Ascanio da Tagliacozzo: da allievo preferito di Benvenuto Cellini a orafo alla corte dei re di Francia.

Foto copertina: Piazza Obelisco, Tagliacozzo – Leo De Rocco

Quando il povero dona al ricco, il diavol se ne ride (1) Benvenuto Cellini

Tagliacozzo è un dedalo di viuzze che si arrampicano sulla montagna aquilana come in una ragnatela e regalano al visitatore scorci e panorami meravigliosi.

Oltre al bel paesaggio Tagliacozzo è una località ricca di storia e cultura: antica capitale della Marsica; citata da Dante nella Divina Commedia; teatro della storica battaglia tra Carlo d’Angiò e Corradino di Svevia (Battaglia di Tagliacozzo, piani Palentini, 23 agosto 1268), ma anche sede di storici edifici e antichi conventi, come quello delle Clarisse dove, nell’attigua chiesa di San Francesco, sono conservate le spoglie di Tommaso da Celano.


Tommaso da Celano, maggio 2015

Tagliacozzo – Chiesa di San Francesco, spoglie del beato Tommaso da Celano – Foto Leo De Rocco


Non tutti sanno che Tommaso da Celano oltre ad essere stato il primo agiografobiografo, amico e discepolo, di San Francesco d’Assisi, il frate rivoluzionario che viaggiò in Abruzzo in più occasioni tra il 1215 e il 1220, è anche l’autore del Dies irae, la più importante composizione medievale in lingua latina, musicata da tutti i più grandi musicisti e compositori della storia, da Mozart a Verdi, da Liszt a Rachmaninov.

La presenza di Tommaso da Celano e della chiesa di San Francesco sono solo alcune delle tante testimonianze, presenti anche nell’arte, che il famoso frate di Assisi lasciò nei suoi viaggi in Abruzzo.

Tagliacozzo è conosciuta più dai turisti romani che dagli abruzzesi, in effetti Roma è dietro l’angolo: entrando in un bar si sente più l’accento romano che quello abruzzese-marsicano. Qui veniva ogni anno in vacanza il famoso critico d’arte Federico Zeri, arrivava appunto dalla vicina Roma, e proprio a Tagliacozzo mosse “i primi passi nel mondo dell’arte”, come lui stesso ebbe modo di raccontare in una intervista alla Rai.

Ma sono venuto qui a Tagliacozzo soprattutto per scoprire il paese dove, nel ‘500, un certo Benvenuto Cellini (che non ha bisogno di presentazioni) soggiornò ospite in casa di un ragazzo di nome Ascanio, questo giovane farà molta strada, voglio raccontarvi la sua avventurosa vita, in gran parte condivisa col suo famoso amico e maestro.

Ascanio de’ Mari, nacque a Tagliacozzo nel 1524, allievo prediletto del celebre Benvenuto Cellini diventerà anche lui un orafo affermato, tanto che lavorerà alla corte di ben due re di Francia: Francesco I e Enrico II e del potente cardinale Ippolito d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I d’Este.

Ascanio merita di essere ricordato perché mentre qui a Tagliacozzo lo conoscono pure i bambini (anche grazie ad una locale festa rinascimentale a lui dedicata che si tiene in estate ) per il resto è ingiustamente trascurato e talvolta persino ignorato, anche dalla storia dell’arte e dell’oreficeria abruzzese.

Per ricordarlo e scoprire questi luoghi storici, porto con me una guida preziosa per la narrazione: Benvenuto Cellini! ovviamente non lui in carne ed ossa, ma un libro, la sua autobiografia: “La Vita“, scritta dall’artista fiorentino tra il 1558 e il 1563, un’opera così dettagliata e coinvolgente che sembra raccontata di persona…


Ascanio, la storia.

Benvenuto Cellini

Benvenuto Cellini


Ascanio De Mari, poco più che tredicenne si era già fatto notare nell’arte orafa del suo paese di origine, un precoce talento che lo portò ad incontrare uno dei personaggi più illustri e affascinanti del Cinquecento, un artista celebre grazie alla sua arte manierista, ma anche per la sua vita avventurosa e trasgressiva, un po’ come sarà anni dopo la vita di Caravaggio, segnata da passioni, processi, fughe, delitti e colpi di scena: Benvenuto Cellini.

