Lanciano da scoprire

Se vieni con me per un sentiero che tu hai passato cento volte, il sentiero ti sembra nuovo (1)

In questo articolo faremo un viaggio nella bella Lanciano, la città delle fiere e delle “Feste di Settembre”, la città del compositore Fedele Fenaroli e della prestigiosa casa editrice Carabba, fondata nel 1878 da Rocco Carabba, che a 22 anni comprò una macchina stamperia manuale e diede vita ad una delle più prestigiose case editrici italiane. La conosceremo passeggiando tra i suoi antichi quartieri dove scopriremo la storia di una antica casula ritrovata per caso in una torre medievale, visiteremo il Museo che ospita il prezioso manufatto, insieme ad altre importanti opere d’arte. Infine andremo a conoscere la storia di una curiosa Cattedrale costruita su tre ponti.

Lanciano – foto Leo De Rocco

La Casula medievale

Aprutium ultra flumen Piscariae e Aprutium citra flumen Piscariae (ultra e citra: al di là o al di qua del fiume Pescara) così nel 1273, sotto la dominazione di Carlo I d’Angiò, era diviso l’allora “Giustizierato d’Abruzzo”. La stessa epoca di un prezioso tessuto medievale ritrovato a Lanciano.

Giustizierato amministrato già dal regno degli Hohenstaufen di Manfredi e suo nipote Corradino, entrambi sconfitti dal citato Carlo I d’Angiò, il primo a Benevento e il secondo nella famosa Battaglia di Tagliacozzo, e voluto (Costituzione di Melfi) qualche decennio prima dal padre di Manfredi (e nonno di Corradino), lo “stupor mundi” Federico II, alla reale anagrafe Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen, re di Sicilia, Duca di Svevia, re dei Romani, Imperatore del Sacro Romano Impero e, come se non bastasse, re di Gerusalemme per auto incoronazione.

A Federico II, che fu il primo svevo Hohenstaufen a regnare in Sicilia e centro-sud Italia, la strada per riformare il regno gliela aveva già aperta suo nonno Ruggero II, che invece era un normanno degli Altavilla e che nel 1140 venne di persona in Abruzzo, in veste di primo re di Sicilia, a visitare le nuove terre conquistate dai suoi figli, terre che, nell’abruzzo ultra, arrivavano a lambire il fiume Tronto.

Lanciano – Torri Medievali Montanare – foto Leo De Rocco

Ho fatto questa breve introduzione storica per contestualizzare una importante scoperta, avvenuta qualche anno fa proprio nella Lanciano dell’Abruzzo citra, elevata a titolo di “città” dal citato Federico II.

Scoperta avvenuta in una torre medievale, in una nicchia ritrovarono per caso un prezioso paramento: una casula di puro lino e seta, ricamata con trame e fili d’oro, rara testimonianza di manifattura tessile antica.

Torre medievale di San Giovanni – luogo del ritrovamento – foto Leo De Rocco

Mi accompagna in questa ricerca lo storico lancianese Domenico Maria Del Bello che al momento del ritrovamento, nel gennaio 2014, fu chiamato presso il campanile della Chiesa di San Giovanni, luogo dove fu ritrovato il prezioso manufatto. A lui chiedo di raccontarci come avvenne il ritrovamento e di svelarci qualche aneddoto.

“Il ritrovamento – racconta Del Bello – è avvenuto durante il restauro del campanile superstite della chiesa di San Giovanni, chiesa andata distrutta durante i bombardamenti dell’ultima guerra. Dalla torre erano già riemersi alcuni frammenti di vasellame con decorazioni celesti, datati dalla Soprintendenza al XIV secolo. La casula ricomparve da una nicchia nella quale era stata murata in un’epoca non ben definita. Fortunatamente la persona che stava lavorando per conto della Associazione Amici Lancianovecchia benemerita, finanziatrice dell’opera, ebbe la lungimiranza di custodire quello che apparentemente appariva come uno straccio usato per tamponare una apertura e impedire così l’ingresso ai piccioni.

