L’allievo di Benvenuto Cellini e la sposa bambina

Quando il povero dona al ricco, il diavol se ne ride (1)

Tagliacozzo è un dedalo di viuzze che si arrampicano sulla montagna abruzzese come in una ragnatela e regalano al visitatore scorci e panorami meravigliosi. Oltre al fascino paesaggistico, tipico dei borghi montani abruzzesi, Tagliacozzo è una località ricca di storia e cultura: antica capitale della Marsica; citata da Dante nella Divina Commedia; teatro della storica battaglia tra Carlo d’Angiò e Corradino di Svevia; infine sede di storici conventi, come quello delle Clarisse dove, nell’attigua chiesa di San Francesco, sono conservate le spoglie di Tommaso da Celano.

Tommaso da Celano, maggio 2015
Tagliacozzo, Tommaso da Celano, maggio 2015

Non tutti sanno che Tommaso da Celano oltre ad essere stato il primo biografo di San Francesco d’Assisi, fu anche l’autore del Dies irae, la più importante composizione medievale in lingua latina, musicata da tutti i più grandi musicisti e compositori della storia, da Mozart a Verdi, da Liszt a Rachmaninov. Questo caratteristico borgo dell’Abruzzo marsicano, così ricco di storia, cultura e bellezze naturali, suscita curiosità anche per aver dato i natali a due personaggi tra loro molto diversi, divisi da quasi un secolo di tempo e sconosciuti ai più, una poetessa e un orafo: Petronilla Paolini Massimi, la poetessa, data in sposa all’età di dieci anni ad un signorotto romano e Ascanio De Mari, l’orafo, allievo prediletto del celebre Benvenuto Cellini. Due abruzzesi poco conosciuti, due storie intriganti.

L’allievo di Benvenuto Cellini

Benvenuto Cellini
Benvenuto Cellini

…Costui in quei pochi mesi messe persona, e ristoratosi dallo istento divenne il piú bel giovane di Roma, e sí per essere quel buon servitor che io ho detto, e perché gl’imparava l’arte maravigliosamente, io gli posi uno amore grandissimo…

(brano tratto da: Vita di Benvenuto Cellini,  Ascanio De Mari)

Ascanio De Mari, nacque a Tagliacozzo nel 1524. Poco più che tredicenne era talmente bravo nell’arte orafa del suo paese che il precoce talento lo portò ad incontrare uno dei personaggi più illustri e intriganti del Cinquecento, un artista divenuto celebre in tutto il mondo per la sua arte e per la sua vita avventurosa e trasgressiva, segnata da passioni, processi, fughe, delitti e colpi di scena. Quell’artista era il fiorentino Benvenuto Cellini. L’incontro tra Ascanio de Mari e Benvenuto Cellini avvenne nella bottega romana di quest’ultimo. Fu il padre ad accompagnare a Roma il giovane Ascanio. Questo incontro segnerà profondamente il destino e la carriera del giovane abruzzese. Ascanio Mari sarà l’ombra di Cellini, sempre al suo fianco, lo seguirà nel suo viaggio in Francia e, grazie agli insegnamenti del suo illustre maestro, diventerà l’orafo ufficiale dei Re di Francia Francesco I ed Enrico II. Dunque una carriera folgorante che vide un ragazzino appena tredicenne, proveniente da un piccolo borgo abruzzese di montagna, raggiungere in poco tempo un successo straordinario nelle fastose corti cinquecentesche italiane e francesi. Una storia intrigante che suscitò l’interesse di diversi scrittori e ispirò Dumas padre in un romanzo intitolato appunto Ascanio.

La saliera di Francesco I – Vienna Kunsthistorisches Museum
La saliera di Francesco I – Vienna Kunsthistorisches Museum

Proprio durante il soggiorno in Francia, Ascanio da Tagliacozzo fu co-autore insieme al suo maestro, di una delle opere di oreficeria più importanti e ammirate al mondo: la saliera di Francesco I, oggi conservato a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum. Quello che è ritenuto il capolavoro di Benvenuto Cellini fu dunque il risultato della collaborazione tra il Maestro fiorentino e il suo allievo abruzzese. La Saliera di Francesco I fu rubata nel 2003, ma fortunatamente ritrovata tre anni dopo in un bosco austriaco. Ascanio da Tagliacozzo fu anche al servizio, come orafo di corte tra il 1548 e 1549, del Cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Lucrezia Borgia.

