Lanciano da scoprire

Se vieni con me per un sentiero che tu hai passato cento volte, il sentiero ti sembra nuovo (1)

 

Lanciano – foto Leo De Rocco/copyright

Aprutium ultra flumen Piscariae e Aprutium citra flumen Piscariae (Ultra e Citra, ossia Abruzzo al di là o al di qua del fiume Pescara) così nel 1273, sotto la dominazione del fancesissimo Carlo I d’Angiò,  era diviso l’allora “Giustizierato d’Abruzzo”. Giustizierato voluto qualche decennio prima dal “fanciullo di Puglia”, lo “Stupor Mundi” tanto osannato quanto temuto e persino odiato, (papa Gregorio IX lo scomunicò). Insomma quel re e imperatore che ha appassionato storici di ogni epoca: Federico II, alla reale anagrafe Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen, re di Sicilia, Duca di Svevia, re dei Romani, Imperatore del Sacro Romano Impero e, come se non bastasse, re di Gerusalemme per auto incoronazione.

Lanciano – Torri Medievali Montanare – foto Leo De Rocco copyright

E nel cuore dell’Abruzzo citra, in una Lanciano medievale immaginata immersa in atmosfere magiche e misteriose, come a volte le cronache storiche un tantino romanzate ci descrivono il Medioevo, un alto prelato poco prima delle solenni liturgie iniziava la vestizione indossando un prezioso paramento: una casula di puro lino e seta, ricamata con trame e fili d’oro, miracolosamente arrivata fino ai giorni nostri e conservato nel Museo Diocesano di Lanciano. Sono andato a scoprire la storia dell’incredibile ritrovamento di questa rara testimonianza di manifattura tessile medievale. Ritrovamento avvenuto, nell’epoca di internet e smartphone, nella capitale dei Frentani, la Lanciano elevata a titolo di “città” con regio decreto, non a caso proprio quando regnava il nostro “Stupor Mundi” Federico.

Torre  medievale di San Giovanni – Lanciano – foto Leo De Rocco

Mi accompagna in questa ricerca lo storico lancianese Domenico Maria Del Bello (incaricato dalla Arcidiocesi di Lanciano-Ortona per l’inventario del patrimonio artistico ecclesiastico) che al momento del ritrovamento nel gennaio 2014 fu chiamato presso il campanile della Chiesa di San Giovanni, luogo dove fu ritrovato il prezioso manufatto. A lui chiedo di raccontarci come avvenne il ritrovamento, per certi versi curioso, e di svelarci qualche aneddoto.

“Il ritrovamento – racconta Del Bello – è avvenuto durante il restauro del campanile superstite della chiesa di San Giovanni, chiesa andata distrutta durante i bombardamenti dell’ultima guerra. Dalla torre erano già riemersi alcuni frammenti di vasellame con decorazioni celesti, datati dalla Soprintendenza al XIV secolo. La casula ricomparve da una nicchia nella quale era stata murata in un’epoca non ben definita. Fortunatamente la persona che stava lavorando per conto della Associazione Amici Lancianovecchia benemerita, finanziatrice dell’opera, ebbe la lungimiranza di custodire quello che apparentemente appariva come uno straccio bagnato e che si sarebbe potuto ipotizzare fosse stato utilizzato per tamponare una apertura e impedire così l’ingresso ai piccioni.

Casula di Lanciano – foto copyright per gentile concessione di  Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa)

