Punta Penna: il Mare, il Faro e i d’Avalos

Quello è il faro e noi sui gradini dell’immaginazione indoviniamo i flutti dove vanno…(1)

Percorro la strada che costeggia il mare di Vasto, mi trovo sulla bella Costa dei Trabocchi, un tratto della costa abruzzese che da Vasto sale per chilometri fino a Ortona in un susseguirsi di scogliere e tratti pianeggianti, paesaggi collinari con vigneti e uliveti che a tratti lambiscono la riva del mare, ma anche fitti boschi, come la “Lecceta” nella zona di Torino di Sangro. Mi dirigo verso un grande faro che cattura la mia attenzione mentre percorro la statale Adriatica.

Faro di Punta Penna – foto Leo De Rocco

Punta Penna e la vicina Punta Aderci sono tra le località marine più belle d’Abruzzo e dell’intera costa adriatica. Ci sono alcuni periodi dell’anno che questi posti diventano particolarmente attraenti, soprattutto quando non ancora vengono presi d’assalto dai turisti…

Punta Penna – foto Leo De Rocco

La primavera è uno dei periodi secondo me più belli: le infiorescenze delle agavi, dei cardi, dei fichi d’india, i papaveri e i campi di grano, quasi pronti per la mietitura, che si tuffano nel mare con alle spalle la Majella ancora innevata sulle sue cime più alte, è uno spettacolo che vi consiglio.

Punta Penna – foto Leo De Rocco

Per caso capito qui al Faro durante i festeggiamenti dedicati alla Madonna di Punta Penna. Deve essere una tradizione molto sentita da queste parti, ne approfitto per parlare con alcune persone, prevalentemente pescatori e marinai che con le loro famiglie affollano lo spiazzo tra il grande faro e una piccola chiesa chiamata di Pennaluce: i marinai e i pescatori di Punta Penna sono molto devoti a questa Madonna.

La seconda domenica di maggio la statua della Madonna di Pennaluce (altro nome di Punta Penna) viene portata in processione in mare. I marinai la portano sulle loro barche e in corteo navigano fino alla marina di Vasto, per poi tornare indietro.

Vasto, la statua della Madonna di Pennaluce portata dai marinai e pescatori di Punta Penna – foto Leo De Rocco

Si rinnova così un’antica leggenda che corona un affascinante connubio tra natura e tradizione, tipico di questa terra.

Il Faro di Punta Penna, luglio 2015
Punta Penna al tramonto, vista da Punta Aderci – luglio 2015

Sono proprio i marinai di Vasto a tramandare da secoli la leggenda che parla del trafugamento della statua della Madonna di Pennaluce da parte dei pirati turchi e del suo miracoloso ritrovamento avvenuto in questa piccola chiesa: la statua fu ritrovata al suo posto mentre le navi dei pirati turchi, continua il racconto, affondarono al suono dei rintocchi di una campana, che era adagiata in fondo al mare. I devoti alla Madonna di Pennaluce dicono che da allora il suono di quella campana, proveniente dal fondo del mare, sembra di sentirlo ogni anno, proprio in questo periodo…

La piccola chiesa dedicata alla Madonna di Pennaluce sorge su una precedente costruzione di epoca anteriore alla civiltà romana. Sul promontorio esisteva una antica città chiamata Buca, citata anche da Plinio. In epoca medievale Buca prese il nome di Pennaluce. Nel 1252 il villaggio di Punta Penna era sede di una antica Università, vi era anche un castello e un convento. La peste che colpì l’Abruzzo nel ‘400 contribuì al decadimento di questo luogo.

Fu Diego D’Avalos, Signore di Vasto, a far ricostruire nel 1618 l’edificio di culto sulla base della precedente costruzione.

I d’Avalos, di origine spagnola, furono una delle più importanti famiglie che segnarono la storia italiana, il loro ingresso in Italia è legato alla storia del Regno di Sicilia, (prima metà del XV sec. con Alfonso d’Aragona) e alle vicende legate alle lotte contro gli Angioini per la Corona di Napoli.

