Loreto Aprutino, il Ponte del Capello.

In copertina: il Ponte del Capello, 1429 circa, dettaglio degli affreschi del Maestro di Loreto nella Chiesa di Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Prima parte

Loreto Aprutino

Il viaggio verso Loreto Aprutino comincia tra le colline pescaresi. La strada panoramica si snoda tra campi e filari di ulivi che seguono il ritmo dolce delle alture, mentre all’orizzonte il profilo del Gran Sasso accompagna il cammino.

Il nostro itinerario tra le bellezze d’Abruzzo oggi ci porta nella chiesa di Santa Maria in Piano, al cui interno un ciclo di affreschi quattrocenteschi racconta il Giudizio Universale attraverso una rara iconografia: il Ponte del Capello, sul quale la leggerezza o il peso morale determinano l’eterno destino.

Con la lente d’ingrandimento esamineremo anche una scena medievale che sembra svelare un giallo storico ancora irrisolto. Ma prima faremo una passeggiata nel centro storico del paese, per visitare una storica dimora e il Museo dell’Olio, allestito in un edificio dalla curiosa architettura.

Il Museo dell’Olio

Loreto Aprutino è un mosaico di case e palazzi che al tramonto sembrano fatti di pietra dorata. Così appare in una serigrafia realizzata nel 1970 dall’artista pescarese Franco Summa, ma anche due secoli prima, intagliato da un ignoto scultore nella forma di un reliquiario ligneo con il busto del patrono San Zopito.

Scrutandola dal loggiato rinascimentale della chiesa patronale di San Pietro Apostolo, Santa Maria in Piano sembra un’isola circondata da un mare di ulivi. In effetti, mi dice un abitante del posto, l’olio Aprutino Pescarese prodotto tra queste colline, e nei vicini territori di Pianella e Moscufo, rappresenta una delle eccellenze del territorio: “é stato il primo olio in Italia ad ottenere la Denominazione di Origine Protetta dall’Unione europea”, tiene a precisare il loretese.

Nel cuore del centro storico medievale, formato da stradine strette e tortuose, si trova il Museo dell’Olio, fondato nel 1880 da Raffaele Baldini Palladini (1842-1916), imprenditore agricolo e pioniere della olivicoltura moderna; fu lui a inventare il marchio di qualità per l’olio. L’allestimento e le architetture furono curate da Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851 ‐ Francavilla al Mare, 1929), pittore e amico di Palladini. L’edificio, chiamato Castello Amorotti, è contraddistinto da una torre merlata e da atmosfere neogotiche, stile in voga nel XIX sec., lo ritroviamo ad esempio nelle forme del Castello Della Monica a Teramo.

Si narra che l’olio prodotto dal frantoio Palladini – conosciuto e apprezzato anche negli Stati Uniti fin dai primi del Novecento – era così pregiato che persino lo zar Nicola II ne ordinava ingenti quantità. Inoltre, raccontano le guide del museo, in occasione di un evento internazionale celebrato a Parigi nel periodo della Belle Epoque, l’olio loretese fu presentato in bottiglie di cristallo di Boemia, sistemate in un espositore in stile umbertino disegnato da Michetti. Ma a parte lo zar e i cristalli di Boemia, vi assicuro che l’olio prodotto da queste parti è di gran qualità, anche gustato sopra una semplice fetta di pane con pomodoro.

Il Museo Acerbo

Il Museo dell’Olio fa parte del circuito dei Musei Civici di Loreto Aprutino, che comprende l’Antiquarium (attualmente chiuso per restauro) e il Museo Acerbo, nelle cui sale è esposta una importante collezione di antiche ceramiche di Castelli, composta da ben 570 maioliche, prevalentemente di epoca barocca, da spezieria, da rappresentanza e devozionali. Per la storia di questo museo rimando all’articolo “L’Arte ceramica di Castelli e il Museo Acerbo di Loreto Aprutino”.