La casula ricomparve da una nicchia nella quale era stata murata in un’epoca non ben definita. Fortunatamente la persona che stava lavorando per conto della Associazione Amici Lancianovecchia benemerita, finanziatrice dell’opera, ebbe la lungimiranza di custodire quello che apparentemente appariva come uno straccio usato per tamponare una apertura e impedire così l’ingresso ai piccioni.

Casula di Lanciano – foto copyright per gentile concessione di Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa)

Trovandomela tra le mani, insieme al giovane Simone Cortese* che mi aveva avvisato del ritrovamento, – prosegue Del Bello – mi sono trovato di fronte ad un manufatto che non somigliava a nulla di quanto avevo visto in tutti gli anni di studio e catalogazione dei beni culturali diocesani: l’abito liturgico era costituito da una federa in lino tessuta manualmente a telaio, cucita con punti messi a mano alla parte in seta di un magnifico color celeste intessuta da un filo che evidentemente conteneva elementi dorati.

Il tessuto era arricchito da una sequenza di figure ricamate e intarsi di velluto. Chiarito subito l’uso liturgico del manufatto, – dice Del Bello – è rimasto il problema della sua datazione. La casula presentava anche alcune toppe realizzate però nel medesimo tessuto il che faceva presupporre che l’abito avesse avuto un utilizzo prolungato.(*Simone Cortese, laureato in Conservazione di Beni Culturali è impegnato, insieme alla Associazione “Amici di Lancianovecchia” nella valorizzazione della storia e delle tradizioni della città di Lanciano).

Frammento di tessuto, Italia (Lucca?), prima metà o metà del secolo XIV (2, vedi descrizione nelle note)

L’esperienza maturata già dall’infanzia in una sartoria e gli studi successivi, mi hanno portato ad individuare un frammento di tessuto conservato in un museo fiorentino (vedi foto, e nota nr.2) con caratteristiche esecutive e impianto decorativo secondo me assai vicini a quella della casula lancianese che mi hanno portato a datare da subito la casula al XIV sec. Una volta individuato con certezza il pregio del manufatto esso venne immediatamente trasferito nel Museo Diocesano di Lanciano. Il restauro condotto sotto la direzione della Soprintendenza competente, ha permesso di individuare altri importanti elementi sul manufatto tra i quali ad esempio l’altezza del tessuto grazie alla presenza della cimosa, la conferma sostanziale della datazione.

Casula di Lanciano – foto copyright per gentile concessione di Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa)

Ciò che è importante rilevare – conclude Del Bello – è l’apparente incongruenza tra l’epoca a cui il reperto risale e il suo stato di conservazione al momento del ritrovamento. L’ipotesi più plausibile allo stato attuale della ricerca è che la casula abbia avuto perlomeno due fasi di uso come testimoniato dalle toppe (originariamente presenti) che coprivano dei buchi, toppe forse ottenute modificando il profilo originario dell’abito. Rimane comunque difficile restringere i termini della datazione poiché è molto complicato stabilire se si tratti di un tessuto di manifattura lucchese che imitava un tessuto orientale, (vista la presenza tra le decorazioni di un clipeo con il nome di Allah), oppure di un originale sciamito. Così come, a causa della rara documentazione, non è possibile stabilire con certezza per quanto tempo in quell’epoca il tessuto rimanesse in produzione.”

Casula di Lanciano – dettaglio – foto Leo De Rocco copyright

L’importante restauro accennato da Del Bello è stato eseguito dalla dott.ssa Tiziana Benzi, dello Studio Restauro Conservazione Tessile di Piacenza, sotto la guida dell’allora Soprintendente per l’Abruzzo Luciana Arbace. Un lavoro di recupero molto impegnativo, trattandosi di materiale tessile assemblato circa 700 anni prima dal ritrovamento e conservato chissà per quanto tempo arrotolato dentro una nicchia di una torre.