L’incontro tra Ascanio da Tagliacozzo e Benvenuto Cellini avvenne nella bottega romana dell’artista fiorentino. Fu il padre ad accompagnare a Roma il giovane Ascanio, prima da un orefice spagnolo e, su sollecitazione dello stesso Ascanio, pochi mesi dopo da Cellini. Questo incontro segnerà profondamente il destino e la carriera del giovane.

Ecco cosa scrive Cellini nella sua prima citazione che fa del nostro Ascanio:

“Stava con me un giovanetto il quale si domandava Ascanio. Questo giovane era di età molto tenera ed era il più mirabil servitore che fussi mai al mondo; e quando io lo presi s’era partito da un suo maestro che si domandava Francesco – (si tratta di Francesco di Valencia, un orafo al servizio del Papa). – Io per non far dispiacere al detto orefice spagnuiolo dissi a questo giovanetto: non ti voglio! ma detto fanciulletto si fece scrivere una polizza dal suo maestro affinché, libero, io lo pigliassi. Era così magro e smunto che sembrava un vecchino, ma ristoratosi divenne il più bel giovine di Roma. Vedutosi restaurato il giovane andava spesso a ringraziare il suo maestro spagnuiolo per averlo liberato, la bella moglie di detto maestro gli diceva: surgetto – (secchino, era il nomignolo che gli aveva dato l’ex maestro) – che hai tu fatto per diventare così bello? E Ascanio rispose: madonna Francesca, è stato il mio maestro Benvenuto che m’ha fatto così bello e molto più buono.”

Già in questa prima fase della loro conoscenza scoppiò una lite (una delle tante) tra i due: motivo, le continue visite di Ascanio a madonna Francesca che a detta di Cellini “dava al ragazzetto qualche carezza più in là che l’uso di onestà”, il Cellini vietò quelle visite di piacere ma Ascanio gli tenne testa, a quel punto, racconta Cellini, “gli detti di pugna e calci le più aspre bussa (botte) che lui sentisse mai, tanto che lui piangendo fuggì senza cappa e berretta”.

Infatti Ascanio sparí per alcuni giorni, ma evidentemente rimase in contatto col padre perché Cellini ci dice: “venne a Roma da Tagliacozzo suo padre”, e sarà appunto il padre a riportare Ascanio, pentito, dal suo maestro: “Maestro mio perdonatemi, io son qui per fare tutto quello che mi comanderete.”

Cellini, che come sapete era molto orgoglioso, rispose “solo per amor di tuo padre ti ripiglio”. Una frase di circostanza, perché Cellini effettivamente desiderava che Ascanio lavorasse per lui, inoltre aveva una simpatia (che poi diventerà reciproca) per il giovane talentuoso.

Da quel momento Ascanio de’Mari sarà l’ombra di Cellini, sempre al suo fianco, sarà lui che lo aiuterà durante la prigionia a Castel Sant’Angelo e sempre lui lo seguirà nei due avventurosi viaggi in Francia.

Dunque una carriera che vede un ragazzino appena tredicenne, proveniente da un piccolo paese di montagna, raggiungere in poco tempo un successo straordinario nelle fastose corti cinquecentesche italiane e francesi.

Pochi sanno che la storia di Ascanio ispirò Alexandre Dumas, l’autore de “Il Conte di Montecristo” e “I Tre Moschettieri”, il quale scrisse un romanzo avventuroso intitolato, appunto, Ascanio (romanzo conosciuto più in Francia che qui in Italia).


La saliera di Francesco I – Vienna Kunsthistorisches Museum

Saliera di Francesco I, Benvenuto Cellini e aiuti, 1540 – Vienna, Kunsthistorisches Museum



Proprio durante il soggiorno in Francia, Ascanio da Tagliacozzo collaborò con il suo maestro nella realizzazione dell’opera di oreficeria più famosa e ammirata al mondo: la saliera di Francesco I, oggi conservato a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum, considerato, insieme al Perseo in bronzo di Piazza della Signoria a Firenze, il capolavoro di Benvenuto Cellini.

