Vasto: mare, arte e cultura. La storia dei Rossetti.

For the English version, please refer to the end of this page –

Articolo aggiornato a luglio 2022


Vasto, litorale di Punta Penna – Foto Leo De Rocco


Introduzione

Vasto è conosciuta ai più per la sua storica vocazione turistica, come meta balneare: l’acqua cristallina del suo mare, le spiagge sabbiose della “Vasto marina” e quelle un po’ selvagge delle Riserve naturali di Punta Aderci e Punta Penna, con il suo maestoso faro. E la Costa dei Trabocchi, nata dallo smantellamento del vecchio tracciato ferroviario, che da qui risale la costa abruzzese fino a Ortona, tra scogliere, calette e una chilometrica pista ciclabile vista mare.

Ma non c’è solo la Vasto estiva, quella dei grandi concerti, del parco acquatico e delle vacanze spensierate che a settembre diventano solo un ricordo, l’antica Histonium è una città d’arte e cultura tra le più importanti d’Abruzzo.

È la città dei Caldora e dei d’Avalos, che qui lasciarono un castello e un suggestivo palazzo, oggi diventato un ben organizzato Polo museale e un simbolo di Vasto (“Musei Civici Palazzo d’Avalos“). È la città dei Palizzi, una famiglia di pittori che tanto hanno contribuito all’arte della “Scuola Napoletana“, lo stesso Domenico Morelli, uno dei più grandi pittori italiani del secondo Ottocento, ricorda l’amico Filippo Palizzi nella sua fondamentale opera “Ricordi della scuola napoletana di pittura dopo il ’40 e Filippo Palizzi“. Senza dimenticare Gabriele Smargiassi e la “Scuola di Posillipo”, di cui fu promotore.


Gabriele Smargiassi, Veduta di Vasto, 1831, donato a Gabriele Rossetti nel 1838, oggi alla Pinacoteca Palizzi, Palazzo d’Avalos, Vasto


Ed è la città dei Rossetti, talvolta ricordati e conosciuti più all’estero, soprattutto in Inghilterra, se non fosse per il prestigioso Centro Europeo di Studi Rossettiani, che dalla casa natale del capostipite Gabriele Rossetti, sul belvedere chiamato “Loggia Amblingh“, da dove si gode uno dei panorami più belli dell’intera costa adriatica, tiene viva l’eredità storica e culturale della famosa famiglia di artisti e letterati di origine vastese, collaborando con istituzioni e università internazionali e promuovendo importanti iniziative culturali.

Vasto è dunque bella in ogni stagione. Con le sue piazze dall’atmosfera così mediterranea che sembrano annunciare l’inizio del Sud, e le sue chiese, veri e propri scrigni di tesori, come l’antica Santa Maria Maggiore, che sembra un piccolo museo con le opere del Veronese e della sua scuola, insieme a quella di Tiziano; e i suoi simboli devozionali, meta di un turismo religioso degno di nota, come la “Sacra Spina“, donata nel Cinquecento da don Alfonso, cavaliere del Toson d’Oro, che era un d’Avalos ma anche un Gonzaga per parte di madre. E la da poco restaurata cripta, che custodisce San Cesario, con le sue affascinanti storie e leggende, molto care ai vastesi.

Eppoi il sorprendente eclettismo di alcuni scorci cittadini, come la Cattedrale di San Giuseppe, con una facciata duecentesca che cerca di dialogare con un edificio dalle reminescenze veneziane, e un interno in stile neo gotico che ricorda alcune piccole chiese che si incontrano per le vie di Londra, la stessa città che ricorda con una targa la casa dove visse Dante Gabriel Rossetti, nel quartiere di Chelsea.


Vasto – Loggia Amblingh – Foto Leo De Rocco


“Siede lungo la spiaggia de’ Frentani…” è il titolo di un sonetto che Gabriele Rossetti scrisse e dedicò alla sua città, Vasto. Le rime sono riportate su una scalinata (foto sopra), che si trova vicino alla casa natale dell’autore sul belvedere chiamato “Loggia Amblingh”, una bella terrazza panoramica affacciata sul Golfo di Vasto, che dai giardini dello storico Palazzo dei d’Avalos costeggia il centro storico. (foto in copertina).