Giacomo Acerbo (Loreto Aprutino, 1888 – Roma, 1969) barone dell’Aterno, oltre a collezionare ceramiche amava anche le auto da corsa. Per onorare la memoria del fratello Tito, morto da eroe durante la Prima guerra mondiale (fu Medaglia d’oro), creò la mitica Coppa Acerbo, una gara internazionale automobilistica che si disputava sul circuito pescarese e alla quale parteciparono personaggi come Tazio Nuvolari ed Enzo Ferrari, vincitore della prima edizione.

Il Castello Chiola

A due passi dal Museo Acerbo si trova il Castello Chiola, un edificio in stile cinquecentesco con richiami neoclassici. Costruito dai longobardi (864) con funzioni difensive, fu ampliato dai normanni (1071). Nel XIV secolo divenne la storica dimora dei signori di Loreto che si avvicendarono nel dominio di queste terre: i d’Aquino, i d’Avalos, i Caracciolo fino ai Conti di Loreto nel Seicento. La famiglia Chiola divenne proprietaria del palazzo nella metà dell’Ottocento.

Oggi il castello è stato trasformato in un hotel di lusso, il gentile personale mi permette di visitare gli ambienti comuni e, quasi per caso, sulle pareti di un grande salone scopro i cartoni preparatori disegnati dal pittore Basilio Cascella (Pescara, 1860 – Roma, 1950) per i sette pannelli policromi in ceramica realizzati alle terme di Montecatini, patrimonio UNESCO. In uno dei pannelli è raffigurata la Festa di San Zopito.

La Festa di San Zopito

È una festa molto sentita dai loretesi, si celebra ogni anno in primavera, il lunedì dopo la Pentecoste e vede come protagonista un bambino e un bue bianco, per l’occasione avvolto da un mantello recante l’immagine di San Zopito e decorato con uno specchio e nastri colorati.

Il bue viene portato in processione per le vie del paese. Il corteo parte dalla chiesa di Santa Maria in Piano. Sul bue siede il bambino, che rappresenta un angelo, vestito di bianco, con la testa adornata da una coroncina di fiori, un garofano rosso in bocca e in mano un ombrellino bianco.

Scortati dalla Compagnia dei Vetturali, simbolo del commercio dell’olio di medievale memoria, giunti davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo, il bue e il bimbo si inginocchiano al cospetto del busto argenteo di San Zopito, in ricordo dell’arrivo in questa chiesa – il 25 maggio 1711 – delle reliquie del santo, provenienti dalle tombe di Callisto a Roma.

In quella occasione, narra la tradizione locale, mentre tutti si inginocchiarono al passaggio delle sacre reliquie, un contadino continuò a lavorare i campi senza dar importanza all’evento. Ma il suo bue mentre arava improvvisamente si fermò e si inginocchiò.

Il rito prevede due fasi: la domenica di Pentecoste avviene la vestizione del bue e del bimbo e la processione fino alla chiesa di San Pietro Apostolo. Il lunedì di Pentecoste le reliquie di San Zopito vengono portate in processione fino alla piazza principale del paese, teatro dell’incontro tra il bue e il bimbo, inginocchiati in segno di rispetto e devozione. La festa richiama numerosi turisti e ambisce al riconoscimento di Patrimonio immateriale UNESCO.

Galleria fotografica

Loreto Aprutino – Castello Amorotti e Museo dell’Olio – Foto Abruzzo storie e passioni

Loreto Aprutino – Museo Acerbo delle Ceramiche di Castelli – Foto Leo De Rocco

I pannelli allegorici policromi in ceramica di Basilio Cascella, 1926 – Galleria della mescita, Terme di Montecatini – a destra: Castello Chiola, Loreto Aprutino, cartoni preparatori di Basilio Cascella per i pannelli in ceramica delle Terme di Montecatini – Foto Leo De Rocco

