Capestrano, magiche atmosfere

In copertina: Capestrano, dettaglio degli affreschi nella chiesa di San Pietro ad Oratorium – foto Leo De Rocco

“Sia avanzando che retrocedendo, sia colpendo che colpiti, invocate il nome di Gesù. In lui solo la salvezza!” (Motto di San Giovanni da Capestrano durante “l’Assedio di Belgrado”)


I vigneti di Capestrano, in lontananza il paese – Foto Leo De Rocco


Introduzione

Capestrano si fa notare, così elegantemente medievale e rinascimentale, con il tipico castello arroccato sul punto più alto e gli edifici signorili con all’ingresso lo stemma in pietra dell’antico casato, a ricordo del potere e della ricchezza di un tempo. In effetti Capestrano ha tanta storia da raccontare, qui signoreggiavano gli Acquaviva (1284), poi arrivarono i Conti di Celano discendenti dei Conti dei Marsi, quindi i Piccolomini-Todeschini, (1463), i quali erano imparentati con papi e cardinali, sopratutto con il potente papa Pio II, al secolo Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini, (1405-1464). Da qui passarono pure i potenti Medici da Firenze, in queste zone fiutarono gli affari con la lana, i tessuti, lo zafferano e altre spezie, e con le loro banche comprarono queste terre, facendo di Capestrano un principato.


Capestrano – Affreschi quattrocenteschi sulla parete di una casa – Foto Leo De Rocco


Il famoso Guerriero di Capestrano si trova nel Museo Archeologico di Chieti, ma i turisti vengono qui perché vogliono vedere anche il luogo di provenienza: “lu mammocce” (traduzione: il bambinone) come affettuosamente lo chiamano i capestranesi, resta un simbolo di questa terra. Così come lo è Giovanni da Capestrano, soldato ma anche frate francescano e santo, conosciuto quanto l’iconico guerriero in pietra anche all’estero: statue, monumenti e chiese a Budapest, Vienna e in Croazia, fino in Texas e in California dove i frati francescani spagnoli, seguaci di Giovanni il santo-soldato, fondarono nel ‘700 due missioni dedicate a “San Juan Capistrano“.


Capestrano – Giovanni da Capestrano guida L’Assedio di Belgrado, Chiesa di San Francesco – Foto Leo De Rocco


Capestrano è ben consapevole della sua storia e del suo patrimonio ricco anche di bellezze naturali e paesaggistiche che spesso vivono in simbiosi con antiche e preziose testimonianze artistiche, come la chiesa medievale di San Pietro ad Oratorium, bella e misteriosa e così discreta: nascosta tra i boschi, sulla riva di un fiume dalle acque trasparenti, sembra non vuole farsi notare.

Ma Capestrano non è un paese fermo ad autocelebrarsi, guarda al presente e al futuro: è un paese dinamico grazie anche alle iniziative culturali promosse delle nuove generazioni, come il Festival internazionale del cortometraggio, lo “Strano Film Festival”, e l’apertura di nuovi spazi per l’arte e la cultura come “La Dama di Capestrano“. Interessanti iniziative che sperimentano nuove forme di comunicazione, senza voltare le spalle al passato e alla storia di questa terra.


Capestrano, dalla Statale 153 dell’Appennino Abruzzese – foto Leo De Rocco


Il paese si trova su un’altura circondata da mandorli, uliveti, campi di grano e soprattutto vigneti, quelli autoctoni del pregiato Montepulciano d’Abruzzo, che da secoli hanno trovato in questa zona clima e terreni più favorevoli. Fino alla metà del secolo scorso Capestrano era la cantina d’Abruzzo, la maggiore produzione regionale di vino proveniva da queste alture, che ancora oggi regalano vini eccellenti.

Il luogo è conosciuto ai più per aver dato il nome all’opera più monumentale dell’arte Italica: il Guerriero di Capestrano, una enigmatica statua in pietra calcarea, in origine dipinta con colori dal turchese al rossastro. Un guerriero, ma come vedremo non è il solo…


Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico Chieti – Foto Leo De Rocco


Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, Chieti – Foto Leo De Rocco


Risalente al VI secolo A.C. la statua in pietra, alta oltre due metri, raffigura un principe-guerriero appartenente alle popolazioni italiche pre-romane (Vestini, Piceni, ecc.) o immediatamente a ridosso dell’inizio della storia di Roma; popoli che abitavano l’antica Aufinum (vicino a Capestrano) città dei Vestini citata da Plinio il Vecchio quale luogo successivamente appartenente alla regione augustea Samnium (più o meno l’Abruzzo centro-meridionale, il Molise e parte della Campania).


Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Chieti – Foto Leo De Rocco


La statua del Guerriero di Capestrano fu ritrovata in questa zona nel 1934 da un contadino – un classico ritrovamento per caso accadeva anche nella Roma rinascimentale: il celebre gruppo scultoreo del Lacoonte ad esempio fu ritrovato in una vigna nel 1506 – ed è attualmente conservata nel bel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti insieme a numerosi reperti ritrovati nel sito archeologico di Aufinum.


Guerriero di Capestrano – Foto Leo De Rocco


L’iconico Guerriero di pietra è diventato un simbolo della regione Abruzzo. Curioso il copricapo, ricchi i dettagli: una spada, un pugnale, un’ascia, eppoi una collana, un pendaglio, bracciali, una maschera che copre il viso e una enigmatica scritta che da decenni è un vero rompicapo per gli archeologi.


Guerriero di Capestrano – dettaglio – Foto Leo De Rocco


Se andate a visitare il citato museo, ubicato nella Villa Frigerj di Chieti (si trova nella bella Villa Comunale, secondo me uno dei musei archeologici più interessanti d’Italia) non dimenticate di guardare anche il lato sinistro della statua, sul pilastrino, scoprirete che vi è incisa una frase in lingua italica, che è stata così tradotta:

Di me fece bella immagine lo scultore Aninis per il Re Nevio.

Già il fatto che l’autore, il misterioso scultore Aninis, firmi la sua opera è, nel VI secolo avanti Cristo, una rarità se non una vera unicità. Ma chi è questo re Nevio? Un re dei vestini italico? Davvero il vistoso copricapo, che ricorda un sombrero, in realtà è uno scudo? E chi rappresenta la statua sempre in pietra calcarea trovata vicino al guerriero, denominata la Dama di Capestrano, una principessa? Quindi ci sarebbe anche una Guerriera di Capestrano? “Per il re Nevio”, cioè per conto del re, quindi un suo soldato di rango, un capo guerriero, un principe o si tratta proprio del re… Mistero.

Dama di Capestrano, figura femminile ritrovata accanto al Guerriero di Capestrano: era forse la sua compagna? Anch’essa una guerriera italica di stirpe reale? – Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Chieti – Foto Leo De Rocco


Guerriero di Capestrano – Foto Leo De Rocco


Dintorni di Capestrano – Foto Leo De Rocco


Il mistero che circonda la statua del principe-guerriero (e della principessa-guerriera) contribuisce a rendere magica l’atmosfera di questi posti.

Piacevolmente, durante l’escursione nei dintorni di Capestrano, mi imbatto in boschi silenziosi, chiese ex abbazie medievali nascoste in vallate pressoché inaccessibili, laghetti attorniati da rigogliose vegetazioni e immense praterie assolate, che solo apparentemente appaiono aride perché in realtà scopro che sono disseminate da sorgenti montane, nascoste tra la boscaglia, le cui acque sono limpidissime e sempre gelide, anche in piena estate.


Dintorni di Capestrano – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Fiume Tirino – Foto Leo De Rocco


Nascosta tra queste boscaglie, a ridosso di un fiume le cui acque sono considerate le più trasparenti d’Italia, il Tirino, non sembra facile trovare la chiesa medievale di San Pietro ad Oratorium, ma questo posto celato e un po’ impervio, raggiungibile percorrendo una stradina sterrata che taglia in due il fitto bosco, rende ancora più affascinante l’escursione.