Trovandomela tra le mani, insieme al giovane Simone Cortese* che mi aveva avvisato del ritrovamento, – prosegue Del Bello –  mi sono trovato di fronte ad un manufatto che non somigliava a nulla di quanto avevo visto in tutti gli anni di studio e catalogazione dei beni culturali diocesani. E’ stato evidente almeno per me che l’abito liturgico era costituito da una federa in lino tessuta manualmente a telaio, cucita con punti messi a mano alla parte in seta di un magnifico color celeste intessuta da un filo che evidentemente conteneva elementi dorati. Il tessuto era arricchito da una sequenza di figure ricamate e intarsi di velluto. Chiarito subito l’uso liturgico del manufatto, – dice Del Bello – è rimasto il problema della sua datazione. Gli elementi materiali lo rendevano sicuramente una realizzazione non recente. La casula presentava anche alcune toppe realizzate però nel medesimo tessuto* il che faceva presupporre che l’abito avesse avuto un utilizzo prolungato. (*Simone Cortese è laureato in Conservazione di Beni Culturali – indirizzo storico/artistico – alla Università d’Annunzio di Chieti, ed è impegnato, insieme alla Associazione “Amici di Lancianovecchia” nella valorizzazione della storia e delle tradizioni della città di Lanciano)

Frammento di tessuto, Italia (Lucca?), prima metà o metà del secolo XIV (2, vedi descrizione nelle note)

L’esperienza maturata già dall’infanzia in una sartoria e gli studi successivi, mi hanno portato ad individuare un frammento di tessuto conservato in un museo fiorentino (vedi foto, e nota nr.2) con caratteristiche esecutive e impianto decorativo assai vicini a quella della casula lancianese che mi hanno portato a datare da subito la casula al XIV sec. Una volta individuato con certezza il pregio del manufatto esso venne immediatamente trasferito nel Museo Diocesano di Lanciano. Il restauro condotto sotto la direzione della Soprintendenza competente, ha permesso di individuare altri importanti elementi sul manufatto tra i quali ad esempio l’altezza del tessuto grazie alla presenza della cimosa, la conferma sostanziale della datazione anche se almeno alla luce della mia esperienza mi sembra improbabile, come alcune ipotesi vorrebbero, che la casula sia rimasta in uso nell’arco di tre secoli, non fosse altro che per l’assoluta deperibilità dei materiali di cui è costituita.

Casula di Lanciano – foto copyright per gentile concessione di Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa)

Ciò che è importante rilevare – conclude Del Bello – è l’apparente incongruenza tra l’epoca a cui il reperto risale e il suo stato di conservazione al momento del ritrovamento. L’ipotesi più plausibile allo stato attuale della ricerca è che la casula abbia avuto perlomeno due fasi di uso come testimoniato dalle toppe (originariamente presenti) che coprivano dei buchi, toppe forse ottenute modificando il profilo originario dell’abito. Rimane comunque difficile restringere i termini della datazione poiché è molto complicato stabilire se si tratti di un tessuto di manifattura lucchese che imitava un tessuto orientale, (vista la presenza tra le decorazioni di un clipeo con il nome di Allah), oppure di un originale sciamito. Così come, a causa della rara documentazione, non è possibile stabilire con certezza per quanto tempo in quell’epoca il tessuto rimanesse in produzione.”

Casula di Lanciano – dettaglio – foto Leo De Rocco copyright

L’importante restauro accennato da Del Bello è stato eseguito dalla dott.ssa Tiziana Benzi, dello Studio Restauro Conservazione Tessile di Piacenza, sotto la guida dell’allora Soprintendente per l’Abruzzo Luciana Arbace. Un lavoro di recupero molto impegnativo, trattandosi di materiale tessile assemblato circa 700 anni prima del ritrovamento e conservato chissà per quanti secoli arrotolato dentro una nicchia di una torre. Grazie al delicato restauro sono tornati alla luce gli antichi colori che a seconda della luce riflessa spaziano dal celeste all’azzurro, dall’indaco al giallo oro, nonché gli affascinanti e misteriosi disegni ricamati: cervi impigliati tra rovi e tralci di acanto vengono insidiati da lupi o cani da caccia; un’aquila; busti di santi, apostoli e profeti e un giglio araldico, a conferma dell’alto rango della committenza. La casula di Lanciano è dunque un pezzo unico nel suo genere e rappresenta una delle più importanti scoperte internazionali degli ultimi anni nel campo delle arti tessili antiche.