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Dettaglio della Festa di San Zopito, cartoni preparatori disegnati da Cascella per le Terme di Montecatini ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Loreto Aprutino – la facciata del Castello Chiola – Foto Abruzzo storie e passioni

Loreto Aprutino, Festa di San Zopito – Foto Federico Acconciamessa

La chiesa di San Pietro, il modellino del paese di Loreto Aprutino ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Seconda parte

Gli affreschi in Santa Maria in Piano

Le origini della chiesa di Santa Maria in Piano risalgono all’864, documentata tra le pertinenze dell’abate di Montecassino Bertario. Circa tre secoli dopo, nel 1091, risulta tra le proprietà dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno, per poi passare all’abbazia di San Bartolomeo a Carpineto della Nora. Ricostruita dopo un incendio nel 1280, la chiesa fu restaurata nella metà del XVI secolo dall’abate Giovanni Battista Umbriani di Capua, il quale diede all’edificio l’attuale forma architettonica.

Gli affreschi sulla controfacciata, tra i più significativi del Quattrocento abruzzese, descrivono un Giudizio Universale realizzato con tecniche di pregio artistico e iconografico, caratterizzato da una particolare brillantezza dei colori dovuta all’encausto, dal greco enkaustès, ovvero “mettere a fuoco”. La tecnica consiste nello sciogliere i colori a caldo nella cera per far acquisire ai pigmenti più brillantezza. In uso fin dall’antichità, l’encausto era diffuso nella pittura romana pompeiana (vedi galleria fotografica).

Mentre qui a Loreto Aprutino osservo da vicino questi straordinari affreschi, cerco di immaginare l’ignoto artista mentre lavorava nella penombra delle candele, intento a mescolare i colori nella cera d’api fusa, nel mentre i suoi aiutanti di bottega accendevano torce e grandi bracieri, necessari per asciugare il prima possibile l’affresco. Ma il calore avvicinato alla parete appena affrescata doveva seguire una tecnica e una tempistica ben precisi, altrimenti il colore non si fissava a dovere e rischiava di staccarsi. Ed è quello che probabilmente accadde a Leonardo da Vinci durante la sua Battaglia di Anghiari (1503), affrescata a Palazzo Vecchio (Firenze). Com’è noto l’opera, rimasta incompiuta, fu abbandonata dallo stesso artista a causa di errori tecnici.

La composizione del Giudizio di Santa Maria in Piano ricorda quello di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, che fotografai tempo fa, con il classico schema iconografico, ripetuto qui a Loreto con alcune variazioni. Tre sono i registri: nella parte superiore e centrale, il Cristo giudicante in trono, racchiuso nella mandorla e circondato da quattro angeli, è affiancato alla sua destra dalla Vergine Maria, a sinistra San Giovanni Battista. Sotto di loro i santi Domenico con la tonsura, Francesco, riconoscibile dalle stimmate e Agostino con la mitra vescovile, tutti e tre inginocchiati davanti ai simboli della Passione, ovvero l’Arma Christi, esposti sopra un altare bianco, ai cui lati appaiono, divisi in due gruppi, una folla di santi e beati, profeti, apostoli e fondatori di ordini monastici.

Tra questi santi e beati qualcuno si guarda attorno, altri pregano, un santo sembra stia richiamando una beata distratta con le braccia conserte, altri ancora parlano tra loro, probabilmente a voce alta perché vicino ci sono i cori celesti, gli angeli musicanti con violini e mandole e angeli che fanno cadere petali di fiori.

Infine al terzo livello (più in basso, guardando dal piano frontale) sono rappresentati il Paradiso a sinistra e l’Inferno a destra. Quest’ultima parte è quasi completamente sparita. Nella galleria fotografica ho cercato di rispettare la linea di lettura degli affreschi: dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra.

Il Ponte del Capello

Il dettaglio più curioso è il cosiddetto Ponte del Capello. raffigurato sopra un fiume, ristretto nella parte centrale: solo le anime non appesantite da tanti peccati commessi in vita riusciranno a oltrepassare questo difficile passaggio, ottenendo la possibilità di raggiungere il Paradiso. Le altre inesorabilmente cadranno nel fiume di lava e saranno trascinate all’Inferno.