Capestrano – Chiesa di San Pietro ad Oratorium, dettaglio del portale – Foto Leo De Rocco


Il toponimo “Oratorium” probabilmente deriva dal nome di un antico castello distrutto chiamato “Araturo”. La chiesa, in passato affiancata da un’abbazia benedettina, oggi non più esistente e un tempo dipendente dell’Abbazia molisana di San Vincenzo al Volturno, fu voluta nel 722 da re Desiderio, così come riportato sull’architrave all’ingresso: “A rege Desiderio fundata, anno milleno centeno renovata” (traduzione: “Fondata da re Desiderio, rinnovata nel 1100”) , re longobardo e duca di Spoleto, il territorio abruzzese appartenne a questo Ducato, sua figlia Desiderata, che Manzoni nell’Adelchi rinominò Ermenengarda, andò in sposa a Carlo Magno. Erano tempi in cui le abbazie costituivano veri e propri centri di potere non solo religioso, dominavano sul territorio di pertinenza a volte insieme all’imperatore, altre in contrasto con esso.


Capestrano – Portale della chiesa di San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco


L’archivolto e il portale sono scolpiti con deliziosi motivi floreali che richiamano i disegni degli antichi ricami del tombolo aquilano.

La chiesa è a tre navate, altare e ciborio sono del XII sec., della stessa epoca i suggestivi affreschi color sabbia, rosso mattone con sfumature ocra nella zona presbiteriale che rappresentano il Cristo mentre benedice “alla greca” con l’anulare ripiegato sul pollice, e mignolo, indice e medio sollevati, circondato dai quattro simboli degli evangelisti e due angeli serafini, sotto di loro c’è una gran folla: santi e monaci benedettini ognuno inquadrato in una elegante nicchia, e i 24 anziani del Giorno del Giudizio, così come raccontato dall’apostolo Giovanni, seduti sui loro troni con i calici in mano brindano guardando in alto, in direzione del “Re del cielo e della terra”. Una rappresentazione iconografica straordinaria, unica in Abruzzo.


Capestrano – San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco

Capestrano – Portale, archivolto, della Chiesa di San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Chiesa di San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Il Cristo benedicente “alla greca”, Chiesa San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco


Capestrano – San Pietro ad Oratorium, ciborio – Foto Leo De Rocco


Varcando l’ingresso sulla parte sinistra del portale trovo una curiosa scritta riportata all’interno di un quadrato in pietra e leggibile in qualsiasi verso: un palindromo, (vedi foto). In realtà se osservate bene, sulla facciata di questa ex abbazia, e nella parte esterna dell’abside, ci sono, oltre a questa, altre pietre scolpite con disegni e scritte enigmatiche, come quella che rappresenta un loggiato con fiori e stelle. Dopo il re-guerriero di Aninis ecco altri misteri che rendono sempre più magica l’atmosfera di questi luoghi.


Capestrano – Il quadrato “magico” all’ingresso di San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco

Questo quadrato magico, chiamato quadrato del Sator, dove la parola Sator, che come vedete si legge in ogni direzione, significa colui che semina, è stato ritrovato anche in altri edifici e reperti archeologici in Italia (anche a Pompei) e in Europa. L’altra parola Arepo risulta misteriosa in quanto non risulta presente in nessun testo in latino, mentre si può risalire alle altre: Tenet, ossia tieni, Opera che significa cura, e Rotas che tradotta dal latino significa ruota, ma secondo me nella soluzione del Sator, dove ognuno può cimentarsi a decifrarne il significato, significa piuttosto Rotta, ossia Strada…

Quindi una ipotesi per la soluzione del rebus potrebbe secondo me essere questa: quando semini (ossia quando nella vita compi le azioni) abbi sempre cura della rotta (giusta e saggia da seguire) nella tua vita.


Capestrano – una delle pietre scolpite nella facciata della Chiesa di San Pietro ad Oratorium – Foto Leo De Rocco

Capestrano, Castello Piccolomini – Foto Leo De Rocco


Mi rimetto in viaggio, in direzione del centro del centro storico di Capestrano. In una atmosfera vagamente fiabesca non poteva mancare il castello, con tanto di torri merlate, ed eccolo svettare come ogni castello sul punto più alto del paese: il Castello Piccolomini, sulla piazza principale di Capestrano. Piccolomini è il nome dai feudatari che lo edificarono nel Quattrocento sui resti di una fortificazione medievale; il castello fu poi ristrutturato nel Seicento, quando il paese era feudo, sotto Firenze, della Signoria dei Medici, che in queste zone facevano affari soprattutto con il commercio della lana e dello zafferano. Cosimo I de’ Medici, primo granduca della Toscana, fu anche Principe di Capestrano. Il principato dei Medici qui regnò parecchio tempo, almeno formalmente fino alla metà del ‘700 con l’ultima granduchessa fiorentina Anna Maria Luisa de’ Medici.