Grazie al delicato restauro sono tornati alla luce gli antichi colori che a seconda della luce riflessa spaziano dal celeste all’azzurro, dall’indaco al giallo oro, nonché i disegni ricamati: cervi impigliati tra rovi e tralci di acanto vengono insidiati da lupi o cani da caccia; un’aquila; busti di santi, apostoli e profeti e un giglio araldico, a conferma dell’alto rango della committenza.

La casula di Lanciano è dunque un pezzo unico nel suo genere e rappresenta una delle più importanti scoperte internazionali degli ultimi anni nel campo delle arti tessili antiche.

Casula di Lanciano – dettaglio – foto copyright Leo De Rocco

Il Museo Diocesano di Lanciano

Di bellezze ritrovate o da sempre conservate la nostra città d’arte frentana ne possiede non poche e molte, come a volte accade in Italia, sono poco conosciute. Basta fare un salto nell’interessante Museo Diocesano – presso il Palazzo Vescovile – per scoprire uno scrigno di tesori.

Chiesa di Santa Maria Maggiore – Lanciano – foto Leo De Rocco

Nel ben organizzato percorso museale oltre alla citata Casula, possiamo ammirare un altro prezioso manufatto tessile, questa volta settecentesco, un parato di lino ricamato in seta che raffigura alcune dee pagane. (vedi foto)

Transitando da una sala ad un’altra si è rapiti dallo sguardo enigmatico di un Cristo porta croce, dipinto attribuito al Giorgione che ci introduce nella sala delle oreficerie dove risalta un prezioso pastorale in argento del trecento, magnifica testimonianza dell’antica e pregiata arte abruzzese di oreficeria, in questo caso la scuola sulmonese, arte arricchita dalla presenza, proprio a fianco del pastorale, di una croce in argento smaltato opera di Nicola da Guardiagrele.

Nicola da Guardiagrele, Croce processionale, argento, smalti, rame dorato, 1422 – Chiesa di Santa Maria Maggiore, Lanciano – Foto Leo De Rocco

Sua è un’altra croce in argento e smalti, datata 1422, conservata nella vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, chiesa con dinamiche forme gotiche, maestosi portali e splendidi rosoni.

Parato in lino e seta – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

In questo bel museo ritrovo Mimmo (Domenico De Bello), sempre disponibile e preparato, che mi fa da guida: “Il patrimonio del Museo Diocesano di Lanciano – dice Del Bello – che comprende il territorio Lanciano-Ortona, è costituito da oltre 5000 opere custodite in maggioranza in 120 luoghi di culto della provincia di Chieti. Il museo è stato realizzato col preciso intento di non sottrarre opere dalle chiese, ma valorizzando una serie di opere che nel corso di circa due secoli per diverse ragioni erano state rimosse dai luoghi per le quali erano originariamente concepite. ”

Tesoro della Madonna del Ponte – foto copyright Gino Di Paolo – per gentile concessione di Adriana Gandolfi

I visitatori troveranno, secondo criteri tematici, ogni sala dedicata ad un aspetto delle tradizioni religiose, con una sala dedicata alla venerazione della patrona di Lanciano, la Madonna del Ponte, che contiene la ricca collezione di gioielli ex-voto: il ferma capelli della marchesa Diana Crognoli di Castel Novo (oggi Castel Frentano); il pendaglio della marchesa d’ogni risalente al 1601 e tanti ori popolari come presentose, sciaquaje e cannatore.

Dettaglio di un paramento sacro settecentesco, in seta e ricami in fili d’oro, Lanciano – Foto Leo De Rocco

Il percorso – conclude Del Bello – prosegue con le sale dedicate ai santi, al sacrificio di cristo per la Redenzione della Umanità, alle statue vestite, alle reliquie tra le quali quelle di Celestino V, e si conclude davanti al meraviglioso parato ricamato in seta con figure di divinità pagane, realizzato nella prima metà del ‘700, che misura oltre 50 metri quadrati.”