Il nome “Amblingh” non suona proprio abruzzese, in effetti il belvedere vastese prende il nome da un certo Guglielmo Amblingh, un militare austriaco che nel ‘700 si trasferì a Vasto, alla corte della nobile Casa d’Avalos, all’epoca rappresentata da Cesare Michelangelo d’Avalos, marchese del Vasto e devoto (seppur con qualche “macchia”…) agli Asburgo, prima a Carlo d’Asburgo (Carlo II di Spagna) e successivamente a Leopoldo I, il nipote per parte materna di Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, la “madama” che trascorse i suoi ultimi anni a Ortona.

Il marchese Cesare Michelangelo d’Avalos fu un mecenate e collezionista, come mecenate, (anche poeta), fu il suo avo, l’illustre Don Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto per circa quaranta anni, amico e sostenitore di Ludovico Ariosto, il quale per ricambiare la benevolenza lo cita nel celebre “Orlando Furioso”, ma soprattutto condottiero degli imperiali di Carlo V durante la celebre Battaglia di Pavia insieme a suo cugino Ferdinando Francesco d’Avalos, detto Ferrante, marchese di Pescara.

I d’Avalos, eredi di una ricca biblioteca e una importante quadreria con opere di autori come Tiziano, Veronese, Rubens, Raffaello, opere che abbellivano il “lussuoso”, come lo definì Vittoria Colonna, Palazzo vastese, compresi i preziosi sette arazzi fiamminghi del ‘500 (prima metà) in lana, seta, ricami d’oro e d’argento che rappresentano la citata Battaglia di Pavia. La ricostruzione storica degli spostamenti degli arazzi fiamminghi ereditati dai d’Avalos è ancora oggetto di studio, ad esempio nel primo Settecento li troviamo a Venezia presso una famiglia aristocratica, ma sembrerebbe certo che nel 1742, quando marchese del Vasto era Giovan Battista, nipote di Cesare Michelangelo d’Avalos, essi si trovavano nel Palazzo dei d’Avalos a Vasto.

Quella di Pavia fu una battaglia fondamentale per la storia europea, vide contrapporsi la Francia dei Valois di Francesco I contro l’impero Asburgo di Carlo V. I d’Avalos, con il citato marchese di Pescara Ferrante, marito di Vittoria Colonna, poetessa amica di Michelangelo e marchesa di Pescara e Francavilla, e suo cugino il giovane Alfonso, marchese del Vasto, furono i protagonisti di quella battaglia, che li vide vincitori. Entrambi li potete riconoscere sugli arazzi, fedelmente riprodotti su vetro, esposti nel Museo del Palazzo d’Avalos a Vasto.


Vasto, Museo Palazzo d’Avalos, dettaglio arazzi, Battaglia di Pavia, Ferrante d’Avalos – foto Leo De Rocco


Vasto, Museo Palazzo d’Avalos, dettaglio arazzi, Battaglia di Pavia, Alfonso d’Avalos – foto Leo De Rocco


Gli arazzi, (il Louvre possiede i cartoni preparatori), attualmente sono custoditi nel Museo di Capodimonte a Napoli, (insieme ad una parte della citata quadreria) grazie al lascito di un altro Don Alfonso, nobile d’Avalos, d’Aquino e d’Aragona, che nel 1862 donò al Museo napoletano quadri e arazzi.

Nel bel Palazzo d’Avalos a Vasto le suggestive riproduzioni degli arazzi su vetro fanno da cornice a quattro preziose selle da parata (realizzate a cavallo tra il ‘500 e’ 600), splendidi manufatti ricamati con motivi floreali in seta e fili d’oro, ritrovati quasi per caso nei sotterranei del Palazzo.


Palazzo d’Avalos, sella da parata con ricami in seta e fili d’oro – foto Leo De Rocco


Torre del Castello Caldora – Vasto – foto Leo De Rocco


“Istonio anticamente e Vasto adesso” prosegue il sonetto di Rossetti, si riferisce a Histonium, la Vasto anticamente abitata da una popolazione italica chiamata appunto Frentani.

