La Canzone popolare abruzzese

In copertina: Spiaggia di Francavilla al Mare, inizi del ‘900. “Costumi da bagno ultima moda: a righe orizzontali o verticali per i ragazzi. Le ragazze, invece, incominciano a scoprire avambracci e polpacci.” (1) Collezione privata

In questo articolo vi parlerò di un argomento ormai dimenticato, eppure la Storia della Canzone popolare abruzzese è parte integrante della nostra cultura: durante il faticoso lavoro nei campi i contadini cantavano le canzoni popolari per rafforzare lo spirito e addolcire lo sforzo fisico; anche gli emigranti che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si imbarcavano per cercare fortuna nelle Americhe, cantavano con nostalgia queste canzoni durante il lungo viaggio; e le donne, che un tempo si recavano alle fontane pubbliche o sulla riva dei fiumi per lavare la biancheria di casa, in quanto nelle loro povere case non esisteva acqua corrente ma solo un pozzo ad uso comune, usavano cantare melodie spensierate o malinconiche.

Lavatoio pubblico Porta Ripa a Francavilla al Mare, luogo di incontro e di sosta per le donne del popolo – Archivio storico Iacone/copyright

Agli inizi del secolo scorso una viaggiatrice inglese, Anne Macdonell, riportò nel suo diario di viaggio in Abruzzo, poi trasformato nel libro “In the Abruzzi” edito a Londra, lo stupore che provò nel constatare quanto era diffuso il canto tra gli abruzzesi, ecco cosa scriveva:

“Le donne di Scanno che lavorano al telaio, i contadini sotto il sole accecante, i pastori sulla Piana delle Cinquemiglia, fino alle colline piene di vigneti e tra gli innamorati: cantano ora l’uno ora l’altro, da campo a campo, e a vicenda rispondono cantando senza fatica e senza sosta mentre lavorano curvi.

Poi continua:

“La cantante più dolce che io abbia mai ascoltato è stata una fanciulla di quindici anni il cui lavoro consisteva nel recare sulla testa dei mattoni da portare ai muratori che stavano costruendo una villa sul litorale adriatico. Il suo compagno era un ragazzo più piccolo di lei di una paio d’anni: i due andavano avanti e indietro cantando una dolce melodia sotto quel peso.”

Ragazze di Francavilla al Mare, inizio secolo ‘900 – Collezione privata

I pastori di Scanno ad esempio, quando tornavano a casa dopo le lunghe assenze dovute alla Transumanza, dedicavano alle loro amate questa canzone, ormai completamente persa nel tempo, un testo semplice che a qualcuno oggi può sembrare banale, ma è una testimonianza di un Abruzzo rurale, arcaico, che a pieno titolo fa parte della storia e della nostra cultura:

“Eccomi bella mia, sono tornato, le tue bellezze mi hanno richiamato, ora che a te vicino sono tornato a te fedele sarò all’infinito. Quando nascesti tu fior di bellezza, il sole ti donò il suo splendore; la luna ti donò la sua chiarezza; cupido ti insegnò a far l’amore. Quanto sei cara fior di Diana! Tieni la bellezza della luna; porti i capelli alla fuggiana; il cuor mio per te si consuma. Bella, che delle belle regina sei, l’unico oggetto dei pensieri miei. Fior di ruta, il mio cuor innamorato ti saluta.”

Dalla montagna al mare: Mare Nostre è il titolo di una canzone dialettale abruzzese di ispirazione popolare. Scritta dal poeta e saggista Luigi Illuminati (Atri, 1881-1962), e musicata da Antonio Di Jorio (Atessa, 1890 – Rimini, 1981); questa canzone popolare esprime la nostalgia, la lontananza, la malinconia.

Sono temi ricorrenti, in generale, nella canzone popolare mediterranea, in particolare in quella portoghese, con le tipiche melodie del Fado e della Saudade, anch’esse espressione della nostalgia per il distacco, dai loro cari e dalla loro terra, dei pescatori che ogni giorno dovevano partire in mare col rischio di non tornare più perché sorpresi da una tempesta, e dal senso di malinconia per chi, costretto ad emigrare, lasciava la terra di origine e i propri affetti. Temi che troviamo anche in alcune melodie del flamenco andaluso: espressione di passioni ed emozioni, tipiche della cultura gitana.

“Mare Nostre” esprime anche l’amore degli abruzzesi per il mare: in questo caso un amore intenso, profondo, malinconico, al pari dell’altro legame che gli abruzzesi hanno con il territorio montano: non a caso la Majella è considerata dagli abruzzesi una “Madre” e ad essa hanno dedicato diverse canzoni popolari, ma anche poesie e romanzi (d’Annunzio).

