Capestrano, magiche atmosfere.

In copertina: Capestrano, panorama dal Castello Piccolomini – foto Leo De Rocco

“Sia avanzando che retrocedendo, sia colpendo che colpiti, invocate il nome di Gesù. In lui solo la salvezza!”

(motto di San Giovanni da Capestrano durante l’assedio di Belgrado)

I vigneti di Capestrano, in lontananza il paese – foto Leo De Rocco

Introduzione

Capestrano si fa notare, così elegantemente medievale e rinascimentale, con il suo tipico castello arroccato nel punto più alto e con i suoi edifici signorili, ognuno con lo stemma in pietra dell’antico casato, a ricordo del potere e della ricchezza di un tempo.

Capestrano ha tanta storia da raccontare. Qui signoreggiavano gli Acquaviva che poi cedettero il posto ai Piccolomini-Todeschini, i quali erano imparentati con papi e cardinali, sopratutto con il potente papa Pio II, al secolo Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini, (1405-1464), dal quale sua sorella, che era sposata con un Todeschini, riprese per i figli il più conveniente cognome Piccolomini. E fece bene perché quando Pio II appoggerà al trono di Napoli Ferdinando d’Aragona, (preferendolo a Renato d’Angiò), questi per ricambiare il sostegno donò le terre di Capestrano ai nipoti Piccolomini.

Poi arrivarono i Medici da Firenze, in queste zone fiutarono gli affari con la lana, i tessuti, lo zafferano e altre spezie, e con le loro banche comprarono queste terre, facendo di Capestrano un principato.

Il famoso Guerriero di Capestrano si trova al Museo Archeologico di Chieti, ma i turisti vengono qui perché vogliono vedere anche il luogo di provenienza: “lu mammocce”, come affettuosamente lo chiamano i capestranesi, resta un simbolo di questa terra.

Così come lo è Giovanni da Capestrano, soldato ma anche frate francescano e santo, conosciuto quanto il famoso guerriero di pietra anche all’estero: statue, monumenti e chiese a Budapest, Vienna e in Croazia, fino in Texas e in California dove i frati francescani spagnoli, seguaci di Giovanni il santo soldato, fondarono nel ‘700 due missioni dedicate a “San Juan Capistrano“.

Capestrano è ben consapevole della sua storia e del suo patrimonio artistico, ma non è un paese fermo ad autocelebrarsi, guarda invece al presente e al futuro: è un paese dinamico grazie anche alle iniziative culturali promosse delle nuove generazioni, come il Festival internazionale del cortometraggio, lo “Strano Film Festival”, e l’apertura di nuovi spazi per l’arte e la cultura come “La Dama di Capestrano“. Preziose iniziative che sperimentano nuove forme di comunicazione, senza voltare le spalle al passato e alla storia di questa terra.

Capestrano, dalla Statale 153 dell’Appennino Abruzzese – foto Leo De Rocco

Il paese si trova su un’altura circondata da mandorli, uliveti, campi di grano e soprattutto vigneti, quelli autoctoni del pregiato Montepulciano d’Abruzzo, che da secoli hanno trovato in questa zona clima e terreni più favorevoli.

Il luogo è conosciuto ai più per aver dato il nome all’opera più monumentale dell’arte Italica: il Guerriero di Capestrano, una enigmatica statua in pietra calcarea, in origine dipinta con colori dal turchese al rossastro. Un guerriero, ma come vedremo non è il solo…

Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico Chieti – foto Leo De Rocco
Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico di Chieti – foto Leo De Rocco

Risalente al VI secolo A.C. la statua in pietra, alta oltre due metri, raffigura un principe-guerriero appartenente alle popolazioni italiche pre-romane (Vestini, Piceni, ecc.) o immediatamente a ridosso dell’inizio della storia di Roma; popoli che abitavano l’antica Aufinum, città dei Vestini citata da Plinio il Vecchio quale luogo successivamente appartenente alla regione augustea Samnium (più o meno l’Abruzzo centro-meridionale, il Molise e parte della Campania).