Nella piazza principale, (foto sotto), non lontana dal citato belvedere, sorgeva un anfiteatro romano e in seguito, nel periodo medievale, fu sede di fiere contadine, quindi area del Castello detto di Caldora, dal nome del famoso condottiero Jacopo Caldora, marchese di Vasto prima dei d’Avalos, ritratto da Leonardo da Vinci in un disegno, che nel 1439 affidò il progetto di costruzione all’architetto senese Mariano di Jacopo. Jacopo Caldora fu uno dei tre mariti della contessa di Celano Covella, uno dei personaggi più affascinanti della storia abruzzese a cavallo tra medioevo e rinascimento. (Sulla contessa Covella, in questo blog “Celano, tra storia e leggenda).


Piazza Rossetti Vasto – foto Leo De Rocco


Sul luogo dove sorgeva l’anfiteatro romano oggi trovo una bella piazza dall’atmosfera tipicamente mediterranea, che sembra annunciare l’inizio del sud Italia, in effetti dalla Loggia Amblingh nelle giornate terse si intravede il profilo del Gargano e più in là le Isole Tremiti.

La piazza è dedicata a Gabriele Rossetti e ai suoi figli. Nello stesso luogo si affaccia il citato Castello Caldora e nella attigua chiesa di San Francesco di Paola, nota ai vastesi come chiesa della Madonna dell’Addolorata, riposa, in forma anonima per sua volontà, il marchese Cesare Michelangelo d’Avalos.


Dante Gabriel Rossetti, autoritratto, 1855

Dante Gabriel Rossetti, autoritratto, 1855


Una famiglia di letterati e artisti quella dei Rossetti: Gabriele (Vasto, 1783 – Londra, 1854) è stato un poeta e critico letterario, i suoi figli ebbero un certo rilievo nella letteratura e nell’arte in Inghilterra:

Dante Gabriel, pittore e poeta, fondatore del famoso movimento artistico inglese dei “Preraffaelliti”.

Maria Francesca, scrittrice e critica letteraria.

William Michael, poeta e critico letterario.

Christina, poetessa e critica letteraria, considerata tra i più importanti poeti inglesi.


Vasto, piazza Rossetti, dettaglio – foto Leo De Rocco


Se prestate attenzione al monumento dedicato ai Rossetti che campeggia sulla piazza scoprirete che i loro volti sono raffigurati nei medaglioni in bronzo (foto sopra).

By D. G. Rossetti. 1848.William Rossetti, ritratto dal fratello Dante Gabriel, 1848


La famiglia di origine degli antenati di Rossetti si chiamava in realtà Della Guardia, ma dal momento che molti in famiglia avevano i capelli rossi, furono soprannominati dai vastesi “li ruscett”, ossia i Rossetti (circa quattro generazioni prima della nascita di Gabriele). La famiglia di Gabriele Rossetti era di umili origini, ma il padre, un fabbro burbero e severo, desiderò per i suoi figli una istruzione non comune per quei tempi, educandoli soprattutto al culto dell’arte e della poesia.

Gabriele Rossetti, durante il suo periodo italiano, fu librettista del Teatro dell’Opera San Carlo a Napoli, e aveva anche una discreta voce da tenore. Questo suo trascorso artistico lo portò negli anni a stringere amicizia con diversi musicisti italiani, in particolare con uno dei più grandi operisti della storia della musica: Gioacchino Rossini.


The Vampyre, illustrazione d'epoca

Copertina di “The Vampyre”, in una illustrazione d’epoca


Dopo i moti liberali del 1820, Rossetti fu costretto ad abbandonare l’Abruzzo, prima andò a Malta poi a Londra dove sposò una certa Frances Mary Lavinia Polidori, che era la sorella di John Polidori, l’autore del famoso romanzo “Il Vampiro“, in assoluto il primo racconto della letteratura moderna sul tema, nonché medico e segretario personale di George Byron. (Nella foto sopra si legge Lord Byron autore di The Vampyre, un errore perché l’autore è il citato Polidori).


