Atri, la Notte dei Faugni.

Quest’ordine del mondo, che è lo stesso per tutti, non lo fece né uno degli dei, né uno degli uomini, ma è sempre stato ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo dovuto si accende e al tempo dovuto si spegne (1).

Introduzione

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre Atri si illumina quasi a giorno per celebrare un rito antichissimo: centinaia di fasci di canne accesi, chiamati faugni, attraversano il centro storico in un festoso corteo, che unisce passato e presente.

Le origini di questa festa notturna si perdono nella notte dei tempi e affondano le radici nei culti pagani legati alla fertilità della natura e ai buoni auspici nel mondo contadino. Nel corso dei secoli questi culti furono abbandonati, ma nella cultura popolare la ritualità è sopravvissuta legandosi alla tradizione cristiana.

In questo articolo proveremo a ripercorrerne l’evoluzione storica e, naturalmente, andremo ad Atri per assistere da vicino allo spettacolo dei faugni: una notte di festa, che profuma di fuoco, storia, fede e appartenenza.

Il Duomo di Atri ‐ In copertina: la Notte dei Faugni – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Atriani festanti

Atri è una elegante città d’arte, distesa sulle colline teramane che si aprono verso l’Adriatico. Nei nostri precedenti viaggi tra storie e passioni d’Abruzzo abbiamo già scoperto le sue bellezze artistiche e paesaggistiche: il monumentale ciclo di affreschi quattrocenteschi del Duomo di Santa Maria Assunta, capolavoro di Andrea de Litio (Lecce nei Marsi, 1420 – Atri, 1495) e il paesaggio lunare dei calanchi della Riserva Naturale Regionale, alle porte della città, dove abbiamo scoperto la lunga storia della rinomata liquirizia atriana.

Questa volta sono tornato ad Atri per assistere a una festa che si svolge tutta di notte e accompagna la città fino al primo chiarore dell’alba, gli atriani la chiamano La Notte dei Faugni.

Probabilmente da queste parti sono festaioli da sempre: tra le scene affrescate nel Coro dei Canonici del Duomo, si vedono in lontananza giovani che suonano e danzano nella notte di Natale, sotto lo sguardo vigile di una civetta appollaiata sulla capanna della Natività.

Quei giovanotti rinascimentali dipinti dal magister Andrea de Litio nella seconda metà del Quattrocento, sembrano gli antenati dei ragazzi che oggi festeggiano allegramente i faugnili faegn nel locale dialetto – nella notte dedicata all’Immacolata Concezione, la ricorrenza che tradizionalmente dà il via al periodo natalizio.

Il Fuoco del Fauno

Ma cosa sono esattamente i faugni? Il termine deriva dal latino fauni-ignis, cioè il fuoco del Fauno. Prima dell’avvento del cristianesimo nelle campagne era consuetudine accogliere la stagione fredda accendendo fuochi in onore del Satiro e del dio Fauno, divinità legate alla fertilità, alla forza vitale della natura e alla protezione dei pastori e dell’agricoltura.

Spesso nel mondo latino si confondono Satiri e Fauni, questi ultimi saranno poi identificati con Pan, il dio dei boschi e dei pascoli, degli animali e dei pastori, venerato nell’antica Grecia fin dal V secolo a.C. quindi nei territori della Magna Grecia, in particolare in Sicilia.

Ancora più diffuso fu il culto di Ercole, protettore dei viandanti, dei pastori e della transumanza, celebrato in particolare dalle popolazioni italiche dei Sanniti con il nome di Eracle. Non a caso il promontorio marino chiamato Punta Aderci, a Vasto, deriva da “Punta d’Erce”, cioè “di Ercole”.

Il culto per Ercole era molto diffuso in tutta la regione, come dimostrano le numerose statuette bronzee votive conservate nella Collezione Pansa, esposte in una sala del Museo Archeologico d’Abruzzo, a Chieti.

Con l’avvento del cristianesimo il ruolo di protettore dei pastori e dei pellegrini passò a San Michele Arcangelo, grazie anche ai longobardi. Su questo tema rimando agli articoli: “Autunno abruzzese, gli antichi tratturi” e “La Dea di Rapino. Mitologia, storia e tradizioni popolari alle falde della Maiella”.

Tra il 5 e l’8 dicembre, gli antichi romani celebravano le Faunalia Invernali (chiamate anche Lupercalia nel mese di febbraio) accendendo, tra danze e bevute di vino, falò propiziatori per invocare fertilità e protezione sui pastori e sull’agricoltura.

Dopo l’editto di Galerio (311), con cui si pose fine alle persecuzioni dei cristiani, e l’editto di Costantino (313), che stabilì la libertà religiosa a tutti i cittadini, Teodosio I, l’imperatore romano che divise l’impero in Occidente e Oriente, dichiarò con l’editto di Tessalonica (380), il cristianesimo religione di Stato. I riti pagani vennero così proibiti, e con essi si spensero fuochi e falò. Ma la tradizione popolare, come spesso la storia insegna, non si cancella con una legge: quei fuochi si trasformarono, adattandosi alla nuova religione.