Medaglia di Innico d’Avalos I – opera di Antonio Di Puccio Pisano detto “Il Pisanello”, 1449

I d’Avalos, fondatori dell’omonimo Palazzo a Vasto, oggi sede di un museo, e restauratori di questa chiesa di Punta Penna, furono dunque i discendenti dei fratelli Alfonso e Innico d’Avalos, ossia i primi d’Avalos a trasferirsi in Italia al seguito del citato sovrano aragonese. Innico I d’Avalos (Toledo, 1414 – Napoli, 1484) fu marchese di Pescara, sposò Antonella d’Aquino, contessa di Loreto Aprutino, quindi furono i nonni di Ferrante d’Avalos, marito di Vittoria Colonna, anch’essa marchesa di Pescara e principessa di Francavilla al Mare, illustre donna di lettere e grande amica di Michelangelo.

Punta Penna, maggio 2015, stemma dei D'Avalos
Punta Penna, maggio 2015, stemma dei D’Avalosfoto Leo De Rocco

A fine ‘800 fu necessario restaurare l’edificio e nella ricostruzione si scelse uno stile eclettico (neo-medievale), stile in voga in quel periodo.

Pochi sanno che questa chiesa è ancora formalmente di proprietà della famiglia D’Avalos, e lo stemma della nobile famiglia spagnola è ancora visibile sull’altare (vedi foto), è così dal ‘600, quando il papa concesse ai d’Avalos l’edificio, con le sue pertinenze, come “Chiesa padronale dei d’Avalos”.

Il Faro di Punta Penna è stato per me un faro di conoscenza perché mi ha fatto scoprire, quasi per caso, le storie, le tradizioni e le persone legate a questi luoghi.

Il faro è alto ben 70 metri ed è il secondo faro più alto d’Italia dopo la Lanterna di Genova. Simbolo, insieme alla chiesetta, di questo promontorio marino e dell’antico villaggio dei pescatori di Pennaluce. Fu costruito nei primi del ‘900 ed entrò in funzione nel 1912, parzialmente distrutto dall’esercito tedesco nel 1944, fu ricostruito nel 1948.

Punta Penna è uno dei luoghi abruzzesi più interessanti dal punto di vista paesaggistico, fateci un salto in primavera, ma anche in giornate di vento e di pioggia o quando il mare è in tempesta: troverete un’atmosfera affascinante che vagamente ricorda alcuni scenari malinconici delle coste del nord Europa.

Autore/Blogger Leo De Rocco

Galleria fotografica

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Ringraziamenti: i marinai e i pescatori di Vasto-Punta Penna – Note: 1) poesia di Alda Merini, incipit – Fonti: Storia dei d’Avalos, di Mariano Marrone, Solfanelli editore – Foto: Leo De Rocco, compreso copertina, marzo, maggio, luglio 2015 – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Faro di Punta Penna, maggio 2015
Faro di Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Chiesa di Punta Penna, maggio 2015
Chiesa di Punta Penna, maggio 2015
Chiesa di Punta Penna, maggio 2015
Chiesa di Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, Il mare e il grano, maggio 2015
Punta Penna, Il mare e il grano, maggio 2015
Punta Penna, Maggio 2015
Punta Penna, Maggio 2015

Tra Punta Penna e Punta Aderci – foto Leo De Rocco
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Madonna di Punta Penna, maggio 2015
Madonna di Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Punta Penna, Vasto, maggio 2015
Vasto, Punta Penna, maggio 2015
Vasto, Punta Penna, maggio 2015
Punta Penna vista da Punta Aderci, maggio 2015
Punta Penna vista da Punta Aderci, maggio 2015
Punta Penna vista da Punta Aderci, maggio 2015
Punta Penna vista da Punta Aderci, maggio 2015
Punta Penna – foto Leo De Rocco

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Ringraziamenti: i marinai e i pescatori di Vasto-Punta Penna Note: 1) poesia di Alda Merini, incipit – Fonti: Storia dei d’Avalos, di Mariano Marrone, Solfanelli editore – Foto: Leo De Rocco, compreso copertina, marzo, maggio, luglio 2015 – Autore/Blogger: Leo De Rocco, leo.derocco@virgilio.it

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