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851 – Francavilla al Mare, 1929).

Impossibile non notare quella tela di ben sette metri di lunghezza per oltre due di altezza dal titolo icastico, Il Voto, che l’artista realizzò tra il 1881 e il 1883 suscitando clamore e interesse alla Esposizione Internazionale d’Arte di Roma. Il successo fu anche economico: l’acquisto dello Stato italiano dell’opera frutterá a Michetti quaranta mila lire, cifra di riguardo per l’epoca, che il pittore utilizzerà per comprare un quattrocentesco convento abbandonato, Santa Maria del Gesù, sulla collina di Francavilla al Mare, trasformandolo in abitazione, studio e raffinato cenacolo culturale, frequentato da artisti e intellettuali italiani e stranieri.

Già in precedenza il pittore aveva fatto costruire sulla spiaggia francavillese un eclettico studio-atelier, tutto in tufo e arredato con “grandi tende verdi mosse dalla brezza marina”, come annotò il suo caro amico Gabriele d’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938).

Nel 1943 quel luogo fu spazzato via dal catastrofico tsunami bellico scatenato dall’esercito tedesco, che cancellò anche il vicino Palazzo Sirena e l’antico paese di Francavilla al Mare. Prima di minare la cittadina i tedeschi avevano saccheggiato anche il santuario di San Pantaleone a Miglianico, rubando l’argento che rivestiva il busto del santo: proprio lo stesso simulacro che Michetti aveva immortalato nella grande tela oggi conservata a Roma.

Dalle distruzioni si salvarono il convento-abitazione di Michetti e il vicino convento di San Domenico, divenuto nel dopoguerra un museo, dove trovarono collocazione altre due monumentali opere michettiane: Gli Storpi e Le Serpi, ispirate ai viaggi compiuti dal pittore e fotografo in compagnia dell’allora giovane emergente Gabriele d’Annunzio tra i paesi abruzzesi.

Le Serpi (1900) rappresenta la tradizionale festa dei Serpari di Cocullo, dedicata a San Domenico, protettore contro la rabbia, il morso dei serpenti e il mal di denti; lo sfondo, tuttavia, riproduce un lato del Duomo di Guardiagrele. Gli Storpi (1900), invece, raffigura i poveri e i malati raccolti in preghiera, colti dal duo Michetti-d’Annunzio, mentre speravano di ricevere un intervento miracoloso nei pressi del santuario della Madonna dei Miracoli di Casalbordino.

Tra queste opere, insieme a La Figlia di Jorio (1895) conservata al Palazzo della Provincia a Pescara, Il Voto resta la più celebre. La tela restituisce con straordinario realismo la partecipazione popolare abruzzese a riti devozionali arcaici, carichi di tensione emotiva.

Le guide del museo romano illustrano ai visitatori la michettiana atmosfera evanescente: durante un rito chiamato l’Esposizione, tra ceri, candele e incenso, i fedeli strisciano a terra leccando il pavimento, fino a raggiungere il busto argenteo del Santo. Le guide più preparate citano il paese protagonista dell’opera: Miglianico e, accanto a San Pantaleone e Michetti, ricordano anche d’Annunzio, che accompagnò l’amico durante i sopralluoghi preparatori per la realizzazione del dipinto. Anni dopo lo scrittore farà confluire quelle esperienze nel racconto San Pantaleone, Gli Idolatri (1886).

L’Esposizione

Conoscevo il dipinto e la storia dell’antica devozione dei miglianichesi per San Pantaleone, ma osservando da vicino la grande tela a Roma mi sono chiesto cosa resti oggi di quei riti ancestrali, così intensamente vissuti nell’Abruzzo di fine Ottocento e fissati con il pennello e con la penna dai due artisti abruzzesi.

Il rito della Esposizione è ancora oggi una tradizione molto sentita a Miglianico, sebbene profondamente trasformato. Della “falange armata di falci, di ronche, di scuri, di zappe, di schioppi” non resta traccia, e i contadini che “per sciogliere un voto fatto, leccano il pavimento sporco di polvere e di fango, strisciando come rettili fino al busto d’argento del santo” sono svaniti come in un sogno surreale.

Eppure, Il Voto michettiano continua a esercitare una forza magnetica tale da suscitare il desiderio di visitare Miglianico e assistere di persona a ciò che sopravvive di quell’antica ritualità.