Capestrano – Castello Piccolomini – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Castello Piccolomini – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Castello Piccolomini – Foto Leo De Rocco


Mi perdo tra le possenti mura di questo castello, anticamente sede del potere feudale di Capestrano, in realtà anche del potere attuale in quanto un’ala del castello è occupato dagli uffici del Comune; tra scale in pietra, pozzi quattrocenteschi e alte torri a guardia di massicci corridoi che conducono su ventosi e panoramici affacci mozzafiato.

Un tempo da queste terrazze, dove oggi si affacciano i turisti per scattare una foto, gli ambasciatori dei Medici e prima di essi i marchesi e baroni Piccolomini – discendenti di quell’Antonio che, nato nel 1435 come Todeschini, adottò il più conveniente cognome del potente zio papa Pio II al secolo Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini, (1405-1464) – osservavano sulla valle sottostante il transito dei loro affari: la Transumanza e i commerci di spezie, come lo zafferano, e tessuti principalmente lana e seta.

Quando Pio II appoggerà al trono di Napoli Ferdinando d’Aragona, (preferendolo a Renato d’Angiò), questi per ricambiare il sostegno donò le terre di Capestrano ai nipoti Piccolomini, ma prima dei Piccolomini la contessa di Celano Covella aveva già donato a Giovanni da Capestrano, suo amico e confidente, un terreno su cui costruire una chiesa e un convento, che oggi possiamo ammirare su un colle vicino al paese.


San Giovanni da Capestrano con spada, scudo e vessillo, tra gli affreschi del Duomo di Atri – Foto Leo De Rocco


In questa terra di antichi ed enigmatici principi guerrieri non poteva mancare il santo e ovviamente qui a Capestrano non poteva che essere un santo-guerriero: Giovanni da Capestrano (1386 – 1456).

Giovanni proveniva da una famiglia benestante, proprietari di terreni coltivati a grano, oggi diventati vigneti, visibili dalle piccole finestre della sua casa natale. Vado a visitare questa antica casa, mi viene ad aprire la gentile signora Lidia, una volontaria che accompagna qui i turisti. La casa si trova in una posizione panoramica, con un grande terrazzo che domina la valle. È a due piani, c’è ancora l’antico caminetto e il pavimento in pietra, in una stanza si intravede abbozzato un affresco di una Madonna con bambino, chissà, forse lo disegnò lo stesso Giovanni.

Oltre al saio francescano, indossato dopo la sua attività di giurista e gli studi a Perugia, Giovanni, che era figlio di un nobile tedesco e di una gentil donna di Capestrano, indossò pure la corazza e imbracciò le armi addirittura come comandante (vittorioso) in occasione dell’Assedio di Belgrado contro i turchi Ottomani che avevano invaso la penisola balcanica.

Il bel Convento di San Francesco (sec. XV), con il suo delizioso chiostro, l’attigua chiesa di San Francesco in stile tardo barocco, e il prezioso museo che custodisce pergamene antiche e una bolla papale del 1200, (che trovo chiuso per lavori) sono significative testimonianze lasciate a Capestrano dal santo-soldato. La chiesa-convento di San Francesco fu edificata sui possedimenti dell’allora contessa Covella da Celano, uno dei personaggi più intriganti e affascinanti del Quattrocento abruzzese (sulla contessa Covella vedi in questo blog “Celano, tra storia e leggenda”), Covella era amica e confidente di Giovanni da Capestrano e dei più conosciuti frati francescani dell’epoca, come Giacomo della Marca. Quando Giovanni da Capestrano morì, la contessa Covella organizzò per il suo amico e guida spirituale un funerale degno di un re. (Per un approfondimento vedi l’articolo su Celano).