 John Polidori, National Portrait Gallery, LondraJohn Polidori, National Portrait Gallery, Londra


Gabriele Rossetti è stato anche autore di versi satirici, in uno di questi prende di mira la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie. Il divertente poemetto si intitola: “La Culeide (il cul di Carolina)” e decanta in maniera scherzosa il lato b della regina, l’autore scrive che non intende celebrare antichi eroi ma:

Non canterò di favolosi Numi gli oracoli bugiardi; o di feroci mentiti eroi le gesta, ed i costumi; le gloriose colpe, o i casi atroci: Gli orrori, o i sogni d’una età ferina Non vo’ cantar; ma il cul di Carolina. ……. Culo non v’è; né fuvvi mai nel Mondo fra quanti più bei culi unqua fioriro, più tornito, più vago, e più giocondo. Né fra le statue del Museo rimiro, scavate là in Pompei, Stabia, e Resina, simile un cul a quel di Carolina. ……. Armida, Bradamante, Olimpia, Alzira, Laura, Leonora, Angelica, Virginia, Tamiri, Semiramide, Zaira, Ersilia, Clitennestra, Argene, Erminia, Giulia, Marzia, Aristea, Fulvia, Agrippina, Non ebbero il bel cul di Carolina. ……. Quando il fulgor d’un sì bel cul t’irradia, senti fuggir la noia, il duol, l’inedia. Per me, lascio le Muse, e Apollo, e Arcadia; e più che in San Carlino alla Comedia, rido se amica sorte mi avvicina al romantico cul di Carolina.


gabriele_rossettiGabriele Rossetti in una stampa d’epoca


Il bel panorama del Golfo di Vasto, che si può ammirare dalle finestre della sua casa natale rimase per sempre impresso nella memoria di Gabriele Rossetti che, esule a Londra, dedicò poesie e rime nostalgiche alla sua città, cosa che faranno anche tutti i suoi figli:

Antico Municipio de’ Romani Ove apersi le luci ai rai dei giorni.

Tu che ornando la spiaggia dei Frentani Hai l’Adria a fronte e lieti colli intorno Ed a mostrarci dei tuoi figli il merto T’inghirlandasti di palladio serto. Vaghi lidi il cui specchio, il cui sussurro Sol per interna imago or sento e miro Ove in me riflettea vivido azzurro D’un bel ciel, d’un bel mar l’emul zaffiro.

Bei campi ove offre il dì che sorge e cade Quasi smeraldi e perle, erbe e rugiade Coronato di nubi alto Appennino Ai cui fianchi pascean torme lanose.

Colline apriche ove scherzai bambino Ove adulto cantai vallette ombrose Addio per sempre: Innanzi al guardo mio Non verrete mai più: per sempre addio!


Il Golfo di Vasto dalla Loggia Amblingh – foto Leo De Rocco


Tra i figli di Gabriele Rossetti il più popolare è sicuramente Dante Gabriel (Londra, 1828 – Birchington on sea, 1882) pittore e poeta, scrittore e illustratore, fu lui a scuotere la cultura vittoriana un po’ ingessata e impolverata dando vita ad una corrente artistica e letteraria che influenzò non poco la storia dell’arte moderna: la “Confraternita dei Preraffaelliti”, fondata insieme a Jhon Everett Millais e William Hunt.


La copertina dell’album “The Man Who Sold the World” di David Bowie, il Bowie ambiguo in copertina, fotografato da Keith McMillan, 1970, si ispira al Movimento dei Preraffaelliti di Dante Gabriel Rossetti


Il nome di battesimo Dante non era un caso, i Rossetti erano letterati e il nome voleva essere un omaggio al sommo poeta Alighieri. A 16 anni Dante Gabriel iniziò a leggere Dante e qualche anno dopo tradusse per i lettori inglesi “La Vita Nova” (1845) e la “Divina Commedia” (1865), oltre alla traduzione di altri poeti italiani nella sua raccolta “The early Italian poets” (1861).

Dante Gabriel Rossetti un artista poliedrico, fondamentale nella storia dell’arte e della letteratura inglese, ma non ebbe fortuna in amore. Si racconta che dopo la morte della moglie, Elizabeth Siddal (detta Lizzy) la famosa modella che posò per i pittori preraffaelliti e della quale Dante Gabriel si innamorò (preferendola all’altra modella Alexa Wilding), preso da una profonda depressione fece inumare insieme alla giovane (avvolto tra i capelli) il manoscritto originale ancora incompiuto che il Rossetti stava scrivendo per dedicarlo a Lizzy.