Miglianico

Nei giorni della festa di San Pantaleone decido cosi di recarmi a Miglianico per raccogliere testimonianze storiche, scattare fotografie e immergermi nell’atmosfera del luogo.

Una mattina afosa di fine luglio, mi accoglie Guglielmo, suddiacono della chiesa intitolata a San Michele Arcangelo, custode della statua di San Pantaleone. Ai tempi di d’Annunzio e Michetti – racconta –  la chiesa era più piccola e, ancora prima, fungeva da cappella privata dei baroni Valignani, antica famiglia di origine normanna, feudataria del borgo. Furono i Valignani, nel Cinquecento, ad ampliare l’attiguo castello, costruito sulle rovine delle torri medievali poste a difesa del paese dalle incursioni saracene.

E così scopro una curiosità architettonica: il castello che oggi si intravede ingoblato nelle abitazioni e nello stesso palazzo del municipio, negli anni Cinquanta del Novecento venne acquistato dalla famiglia Masci e restaurato sulla base di un progetto, definito “moderno”, dai famosi architetti Gio Ponti e Francesco Bonfanti. Ai lati di uno degli ingressi spiccano due grandi pigne in pietra, simbolo antico di augurio e buon auspicio, mentre lungo il muro di cinta si conserva una fontana con un mascherone, forse un fauno, residuo settecentesco di simbologie pagane.

L’ingresso originario della chiesa, da dove Michetti e d’Annunzio videro entrare i devoti miglianichesi, era situato lateralmente e arretrato di almeno dieci metri rispetto all’attuale facciata. Il suddiacono poi mi mostra il busto originale del Santo, che appare danneggiato: durante la guerra i tedeschi rubarono il rivestimento d’argento e trafugarono la testa, lasciando sul busto ligneo un’incisione sacrilega. La statua di San Pantaleone, invece, fu risparmiata.

Durante l’Esposizione il busto e la statua venivano deposti a terra per consentire ai fedeli di avvicinarsi, toccarli, baciarli e lasciare offerte. Tra queste, Michetti dipinse anche i tradizionali orecchini sciacquajje, tipici dell’oreficeria abruzzese, mescolati alle monete raccolte accanto al simulacro.

Entrando nel santuario, colpisce lo sguardo di San Pantaleone, custodito in un baldacchino ligneo dorato. L’espressione del Santo, intensa e quasi ipnotica, è rivolta verso un piedistallo settecentesco, chiamato dai miglianichesi lu trone (il trono). Gli anziani raccontano una tradizione ancora viva: nel momento della Esposizione occorre interpretare lo sguardo di San Pantaleone: se appare benevolo l’anno sarà propizio; se al contrario sembra severo e triste, presagisce tempi difficili. Una credenza che, tra fede e superstizione, continua a legare profondamente la comunità.

Scolpita nel XIV secolo secondo un modello romanico-bizantino, probabilmente di ambito abruzzese, la statua lignea del San Pantaleone attraversa secoli di storia. Ben prima delle razzie tedesche i miglianichesi avevano imparato a proteggere la loro statua più venerata. Per lungo tempo fu occultata nella valle sottostante l’abitato, in Contrada Piane, nei pressi di un ruscello dove oggi sorge una piccola chiesa rurale. Decido di fare un sopralluogo anche in quella zona, immersa nella campagna.

Il nascondiglio servì a sottrarre la statua dalle incursioni dei Saraceni che, durante una delle loro scorrerie lungo le coste abruzzesi, distrussero un’antica chiesa risalente al XIV secolo dedicata proprio a San Pantaleone, edificata proprio in quel luogo e dipendente del monastero di San Tommaso di Paterno, o San Tommaso Becket, a Caramanico Terme, una chiesa abbaziale che abbiamo raccontato in un altro articolo. La statua venne celata all’interno di una fornace e solo agli inizi del Seicento fu ritrovata e solennemente traslata nella chiesa-santuario di Miglianico, dove è ancora oggi custodita.

L′apparizione della reliquia mise un delirio di tenerezza nella moltitudine. Scorrrevano lagrime da tutti li occhi; e a traverso il velo lucido delle lagrime li occhi vedevano un miracoloso fulgore celeste emanare dalle tre dita in alto atteggiate a benedire.

Gabriele d’Annunzio, 1883.