Tesoro della Madonna del Ponte – foto copyright Gino Di Paolo – per gentile concessione di Adriana Gandolfi

I lancianesi sono molto devoti alla loro patrona e nel corso dei secoli, come ha accennato Del Bello nella esposizione del percorso museale, hanno donato alla Madonna del Ponte oro, argenti e corallo lavorati.

Gran parte di questi gioielli non sono esposti al pubblico, le foto pubblicate in questo questo articolo sono state concesse in esclusiva. (per un approfondimento sull’antica oreficeria abruzzese vedi in questo blog l’articolo: “Abruzzo e antichi gioielli, il corallo di Giulianova“).

Parato settecentesco – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

Girando per le sale del Museo un’altra opera ha catturato la mia attenzione, un dipinto (olio su tavola) che raffigura una Madonna con Bambino tra San Giovanni Evangelista e San Nicola di Bari, opera di un artista nato proprio da queste parti: Polidoro de Renzi da Lanciano, (Lanciano 1515 – Venezia 1565).

Più o meno ignorato dai suoi contemporanei, del talento di Polidoro se ne accorse Giorgio Vasari, che alla fine del Cinquecento lo inserì nelle “Vite dei più eccellenti pittori, scultori, architetti”.

Polidoro da Lanciano, Venere Dormiente, 1535, attr. Federico Zeri – Palazzo Pitti Firenze

Poi sull’artista lancianese ancora oblìo, fino agli inizi del ‘900 quando il celebre critico d’arte Bernard Berenson rivalutò le sue opere e le fece conoscere al grande pubblico. Grazie a Berenson, che per primo raccolse un elenco dettagliato delle opere di Polidoro da Lanciano, oggi l’artista frentano trova la sua giusta collocazione nella storia dell’arte, sue opere sono esposte alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, al Louvre in una sala a due passi dalla Gioconda, a Palazzo Pitti, eppoi ancora a Capodimonte e in altri musei e fondazioni tra Vienna, Londra e San Francisco. (3)

Ponte Diocleziano e Cattedrale della Madonna del Ponte – foto Leo De Rocco

La Cattedrale costruita su tre ponti

La Cattedrale della Madonna del Ponte presenta una curiosa peculiarità architettonica, essa poggia su tre antichi ponti.

L’edificio, che affaccia su una suggestiva piazza detta del Plebiscito che i lancianesi considerano il loro salotto cittadino, poggia su due ponti – uno medievale e l’altro rinascimentale – realizzati sulle rovine di un originario ponte romano, ma un terzo ponte affianca gli altri due e permette il passaggio esterno dei pedoni.

All’interno della Cattedrale la statua in terracotta della Madonna del Ponte (1440) poggia ovviamente su tre ponti, tutti in oro, opera dell’orefice lancianese Carabba, il manufatto sostituì un precedente basamento, sempre a forma di ponti, questa volta in corallo, a conferma della diffusa lavorazione del corallo in Abruzzo (vedi il citato articolo in questo blog, “Abruzzo e antichi gioielli il corallo di Giulianova”).

Decido di approfondire la storia su questa Cattedrale, per questo una mattina d’estate incontro davanti alla chiesa il sempre disponibile e preparato Domenico Del Bello:
“La tradizione – dice Del Bello – fa risalire all’epoca dell’Imperatore Diocleziano la costruzione del primo ponte destinato ad oltrepassare la valle della Pietrosa e i risultati delle indagini archeologiche, che hanno restituito reperti ascrivibili al III secolo d.C. proprio alla testata del ponte, confermerebbero dunque la tradizione, generata dal rinvenimento di un’epigrafe dedicatoria avvenuto nel corso dei restauri alla Cattedrale del 1785 e tramandataci dallo storico Omobono Bocache, che narra dell’esistenza di un ponte romano, costruito per volere del Senato e del Popolo di Anxanum e dedicato alla Divina Maestà dell’Imperatore Diocleziano.