Qualche anno dopo, convinto da due suoi amici, decise di recuperare il manoscritto e di completarlo e pubblicarlo, ma ormai le sue condizioni fisiche erano minate anche a causa del sollievo cercato nell’abuso del cloralio, un sedativo, e nel whisky. Dante Gabriel soffriva anche di allucinazioni, credeva di vedere il fantasma di Lizzy. A questi periodi di crisi alternava momenti di ripresa e lucidità, ma la scomparsa della moglie e la critica che a volte lo bersagliava per alcune sue opere letterarie lo segnarono per sempre.


La modella Elizabeth Siddal, Lizzy, ritratta da Dante Gabriel Rossetti in Beata Beatrix – Tate Gallery London


La fine della sua amata Lizzy fu causata dall’abuso di laudano, una sostanza derivata dall’oppio usata dalla modella per alleviare i postumi di una polmonite, contratta durante le ore passate immerse nell’acqua fredda, si racconta riscaldata solo da candele, di una vasca da bagno nella casa del pittore John Everett Millais mentre questi la ritraeva per uno dei dipinti, simbolo dei Preraffaelliti: Ophelia.


Ophelia, 1852, John Everett Millais, modella Elizabeth Siddal – Tate Britain National Gallery Londra


L’opera di Dante Gabriel Rossetti ispirò dunque l’arte e letteratura inglese, artisti e scrittori, come William Morris e Edward Burne-Jones, lo presero come riferimento, così come i “Simbolisti” europei e soprattutto il “Movimento Estetico“, (Aesthetic Movement), nato in Inghilterra nel 1860 con un gruppo di artisti e designer, sostenuto anche da Oscar Wilde, movimento che qualche anno dopo sarà alla base di quel “Decadentismo” tanto caro al più famoso esteta italiano: Gabriele d’Annunzio.

Una targa blu ricorda a Londra la casa dove visse Dante Gabriel Rossetti, nel lussuoso quartiere di Chelsea.


Illustrazione di Dante Gabriel Rossetti per Goblin Market and Other Poems di Christina Rossetti, 1862


Sconosciuta in Italia, Christina Rossetti, scrittrice e poetessa, è invece celebre in Inghilterra, dove è addirittura commemorata nel calendario della Chiesa d’Inghilterra il 27 aprile, alcune sue poesie sono diventate canti natalizi inglesi.

Come il padre, anche Christina dedicherà a Vasto, che lei considerava “il paese per metà mio“, alcune rime. Precoce talento letterario, Christina in tenera età prima di imparare a leggere dettò alla madre il suo primo racconto. Come per gli altri fratelli il padre la iniziò alla lettura dei classici, Dante e Petrarca soprattutto.


Christina Rossetti in un disegno del fratello Dante Gabriel Rossetti


Esordì con una raccolta di poesie dal tono decadente pubblicata nella rivista britannica “The Athenaeum” nel 1848 e due anni dopo nel periodico “The Germ” con lo pseudonimo di Ellen Alleyne.

Il successo arrivò nel 1862 con la raccolta “Goblin Market“, un racconto con tinte fiabesche che racconta le vicende di due sorelle, Laura e Lizzie, alle prese con le tentazioni della frutta, golosa e zuccherosa, dei goblin (folletti).

Un racconto apparentemente adatto anche ai bambini, ma in realtà l’autrice invia subliminali messaggi erotici e affronta tematiche femministe. Christina Rossetti fu anche una attivista per la difesa degli animali e per la completa abolizione della schiavitù. Le illustrazioni del popolare racconto furono realizzate dal fratello Dante Gabriel. (foto sotto)