Nel teatro di Atri, città d’arte piena di tesori e storie (avrò modo di parlarvene nei prossimi articoli), è conservato l’archivio musicale di Antonio Di Jorio, e sempre ad Atri, vicino al Palazzo Ducale, si trova la statua di una Madonna con dediche composte, in greco e latino, da Luigi Illuminati. Le due foto che seguono ritraggono la citata dedica e il sipario del Teatro di Atri.

Atri, l’ edicola della Madonna di Lourdes, (1942), accompagnata dalle dediche in greco e latino composte da Luigi Illuminati. Atri, marzo 2015
Dediche di Luigi Illuminati, Atri, marzo 2015 foto Leo De Rocco
Atri, teatro, marzo 2015
Atri, teatro, marzo 2015, foto Leo De Rocco

Testo della canzone Mare Nostre, in italiano e in dialetto abruzzese:

“Mare nostro, mare che crei a questo cuore una passione d’amore e mi fai incantare. Mare bello, sopra questa bella barca, l’anima per la lontananza si mette a sognare. Rema, rema, marinaio. Rema, rema per questo mare che non dorme e sospira con me. Mare chiaro, mare di latte e d’argento, mi voglio scordare ogni dolore e tormento. Mare grande, come un cielo stellato, quella luce incantata mi fa tremare il cuore. Rema, rema marinaio. Mare nostro, mare di gioie e di feste, di luce e chiarore ti vesti. Mare bello, dammi questa tua veste lucente, fammi di luce e di vento e fammi volare…”

Punta Aderci, luglio 2015, foto Leo De Rocco

Tramonto su Punta Aderci, luglio 2015, foto Leo De Rocco

“Mare nostre, mare che crijj’a stu core na passione d’amore e mme fì ‘ncantà; mare bbelle sopr’a sta bbella paranze l’aneme li luntananze se mett’a ssugnà. Voga voghe, marenare; voga voghe pe stu mare che nen dorme e suspire nghe mmé. Mare chiare, mare de latte e d’argente, ogne ddulore e tturmente me vujje scurdà. Mare granne come nu ciele stellate, tremà ssa luce ‘ncantate lu core mme fà. Voga voghe, marenare; voga voghe pe stu mare che nen dorme e suspire nghe mmé. Mare nostre, mare de ggioje e de feste, tutta luce ssa veste, tutta chiarità. Mare bbelle, damme ssa vesta lucente, famme de luce e de vente e ffamme vulà…”

Altro esempio che vi propongo è la canzone “Mara maje” , (traduzione: Amara me), un canto popolare la cui origine affonda nel medioevo abruzzese e di cui non si conosce l’autore, forse fu scritta a Scanno e da qui, con varie versioni, diffusa in tutta la regione e nell’Italia meridionale.

Il brano descrive il senso di abbandono, il dolore, lo smarrimento di una donna che ha perso il marito, costretta per questo a rimanere sola e a provvedere ai propri figli. La prima testimonianza di questo struggente canto abruzzese si ha nel diciottesimo secolo con la pubblicazione di un libro di poemi dialettali ad opera del musicista abruzzese Romualdo Parente (Scanno 17371831).

Melato - Giannini in una scena del film

Melato – Giannini in una scena del film

Pochi sanno che questa canzone fu scelta dalla regista Lina Wertmüller per la colonna sonora del film “D’Amore e d’Anarchia“, un film del 1973 con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, che valse il premio a Cannes a Giannini e il Nastro d’Argento come migliore attore protagonista e il riconoscimento a Mariangela Melato dal New York Film Critics Awards.

L’esecuzione della canzone fu affidata ad Anna Melato (sorella di Mariangela, che nel film interpreta una prostituta), e l’arrangiamento musicale a Nino Rota. La Melato canta la canzone in una scena del film.

Dal film “D’Amore e d’Anarchia di Lina Wertmüller:

« …Io avevo una casetta, ora sono sola e abbandonata, senza ricetto, senza fuoco e senza letto, senza pane e compagnia… Amara me, amara me, amara me, triste me, triste me, triste me, ora mi uccido, ora mi uccido, ora mi uccido sopra te…»

Testo originale in dialetto abruzzese:

«… Je a tiné na casarielle, mo’ so songhe, senza recette, senza foche e senza lette, senza pane e companaje. Mare maje, mare maje, mare maje, scura maje, scura maje, scura maje, mo m’accide, mo m’accide, mo m’accide ‘ngoll’a te…»

Molti pensano che la canzone popolare abruzzese sia costituita solo da testi ironici, allegri e spensierati ma, come abbiamo visto, spesso sono presenti temi malinconici, tormentati, intensi, che parlano di nostalgia, di malinconia, di amori più o meno corrisposti, di amori finiti o lontani.