Il rito

Il 26 luglio l’intero paese si ritrova nella chiesa di San Michele Arcangelo per rinnovare l’antico rito dedicato a San Pantaleone. Già nel tardi pomeriggio il santuario si riempie di fedeli; tra loro vi sono anche i figli e i nipoti degli emigranti miglianichesi che nel Novecento lasciarono l’Abruzzo per le Americhe, tornati appositamente per partecipare alla festa del Santo che continuano a riconoscere come Patrono.

Nonostante il caldo intenso, noto che la chiesa è gremita. Al termine delle preghiere, tutti si voltano verso la statua di San Pantaleone, collocata lateralmente nella navata, all’interno della grande teca dorata. Per alcuni minuti cala un silenzio profondo, carico di attesa, fino a quando i confratelli di San Pantaleone, riconoscibili dalla mozzetta rossa, si avvicinano lentamente.

In quel momento, senza distogliere lo sguardo dalla statua, i fedeli intonano un inno solenne, dal ritmo lento e lamentoso, una supplica collettiva che richiama quel “dolce lamento” evocato da García Lorca in una sua poesia (3). Il canto, rivolto al Santo affinché ascolti ed esaudisca le preghiere, accompagna un momento di intensa commozione popolare:

Chi nel mortale agone un difensor disia, del gran Pantaleone implori il pio favor. Le nostre preci ascolta benigno; o santo eroe: volgi lo sguardo, e volta a noi propizio il cor. Fa’ tutte in noi fiorire le nobili virtudi, che nel crudel martire formaron il tuo valor, Sia viva in noi la Fede, vigor le dia le Speme, onde all’eterna sede ci meni il santo Amor.

I confratelli rimuovono quindi la statua dalla teca e, mentre viene cosparsa d’incenso, la collocano lentamente sul “trono”, affinché tutti possano avvicinarsi, toccarla e venerarla. Nell’Ottocento, in questo preciso momento, i devoti si stendevano a terra, strisciando sul pavimento fino e raggiungere il busto argenteo del Santo per baciarlo e lasciare offerte votive. Oggi, pur nella trasformazione dei gesti, il rito conserva una solennità emozionante, che rappresenta l’anello di congiunzione con l’atmosfera “sacra e impressionante” descritta da Michetti e d’Annunzio.

Il il 27 luglio, giorno del martirio di San Pantaleone – avvenuto nel 305 a Nicomedia, nell’antica Bitnia – la statua viene portata in processione per le vie del paese e rimane esposta fino all’autunno, per circa tre mesi.

La tradizione agiografica ricorda Pantaleone come medico dell’imperatore romano d’Oriente Galerio, genero di Diocleziano. Per questo è venerato come protettore dei medici e delle ostetriche, insieme ai Santi Cosmo e Damiano. Il suo nome greco antico, Pantaleimon, significa “colui che ha compassione di tutti”.

In Abruzzo il culto è attestato anche a Frisa e a Pianella; a Lanciano, nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, la tradizione popolare colloca i simboli del martirio e un reliquiario contenente il sangue del Santo.

Michetti e d’Annunzio: fuga da Miglianico

Luglio 2015, Santuario di San Pantaleone, l’aneddoto di Michetti e d’Annunzio nel disegno di un alunno della scuola elementare di Miglianico – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Durante la loro permanenza a Miglianico, Michetti e d’Annunzio furono protagonisti di un episodio curioso, sospeso tra cronaca e leggenda, ancora oggi ricordato nella memoria collettiva del paese.

I due artisti furono accusati dalla folla di aver provocato una violenta grandinata estiva accompagnata da tuoni e lampi, che avrebbe messo a rischio il raccolto. A scatenare il timore furono i flash al magnesio della macchina fotografica di Michetti, uno dei primi fotografi italiani. In un’epoca in cui tali apparecchi erano rarissimi, quei bagliori improvvisi, tra candele e fumi d’incenso, irruppero nella penombra sacra come veri lampi temporaleschi, suscitando paura e superstizione.

Il racconto viene ancora oggi tramandato ai bambini delle scuole di Miglianico, come esempio di memoria che valorizza e conserva le radici storiche e culturali locali. Durante i miei sopralluoghi a Miglianico ho fotografato un simpatico disegno, eseguito da un bambino nell’ambito delle attività didattiche della scuola, che riassume l’episodio con lodevole creatività: “D’Annunzio subito rientrò dal balcone. Michetti, invece, voleva recuperare l’apparecchiatura fotografica che costava tanti soldi”, scrive il piccolo autore.