L’opera, in oro e smalti, rappresenta l’incontro tra la terra (la dea Cerere) e il mare (il dio Nettuno), da questo incontro erotico (i corpi sono nudi con le gambe intrecciate) nascono il sale (raccolto su una nave tenuta in mano da Nettuno) e il pepe (raccolto su un tempietto tenuto in mano dalla dea Terra) sotto a queste figure, incastonate in una base di ebano nero, ci sono altre figure minori (i quattro Venti e le quattro fasi del tempo: notte, giorno, crepuscolo, aurora) e proprio queste figure potrebbero essere quelle assegnate per l’esecuzione al nostro Ascanio, è proprio Cellini a dircelo: “per essere la saliera lavorata da più persone, che io non avevo tanto di comodità”.

Prima di portarla al re Francesco I, la preziosa saliera fu “provata” dallo stesso Cellini insieme ad Ascanio e altri amici durante una allegra cena: “mettemmo la saliera in mezzo alla tavola; e fummo i primi a ‘doperarla”.

La Saliera di Francesco I fu clamorosamente rubata nel 2003 durante l’evento “La lunga notte dei musei”, con il museo aperto a notte fonda… per fortuna fu ritrovata, in circostanze misteriose, tre anni dopo in un bosco a 100 km da Vienna dopo che i ladri fecero recapitare alla polizia il tridente d’oro che strapparono dalla mano di Nettuno.
L’importanza del giovane abruzzese nella vita di Benvenuto Cellini è come detto evidenziata nella Vita”, in questa opera i capitoli dedicati ad Ascanio sono numerosi e dettagliati, come quello dedicato al carcere di Castel Sant’Angelo: la vita avventurosa porterà Benvenuto Cellini in carcere, ma il suo allievo prediletto non lo abbandonerà mai.

Ascanio si recherà a far visita al suo maestro d’arte almeno due volte al giorno per portare “conforto e alcune cose da lavorare” tra queste una stoffa per un vestito che, come vedremo, fu motivo di lite.

In effetti, come ho già accennato sopra, le liti tra i due furono numerose, sia Benvenuto che Ascanio avevano due caratteri molto forti. La lite a Castel Sant’Angelo, come ci racconta lo stesso Cellini, fu causata dalla richiesta del giovane Ascanio di farsi cucire (da Cellini, che qui scopriamo anche sarto) un abito con un tessuto di raso azzurro:

“Accadde un giorno che Ascanio, il quale ogni dì veniva due volte da me, mi chiese che io gli facessi una certa vestetta d’una mia vesta azzurra di raso, la quale io non portavo mai. Il giovane ebbe tanto per male che io non gli detti quella meschina vesta, che lui mi disse che se ne voleva andare a Tagliacozze a casa sua e aggiunse: io me ne vo, e addio per sempre!! A questo io dissi: e per sempre voglio che sia! e alle guardie dissi che non lasciassino più passare questo villanello. Il ditto giovane andò via lacrimando.”

Ascanio tornò di nuovo a Tagliacozzo, in realtà non solo perché offeso per non aver ricevuto il desiderato vestito di raso azzurro, ma anche perché uscendo da Castel Sant’Angelo si imbattè con due ceffi che vedendolo piangere lo presero in giro. Ascanio, che portava sempre con sé una stortetta (un piccolo pugnale con la punta ricurva), reagì e tagliò tre dita di una mano a uno dei due ribaldi. Il fatto fece arrabbiare il papa, all’epoca Clemente VII, ossia Giulio de’Medici, l’unico figlio di Giuliano assassinato il giorno di Pasqua durante la famosa Congiura dei Pazzi nella Cattedrale di Firenze, fratello di Lorenzo il Magnifico, che diede due giorni di tempo ad Ascanio per costituirsi, ma il giovane non ci pensò due volte e scappò a Tagliacozzo.