Casula di Lanciano – dettaglio – foto copyright Leo De Rocco

“La Bellezza Ritrovata” era il titolo di una bella mostra che si tenne tempo fa a Milano – Gallerie d’Italia – in quella occasione la casula lancianese faceva bella mostra accanto a Caravaggio, Rubens e altri capolavori riportati all’antico splendore da meticolosi restauri a cura delle varie Sovrintendenze. Ma di bellezze ritrovate o da sempre conservate la nostra città d’arte frentana ne possiede non poche e molte, come a volte accade in Italia, sono poco conosciute. Basta fare un salto nell’interessante Museo Diocesano – presso il Palazzo Vescovile – vero scrigno di tesori.

Chiesa di Santa Maria Maggiore – Lanciano – foto Leo De Rocco

Nel ben organizzato percorso museale oltre alla citata Casula, possiamo ammirare un altro prezioso manufatto tessile, questa volta settecentesco, un parato di lino ricamato in seta che raffigura alcune dee pagane. Transitando da una sala ad un’altra veniamo rapiti dallo sguardo enigmatico di un Cristo porta croce, dipinto attribuito al Giorgione. Nella sala delle oreficerie risalta un prezioso pastorale in argento del trecento, magnifica testimonianza dell’antica e pregiata arte abruzzese di oreficeria, in questo caso la scuola sulmonese, arte oltremodo onorata dalla presenza, proprio a fianco del pastorale, di una croce in argento smaltato opera di Nicola da Guardiagrele. Sua è un’altra croce in argento e smalti, datata 1422, conservata nella vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, chiesa che con le sue dinamiche forme gotiche, i maestosi portali e gli splendidi rosoni, vanta il meritato titolo di Monumento Nazionale.

Parato in lino e seta – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

“Il Museo Diocesano di Lanciano – dice Del Bello – è stato concepito sin dalla sua inaugurazione avvenuta nel giugno del 2002 non come un mero luogo di conservazione, ma come uno strumento di gestione del vasto patrimonio storico e artistico che fa capo alla Arcidiocesi di Lanciano-Ortona. Il patrimonio diocesano è costituito da oltre cinquemila opere custodite in maggioranza in 120 luoghi di culto all’interno della provincia di Chieti. Il museo è stato realizzato col preciso intento di non sottrarre opere alle chiese, ma valorizzando una serie di opere che nel corso di circa due secoli per diverse ragioni erano state rimosse dai luoghi per i quali erano originariamente sono state concepite.

Tesoro della Madonna del Ponte – foto copyright – per gentile concessione di Adriana Gandolfi

I visitatori rimangono sorpresi dall’ordinamento secondo criteri tematici della esposizione. Ogni sala è dedicata ad un aspetto delle tradizioni religiose con una sala dedicata alla venerazione per la patrona di Lanciano la Madonna del Ponte, che contiene la ricchissima collezione di gioielli ex voto: il ferma capelli della Marchesa Diana Crognoli di Castel Novo (oggi Castel Frentano); il pendaglio della Marchesa d’Ugni risalente al 1601 e tanti ori popolari come presentose, sciaquaje e cannatore. Il percorso – conclude Del Bello – prosegue con le sale dedicate ai santi, al sacrificio di cristo per la Redenzione della Umanità, alle statue vestite, alle reliquie tra le quali quelle di Celestino V, e si conclude davanti al meraviglioso parato ricamato in seta con figure di divinità pagane, realizzato nella prima metà del ‘700, che misura oltre 50 metri quadrati.” 

Tesoro della Madonna del Ponte – foto copyright su gentile concessione di Adriana Gandolfi

I lancianesi sono molto devoti alla loro patrona e nel corso dei secoli, come ha accennato Del Bello nella esposizione del percorso museale, hanno donato alla Madonna del Ponte ori, argenti e coralli lavorati. Per ovvie ragioni gran parte di questi gioielli non sono esposti al pubblico, le foto pubblicate in questo questo articolo sono state concesse in esclusiva. (per un approfondimento sull’antica oreficeria abruzzese vedi in questo blog l’articolo: “Abruzzo e antichi gioielli, il corallo di Giulianova”).