Guerriero di Capestrano, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Chieti – foto Leo De Rocco

La statua del Guerriero di Capestrano fu ritrovata in questa zona nel 1934 da un contadino, un classico ritrovamento per caso, accadeva anche nella Roma rinascimentale: il celebre gruppo scultoreo del Lacoonte ad esempio fu ritrovato in una vigna nel 1506, ed è attualmente conservata nel bel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti.

Guerriero di Capestrano – foto Leo De Rocco

L’iconico Guerriero di pietra è diventato un simbolo della regione Abruzzo. Curioso il copricapo, ricchi i dettagli: una spada, un pugnale, un’ascia, eppoi una collana, un pendaglio, bracciali, una maschera che copre il viso e una enigmatica scritta che da decenni è un vero rompicapo per archeologi e studiosi.

Guerriero di Capestrano – dettaglio – foto Leo De Rocco

Se andate a visitare il citato museo, ubicato nella Villa Frigerj di Chieti (si trova nella bella Villa Comunale, secondo me uno dei musei archeologici più interessanti d’Italia) non dimenticate di guardare anche il lato sinistro della statua, sul pilastrino, scoprirete che vi è incisa una frase in lingua italica, che è stata così tradotta:

Di me fece bella immagine lo scultore Aninis per il Re Nevio.

Già il fatto che l’autore, il misterioso scultore Aninis, firmi la sua opera è, nel VI secolo avanti Cristo, una rarità se non una vera unicità. Ma chi è questo re Nevio? Un re dei vestini, italico? Davvero il vistoso copricapo, che ricorda un sombrero, in realtà è uno scudo? E chi rappresenta la statua sempre in pietra calcarea trovata vicino al guerriero, denominata la Dama di Capestrano, una principessa? Quindi ci sarebbe anche una Guerriera di Capestrano? “Per il re Nevio”, cioè per conto del re, quindi un suo soldato di rango, un capo guerriero, un principe o si tratta proprio del re… Mistero.

Guerriero di Capestrano – foto Leo De Rocco
Dintorni di Capestrano – foto Leo De Rocco

Il mistero che circonda la statua del principe-guerriero (e della principessa-guerriera) contribuisce a rendere magica l’atmosfera di questi posti.

Piacevolmente, durante l’escursione nei dintorni di Capestrano, mi imbatto in boschi silenziosi, chiese ex abbazie medievali nascoste in vallate pressoché inaccessibili, laghetti attorniati da rigogliose vegetazioni e immense praterie assolate, che solo apparentemente appaiono aride perché in realtà scopro che sono disseminate da sorgenti montane, nascoste tra la boscaglia, le cui acque sono limpidissime e sempre gelide, anche in piena estate.

Dintorni di Capestrano – foto Leo De Rocco

Proprio nascosta in una di queste boscaglie e a ridosso di un fiume dalle acque più trasparenti d’Italia (il Tirino, vedi il video) non mi è stato facile trovare la chiesa medievale di San Pietro in Oratorium. Ma questo posto così impervio e celato, raggiungibile percorrendo una stradina sterrata che taglia un fitto bosco, rende ancora più affascinante l’escursione.

San Pietro in Oratorium – foto Leo De Rocco

La chiesa fu voluta da re Desiderio, così come riportato sul portale “A rege Desiderio fundata”, re longobardo e duca di Spoleto, il territorio abruzzese appartenne a questo Ducato, sua figlia Desiderata, che Manzoni nell’Adelchi rinominò Ermenengarda, andò in sposa a Carlo Magno.

San Pietro in Oratorium – foto Leo De Rocco

San Piero in Oratorium fu fondata nell’VIII sec. e completata nel XI secolo, in realtà era una abbazia benedettina che a sua volta dipendeva dall’abbazia molisana di San Vincenzo al Volturno (V-VI sec.) Erano tempi in cui le abbazie costituivano veri e propri centri di potere, che controllavano il territorio a volte insieme all’imperatore altre in contrasto con esso.