In un contesto profondamente legato alla ritualità tradizionale, ogni interferenza esterna veniva percepita come una profanazione. Il temporale, scoppiato proprio durante la visita dei due artisti, fu così interpretato come conseguenza della presenza in paese di “strani forestieri”, apparsi armati di macchina fotografica, taccuini, sui quali d’Annunzio annotava ogni cosa, e cartoni da disegno.

I devoti dell’epoca, gente umile dedita al duro lavoro nelle campagne, rimasero stupiti vedendoli arrivare: d’Annunzio aveva appena diciotto anni, mentre Michetti ne aveva trenta. La visita a Miglianico fu una delle primissime tappe di una lunga serie di viaggi intrapresi dai due nella regione: Casalbordino, Abbazia di San Clemente a Casauria, Orsogna, San Vito Chietino, e in molti altri luoghi, alla ricerca delle antiche tradizioni popolari destinate a diventare materia viva di pittura e letteratura.

Il Cenacolo miglianichese di Donna Ernestina Vicini-Ciavolich

L’aneddoto legato alla visita di Michetti e d’Annunzio a Miglianico si intreccia con la storia di una delle famiglie più rappresentative del paese: i Ciavolich, proprietari dell’omonima cantina, tra le più antiche d’Abruzzo e dell’Italia centro-meridionale. Il legame tra la famiglia Ciavolich e Miglianico è profondo e documentato, anche sul piano sociale e culturale.

Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca del paese e  l’insediamento delle truppe nel palazzo di famiglia, i Ciavolich misero a disposizione della popolazione le grandi grotte utilizzate per la fermentazione del vino. Quegli ambienti ipogei divennero per mesi un rifugio sicuro per i miglianichesi, offrendo protezione dai bombardamenti e dalle violenze del conflitto.

Originari della Bulgaria e dediti inizialmente al commercio della lana, i Ciavolich, giunsero a Miglianico nel Cinquecento. Fu però nel Settecento che avviarono la coltivazione della vite, attività che condusse nel 1853 alla fondazione della prestigiosa Cantina Ciavolich, destinata a ottenere riconoscimenti in Italia e all’estero. Negli anni Sessanta del Novecento, grazie a Donna Ernestina Vicini, moglie di Don Giuseppe Ciavolich, la famiglia ereditò vigneti e uliveti a Loreto Aprutino, un passaggio che porterà nel 2011 al trasferimento dell’azienda tra le colline loretane.

Nel corso delle mie ricerche ho rintracciato la discendente della famiglia, Chiara Ciavolich, presidente dell’azienda di famiglia dal 2004, dalla quale ho potuto ottenere informazioni e documenti preziosi per completare il quadro storico di questo articolo.

Alla fine dell’Ottocento Donna Ernestina Vicini fu infatti una figura centrale della vita culturale locale: i suoi salotti letterari rappresentarono un vero cenacolo intellettuale, frequentato da Gabriele d’Annunzio, Francesco Paolo Michetti, Costantino Barbella e da altri protagonisti della scena artistica del tempo. Proprio durante i sopralluoghi fotografici effettuati a Miglianico per la preparazione del Voto, Michetti fu ospite di Donna Ernestina, con la quale intratteneva un rapporto di sincera amicizia.

Grazie alla gentile concessione della famiglia, è stato possibile pubblicare in esclusiva per i lettori di questo blog, un estratto inedito del carteggio tra Michetti e Donna Ernestina, che testimonia questo legame: in una lettera, il pittore annuncia all’amica la nascita della figlia Aurelia, offrendo uno spaccato intimo e umano della sua vita.

Miglianico tra passato e presente

Oggi Miglianico è conosciuto soprattutto per i suoi vigneti, che disegnano il paesaggio delle valli tra la Maiella e l’Adriatico, e per la presenza, nella vicina Val di Foro, di una piccola ma dinamica area industriale, fonte di opportunità lavorative per il territorio. Il paese è noto anche per l’ambito sportivo: dal 1971 ospita la Miglianico Tour, gara podistica di diciotto chilometri che richiama ogni anno atleti amatoriali e professionisti di livello nazionale e internazionale.

Dell’Abruzzo popolare che colpiva l’immaginario di artisti e intellettuali con i suoi carichi di crudo realismo, resta oggi solo la memoria. Eppure il paese di San Pantaleone, continua a custodire gelosamente la propria identità storica. I devoti rinnovano ancora le tradizioni legate al Santo con una partecipazione intensa e collettiva, dimostrando come, al di là delle trasformazioni del tempo, il filo che unisce passato e presente non si sia mai davvero spezzato.