Illustrazione di Dante Gabriel Rossetti per Goblin Market di Christina Rossetti


“La terrazza sull’Adriatico” Centro Studi Rossettiani, Vasto – foto Leo De Rocco


La casa natale dei Rossetti oggi ospita l’interessante Centro Europeo di Studi Rossettiani, una importante accademia di ricerche che custodisce un ricco archivio internazionale, a disposizione di studenti, professori, studiosi e cittadini, composto da libri, CD, microfilms sui Rossetti e il loro contesto storico-culturale e collabora con istituzioni e università italiane e internazionali: l’Università D’Annunzio, l’Università Federico II di Napoli, poi Oxford, Birmingham, Yale…


Il Prof Gianni Oliva mi mostra alcuni suoi testi e la foto dei Rossetti scattata da Lewis Carroll, autore del romanzo “Alice nel Paese delle Meraviglie” – Foto Leo De Rocco


Una mattina di luglio incontro a Vasto il fondatore (e attuale direttore) del Centro Europeo di Studi Rossettiani. Cerco informazioni storiche e notizie sulle attività di questa istituzione culturale vastese per aggiornare questo articolo.

Mi accoglie nella sede del Centro Studi, dove nel 1783 nacque Gabriele Rossetti, il professore Gianni Oliva, filologo e storico della letteratura, in passato docente universitario alla Facoltà di Lettere a Perugia, poi alla Sapienza di Roma, quindi nel suo Abruzzo alla D’Annunzio. La sua opera bibliografica è vasta, prevale la storia e la letteratura italiana e abruzzese, ovviamente diversi sono i testi dedicati ai Rossetti.

Il professore è una persona molto cordiale e disponibile, non mette quei muri di distanza a volte tipici di certi accademici, mi parla anche del suo hobby preferito, la musica, e di suo figlio Nicola, un affermato musicista che da anni lavora per importanti nomi della musica italiana e internazionale come Pausini, Vanoni, Branduardi…

“Ho fondato il Centro di Studi Rossettiani nel dicembre del 2008, coinvolgendo il Comune di Vasto e diverse Università italiane e internazionali – racconta il prof. Oliva – con l’obiettivo di realizzare e gestire un archivio scientifico, organizzare convegni, seminari e mostre. In questi anni abbiamo raccolto migliaia di documenti e volumi, che sono stati da me catalogati e in parte digitalizzati, in quanto provenienti anche da un importante fondo donato a Vancouver da Christina Rossetti.”

Chiedo al prof. Oliva a che punto si trova oggi l’attività del Centro Studi vastese.

“Stiamo attraversando una fase riorganizzativa – risponde – per questo siamo in contatto con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vasto per cercare di far ripartire e rilanciare tutte le attività del Centro Studi già in settembre, o al più in autunno, con un nuovo calendario di eventi e il coinvolgimento delle scuole in iniziative culturali e formative.”


Il prof Gianni Oliva in una sala della biblioteca del Centro Studi Rossettiani a Vasto – foto Leo De Rocco


Il Centro Europeo di Studi Rossettiani è un importante punto di riferimento storico culturale non solo di Vasto, ma dell’intero Abruzzo, un prezioso valore aggiunto a quella Vasto estiva e balneare, pur sempre importante per lo sviluppo e l’economia della città, fatta di mare e di divertimento effimero.

Autore/Blogger Leo De Rocco

Galleria Fotografica

Copyright – All rights reservedFoto, compreso copertina: marzo, maggio 2015 – Non è consentito l’uso delle foto e del testo presenti in questo articolo senza autorizzazione scrittaRingraziamenti: Professore Gianni Oliva, Direttore Centro Studi Rossettiani; Lo staff del Museo Palazzo d’Avalos; Don Giovanni Pellocciotti parroco emerito della Cattedrale di San Giuseppe Vasto – Fonti: Centro Europeo Studi Rossettiani Vasto – Pictures: no use is permitted without authorization – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it – this article is translated, English version after pictures.