Capestrano – Casa di San Giovanni da Capestrano – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Edicola affrescata nei pressi della casa natale di Giovanni da Capestrano – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Panorama da una finestra della casa di San Giovanni da Capestrano – Foto Leo De Rocco


Giacomo da Campli, Madonna in trono con bambino, e i santi Francesco, Berardino, Antonio e Giovanni da Capestrano, 1482 – Polittico un tempo destinato alla Chiesa di San Francesco a Capestrano, oggi al MuNDA L’Aquila – Foto Leo De Rocco


San Giovanni da Capestrano, patrono di Capestrano e dei cappellani militari, è un santo conosciuto in gran parte d’Europa, ma anche oltreoceano: in Texas dove dal ‘700 è attiva una missione di francescani dedicata al Santo capestranese, anche in California i frati francescani spagnoli fondarono una missione chiamata “San Juan Capistrano“, nel suo chiostro fu fotografata da André de Dienes una giovanissima Marilyn Monroe, era l’estate del 1946 e in Europa, tra le macerie, si discuteva di pace nella Conferenza di Parigi.

La missione è oggi diventata una cittadina di trentamila abitanti e ogni fine aprile celebra “il miracolo delle rondini”, che richiama molti turisti. Il convento francescano dedicato a San Giovanni da Capestrano è l’edificio più antico ancora in uso della California, simbolo multiculturale degli Stati Uniti. Sull’altare maggiore, in stile barocco coloniale spagnolo, campeggia la statua di San Giovanni da Capestrano.


California – Missione San Juan Capestrano, tra San Diego e Los Angeles – Marilyn Monroe – Foto di André de Dienes, 1946c.


Altare in stile barocco coloniale spagnolo: Statua di San Giovanni da Capestrano nella Missione Saint John of Capestrano – California

Il convento francescano di Capestrano si trova in una suggestiva posizione, su un colle vicino al paese, raggiungibile anche a piedi dal centro. I frati mi mostrano un bel chiostro settecentesco affrescato con le scene della vita del Santo, tra queste trovo lo stemma di Alessandro Tassoni (1565-1635), l’autore del poema “La secchia rapita“, cosa ci fa qui? Ci ricorda che nel 1613 il poeta curava gli interessi dei Medici nel principato di Capestrano.


Capestrano – Chiesa-Convento di San Francesco, anche chiamato di San Giovanni da Capestrano – Foto Leo De Rocco

Capestrano – scalinata seicentesca Convento di San Francesco – Foto Leo De Rocco


Stemma della famiglia Tassoni vicino al Cristogramma, il simbolo adottato da San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco

Capestrano – Chiostro del Convento di San Francesco – Foto Leo De Rocco

Capestrano – Chiostro del Convento Francescano – Foto Leo De Rocco


Capestrano è un paese ricco di palazzi signorili e nobiliari, molte abitazioni recano all’ingresso il proprio stemma di famiglia o il richiamo a quello della famiglia un tempo feudatari e signori di queste terre. Passeggiando tra questi edifici si incontrano antiche chiese, come quella di Santa Caterina e, sulla piazza principale, Santa Maria della Pace (ancora chiusa dal terremoto del 2009).


Capestrano – Portale di una casa – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Foto Leo De Rocco

I gentili capestranesi sono prodighi di informazioni sul loro paese perché noto che sono molto attaccati alle loro radici e alla storia del luogo. Come l’ex insegnante di storia dell’arte che mi racconta alcuni aneddoti su Capestrano, e Giorgio, il volontario custode del Castello Piccolomini, che tiene a farmi sapere i tanti libri che ha letto sulla storia di Capestrano e di aver conosciuto quando era bambino Michele Castagna, il contadino che ritrovò la statua del guerriero. Poi la signora Lidia che insieme ad Ada gestisce, anche lei come volontaria, la casa natale di Giovanni da Capestrano, infine un’altra ex insegnante, incontrata nel chiostro del Convento di San Francesco, mi racconta la storia dei palazzi nobiliari di Capestrano. Ian invece è un inglese, arriva da Londra, è un architetto paesaggista talmente innamorato di Capestrano che qui ha comprato casa e pure una piccolo vigneto, gentilmente si offre di accompagnarmi fino alla casa natale di San Giovanni da Capestrano.