Affreschi medievali San Pietro in Oratorium – foto Leo De Rocco

Varcando l’ingresso guardando sulla parte sinistra del portale trovo una curiosa scritta riportata all’interno di un quadrato in pietra e leggibile in qualsiasi verso: palindromo, (vedi foto). In realtà se osservate bene, sulla facciata di questa ex abbazia, e nella parte esterna dell’abside, ci sono, oltre a questa, altre pietre scolpite con disegni e scritte enigmatiche, come quella che rappresenta un loggiato con fiori e stelle. Dopo il re-guerriero di Aninis ecco un altro mistero…

Il quadrato magico, San Pietro in Oratorium – foto Leo De Rocco

Questo quadrato magico, chiamato quadrato del Sator, dove la parola Sator, che come vedete si legge in ogni direzione, significa colui che semina, è stato ritrovato anche in altri edifici e reperti archeologici in Italia (anche a Pompei) e in Europa. L’altra parola Arepo risulta misteriosa in quanto non risulta presente in nessun testo in latino, mentre si può risalire alle altre: Tenet, ossia tieni, Opera che significa cura, e Rotas che tradotta dal latino significa ruota, ma secondo me nella soluzione del Sator, dove ognuno può cimentarsi a decifrarne il significato, significa piuttosto Rotta, ossia Strada…

Quindi una ipotesi per la soluzione del rebus potrebbe secondo me essere questa: quando semini (ossia quando nella vita compi le azioni) abbi sempre cura della rotta (giusta e saggia da seguire) nella tua vita.

San Pietro in Oratorium – foto Leo De Rocco

Capestrano, Castello Piccolomini – foto Leo De Rocco

Mi rimetto in viaggio, in direzione del centro di Capestrano. In una atmosfera vagamente fiabesca non poteva mancare il castello, con tanto di torri merlate: il Castello Piccolomini, (sulla piazza principale di Capestrano) prende il nome dai feudatari che lo edificarono nel quattrocento sui resti di una fortificazione medievale; fu poi ristrutturato nel seicento, quando il paese era feudo, sotto Firenze, della Signoria dei Medici, che in queste zone facevano affari soprattutto con il commercio della lana e dello zafferano. Cosimo I de’ Medici, primo granduca della Toscana, fu anche Principe di Capestrano, il principato dei Medici qui regnò parecchio tempo, fino alla metà del ‘700 con l’ultima granduchessa fiorentina Anna Maria Luisa de’ Medici.

Castello Piccolomini, Capestrano – foto Leo De Rocco

Mi perdo tra le possenti mura di questo castello, anticamente sede del potere di Capestrano (in realtà anche oggi, un’ala del castello è occupato dal Comune), tra scale in pietra, pozzi quattrocenteschi e torri merlate con massicci corridoi che conducono su affacci panoramici mozzafiato.

Un tempo da queste terrazze, da dove oggi si affacciano i turisti, gli ambasciatori dei Medici e prima di essi i marchesi e baroni Piccolomini, discendenti di quell’Antonio che, nato nel 1435 come Todeschini, adottò il più conveniente cognome della madre perché sorella del potente papa Pio II; osservavano sulla valle sottostante il transito dei loro affari: la Transumanza e i commerci di spezie e tessuti. (foto in copertina e nella galleria fotografica ).

San Giovanni da Capestrano con l’armatura, spada e vessillo, dettaglio degli affreschi del Duomo di Atri – foto Leo De Rocco

Qui a Capestrano, terra come abbiamo visto di antichi principi-guerrieri non poteva mancare il santo e ovviamente non poteva che essere un santo-guerriero: Giovanni da Capestrano (1386 – 1456).