È dunque molto probabile che i riti propiziatori celebrati da contadini e pastori medievali per proteggere l’agricoltura e gli allevamenti, contrapponendo la luce e il calore del fuoco alle fredde, buie e lunghe notti dell’inverno che stava iniziando, derivino proprio da queste antiche feste pagane. Così è stato ad Atri con la Notte dei Faugni, e similmente anche in altre zone dell’Abruzzo e del Molise:

▪︎ Francavilla al Mare: i Focaracci, grandi falò accesi nelle contrade.

▪︎ Pescasseroli: un falò alto fino a dieci metri viene acceso nella piazza davanti alla chiesa madre.

▪︎ Scanno: le cosiddette Glorie, cataste di legna accese sulle alture del paese.

▪︎ Agnone e Civitanova del Sannio, e in altri centri dell’Appennino abruzzese-molisano: accensione delle Ndocce di abete bianco, alte fino a tre metri.

Dopo questo excursus storico, non resta che andare ad Atri per vedere i Faugni da vicino.

Partenza notturna

Arrivo ad Atri all’una di notte convinto, vista l’ora e il freddo pungente, di trovare solo qualche sparuto gruppo di nottambuli come me. Ma appena superate le ultime curve e raggiunta la villa comunale dei Cappuccini, elegante parco-giardino all’italiana che introduce al centro storico, mi trovo davanti una scena inaspettata: una fiumana di persone, allegre e vocianti. In strada sembra esserci l’intero paese.

La festa è iniziata da un pezzo e l’atmosfera è così coinvolgente che cancella all’istante ogni traccia di sonno. Capisco subito che questa notte sarà lunga, e soprattutto giovane. Da ogni via arrivano allegre comitive di amici: ridono, cantano e si cercano tra la folla per convergere in direzione della piazza principale.

Piazza Duomo è un luogo identitario per gli atriani, qui si affacciano il Teatro Piceno, di gusto neoclassico, e la basilica di Santa Maria Assunta, capolavoro della medievale Scuola di Atri, rappresentata dai magister Rainaldo d’Atri e Raimondo di Poggio (XIII secolo).

Queste comitive festaiole trasportano i Faugni, anzi li Faegn, come si dice qui. Ora finalmente li vedo da vicino. Sono lunghi fasci di canne secche, legate da numerosi lacci vegetali o fili di ferro, che diventano torce gigantesche.

Arrivati davanti al Duomo, i Faugni vengono accesi tutti allo stesso modo: attingendo la fiamma da un grande braciere posizionato al centro della piazza, acceso la sera precedente durante la benedizione dal vescovo, impartita davanti al portale medievale. Il fuoco diventa così un simbolo “sacro” e sancisce l’incontro tra la tradizione religiosa e il rito arcaico di derivazione pagana.

I grandi Faugni ardenti vengono portati a mano, quelli più grandi e pesanti da più persone, lungo tutte le vie della città, come in una processione laica. Ogni angolo di Atri deve essere inondato di luce e calore, canti e allegria. I giovani, scandendo il ritmo con le voci e con i passi, ripetono in coro:

Viva i Faugni, evviva Atri!

Il suggestivo corteo luminoso che avanza tra suono di campane, fumi e canti è riscaldato dai fuochi, ma anche dal buon vino, che viene offerto con generosità anche a me. Ma il tempo stringe. Prima che appaia il primo chiarore dell’alba, tutti i Faugni devono essere gettati, uno per volta, nel grande braciere davanti al Duomo: lì dove sono stati accesi. La tradizione vuole che vengano riconsegnati al fuoco.

Il grande falò propiziatorio così formato, diventa punto di ritrovo: viene circondato in un clima conviviale da cittadini e turisti, che insieme attendono l’alba e la messa del mattino, annunciata dal rintocco del Campanone del Duomo.

Ad Atri la “notte bianca” esiste da secoli, ma qui non è un evento commerciale ed effimero: è un rito identitario, legato alla tradizione e alla storia della città. La Notte dei Faugni è una delle tradizioni più intense e coinvolgenti dell’Abruzzo.

Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ Leo Domenico De Rocco – Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – derocco.leo@gmail.com – Note e fonti, al termine della galleria fotografica.

Duomo di Atri, affreschi quattrocenteschi di Andrea de Litio, scena della Natività, dettaglio dei giovani che fanno festa danzando durante la Notte Santa – Foto Abruzzo storie e passioni

Pompei, Casa del Fauno, Satiro danzante, II sec. a. C. – Foto Leo De Rocco – Ercole Curino II sec. a. C. al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Chieti – Foto Abruzzo storie e passioni

Atri – La Notte dei Faugni edizione 2015 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Atri – La Notte dei Faugni – Foto Leo De Rocco, dicembre 2015, per Abruzzo storie e passioni

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di ENRICO TRUBIANO ENRICO TRUBIANO ha detto:

    PER LE NOTIZIE DI ATRI SEGNALO:

    Enrico Trubiano – Guida storica e artistica di Atri (2023)

    Enrico Trubiano – Atri e gli Acquaviva (2025).

    Entrambe le opere sono di Hatria Edizioni di Salzetta in Atri. I libri scritti su Atri sono 5. Assunto a una certa notorietà e citato al recente Festival degli Acquaviva di Atri (TG3 Abruzzo 8 agosto 2025) per testimoniare la presenza di Miguel de Cervantes nella citta ducale è il libro:

    Enrico Trubiano – Sulle tracce del Prode Don Chisciotte. Cortesemente Saluto. Recapito Telefonico 3791287204

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