Vasto, Cattedrale di San Giuseppe, qui ho incontrato il parroco emerito don Giovanni Pellicciotti, che mi ha gentilmente raccontato la storia della Cattedrale – foto Leo De Rocco
Vasto, Cattedrale di San Giuseppe, particolare della facciata – foto Leo De Rocco
Cattedrale di San Giuseppe, Vasto – foto Leo De Rocco
Vasto, Cattedrale di San Giuseppe, statua del Santo, viene portata in processione ogni 25 anni – foto Leo De Rocco
Trittico di Michele Greco da Valona, 1505, Cattedrale di San Giuseppe, Vasto – foto Leo De Rocco
Il centro storico di Vasto da una finestra del Palazzo d’Avalos – foto Leo De Rocco
Palazzo d’Avalos, Vasto – foto Leo De Rocco
Giardino napoletano Palazzo d’Avalos – foto Leo De Rocco
Palazzo d’Avalos, Vasto – foto Leo De Rocco
Palazzo d’Avalos, sala delle selle e degli arazzi – foto Leo De Rocco
Palazzo d’Avalos, Vasto, la Battaglia di Pavia, dagli arazzi fiamminghi – foto Leo De Rocco
Palazzo d’Avalos, autoritratto, Filippo Palizzi – foto Leo De Rocco
Vasto, Palazzo d’Avalos, giardini – foto Leo De Rocco
Portale duecentesco della Chiesa di San Pietro, unico elemento rimasto dopo una frana. Sembra uno stargate – foto Leo De Rocco
Vasto, caratteristici vicoli del centro storico – foto Leo De Rocco
Vasto, Santa Maria Maggiore, la chiesa più antica della città – foto Leo De Rocco
Vasto, Chiesa di Santa Maria Maggiore – foto Leo De Rocco
Chiesa di Santa Maria Maggiore, statua lignea cinquecentesca – foto Leo De Rocco
Chiesa di Santa Maria Maggiore, Vasto, Santa Caterina da Siena. Nella chiesa sono presenti altre opere importanti di Paolo Veronese e della scuola di Tiziano – foto Leo De Rocco
Cripta di Santa Maria Maggiore, Vasto, reliquie di San Cesario con un’anpolla del sangue, donazioni dal marchese del Vasto Cesare Michelangelo d’Avalos nel 1695, il Santo è considerato il protettore contro i terremoti e una leggenda popolare vastese vuole che se si nota che il Santo stia lentamente alzando non sarebbe di buon auspicio (quindi ci si augura che rimanga così) – foto Leo De Rocco
Vasto, Cappella della Sacra Spina nella Chiesa di Santa Maria Maggiore. La reliquia fu donata nel 1562 da papa Pio IV al marchese di Vasto Francesco Ferrante d’Avalos – foto Leo De Rocco
Vasto, dettaglio del pavimento maiolicato, Chiesa di Santa Maria Maggiore – Foto Leo De Rocco
Vasto, la “Sirenetta” al tramonto, uno dei simboli della “marina” – foto Leo De Rocco
Loggia Amblingh Vasto – foto Leo De Rocco
Dedica a Vasto di Cristina Rossetti, Loggia Amblingh – foto Leo De Rocco

La casa di Gabriele Rossetti in una incisione d'epoca, 1901. Si notino le arcate superiori dell'edificio, presenti ancora nell'edificio contemporaneo.

La casa di Gabriele Rossetti in una incisione d’epoca, 1901. La loggia con le arcate, nella parte superiore dell’edificio antico, è ripetuta nell’edificio contemporaneo. (foto successiva)

Vasto, Casa di Gabriele Rossetti, agosto 2014Vasto, Casa di Gabriele Rossetti, marzo 2015
Centro Europeo di Studi Rossettiani, Vasto – foto Leo De Rocco
Il Golfo di Vasto, maggio 2015
Il Golfo di Vasto, maggio 2015foto Leo De Rocco
Dante Gabriel Rossetti, 1863, National Portrait Gallery, LondraDante Gabriel Rossetti, 1863, National Portrait Gallery Londra
Dante Gabriel Rossetti, autoritratto, 1847Dante Gabriel Rossetti, autoritratto, 1847
Dante Gabriel Rossetti, Venere Verticordia, 1866Dante Gabriel Rossetti, Venere Verticordia, 1866
“L’adolescenza di Maria Vergine” di Dante Gabriel Rossetti, 1848, Londra, Tate Gallery
Dante Gabriel Rossetti, ritratto di Alexa Wilding, sua modella preferita, London, Private Collection The Maas Gallery Dante Gabriel Rossetti, ritratto di Alexa Wilding, sua modella preferita insieme alla Siddal, London, Private Collection The Maas Gallery
Targa dedicata a Dante Gabriel Rossetti, LondraTarga dedicata a Dante Gabriel Rossetti, Londra
Targa sulla casa di Gabriele Rossetti, Vasto, marzo 2015Targa sulla casa di Gabriele Rossetti, Vasto, marzo 2015
Dante Gabriel Rossetti, sua madre, la sorella Christina e suo fratello William nella loro casa in Chelsea, Londra. Foto Lewis Carroll, 1863Dante Gabriel Rossetti, sua madre, la sorella Christina e suo fratello William nella loro casa in Chelsea, Londra. Foto Lewis Carroll, 1863
Dante Gabriel Rossetti in un ritratto di William Holman Hunt - 1882Dante Gabriel Rossetti in un ritratto di William Holman Hunt – 1882
Vasto, Piazza Rossetti, maggio 2015Vasto, piazza Rossetti, maggio 2015
Monumento a Gabriele Rossetti, Vasto, marzo 2015
Monumento a Gabriele Rossetti, Vasto, marzo 2015

