Mare Nostre – La canzone popolare abruzzese

San Vito Marina, maggio 2015
San Vito Marina, maggio 2015

Mare Nostre è il titolo di una canzone dialettale abruzzese di ispirazione popolare. Scritta dal poeta e saggista Luigi Illuminati (Atri, 1881-1962), e musicata da Antonio Di Jorio (Atessa, 1890 – Rimini, 1981); questa canzone popolare esprime la nostalgia, la lontananza, la malinconia. Sono temi ricorrenti nella canzone popolare mediterranea, in particolare in quella portoghese, con le tipiche melodie del Fado e della Saudade.  Mare Nostre esprime anche l’amore degli abruzzesi verso il proprio mare: un amore intenso, profondo, malinconico, al pari dell’altro amore “sacro”, che gli abruzzesi nutrono con la stessa intensità, quello per le proprie montagne. Non a caso la Majella è considerata dagli abruzzesi la propria “Madre”.

Presso il Teatro di Atri (provincia di Teramo) è conservato l’archivio musicale di Antonio Di Jorio, e sempre ad Atri, vicino al Palazzo Ducale, si trova la statua di una Madonna con dediche composte in greco e latino da Luigi Illuminati. Le due foto che seguono ritraggono la citata dedica e il sipario del Teatro di Atri.

Atri, l’ edicola della Madonna di Lourdes, (1942), accompagnata dalle dediche in greco e latino composte da Luigi Illuminati. Atri, marzo 2015
Dediche di Luigi Illuminati, Atri, marzo 2015
Atri, teatro, marzo 2015
Atri, teatro, marzo 2015

 Testo della canzone Mare Nostre

Francavilla al Mare, marzo 2013
Francavilla al Mare, marzo 2013

“Mare nostro, mare che crei a questo cuore una passione d’amore e mi fai incantare. Mare bello, sopra questa bella barca, l’anima le lontananze si mette a sognare. Rema, rema, marinaio. Rema, rema per questo mare che non dorme e sospira con me. Mare chiaro, mare di latte e d’argento, mi voglio scordare ogni dolore e tormento. Mare grande, come un cielo stellato, quella luce incantata mi fa tremare il cuore. Rema, rema marinaio. Mare nostro, mare di gioie e di feste, di luce e chiarore ti vesti. Mare bello, dammi questa tua veste lucente, fammi di luce e di vento e fammi volare…”

Testo originale in dialetto abruzzese

Punta Aderci, luglio 2015
Tramonto su Punta Aderci, luglio 2015

“Mare nostre, mare che crijj’a stu core na passione d’amore e mme fì ‘ncantà; mare bbelle sopr’a sta bbella paranze l’aneme li luntananze se mett’a ssugnà. Voga voghe, marenare; voga voghe pe stu mare che nen dorme e suspire nghe mmé. Mare chiare, mare de latte e d’argente, ogne ddulore e tturmente me vujje scurdà. Mare granne come nu ciele stellate, tremà ssa luce ‘ncantate lu core mme fà. Voga voghe, marenare; voga voghe pe stu mare che nen dorme e suspire nghe mmé. Mare nostre, mare de ggioje e de feste, tutta luce ssa veste, tutta chiarità. Mare bbelle, damme ssa vesta lucente, famme de luce e de vente e ffamme vulà…”

Nella canzone popolare abruzzese spesso sono presenti temi malinconici, tormentati, intensi. Ne è esempio anche la canzone Mara maje, traduzione: Amara me. Un canto popolare la cui origine affonda nel medioevo abruzzese e di cui non si conosce l’autore. Il brano descrive il senso di abbandono, il dolore, lo smarrimento di una donna che ha perso il marito, costretta per questo a rimanere sola e a crescere i figli. La prima testimonianza di questo struggente canto abruzzese si ha nel diciottesimo secolo con  la pubblicazione di un libro di poemi dialettali ad opera del musicista abruzzese Romualdo Parente (Scanno 17371831).

Melato - Giannini in una scena del film
Melato – Giannini in una scena del film

Questa canzone fu scelta dalla regista Lina Wertmüller per la colonna sonora del film “D’amore e d’anarchia“, un film del 1973 con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, che ebbe numerosi riconoscimenti. L’esecuzione della canzone fu affidata ad Anna Melato,  l’arrangiamento musicale a Nino Rota. La Melato canta la canzone abruzzese in una scena del film.

Dal  film “D’amore e d’anarchia di Lina Wertmüller:

« …Io avevo una casetta, ora sono senza ricetto, senza fuoco e senza letto, senza pane e companatico.  Amara me, amara me, amara me, triste me, triste me, triste me, ora mi uccido, ora mi uccido, ora mi uccido sopra te.»

Testo originale in dialetto abruzzese:

«… Je a tiné na casarielle, mo’ songhe senza recette, senza foche e senza lette, senza pane e companaje.  Mare maje, mare maje, mare maje, scura maje, scura maje, scura maje, mo m’accide, mo m’accide, mo m’accide ‘ngoll’a te.»

Frontespizio della X Maggiolata Abruzzese 1929 su disegno di Michetti - collezione privata
Frontespizio della X Maggiolata Abruzzese 1929 su disegno di Michetti – collezione privata

Nella canzone popolare abruzzese un posto di rilievo hanno le celebri Maggiolate Ortonesi. La Maggiolata era un vero e proprio festival della canzone popolare abruzzese. La prima si tenne a Ortona all’inizio degli anni ’20. Alcuni testi musicali come “Tutte le funtanelle” sono rimasti impressi nella memoria popolare abruzzese. Lo stesso Gabriele D’Annunzio cita questa nota canzone nel suo romanzo “Il Trionfo della Morte” e fa cantare Tutte le funtanelle se so’ seccate a cinque graziose ragazze di San Vito Chietino, intente a raccogliere i fiori in un pianoro dove le ginestre fiorivano con tal densità da formare alla vista un sol manto giallo, d’un colore sulfureo, splendidissimo...

Promotori delle maggiolate furono il citato Antonio Di Jorio, ma soprattutto il musicista abruzzese Guido Albanese, ortonese, nipote di Francesco Paolo Tosti. Negli anni ’50 Guido Albanese musicò la famosa canzone popolare “Vòla, Vòla, Vòla” (su testo dell’ortonese Luigi Dommarco) considerata l’inno musicale dell’Abruzzo popolare e folcloristico. La canzone vinse a Parigi il festival della canzone popolare italiana.

Guido Albanese, collezione privata
Guido Albanese, collezione privata
Ortona, Salone per l'ascolto della radio, collezione privata
Ortona, Salone per l’ascolto della radio, inizi ‘900, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata 

Foto di copertina: Spiaggia di Francavilla al Mare nei primi anni del ‘900: “Costumi da bagno ultima moda: a righe orizzontali o verticali per i ragazzi. Le ragazze, invece, incominciano a scoprire avambracci e polpacci.” (da: Storia locale – Abruzzo-Francavilla 8/900, realizzazione e ricerca iconografica di Giuseppe Iacone,  Editore Emidio Luciani – 1978).

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto: Francavilla al Mare, 2013; Atri, marzo 2015; Punta Aderci, Vasto, luglio 2015.

 

 

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