L’importanza del giovane abruzzese nella vita di Benvenuto Cellini è evidenziata nella autobiografia che il grande artista fiorentino scrisse nel 1566 dal titolo La Vita, in questa opera il capitolo dedicato al giovane Ascanio è molto ampio e dettagliato. La vita avventurosa porterà spesso Benvenuto Cellini in carcere, ma il suo giovane allievo non lo abbandonerà mai, Ascanio si recherà a far visita al suo Maestro d’arte almeno due volte al giorno per portare conforto e “alcune cose da lavorare”. Fu presso la famiglia di Ascanio, a  Tagliacozzo,  che il Cellini si recò al termine della prigionia romana per un breve soggiorno. Il legame tra Cellini e l’abruzzese Ascanio fu dunque molto forte.

Benvenuto Cellini, autoritratto, 1555-65
Benvenuto Cellini, autoritratto, 1555-65

All’epoca questo legame artistico fu oggetto di invidie, invettive e scherno. Ne è un esempio il documento che segue, un “libello infamante” tagliente e ironico, tipico del vernacolo fiorentino, affisso a Firenze sul portone dell’Accademia delle Arti, fondata da Cosimo dè Medici (1563 circa) ecco alcuni stralci: Sovra e dedentro a li rapporti entro el mastro de’ Cellini et suo sottopanza lo marsico (…) Cellin de sodomia n’è temuto in terra de franciosi, una matrona l’avea già denunziato et la corona lo respedisque donde n’è venuto (…) Così l’orafo magno va in trastullo aprofitando del timido Ascanio squizzando orsù nel marsicano cullo. 

Le ultime notizie su Ascanio di Tagliacozzo si perdono in Francia, si sa che a Parigi sposò Costanza,  la figlia dello scultore fiorentino Girolamo della Robbia e che abitò nel castello parigino chiamato Petit Nestle, dono del suo Maestro d’arte.

Il carcere romano dove fu rinchiuso  Benvenuto Cellini era Castel Sant’Angelo, quasi un secolo più tardi lo stesso carcere vedrà reclusa, per altri motivi, una compaesana di Ascanio da Tagliacozzo, la poetessa Petronilla Paolini Massimi, data in sposa all’età dieci anni.

La sposa bambina

Petronilla Paolini Massimi
Petronilla Paolini Massimi

Io scrivo. Imprimo me stessa nella carta. Scrivo per liberarmi, per essere. E per scrivere sono disposta a tutto. Per scrivere ho compiuto l’abominio peggiore, quello che persino le belve rifuggono.

(Brano tratto da: Spieghi le chiome irate, di Petronilla Paolini Massimi)

Petronilla Paolini Massimi nacque a Tagliacozzo la vigilia di Natale del 1663, i suoi genitori erano nobili, entrambi baroni e feudatari dei territori marsicani. Il padre curava gli interessi del duca di Tagliacozzo, Onofrio ColonnaPetronilla aveva solo quattro anni quando suo padre, il barone Paolini, fu misteriosamente assassinato a Ortona dei Marsi, una località vicino Tagliacozzo, probabilmente per un intrigo politico. La bambina si trovò ad essere l’unica erede di un vasto patrimonio. Petronilla e sua madre si trasferirono a Roma nel monastero di Santo Spirito, conosciuto come Sant’Egidio in Trastevere.

Giuseppe Vasi, Sant'Egidio in Trastevere
Giuseppe Vasi, Sant’Egidio in Trastevere

Nel monastero la bambina ricevette una adeguata istruzione e incominciò il suo interesse per la poesia, aveva già imparato a memoria tutta la Gerusalemme Liberata.