English version.

“Siede lungo la spiaggia de’ Frentani…” (Sitting along the beach of Frentani) is the title of a sonnet by Gabriele Rossetti, who dedicated it to his city, Vasto (Province of Chieti, Italy). The sonnet is reported on the stairway adjacent to his native house. I chose this stairway as an initial picture of this article. (The photo was taken in March 2015).

Gabriele Rossetti of Abruzzo, born in Vasto in 1783, was a poet and a literary critic. His sons and daughters were also famous artists and literary authors, who marked the English culture: Dante Gabriel, a painter and poet, founder of the English artistic movement (brotherhood) of the Pre-Raphaelites; Maria Francesca, a literary critic; William Michael, a poet and literary critic; Christina, a poet and literary critic, considered as one of the most important English poets.

Vasto, maggio 2015Rossetti’s monument, Vasto, May 2015

The images of the four children of Gabriele Rossetti are portrayed in the bronze medallions of the monument, which is dedicated to this distinguished family and is located in the square of this town of Abruzzo (see last picture).

The name of his family of origin (the ancestors of Rossetti) was actually Della Guardia, but since many in the family had red hair, they were nicknamed by the citizens of Vasto as “Rossetti”, meaning “lipsticks” understood as “red hair” (about four generations before Gabriele was born). The Rossetti family was of humble origins, but his father, who was a grumpy and severe blacksmith, desired for his children to be educated, a fact not common in those days. He thus educated them especially to the cult of art and poetry.

During his period in Italy, Gabriele Rossetti was the librettist of the San Carlo Opera in Naples and he had a decent tenor voice, as well. This artistic route of his brought him to befriend several Italian musicians throughout the years, in particular one of the greatest opera composers of the music history: Gioacchino Rossini.

After the liberal movements of 1820, Rossetti was forced to leave Italy. At first he went to Malta and then to London, where he married Frances Mary Lavinia Polidori, sister of John Polidori. The latter was not only a writer (he wrote The Vampyre, the first modern literature narrative on the subject), but also a doctor and personal secretary of George Byron. (The attached photo shows Lord Byron as the author of The Vampyre. In fact, the narrative was erroneously attributed to Byron, but this anecdote will not be discussed here, as it is not the subject of this article).

Gabriele Rossetti was also the author of light and humorous verses. In one of these, for example, he targets the Queen Maria Carolina, wife of Ferdinand of Bourbon of the Kingdom of the Two Sicilies. The poem is entitled: La Culeide (il cul di Carolina), meaning “the bottom of Carolina”.

The spectacular view of the Gulf of Vasto,

Vasto, maggio 2015Gulf of Vasto, May 2015

which could be seen from the windows of his birth house, remained forever imprinted in the mind of Gabriele Rossetti, who, even when exiled in London, dedicated several poems and songs to his city and his land of Abruzzo.

The picture that shows the Gulf of Vasto, which was so dear to Gabriele Rossetti, was taken in May 2015, just in front of his birth house: it is the same view that Rossetti enjoyed from his window.

Copyright Restrictions – The pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use them without any written authorization – Author/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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