Giovanni proveniva da una famiglia benestante, proprietari di terreni coltivati a grano, visibili dalle piccole finestre della sua casa natale. Vado a visitare questa antica casa, mi viene ad aprire la gentile signora Lidia, una volontaria che accompagna qui i turisti. La casa si trova in una posizione panoramica, con un grande terrazzo che domina la valle. È a due piani, c’è ancora l’antico caminetto e il pavimento in pietra, in una stanza si intravede abbozzato un affresco di una Madonna con bambino, chissà, forse lo disegnò lo stesso Giovanni.

Casa di San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco

Oltre al saio francescano, indossato dopo la sua attività di giurista e gli studi a Perugia, Giovanni, che era figlio di un nobile tedesco e di una gentil donna di Capestrano, indossò pure la corazza e imbracciò le armi addirittura come comandante (vittorioso) in occasione dell’Assedio di Belgrado contro i turchi Ottomani che avevano invaso la penisola balcanica.

Dalla finestra della casa di San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco

Il bel Convento di San Francesco (sec. XV), con il suo piccolo chiostro, la chiesa di San Francesco in stile tardo barocco, e il prezioso museo che custodisce pergamene antiche e una bolla papale del 1200, (che trovo chiuso per lavori) sono significative testimonianze lasciate a Capestrano dal santo-soldato.

San Giovanni da Capestrano, patrono di Capestrano e dei cappellani militari, è conosciuto in gran parte d’Europa, ma anche in Texas dove dal ‘700 c’è una missione di francescani dedicata al Santo capestranese, anche in California i frati fondarono una missione chiamata “San Juan Capistrano“, nel suo chiostro fu fotografata una giovanissima Marilyn Monroe. La missione è oggi diventata una cittadina di trentamila abitanti e ogni fine aprile celebra “il miracolo delle rondini”, che richiama molti turisti.

Il convento francescano di Capestrano si trova su un colle vicino al paese, raggiungibile anche a piedi dal centro, i frati mi mostrano un bel chiostro settecentesco affrescato con le scene della vita del Santo, tra queste trovo lo stemma di Alessandro Tassoni (1565-1635), l’autore del poema “La secchia rapita“, cosa ci fa qui? Nel 1613 il poeta curava gli interessi dei Medici nel principato di Capestrano.

L’emblema della famiglia Tassoni vicino al Cristogramma, il simbolo adottato da San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco

Chiostro Convento di San Francesco, Capestrano – foto Leo De Rocco

Capestrano è un paese ricco di palazzi signorili e nobiliari, quasi tutte le abitazioni recano all’ingresso il proprio stemma di famiglia o il richiamo a quello della famiglia un tempo feudatari e signori di queste terre. Vicino a questi palazzi ci sono antiche chiese, come quella di Santa Caterina e, sulla piazza principale, Santa Maria della Pace (ancora chiusa dal terremoto del 2009).

Palazzi di Capestrano – foto Leo De Rocco

I gentili capestranesi che incontro sono prodighi di informazioni sul loro paese perché noto che sono molto attaccati alle loro radici e alla storia del luogo. Come una ex insegnante di storia dell’arte, incontrata in un bar, che mi racconta alcuni aneddoti su Capestrano e Giorgio, il volontario custode del Castello Piccolomini, che mi dice di aver letto tanti libri sulla storia di Capestrano e di aver conosciuto quando era bambino Michele Castagna, il contadino che ritrovò la statua del guerriero. Poi la signora Lidia che, insieme ad Ada, gestisce, anche lei come volontaria, la casa natale di Giovanni da Capestrano, infine un’altra ex insegnante, incontrata nel chiostro del Convento di San Francesco, che mi racconta la storia dei palazzi nobiliari di Capestrano. Ian invece è un inglese, un architetto paesaggista, talmente innamorato di Capestrano che qui ha comprato casa e pure una piccolo vigneto, anche lui lo conosco al bar del paese, gentilmente si offre di accompagnarmi fino alla casa natale di San Giovanni da Capestrano.