In questa scena il Maestro di Loreto raffigura una folla di anime. Alcuni, certi che non cadranno dal ponte, sorridono e salutano facendo ciao con la mano; nel mentre altri cercano di aiutare chi sta per precipitare, forse un parente o un amico; un altro ancora agita il pollice, come per dire “vai prima tu”.

Dopo aver attraversato il ponte, le anime pie sono accolte da un angelo che indica una strada circondata da giardini, fiori e alberi carichi di frutta. Alcuni sul cammino raccolgono fiori, altri si arrampicano sugli alberi dell’Eden. La strada conduce in un palazzo paradisiaco, luminoso e con ampie terrazze, sulle quali i beati indossano abiti eleganti e corone di ghirlande di fiori, gentilmente donate dagli angeli.

All’ingresso del palazzo della Gerusalemme Celeste si intravede San Pietro con le chiavi. Intanto l’Arcangelo Michele, raffigurato in trono con abiti bizantini e una bilancia, pesa le anime che sul ponte stavano per cadere. Una ulteriore prova per i casi dubbi.

Alcune anime dovranno tornare indietro per alleggerirsi nel Purgatorio. Si tratta della cosiddetta Psicostasia (1). L’alleggerimento dell’anima, pur trapassata nella Grazia di Dio, consiste in una trasformazione spirituale: si dovranno riconoscere gli errori commessi durante la vita terrena prima di accedere nel Regno dei Cieli.

Influenze Mediorientali e la visione di Alberico da Settefrati

L’iconografia del Ponte del Capello rimanda alla cultura orientale, in particolare a quella greco-bizantina, a sua volta mutuata da quella egiziana. Evidenti basi di studio e ispirazione di questo tanto bravo quanto misterioso Maestro di Loreto.

Una delle fasi del Giudizio Universale, secondo la cultura religiosa orientale, prevede il passaggio delle anime attraverso il Chinvato Peretu di Zoroastro, un ponte che nella parte centrale è, come rappresentato qui a Loreto Aprutino, sottile come un capello affinché, come abbiamo visto, proprio in quel punto siano pesate le anime buone e quelle cattive.

Probabilmente l’artista di Loreto Aprutino era a conoscenza della visione di frate Alberico, che a sua volta aveva letto Zoroastro. Alberico da Settefrati, monaco vissuto attorno al 1100, dopo una malattia con febbre alta e perdita di coscienza, con visioni del paradiso, purgatorio e inferno, in compagnia, racconta nelle sue memorie, di San Pietro scortato da due angeli, descrive un: Ponte su un fiume, dove le anime riescono a passare se sono leggere e con pochi peccati.

Frate Alberico da Settefrati era benedettino nell’abbazia di Montecassino, a cui apparteneva, come abbiamo visto sotto l’abate Bertario, l’edificio primario di Santa Maria in Piano.

San Tommaso d’Aquino, un giallo storico.

Le cinque campate della chiesa di Santa Maria in Piano Chiesa presentano altri interessanti affreschi. La quinta campata è dedicata alla vita di San Tommaso d’Aquino. Questo secondo ciclo di affreschi, probabilmente successivo al Giudizio del Maestro di Loreto, fu commissionato all’anonimo artista da Francesco II d’Aquino, la stessa casata del santo.

Francesco II d’Aquino era il fratello di Antonella d’Aquino, nobildonna vissuta nel Quattrocento, contessa di Loreto Aprutino e sposa del marchese del Vasto Innico d’Avalos, nonché ereditiera in Abruzzo del marchesato di Pescara, della Contea e della Baronia di Pescasseroli. La figlia, Costanza d’Avalos, fu l’artefice di un importante ritrovo culturale sull’isola di Ischia, insieme a sua nipote, l’affascinante poetessa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara, amica di Michelangelo.