Parato settecentesco – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

Un Museo, quello Diocesano di Lanciano, da non perdere quando si visita la città. Le opere in esso custodite sono tante, come abbiamo visto leggendo la descrizione fornita da Del Bello, ed è impossibile descriverle tutte in questa sede, ma visitando il Museo, un’altra opera ha catturato la mia attenzione: un dipinto (olio su tavola) che raffigura una Madonna con Bambino tra San Giovanni Evangelista e San Nicola di Bari, opera di un artista nato proprio da queste parti: Polidoro de Renzi da Lanciano, (Lanciano 1515 – Venezia 1565). Più o meno ignorato dai suoi contemporanei, del talento di Polidoro se ne accorse Giorgio Vasari, che alla fine del Cinquecento lo inserì nelle “Vite dei più eccellenti pittori, scultori, architetti”.

Polidoro da Lanciano, Venere Dormiente, 1535, attr.F.Zeri – Palazzo Pitti Firenze

Poi sull’artista lancianese ancora oblio, almeno fino agli inizi del ‘900 quando il celebre critico d’arte Bernard Berenson studiò le sue opere. E forse proprio grazie a Berenson, che per primo raccolse un elenco dettagliato delle opere del pittore frentano, oggi l’opera del lancianese Polidoro trova finalmente la sua giusta collocazione nella storia dell’arte: sue opere sono esposte alle Gallerie dell’Accademia a Venezia; a Parigi in una sala del Louvre, a due passi dalla stra-famosa Gioconda; a Firenze, Palazzo Pitti; al Museo di Capodimonte a Napoli e in altri prestigiosi musei, palazzi e fondazioni tra Vienna, Londra e San Francisco. (3)

Ponte Diocleziano e Cattedrale della Madonna del Ponte – foto Leo De Rocco

La Cattedrale della Madonna del Ponte, la patrona di Lanciano citata da Del Bello, presenta una curiosa peculiarità architettonica in merito a come e soprattutto dove è stata costruita. L’edificio religioso, che affaccia su una suggestiva piazza detta del “Plebiscito”, poggia su due ponti – uno medievale e l’altro rinascimentale – realizzati sulle rovine di un originario ponte romano. Un terzo ponte affianca gli altri due e permette il passaggio esterno dei pedoni. All’interno della cattedrale la statua in terracotta della Madonna del Ponte, epoca 1440, poggia ovviamente su tre ponti, tutti in oro, opera dell’orefice lancianese Carabba, il manufatto sostituì un precedente basamento, sempre a forma di ponti, questa volta in corallo, a conferma della diffusa lavorazione del corallo in Abruzzo (vedi l’articolo in questo blog, “Abruzzo e antichi gioielli il corallo di Giulianova” link:  https://abruzzostoriepassioni.com/2016/08/03/abruzzo-e-antichi-gioielli/ )   Una mattina d’estate vado a visitare questa singolare Cattedrale dai tre ponti, mi accompagna, sempre disponibile e preparato, lo storico Domenico Maria Del Bello.

“La tradizione – dice Del Bello –  fa risalire all’epoca dell’Imperatore Diocleziano la costruzione del primo ponte destinato ad oltrepassare la valle della Pietrosa e i risultati delle indagini archeologiche, che hanno restituito reperti ascrivibili al III secolo d.C. proprio alla testata del ponte, confermerebbero dunque la tradizione, generata dal rinvenimento di un’epigrafe dedicatoria avvenuto nel corso dei restauri alla Cattedrale del 1785 e tramandataci dallo storico Omobono Bocache, che narra dell’esistenza di un ponte romano, costruito per volere del Senato e del Popolo di Anxanum e dedicato alla Divina Maestà dell’Imperatore Diocleziano.