Lanciano – ponte pedonale della Cattedrale della Madonna del Ponte – foto Leo De Rocco

La maestosa struttura che oggi possiamo ammirare – prosegue Del Bello – non ha più nulla di romano ed è il risultato di una complessa serie di interventi iniziati tra il XIII ed il XIV secolo quando il ponte venne totalmente ricostruito. Su questa struttura andò ad insediarsi la originaria cappella dedicata alla Vergine che dal primitivo spazio costituito da un’immagine della Vergine collocata in un merlo al centro del ponte finì per occupare per successivi ampliamenti, dal 1443, tutto lo spazio disponibile.

La Città decise quindi la costruzione di un secondo ponte, da affiancare al precedente, che venne completato nel 1513 e, nel 1520, coperto da volte permettendo in questo modo, al livello superiore, l’ampliamento della chiesa della Madonna del Ponte. Nel 1583, sfruttando i contrafforti che, a monte e a valle, rendevano più solida la struttura dei due ponti affiancati, venne aperto il cosiddetto “Corridoio”, un terzo ponte, scoperto e destinato esclusivamente al passaggio pedonale che collega la Piazza al Corso della Bandiera che attraversava il Prato della Fiera. La chiesa della Madonna del Ponte era tra i dodici principali santuari mariani del Regno di Napoli e nel 1833, il 15 settembre, ricevette l’omaggio delle Corone d’Oro dal Capitolo vaticano, evento che diede origine alle celebri Feste di Settembre.”

Nicola da Guardiagrele e bottega – Croce argento smaltato, XV sec. – dettaglio – Museo Diocesano Lanciano – foto copyright Leo De Rocco

Eccoci al termine di questo viaggio, i lancianesi sono ben consapevoli delle ricchezze artistiche e storiche della loro città, ma la capitale frentana dell’Abruzzo citra viene spesso ricordata e visitata solo per il Miracolo Eucaristico, simbolo cristiano che ogni anno richiama qui migliaia di turisti.

Lanciano va conosciuta anche passeggiando tra i suoi quattro quartieri medievali, che rievocano il Mastrogiurato di angioina memoria, alla ricerca dei suoi tesori: la misteriosa casula color indaco con i cervi, le aquile, e i ricami in lingua araba, il suo prezioso Museo Diocesano; la Cattedrale costruita su tre ponti; le forme gotiche delle sue chiese che maestose spuntano all’improvviso tra i stretti vicoli del centro storico; le preziose croci di Nicola da Guardiagrele…

E non dimenticate di assaggiare i deliziosi dolcetti tradizionali che fanno da queste parti, chiamati “bocconotti“, citati anche nel famoso film di Mario Monicelli “Parenti serpenti”, un film del 1992 ambientato a Sulmona, diventato un cult cinematografico grazie anche al lancianese Carmine Amoroso, che curò soggetto e sceneggiatura del film. Amoroso è anche regista, segnalo tra i suoi film “Cover-boy”.

Monicelli assegnò una piccola all’attore lancianese Alfredo Cohen che nel film interpretava Osvaldo detto “La fendessa”. Cohen è stato anche un cantante, scrisse tra l’altro la canzone “Valery” in collaborazione con Franco Battiato, poi reinterpretata da Milva con il titolo “Alexanderplatz“.

Lanciano – foto Leo De Rocco

Aggiornamento, maggio 2022

Durante una ricerca nella collezione museale del Kunsthistoriches Museum di Vienna, ho visionato nel dettaglio il prezioso mantello del citato Ruggero II, risalente ai primi decenni del secolo XII, e il corredo utilizzato per l’incoronazione degli imperatori del Sacro Romano Impero (epoca XIV).