Visitare oggi Miglianico significa misurare la distanza e la continuità tra ciò che Michetti vide e ciò che ancora sopravvive. Il nucleo simbolico della devozione ottocentesca resta intatto: la comunità riunita attorno al Santo, il silenzio carico di attesa, lo sguardo rivolto verso una figura che continua e interrogare, consolare, ammonire. È in questa persistenza, più che nella spettacolarità del passato, che si riconosce la vera forza della tradizione.

La storia del cenacolo miglianichese di Donna Ernestina Vicini Ciavolich, dei salotti miglianichesi frequentati da Michetti, d’Annunzio e Barbella, restituisce inoltre l’immagine di un Abruzzo tutt’altro che periferico: una terra capace di accogliere, elaborare e restituire cultura, in un dialogo continuo tra mondo contadino, arte colta e modernità.

Miglianico continua oggi a parlare, a chi sa ascoltare, di un rapporto antico tra arte, fede e comunità. In questo senso Il Voto non appartiene solo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, appartiene anche a Miglianico, alle sue strade, al suo santuario e a quella storia collettiva che Michetti seppe fissare sulla tela, trasformando un rito locale in un’immagine destinata a durare nel tempo.

Leo Domenico De Rocco – Tecnico della valorizzazione dei Beni culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – derocco.leo@gmail.com – Copyright – Riproduzione riservata – Note e fonti dopo la galleria fotografica.

Le Serpi, 1900, Francesco Paolo Michetti, Museo Michetti, Francavilla al Mare – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Gli Storpi, 1900, Francesco Paolo Michetti, Museo Michetti MuMi Francavilla al Mare – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

La figlia di Iorio,1895, dettaglio, Francesco Paolo Michetti, Pescara Palazzo della Provincia – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Busto di Francesco Paolo Michetti, 1873, Vincenzo Gemito – Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, una guida turistica presenta Il Voto ai visitatori – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Dettagli del Voto – Foto per gentile concessione: Francesco Bini / Sailko cc‐by-sa Wikicommons

Devoto miglianichese, pastello per lo studio preparatorio della parte centrale de Il Voto, Francesco Paolo Michetti, 1883 – Casa d’Aste Pandolfini, Dipartimento dipinti e sculture del XIX secolo

Miglianico. Luglio 2015 – Foto Leo De Rocco – in basso: la Val di Foro vista dal piazzale antistante il santuario di San Pantaleone

Miglianico, Piazza Umberto I, Castello e Municipio – Foto Leo De Rocco – Sotto, la stessa angolazione, anni Venti del Novecento

Il Castello di Miglianico, chiamato  “Dimora storica Masci”

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Miglianico, Santuario di San Pantaleone, la facciata e il lato destro, dove si trovava l’antico ingresso principale, in prossimità dell’arco – Foto Leo De Rocco

I resti del busto in San Pantaleone dipinto da Michetti – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Miglianico, statua di San Pantaleone e il “Trono” – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Santuario di San Pantaleone: candelabri contemporanei, a destra dettaglio dei candelieri dipinti da Francesco Paolo Michetti nel Voto – Foto Leo De Rocco

La piccola chiesa costruita sul luogo dove fu nascosta la statua di San Pantaleone e il vicino ruscello – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015, l’attesa dei fedeli durante il rito della “Esposizione” – Foto Leo De Rocco

Miglianico, luglio 2015, i Confratelli di San Pantaleone collocano la statua del Santo durante l’Esposizione – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Miglianico, luglio 2015, Santuario di San Pantaleone – Foto per gentile concessione di Tiberio Giuseppe

Santuario di San Pantaleone, Miglianico, luglio 2015, i fedeli si avvicinano alla statua del Santo – foto Leo De Rocco

Ingresso della chiesa di San Pantaleone ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Lanciano, chiesa di Santa Maria del Suffragio, la statua di San Pantaleone e il reliquiario – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Donna Ernestina Ciavolich e la lettera di F.P. Michetti, settembre 1889 – per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni dalla Famiglia Ciavolich – Copyright ©

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Copyright – Riproduzione riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – Pictures it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note al testo: 1) Gli Idolatri, San Pantaleone, Gabriele d’Annunzio, 1883; 2) Francesco Netti-Scritti critici, De Luca editore, Roma 1980 – 3) Sonetti dell’amore oscuro, Federico Garcìa Lorca, 1936 – Fonti: “Francesco Paolo Michetti” di Franco Di Tizio, 1980, edizione numerata. – Ringraziamenti: ringrazio per la gentile collaborazione la Confraternita di San Pantaleone Enzo Giandomenico (priore) Adezio Guglielmo (cerimoniere) e Timperio Giuseppe (confratello). Un particolare ringraziamento alla Cantina Ciavolich nella persona della dott.ssa Chiara Ciavolich.