Nel Polittico d’Avalos (vedi galleria fotografica) le due nobildonne sono ritratte nel 1512: a sinistra la duchessa di Francavilla al Mare Costanza d’Avalos in abiti vedovili, a destra la marchesa di Pescara Vittoria Colonna – all’epoca ventenne e sposata da tre anni con Ferrante d’Avalos quinto marchese di Pescara – abbigliata con abiti eleganti, gioielli e capelli adornati con perle, nastri di seta e una retina d’oro. Accanto a loro San Tommaso d’Aquino

Anche in questo secondo ciclo di affreschi loretesi scopriamo alcune curiosità. Il volto e le mani del santo sono colorati di verde, segno di una morte per avvelenamento, un omicidio dunque, citato anche da Dante nella Divina Commedia: “ripinse al ciel Tommaso”, riferito al re di Napoli Carlo d’Angiò.

Il sospettato numero uno sarebbe dunque il superbo d’Angiò, il quale, qualche anno prima, fece tagliare la testa al giovanissimo Corradino di Svevia, dopo la celebre Battaglia di Tagliacozzo, combattuta sui Piani Palentini il 23 agosto 1268. Ma fu davvero lui il mandante?

A quanto pare l’angioino avrebbe ordinato l’omicidio mentre si recava da papa Gregorio X al Concilio convocato a Lione nel 1274, in cui partecipò anche frate Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V, il “papa del gran rifiuto”, incoronato sul trono di San Pietro nella Basilica di Collemaggio nel 1294. Ma quale fu il movente che spinse Carlo d’Angiò a organizzare il delitto sacrilego?

Probabilmente le simpatie che una parte della nobile famiglia di Tommaso d’Aquino nutriva per gli Hohenstauufen, il casato al quale appartenne il citato Corradino, ma anche suo nonno, lo Stupor Mundi Federico II, e suo zio Manfredi di Puglia: insomma i regnanti in Sicilia e Sud Italia, Abruzzo compreso, prima degli angioini.

A quel Concilio frate Tommaso, ovviamente invitato, non arrivò mai perché morì il 7 marzo 1274 nell’abbazia cistercense di Fossanova (Latina). Ufficialmente, comunicò l’allora abate, “per una malattia improvvisa”,ma a quanto pare l’autore degli affreschi di Loreto Aprutino non aveva dubbi: fu invece omicidio per avvelenamento.

E non avevano dubbi nemmeno i suoi committenti, i conti d’Aquino feudatari di Loreto Aprutino e discendenti di San Tommaso: lo stemma del casato, scudo con leone rampante troncato di rosso e d’argento, raffigurato ai piedi degli affreschi, è il loro beneplacito.

Ma i dubbi ancora oggi ci sono. E se il Tommaso d’Aquino rimandato in cielo, come scrive Dante, non fosse il santo in questione? Oltre al povero Corradino di Svevia, dopo il processo farsa a Napoli, Carlo d’Angiò fece decapitate anche un cavaliere che accompagnava il giovane principe e che pochi anni prima sposò la figlia di Federico II. E, colpo di scena, quel cavaliere si chiamava anche lui Tommaso d’Aquino, parente e omonimo del Santo morto a Fossanova. Ma anche se questo cavaliere fosse realmente esistito, per quale motivo catturò l’attenzione di Dante Alighieri, al punto da citarlo? Non era un personaggio storico rilevante.

Il mistero sulla morte di San Tommaso d’Aquino a quanto pare è destinato a rimanere tale.

L’eclissi solare di Loreto Aprutino e di Raiano

Curiosi infine gli antichi graffiti (originali) presenti nel registro inferiore degli affreschi di San Tommaso d’Aquino. L’autore di uno di questi ci fa sapere che: “il 31 luglio 1590 si oscurò il sole”.