Ma la serenità della piccola ereditiera abruzzese durò poco, il suo patrimonio suscitò gli appetiti della società romana al potere all’epoca. Con una operazione attentamente studiata il destino della bambina fu segnato da alcuni stratagemmi messi in atto per accaparrarsi il suo patrimonio e nel 1673, quando Petronilla aveva solo dieci anni, si celebrò un incredibile matrimonio: quello tra una bambina e l’ultra quarantenne romano Francesco Massimi, vice castellano a Castel Sant’Angelo, già prediletto di Alessandro IV e nipote del papa Clemente X.

Clemente X
Clemente X

Il papa dovette emettere un atto ufficiale, una speciale dispensa, per garantire la regolarità delle “nozze” tra il nipote e la bambina di Tagliacozzo. Dopo la celebrazione del matrimonio la bambina fu ricondotta al monastero di Sant’Egidio per aspettare il compimento dei dodici anni.

Sotto titolo illustre in chiuso orrore varcai le più bell’ore, e passeggiai su le funeste scene; pur baciai le catene e in rigida prigion sfogai col canto qual dolente usignuol l’angosce e l’ pianto. (Petronilla Paolini Massimi)

Una mattina del 1675 Petronilla, ormai spogliata dei suoi beni, fu prelevata dal monastero romano e condotta dapprima a Palazzo Massimi successivamente a Castel Sant’Angelo dove si unì al marito, che risiedeva in alcuni alloggi privati. Petronilla dovette subire le vessazioni e le violenze del marito-padrone, non le era consentito coltivare i suoi interessi per la letteratura e la poesia. Da questa tormentata unione nacquero tre figli: Angelo, Domenico ed Emilio.

Solo nel 1690 Petronilla riuscì ad abbandonare il suo carcere di Castel Sant’Angelo per rifugiarsi di nuovo al monastero di Santo Spirito e iniziare un processo di separazione dal marito che si concluse anni dopo a favore del marito stesso: Petronilla perse quasi l’intero patrimonio e le venne impedito di rivedere i figli. Nemmeno quando uno dei figli morì di malattia le fu concesso un ultimo materno abbraccio, né il papa fu clemente.

…e se contra di te s’arman le stelle, tu desta ormai le belle prove, che in nobil cuor virtù produce… (Petronilla Paolini Massimi)

Petronilla trovò consolazione nello studio delle lingue straniere e della filosofia e soprattutto nella poesia. I componimenti di questi anni sono ricchi di riferimenti biografici, come la canzone Spieghi le chiome irate (da cui sono tratte le note in corsivo).

Roma, chiesa di Sant'Egidio, monumento dedicato a Petronilla Paolini Massimi
Roma, monumento dedicato a Petronilla Paolini Massimi

Nel 1707 il marito Francesco Massimi morì e Petronilla finalmente potè lasciare il convento e trasferirsi a Palazzo Massimi per riprendere l’attività letteraria e scrivere le sue poesie. In questi anni desiderò tornare nel suo Abruzzo e rivedere i luoghi della sua infanzia. Da questi viaggi abruzzesi Petronilla trasse ispirazione per il componimento di alcuni sonetti dedicati alla sua terra: al Fucino, e alle rovine di Alba Fucens.

A Roma, nella chiesa di Sant’Egidio in Trastevere è visibile un monumento a lei dedicato (vedi foto a lato).

Copyright © – All rights reserved Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Citazione tratta da Vita, di Benvenuto Cellini, libro I, capitolo XX – Fonti: La vita di Benvenuto Cellini di Giuseppe Campori, Milano 1873; L’orefice del re di Domenico Colasante, 2007;  Domani andrò sposa di Michela Volante, 2004 – Foto, compreso copertina: Tagliacozzo, maggio 2015, Leo De Rocco – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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Tagliacozzo, maggio 2015
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Tagliacozzo, maggio 2015
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Tagliacozzo, maggio 2015
Tagliacozzo, maggio 2015
Tagliacozzo, maggio 2015
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Tagliacozzo, maggio 2015
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Tagliacozzo, maggio 2015
Dintorni di Tagliacozzo, maggio 2015
Dintorni di Tagliacozzo, maggio 2015
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Tagliacozzo, dintorni, maggio 2015
Tagliacozzo, dintorni, maggio 2015

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