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English Version

D’Annunzio, Michetti and Saint-Pantaleon


Gabriele d’Annunzio and Francesco Paolo Michetti captured one of those ancestral rituals with the pen and the brush, which in a distant and archaic Abruzzo aroused charm and feeling for their raw realism and for the solemn emotional intensity of the way these were unfolding.

Miglianico, Santuario di San Pantaleone, luglio 2015

Miglianico, July 2015


The ancient worship for San Pantaleone (St. Pantaleon) is still very salient in a village of the province of Chieti, which is surrounded by hills and vineyards. In late July, in Miglianico, rituals and solemn celebrations that are dedicated to the patron saint of the village are renewed already for centuries.


Il Voto – Francesco Paolo Michetti – National Gallery of Modern Art Roma – ph Leo De Rocco


Today, much has changed compared to what the eyes of d’Annunzio and Michetti saw in Miglianico in that summer of the late nineteenth century: “the phalanx that was armed with sickles, billhooks, shields, hoes, shotguns” (1) has disappeared; and the farmers that “lick the dirty with dust and mud floor in order to fulfil a vow, crawling like reptiles to the silver chest of the saint” (2) seem to be blurred images in a surreal dream.

In the days before the traditional rituals for the celebrations in San Pantaleone, I went to Miglianico to look for historical information and take some photos. In a very hot and muggy morning in late July, I was greeted with the typical kindness of Abruzzo by the sub-deacon of the church of San Michele Arcangelo (St. Michael the Archangel), the sanctuary church that preserves the ancient and enigmatic statue of San Pantaleone.


St. Pantaleon Sanctuary – July 2015 – ph Leo De Rocco


At the time of d’Annunzio and Michetti, the church appeared to be smaller than now and in old times served as a private chapel for the Barons Valignani, feudal lords of Miglianico, as the sub-deacon Guglielmo explained. The old entrance was located at the side and at least ten meters ahead of the modern entrance. This was the one where Michetti and D’Annunzio saw the followers entering and that were then depicted in the painting exhibited at the National Gallery of Modern Art in Rome. (In the picture attached, this is at about the height of the arch).


Bust of the Saint Pantaleon looted by German army – ph Leo De Rocco


From that lateral and no-longer-existing entrance, Michetti and D’Annunzio saw and remained impressed by the followers of San Pantaleone walking slowly towards the silver chest of the saint, crawling on the ground and licking the floor as a sign of votive offering. The silver chest described by D’Annunzio in the “Gli Idolatri” and portrayed by Michetti in the “Vote” today is gone, and what is left is only the trunk, it was damaged during Second World War from German Army. As one enters the Sanctuary of Miglianico, the first thing that catches their attention is the expression of the statue of San Pantaleone.


St. Pantaleon statue – July 2015 – ph Leo De Rocco


The statue is placed in a large carved wooden shrine and the look of the saint is facing an eighteenth-century stand that is placed in front. The expression of San Pantaleone in Miglianico is unusual compared to the traditional iconography: the look of the saint is magnetic, enigmatic and almost hypnotic. The wooden statue dates from the late fourteenth century, made by the school of Abruzzo, sculpted in a Romanesque-Byzantine style. It was held for a long time in a hiding place in the valley below the vilage in order to protect it from the raids of the Saracens and was found and brought to the sanctuary-church of Miglianico only at the beginning of the seventeenth century.

On July 26, the day before the procession, the entire village of Miglianico is found in the church of San Michele Arcangelo in order to renew the ancient ritual of the Exposition. The believers flock to the Sanctuary of San Pantaleone already in the late afternoon. Amongst those present, there are many emigrants that have returned on purpose to Miglianico in order to join the celebrations of their patron saint. After the prayers and the solemn Mass, all those present turn towards the statue of San Pantaleone, which is located on the side of the aisle and turn their gaze towards the great golden casket that holds the statue of the saint. For a few minutes, all remain in silence until the confreres of San Pantaleone approach the statue, wearing their red skullcap.