Ma un’eclissi totale visibile alla latitudine di Roma, quindi anche in Abruzzo, si verificò nel 1567 non nel 1590, che è invece l’anno in cui si conclusero i lavori di ristrutturazione della chiesa di Santa Maria in Piano, commissionati dall’abate Giovanni Battista.

Oltretutto una citazione simile l’ho trovata sulla facciata della chiesa di Raiano intitolata a Santa Maria delle Grazie (XII sec.), così recita: “addì 9 aprile il sole si oscurò”. Si tratta della citata eclissi totale del 9 aprile 1567, nota agli scienziati grazie alle osservazioni di Cristoforo Clavio, l’astronomo matematico famoso per il Calendario Gregoriano, il quale, osservando lui stesso l’eclissi a Roma, giunse alla conclusione che il diametro del sole era più grande di quello della luna, contrariamente alle affermazioni di Tolomeo riportate nell’Almagesto (II sec.d.C.).

Allora il graffito di Loreto Aprutino a quale eclissi si riferisce? Probabilmente l’autore era un viandante o un pellegrino, e viaggiò in Sicilia durante l’eclissi solare anulare verificatasi la mattina del 31 luglio 1590, visibile solo in Sicilia.

La chiesa di Santa Maria in Piano è una delle chiese più intriganti e artisticamente interessanti d’Abruzzo, un motivo in più per visitare la bella Loreto Aprutino.

Omaggio a Khaled al-Asaad

Mentre scrivo sul misterioso Maestro di Loreto Aprutino, che nel Quattrocento cercò attraverso l’arte un dialogo tra la religione cristiana, quella greco ortodossa bizantina e quella islamica, l’attualità mi riporta ai conflitti in Medio Oriente, alle notizie relative alle criminali distruzione di siti archeologici e ai saccheggi di opere d’arte. Per questo desidero ricordare in questo articolo l’archeologo e scrittore siriano Khaled al-Asaad, il quale sacrificò la sua vita per difendere e salvare l’arte, la storia e la cultura della sua terra: Palmira.

Khaled al-Asaad è stato il direttore del Museo di Palmira e dell’importante sito archeologico dell’antica città siriana, la sua passione e il suo coraggio nel difendere al costo della sua stessa vita un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità rimarranno sempre nella memoria collettiva.

La bellezza salverà il mondo? chissà, intanto vi invito a scoprire le bellezze di Loreto Aprutino, e non dimenticate di assaggiare la bontà dell’olio prodotto da queste parti, un olio da re.

Leo Domenico De Rocco – Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – derocco.leo@gmail.com – Copyright © – Riproduzione riservata ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Loreto Aprutino – Chiesa di  Santa Maria in Piano – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Affresco pompeiano ad encausto nella Villa dei Misteri – Foto Leo De Rocco

Padova, Giudizio Universale, Giotto, 1306, Cappella degli Scrovegni – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Maestro di Loreto, Giudizio Universale, Chiesa di Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino – Foto Leo De Rocco

Le anime si preparano ad attraversare il Ponte del Capello ‐ Foto Leo De Rocco

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Loreto Aprutino – Dettaglio del Ponte del Capello – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Un angelo accoglie le anime che sono riuscite ad attraversare il Ponte del Capello – Foto Leo De Rocco

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San Michele arcangelo mentre pesa le anime – dettaglio del Giudizio Universale, chiesa di Santa Maria in Piano – Loreto Aprutino – Foto Leo De Rocco

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Dettagli del palazzo del Paradiso, la Gerusalemme Celeste e i giardini dell’Eden – Foto Leo De Rocco

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Loreto Aprutino – ciclo di affreschi in Santa Maria in Piano – Foto Leo De Rocco

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Loreto Aprutino vista dalla chiesa di Santa Maria in Piano – Foto Leo De Rocco

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Costanza d’Avalos-d’Aquino e sua nipote Vittoria Colonna – Polittico d’Avalos o Madonna della Misericordia, 1512, autore ignoto – Ischia, Sagrestia del Convento dei frati minori di Sant’Antonio