Frontespizio della X Maggiolata Abruzzese 1929 su disegno di Michetti - collezione privata
Frontespizio della X Maggiolata Abruzzese 1929 su disegno di Michetti – collezione privata

Nella canzone popolare abruzzese un posto di rilievo avevano le ormai dimenticate Maggiolate Ortonesi. La Maggiolata era un vero e proprio festival della canzone popolare abruzzese, una sorta di Sanremo in versione locale, e come a Sanremo non mancavano i fiori che addobbavano i carri sui quali sfilavano i ragazzi e le ragazze dell’epoca che formavano i cori popolari.

I cori delle Maggiolate francavillesi – collezione privata

Non tutti sanno che la prima Maggiolata si tenne a Francavilla al Mare nel 1888 quando, nel piazzale antistante il Convento Michetti furono ospitate alcune ragazze del posto che in coro eseguirono “La viulette“, una canzone composta da Francesco Paolo Tosti, su testo di Tommaso Bruni, un economista scrittore di Francavilla.

Anni dopo a Ortona nel 1920, precisamente il 3 maggio festa del patrono San Tommaso, in ricordo di quell’evento francavillese si organizzò una vera e propria rassegna canora.

Nella maggiolata del 1947, quando Ortona e Francavilla risultarono distrutte, a Ortona i combattimenti furono aspri e Francavilla praticamente fu rasa al suolo, una canzone popolare scritta da Guido Albanese ricordava le due cittadine adriatiche:

Ci manche all’adriatiche ‘na perle” (traduzione: All’Adriatico manca una perla), poi continuava “O Urtona, Urtona me, tutte stu dulor chi li po’ dice… O Francavì, spiaggia d’or ‘ddó stiè tu? …La guerre s’è fermat a sta cuntrade e je nen sacce piange cchiù“

Traduzione: Oh Ortona, Ortona mia, tutto questo dolore chi lo può raccontare? …O Francavilla, eri una spiaggia d’oro, dove sei finita? …La guerra si è fermata (a distruggere) queste contrade, ed io non ho più la forza di piangere.”

Alcuni testi musicali dei canti corali eseguiti nelle Maggiolate come “Tutte le funtanelle” sono rimasti impressi nella memoria popolare abruzzese.

Lo stesso Gabriele D’Annunzio cita questa canzone nell’ultimo romanzo della sua trilogia “Della Rosa” e fa cantare “Tutte le funtanelle se so’ seccatea cinque graziose ragazze di San Vito Chietino, intente a raccogliere i fiori in un “pianoro dove le ginestre fiorivano con tal densità da formare alla vista un sol manto giallo, d’un colore sulfureo, splendidissimo...”

Promotori delle maggiolate ortonesi furono il citato Antonio Di Jorio, ma soprattutto il musicista abruzzese Guido Albanese, ortonese, nipote di Francesco Paolo Tosti.

Negli anni ’50 Guido Albanese musicò la famosa canzone popolare “Vòla, Vòla, Vòla” (su testo dell’ortonese Luigi Dommarco) considerata l’inno musicale dell’Abruzzo popolare e folcloristico, la canzone vinse a Parigi il festival della canzone popolare italiana.

Parlando di Ortona come non ricordare il citato Francesco Paolo Tosti e il suo contributo alla canzone popolare non solo abruzzese, ma anche napoletana: la celebre “Marechiare”, conosciuta in tutto il mondo fu musicata da Tosti, oppure “A vucchella”, scritta e musicata con d’Annunzio. Oltretutto Tosti, insieme a Francesco Paolo Michetti, Michele Cascella ed altri artisti fondò nel 1922 una associazione musicale dedicata alla madre di d’Annunzio (donna Luisa) che costituì la base per l’attuale Conservatorio di Musica di Pescara. Ma su Francesco Paolo Tosti scriverò un articolo dedicato a lui e al Museo della Musica di Ortona.

Galleria fotografica

Guido Albanese, collezione privata
Guido Albanese, collezione privata
Ortona, Salone per l'ascolto della radio, collezione privata
Ortona, Salone per l’ascolto della radio, inizi ‘900, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata
Ortona, coro di Maggiolata, collezione privata

1) Note Foto di copertina e fonti: da Storia locale – Abruzzo-Francavilla 8/900, realizzazione e ricerca iconografica di Giuseppe Iacone, Editore Emidio Luciani – 1978.

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Foto contemporanee: Leo De Rocco – Francavilla al Mare, 2013; Atri, marzo 2015; Punta Aderci, Vasto, luglio 2015. Autore/Blogger: Leo De Rocco – leo.derocco@virgilio.it

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