Miglianico,

At that moment, all those present began to sing a psalm with a solemn cadence that sometimes seems a Miserere, a sweet lament as would the poet García Lorca say (3): a solemn invocation to the Saint so that he can hear and answer the prayers of the faithful, some of which are visibly moved. The confreres of San Pantaleone remove the golden statue of the saint from its shrine, and whilst it is sprinkled with incense, they settle it very slowly on an eighteenth-century stand, that the people of Miglianico call a “throne”. In this way, all those present can see him, kiss him and worship him. The Exposition is a ritual that everyone is emotionally captivated. The elders remember the old tradition, which involves a mix of sacredness and superstition, to interpret the expression and the enigmatic gaze of the Saint during the Exposition: if a benevolent look is seen, a year of serenity and good omen shall arrive; but if a sad expression is perceived, this indicates a bad omen.

On the day of the Saint’s martyrdom (on July 27), the statue of San Pantaleone is carried in procession through the streets of the village. The enigmatic statue of San Pantaleone will remain on display until October. The ancient ritual of “Exposition” is now the only link that remains with the “sacred” climate that was described in Miglianico by d’Annunzio and Michetti, for its solemnity and for the pathos expressed by the intense popular captivation.



The anecdote in the fantasy drawing of Miglianico schoolchildrens – July 2015 – ph Leo De Rocco


D’Annunzio and Michetti, whilst following these rituals dedicated to San Pantaleone, were protagonists of a curious anecdote that sometimes seems to be a mixture of truth and fantasy and that still today is remembered by many in Miglianico. Both the Bard and the Hermit of Francavilla underwent several protests by the crowd because they were accused of having caused a violent summer hailstorm that affected the crop, just by their presence.

The underlying cause was the bright magnesium flash from the camera of Michetti, which apart from the candles and the incense smokes, burst like thunder flashes in the gloom of the dim lights. In the popular imagination of that time, any interference to the secular tradition of the ritual was seen as an attempt to desecration.

This is why the summer storm that broke out during the visit of d’Annunzio and Michetti was related to the visit of the two “outsiders”, by the devotees of Miglianico. This curious story is intertwined with the famous family of Ciavolich of Miglianico, which were the owners of the homonymous winery, one of the oldest in Abruzzo and in Central-Southern Italy



Ciavolich Family courtesy to Abruzzo storie e passioni blog – Copyright


The Ciavolich were wool merchants that arrived in Miglianico in the 1500s and that in the 1700s began to grow grapes. In 1853, they founded the famous and prestigious wine cellar, whose wines are known and appreciated both in Italy and abroad. In the late 1800s, Donna Ernestina Vicini, the wife of Don Giuseppe Ciavolich, became the protagonist of the cultural and intellectual life of the time. Her literary salons were often frequented by d’Annunzio, Michetti and Costantino Barbella. Francesco Paolo Michetti has been also a guest of his friend Donna Ernestina Ciavolich, during his photographic surveys carried out in Miglianico in order to prepare the painting of the “Vote”. By courtesy of the Family Ciavolich, we publish an excerpt from the correspondence between Michetti and Donna Ernestina, which reinforces their bond of friendship. In a letter to her friend Francesco Paolo Michetti, she announces the birth of their daughter Aurelia.



In Miglianico, there is no trace of that “sacred and barbaric” atmosphere as this was described by D’Annunzio and painted by Michetti. That legendary and archaic Abruzzo, which often impressed and at the same time appealed to the intellectuals for its harsh reality represented by its traditional rituals, is now only a distant memory. However, the village of San Pantaleone jealously guards its own history and the devotees of Miglianico renew their traditions even today, with the same intense and engaging participation.

Leo De Rocco


The author and owner of this blog, Leo De Rocco, would like to thank for their kind collaboration: the Confraternity of St. Pantaleon (Mr Enzo Giandomenico; Mr Adezio Guglielmo; Mr Timperio Giuseppe); The Ciavolich Family and Winery (Miss Chiara Ciavolich) – Note: 1) Idolaters, St. Pantaleon, Gabriele d’Annunzio, 1883; 2) Critical Writing, Francesco Netti, De Luca publisher, Rome 1980; 3) Sonnets of the Obscure Love, Federico Garcìa Lorca, 1936 – Photos: Rome, March 2015 – Miglianico, July 2015.

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