Un particolare che ha attirato la mia attenzione è il ricamo di alcuni dettagli sulla manica di in una preziosa tunica, chiamata “aquila dalmatika”, citata per la prima volta nel 1350, e indossata nella cerimonia di incoronazione dagli imperatori del Sacro Romano Impero.

Questo antico ricamo, che incornicia la raffigurazione di un personaggio, di importanza religiosa o politica, mi ha ricordato il similare dettaglio presente sulla casula di Lanciano, quindi ho confrontato i due ricami e ho constatato che sono identici. Da notare che la forma del ricamo in questione è simile anche ad alcune lavorazioni orafe sulle croci prodotte delle antiche botteghe orafe abruzzesi. (foto più avanti)

Dunque, se la provenienza della Casula di Lanciano (le toppe aggiunte) e della Dalmatika Imperiale di Vienna è la stessa, si può ipotizzare che il tessuto preesistente (cioè prima delle aggiunte delle citate toppe ricamate) della Casula di Lanciano è riconducibile alle Officine reali normanne (Tiraz) del Regno di Sicilia di Ruggero II e fino a Federico II, anche (e soprattutto) per via del clipeo recante il nome di “Allah“, chiaro riferimento alla cultura araba che non fu perseguita ma fu integrata con la cultura normanna da Ruggero II. Non a caso il famoso mantello di incoronazione di Vienna presenta una solenne dedica, a Ruggero, interamente ricamata in lettere arabe; invece il successivo intervento sartoriale (quello descritto, con le toppe e i ricami che incorniciano le figure di prelati e nobili) è riconducibile alla stessa manifattura della “Dalmatika”, epoca 1320 circa, e dunque prodotta in Germania, ed oggi esposta a Vienna, insieme al mantello di Ruggero II.

Con le foto che seguono propongo il raffronto tra il dettaglio della citata Dalmatika di Vienna e il similare della Casula di Lanciano, guardate la forma del bordo ricamato in ciascun manufatto: sono simili.

Autore/Blogger Leo De rocco

Dalmatika Imperiale – dettaglio – foto pubblica dal sito del Kunsthistoriches Museum Vienna
Casula di Lanciano – dettaglio – foto Leo De Rocco
Dettaglio di una Croce in argento e rame dorato prodotto da una bottega orafa aquilana nel XVI sec. – MuNDA L’Aquila – Foto Leo De Rocco

Copyright © Riproduzione Riservata – Foto e testo – All rights reserved – Non è consentito nessun uso a qualsiasi titolo del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Ringraziamenti: Domenico Maria del Bello, storico; Adriana Gandolfi, etnologa, esperta in antropologia del gioiello; Gino Di Paolo, fotografo; Francesco Bini, fotografo. Si ringrazia inoltre la Direzione del Museo Diocesano di Lanciano – Fonti/Note: (1) dal “Libro Segreto” di Gabriele d’Annunzio, 1935; (2) Frammento di tessuto con uccelli passanti e leoni passanti, Italia (Lucca?), prima metà o metà del secolo XIV, lampasso lanciato e broccato, fondo in saia, opera in taffetas per le trame di seta e in saia per le trame metalliche, seta blu, bianca, celeste e panna e oro membranaceo (budello animale) filato su accia di seta. Firenze, Museo del Bargello; (3) Su Polidoro da Lanciano, fonte: Polidoro da Lanciano, di Vincenzo Mancini, Edizione Carabba, 2001; Ruggero II, di Glauco Maria Cantarella, Salerno Editrice – nota* completamente rimosse con l’intervento di restauro – Foto copertina: Casula di Lanciano, per gentile concessione di Francesco Bini @ Wikimedia Commons (cc-by-sa) copyright; foto gioielli Madonna del Ponte, tutte in copyright e per gentile concessione di Adriana Gandolfi e Museo Diocesano Lanciano – Autore/Blogger: Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – Riproduzione Riservata.

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