Lanciano – ponte pedonale della Cattedrale della Madonna del Ponte – foto Leo De Rocco

La maestosa struttura che oggi possiamo ammirare – prosegue Del Bello –  non ha più nulla di romano ed è il risultato di una complessa serie di interventi iniziati tra il XIII ed il XIV secolo quando il ponte venne totalmente ricostruito. Su questa struttura andò ad insediarsi la originaria cappella dedicata alla Vergine che dal primitivo spazio costituito da un’immagine della Vergine collocata in un merlo al centro del ponte finì per occupare per successivi ampliamenti, dal 1443, tutto lo spazio disponibile. La Città decise quindi la costruzione di un secondo ponte, da affiancare al precedente, che venne completato nel 1513 e, nel 1520, coperto da volte permettendo in questo modo, al livello superiore, l’ampliamento della chiesa della Madonna del Ponte. Nel 1583, sfruttando i contrafforti che, a monte e a valle, rendevano più solida la struttura dei due ponti affiancati, venne aperto il cosiddetto “Corridoio”, un terzo passaggio, scoperto e destinato esclusivamente al passaggio pedonale che collega la Piazza al Corso della Bandiera che attraversava il Prato della Fiera. La chiesa della Madonna del Ponte era tra i dodici principali santuari mariani del Regno di Napoli e nel 1833, il 15 settembre, ricevette l’omaggio delle Corone d’Oro dal Capitolo vaticano, evento che diede origine alle celebri Feste di Settembre.”

Nicola da Guardiagrele e bottega – Croce argento smaltato, XV sec. – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

Lanciano è ben consapevole delle proprie ricchezze artistiche e storiche, ma la capitale frentana dell’Abruzzo Citra viene spesso citata (e visitata) dai turisti solo per il “Miracolo Eucaristico” (simbolo cristiano che ogni anno richiama qui migliaia di turisti). Lanciano invece va conosciuta anche passeggiando tra i suoi quattro quartieri medievali alla ricerca dei suoi tesori: l’antica casula color indaco con i cervi e le aquile; la cattedrale costruita sui ponti; le forme gotiche delle sue chiese che maestose spuntano all’improvviso tra i vicoli del centro storico; le preziose croci di Nicola da Guardiagrele. E non dimenticate di assaggiare i deliziosi dolcetti che fanno da queste parti e che gli abruzzesi chiamano “bocconotti”, anche i turisti che vengono a visitare il “Miracolo Eucaristico di Lanciano” ne vanno matti.

Lanciano – foto Leo De Rocco

Copyright © Riproduzione Riservata – Foto e testo – All rights reserved – Non è consentito nessun uso a qualsiasi titolo del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Ringraziamenti: Domenico Maria del Bello, storico; Adriana Gandolfi, etnologa, esperta in antropologia del gioiello; Francesco Bini, fotografo. Si ringrazia inoltre la Direzione del Museo Diocesano  di Lanciano – Fonti/Note: (1) dal “Libro Segreto” di Gabriele d’Annunzio, 1935; (2) Frammento di tessuto con uccelli passanti e leoni passanti, Italia (Lucca?), prima metà o metà del secolo XIV, lampasso lanciato e broccato, fondo in saia, opera in taffetas per le trame di seta e in saia per le trame metalliche, seta blu, bianca, celeste e panna e oro membranaceo (budello animale) filato su accia di seta. Firenze, Museo del Bargello; (3) Su Polidoro da Lanciano, fonte: Polidoro da Lanciano, di Vincenzo Mancini, Edizione Carabba, 2001; nota* completamente rimosse con l’intervento di restauro – Foto copertina: Casula di Lanciano, per gentile concessione di Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa) copyright; foto gioielli Madonna del Ponte, tutte in copyright e per gentile concessione di Adriana Gandolfi e Museo Diocesano Lanciano – Autore/Blogger: Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – Riproduzione Riservata.

 

 

 

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