A Capestrano si respira l’essenza dell’Abruzzo, un luogo dominato dal vento, dalla natura, dai tratturi regi, da antiche pietre che parlano di storia e forse custodiscono misteri, ma allo stesso tempo un luogo dinamico dove nascono nuove iniziative culturali per valorizzare il territorio, come l’interessante “Strano Film Festival” un festival internazionale di cortometraggi con tema “La terra”. Nato da un’idea del capestranese Gianluca Fratantonio, ha come obiettivo quello di “unire chi in questi territori è rimasto, e chi da questi territori è partito, e chi in questi territori ha scelto di tornare a viverci.”

Recentemente è stato inaugurato, a cura della Associazione culturale Maks, anche un polo culturale che prende il nome dalla Dama di Capestrano, un riferimento storico per un moderno spazio d’arte multidisciplinare che ospita mostre d’arte di giovani artisti emergenti nell’arte contemporanea.

L’escursione on the road, lasciando la Tiburtina Valeria nella zona di Bussi-Popoli, una volta arrivati a Capestrano, vi porta in altri paesi affascinanti, con le loro storie da raccontare e tesori da scoprire: Navelli, San Benedetto in Perillis, San Pio delle Camere, Bominaco… fino ad arrampicarsi in direzione Campo Imperatore e scoprire Santo Stefano di Sessanio.


Mulini sommersi Lago di Capo d’Acqua, Capestrano – Foto Franco Banfi


Il cristallino fiume Tirino nei pressi di San Pietro ad Oratorium – video Leo De Rocco


Su questi luoghi e sulle loro storie scriverò nei prossimi viaggi, intanto vi invito a visitare Capestrano, e la sua antica Via degli Abruzzi, tra pianori apparentemente aridi incorniciati da fitti boschi con sorgenti dalle acque gelide e limpidissime che nascondono enigmatiche statue di re-guerrieri e guerriere, laghetti i cui fondali trasparenti invitano ad immergersi per scoprire resti medievali, castelli che sembrano labirinti di pietra, conventi fondati da santi-soldati e antiche chiese-abbazie nascoste nei boschi che all’ingresso invitano a risolvere rebus prima di entrare… Con un po’ di immaginazione potremmo cercare da queste parti anche il Sacro Graal, i presupposti ci sono.

Leo De Rocco, per Abruzzo storie e passioni 2015

Articolo aggiornato nel luglio 2022


Capestrano – passeggiando tra le vie del centro storico – Foto Leo De Rocco

Galleria fotografica

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorization – Autore/Blogger: Leo De Rocco – Foto: compreso copertina, Leo De Rocco; Foto immersione Lago di Capo d’Acqua: Franco Banfi – Fonti: Museo Archeologico Nazionale Chieti; Comune di Capestrano, Pro Loco.


Capestrano – foto Leo De Rocco


Capestrano, terrazza a fianco della casa di San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco


Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco


Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco


Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco


Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco


Terrazze con piccoli vigneti, di spalle Ian, un gentile inglese, architetto paesaggista, che ha scelto di vivere una parte dell’anno qui a Capestrano – foto Leo De Rocco


Passeggiando per le vie di Capestrano – foto Leo De Rocco


Capestrano – Chiostro del Convento di San Francesco – Foto Leo De Rocco


Capestrano – Foto Leo De Rocco


Passeggiando per Capestrano – foto Leo De Rocco


Capestrano, luglio 2015
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Capestrano – foto Leo De Rocco


Castello Piccolomini, Capestrano – foto Leo De Rocco


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Acque cristalline, Fiume Tirino, Capestrano – foto Leo De Rocco
San Giovanni da Capestrano e storie della sua vita, 1480. Tempera su tavola, opera del Maestro di San Giovanni da Capestrano. Al centro Giovanni da Capestrano sorregge il vessillo crociato di rosso con il monogramma di San Bernardino. Attorno sono dipinte le scene della vita del Santo: La Messa al campo; La predica dell’Aquila; La Battaglia di Belgrado; La morte del Santo. – MuNDA L’Aquila – Foto Leo De Rocco

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorization – Autore/Blogger: Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – Foto: Leo De Rocco, compreso copertina: Chieti, maggio 2015; Capestrano, luglio 2015; Foto immersione Lago Capo d’Acqua: Franco Banfi – Fonti: Museo Archeologico Nazionale Chieti; Comune di Capestrano.

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