Loreto Aprutino – Santa Maria in Piano, affreschi sulla vita di San Tommaso d’Aquino, gennaio 2016 – Foto Leo De Rocco

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Loreto Aprutino, affreschi nella chiesa di Santa Maria in Piano, Frate Tommaso d’Aquino, trovato morto, viene accudito dai confratelli – Foto Leo De Rocco

Loreto Aprutino, Santa Maria in Piano, stemma della famiglia d’Aquino – Foto Leo De Rocco

Loreto Aprutino, affreschi chiesa Santa maria in Piano – Foto Leo De Rocco

Cristoforo Clovio (Baviera, 1538 – Roma, 1612)

Raiano – chiesa di Santa Maria delle Grazie, dettaglio della facciata con l’indicazione della eclissi solare – Foto Leo De Rocco

Addì ultimo di luglio 1590 si scurì il sole” – graffito tra gli affreschi di Santa Maria in Piano a Loreto Aprutino – Foto Leo De Rocco

Loreto Aprutino ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Khaled al-Asaad nel Museo di Palmira da lui diretto. Il 18 agosto 2015 Asaad fu ucciso davanti al suo Museo perché si rifiutò di rivelare dove si trovavano le opere d’arte, da lui nascoste per salvarle dalla distruzione.

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Appendice

Pietà lignea, scultore tedesco XV sec. Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino – Busto di San Zopito, Chiesa di San Pietro Apostolo – Loreto Aprutino in una serigrafia di Franco Summa, 1970 – Foto Leo De Rocco – Polittico d’Avalos, 1512 – Foto Diocesi di Ischia


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– English version –

The Master of Loreto

As one moves along one of the scenic routes of the Abruzzo coast, which climb up mountains and hills, they meet Loreto Aprutino, an interesting art town, located between the Gran Sasso mountain and the Adriatic Sea. They could then visit the frescoes found in a beautiful abbey church of this town; a church that looks like an island surrounded by a sea of secular olive trees. The Oil “Aprutino Pescarese”, produced in these hilly areas, is indeed one of the delights of Abruzzo and it was the first olive oil in Italy to obtain the Protected Designation of Origin by the European Union.


Olive oil Museum, Loreto Aprutino, september 2015
Olive oil Museum, Loreto Aprutino, september 2015

It is no coincidence that in Loreto Aprutino there is an interesting Olive Oil Museum, which is housed in an old (and spectacular) oil mill. The building, constructed in a curious late Gothic style, was built at the end of the nineteenth century based on some designs that the distinguished artist of Abruzzo, Francesco Paolo Michetti, made on behalf of his friend and landlord Raffaele Baldini Palladini. The oil produced in this mill was so precious that even the Russian Tsar Nicholas II, used to order huge quantities of it. This oil of Abruzzo used to arrive on the magnificent tables of the Imperial Russia bottled strictly in the precious Baccarat crystal. The interesting architecture of the Olive Oil Museum and the fascinating history attached to it deserves an article of its own. In this photographic article another art treasure of Abruzzo, which is kept in Loreto Aprutino, will be discussed, namely the Church of Santa Maria in Piano.


Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016
Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016

The preserved frescoes in this magnificent abbey church represent one of the most important painters’ cycles of the of the fifteenth-century Abruzzo. Although its origins date back to around the year 800, the first historical sources of Santa Maria in Piano start in the year 1100. During that period, the building fell under the appurtenances of some nobles of the area, namely the Counts Guglielmo Tassone and Guglielmo Grandinato of Brittoli. The restorations commenced in the fifteenth century to give the building its current architectural and artistic form. The frescoes at the counter-façade represent a monumental “Last Judgement” painting, that leaves amazed those who gaze at it for the beauty and the brilliance of the colours. The lively and brilliant effect of the colours is due to the encaustic painting technique, which was about dissolving the colours in hot wax. The art students were not able to give a name to the author of this magnificent “Last Judgement”, therefore we will call this unknown artist simply as the “Master of Loreto”.