Capestrano è l’essenza dell’Abruzzo, un luogo dominato dai silenzi, dal vento, dalla natura, dai tratturi regi, da antiche pietre che parlano di storia, ma allo stesso tempo un luogo dinamico che propone nuove iniziative culturali per valorizzare il territorio. Come l’interessante “Strano Film Festival” un festival internazionale di cortometraggi con tema “La terra”. Nato da un’idea del capestranese Gianluca Fratantonio, ha come obiettivo quello di “unire chi in questi territori è rimasto, e chi da questi territori è partito, e chi in questi territori ha scelto di tornare a viverci.”

Recentemente è stato inaugurato, a cura della Associazione culturale Maks, anche un polo culturale che prende il nome dalla Dama di Capestrano, un riferimento storico per un moderno spazio d’arte multidisciplinare che ospita mostre d’arte di giovani artisti emergenti nell’arte contemporanea.

L’escursione on the road, lasciando la Tiburtina Valeria nella zona di Bussi-Popoli, una volta arrivati a Capestrano, vi porta in altri paesi affascinanti, con le loro storie da raccontare e tesori da scoprire: Navelli, San Benedetto in Perillis, San Pio delle Camere, Bominaco… fino ad arrampicarsi in direzione Campo Imperatore e scoprire Santo Stefano di Sessanio.

Mulini sommersi Lago di Capo d’Acqua, Capestrano – Foto Franco Banfi

Il cristallino fiume Tirino nei pressi di San Pietro in Oratorium – video Leo De Rocco

Ma su questi luoghi scriverò a parte, intanto vi invito a visitare Capestrano, e la sua antica Via degli Abruzzi, tra pianori apparentemente aridi, incorniciati da fitti boschi con sorgenti dalle acque gelide e limpidissime, che nascondono enigmatiche statue di re-guerrieri e guerriere, laghetti i cui fondali trasparenti invitano ad immergersi per scoprire resti medievali, castelli che sembrano labirinti di pietra, conventi fondati da santi-soldati e antiche chiese-abbazie nascoste nei boschi che all’ingresso invitano a risolvere rebus prima di entrare… con un po’ di immaginazione potreste venire qui per cercare anche il Sacro Graal, i presupposti ci sono.

Autore/Blogger Leo De Rocco

Articolo aggiornato nel luglio 2022.

Tra le vie di Capestrano – foto Leo De Rocco

Galleria fotografica

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorization – Autore/Blogger: Leo De Rocco – Foto: compreso copertina, Leo De Rocco; Foto immersione Lago di Capo d’Acqua: Franco Banfi – Fonti: Museo Archeologico Nazionale Chieti; Comune di Capestrano, Pro Loco.

Capestrano – foto Leo De Rocco
Capestrano, terrazza a fianco della casa di San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco
Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco
Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco
Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco
Chiesa del Convento di San Francesco – foto Leo De Rocco
Terrazze con piccoli vigneti, di spalle Ian, un gentile inglese, architetto paesaggista, che ha scelto di vivere una parte dell’anno qui a Capestrano – foto Leo De Rocco
Passeggiando per Capestrano scopro antichi affreschi del ‘400 su una parete di un antico edificio – foto Leo De Rocco
Altri affreschi, vicino la casa natale di San Giovanni da Capestrano – foto Leo De Rocco
Passeggiando per le vie di Capestrano – foto Leo De Rocco
Passeggiando per Capestrano – foto Leo De Rocco
Capestrano, luglio 2015
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Capestrano – foto Leo De Rocco
Castello Piccolomini, Capestrano – foto Leo De Rocco
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Acque cristalline, Fiume Tirino, Capestrano – foto Leo De Rocco

Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorization – Autore/Blogger: Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – Foto: Leo De Rocco, compreso copertina: Chieti, maggio 2015; Capestrano, luglio 2015; Foto immersione Lago Capo d’Acqua: Franco Banfi – Fonti: Museo Archeologico Nazionale Chieti; Comune di Capestrano.

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