Sarà Cellini a toglierlo dai guai e, dopo la rocambolesca evasione da Castel Sant’Angelo e un nuovo arresto, a recarsi in soggiorno a Tagliacozzo, per riprendere con sé Ascanio che, tiene a precisare l’orgoglioso Cellini, scrisse “chiedendomi mille volte perdonanza.”

A Tagliacozzo Cellini soggiornò qualche giorno, ospite della famiglia di Ascanio: “Uscito da Roma me ne andai alla volta di Tagliacozze, pensando di trovarvi Ascanio mio sopraditto. Trovai Ascanio insieme con suo padre e fratelli e sorelle e matrigna. Da loro per giorni fui carezzato (trattato bene, con gentilezza) che impossibile saria il dirlo. Partimmo per la volta di Roma e per la strada cominciammo a ragionar dell’arte.”


Autoritratto di Benvenuto Cellini, 1555-1565 – Sparito per oltre 450 anni il dipinto è stata ritrovato nel 2005 in una collezione privata a Parigi, proveniente da un’asta di antiquariato, è valutato oltre 100 milioni di euro.


All’epoca questo legame artistico e personale fu oggetto di invidie, invettive e scherno. Ne è un esempio il documento che segue, un “libello infamante” come lo definì Cellini, tagliente e ironico, tipico del vernacolo fiorentino, affisso a Firenze sul portone dell’Accademia delle Arti, Accademia fondata da Cosimo I dè Medici (1563 circa), ecco alcuni stralci:

Sovra e dedentro a li rapporti entro el mastro de’ Cellini et suo sottopanza lo marsico (…) Cellin de sodomia n’è temuto in terra de franciosi (…) Così l’orafo magno va in trastullo aprofitando del timido Ascanio squizzando orsù nel marsicano cullo.

Le ultime notizie su Ascanio da Tagliacozzo si perdono in Francia, si sa che a Parigi sposò Costanza, che era la figlia di uno dei celebri fratelli scultori fiorentini dei della Robbia (Girolamo) e che abitò nel castello parigino chiamato Nesle, un tempo (oggi risulta demolito) posizionato sulla riva sinistra della Senna, a pochi passi dal Louvre, castello che Ascanio ricevette in dono del suo caro maestro e amico Benvenuto.

La sua abilità nell’arte orafa è riconosciuta sia da Cellini, un tipo che difficilmente rilasciava lodi, e sia dai documenti storici, i libri dei conti (ne ho consultato uno, di seguito cito alcuni passi) conservati in Francia in cui sono elencati anche tutti i lavori che Ascanio eseguì per conto del Cardinale d’Este: quattro candelieri a triangoli, un vaso grande per credenza, un piede di croce d’altare lavorata a fogliami con una lanterna in mezzo, una coppa dorata, quattro saliere d’argento…

“Costui in quei pochi mesi messe persona, e ristoratosi dallo istento divenne il piú bel giovane di Roma, e sí per essere quel buon servitor che io ho detto, e perché gl’imparava l’arte maravigliosamente, io gli posi uno amore grandissimo.” Benvenuto Cellini.

Leo De Rocco


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Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


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Tagliacozzo, maggio 2015

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Tagliacozzo, maggio 2015

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Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Tagliacozzo, maggio 2015

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Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Dintorni di Tagliacozzo, maggio 2015

Piani Palentini, Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Dintorni di Tagliacozzo, maggio 2015

Dintorni di Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Tagliacozzo, maggio 2015

Tagliacozzo, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Tagliacozzo, maggio 2015

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Tagliacozzo, dintorni, maggio 2015

Tagliacozzo, dintorni, maggio 2015 – Foto Leo De Rocco


Copyright © – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Citazione tratta da Vita, di Benvenuto Cellini, libro I, capitolo XX – Fonti: La vita di Benvenuto Cellini di Giuseppe Campori, Milano 1873; “Ascanio” di Alexandre Dumas, Sellerio Editore Palermo, 2015 Foto, compreso copertina: Leo De Rocco, Tagliacozzo, maggio 2015 – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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