The artefact can be read in two ways: from bottom upwards and from right to left (in the photo gallery present in this article, this order has been respected). One of the most curious and interesting details from an artistic and iconographic point of view is the certainly rare (in the history of art) representation of the so-called Bridge of Capello (Ponte del Capello). The bridge, which is depicted above a river, has a narrowing in the middle: only the souls that are not weighed by a lot of sins will be able to cross that stretch of the bridge. On the other hand, the rest will fall surely in the river and will be dragged to Hell. The pious souls are instead greeted by an angel, while St Michael, who is unusually depicted in Byzantine clothes, awaits the souls to be “weighed” with a scale (psychostasia).


Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016
Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016

The iconography of the Capello Bridge refers to the Eastern culture, especially the Greek-Byzantine one or that of ancient Persia, a clear basis for study and inspiration as the mysterious Master of Loreto. Indeed, one of the “Last Judgement” phases, according to the Oriental-Islamic religious culture, involves the passage of souls through the Chinvato Peretu, a bridge, which in the central part is as thin as a hair so that at that point the good and the bad souls are weighed. The anonymous Master of Loreto was certainly also aware of the famous “Alberico vision”, described by Dante Alighieri in the Divine Comedy. In the vision, the monk Alberico of the Montecassino Monastery, from Settefrati (1100), describes a “bridge over a river, where the souls can pass if they are lightweight and with few sins.”


Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016
Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016

The five bays of the Church have some very interesting frescoes, as well. In particular, in the fifth bay a valuable artistic representation of the life of St. Thomas Aquinas can be found. The cycle of frescoes dedicated to St Thomas Aquinas, which were probably painted prior to the “Last Judgement” of the Master of Loreto, were commissioned by Francesco II of Aquino. The heraldic arms of the noble family paintings at the foot of the frescoes are a proof for that. Francesco II of Aquino was the brother of the Italian noblewoman Antonella of Aquino, who was the wife of Innaco d’Avalos and heiress in the Abruzzo region of: the marquisate of Pescara, the county of Loreto Aprutino and the barony of Pescasseroli. Her daughter, Constanza, is considered by some historians as one of the probable noblewomen portrayed in the famous painting by Leonardo da Vinci, namely Mona Lisa.


Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016
Santa Maria in Piano, Loreto Aprutino, January 2016

The frescoes dedicated to St. Thomas Aquinas are somehow quite interesting. The face and hands of the Saint are coloured green, a clear sign of a death by poisoning. This detail was also described by Dante Alighieri in the Divine Comedy. The numerous inscriptions at the foot of the frescoes of the bays are also curious. For example, one of those indicated a solar eclipse on the last day of July of 1590 that apparently occurred for real.

The artistic blending of the two cultures, Christian and Islamic, is represented in some of the details of the “Last Judgement” of Loreto Aprutino. Not only does this blending transmit appeal for the artistic beauty of the artefact itself, but it also assumes a deeper meaning in the framework of our contemporary times. Indeed, the unknown artist of the fifteenth century of Abruzzo has passed on to us (unknowingly and through his work) a message that is contemporary today. Furthermore, the recent events that have affected the art world in some areas of the Middle East inevitably bring us back a famous phrase in mind: “beauty shall save the world.”

Leo De Rocco


Copyright © All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation. – Footnotes: 1) Graffiti of 1590, found in a bay of the Church of Santa Maria in Piano di Loreto Aprutino; for other articles on Loreto Aprutino please see The Secret Garden (Il Giardino Segreto), September 2015 – Photos (including cover): Loreto Aprutino, January 2016, author Leo De Rocco – Sources: Guida alle città d’arte d’Abuzzo, Publisher: Carsa 2001 – Acknowledgements: Andrea de Carlo, translator and professor of Literature; Father Andrea, pastor of the Santa Maria in Piano Church – Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com


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