Ortona e il suo baronetto: vita e musica di Francesco Paolo Tosti.

Dopo i Rossetti, raccontati nel precedente articolo, ancora un Abruzzo capace di generare talenti. Tra i vicoli antichi di Ortona, dove l’Adriatico sfiora la storia e la memoria, nasce la straordinaria vicenda di un bambino destinato a parlare al mondo attraverso la musica.

È la storia di Francesco Paolo Tosti, nato in un borgo di pescatori e marinai, cresciuto in un Abruzzo popolare, e divenuto uno dei compositori europei più celebrati tra Ottocento e Novecento.

In questo articolo di storie e passioni, faremo un viaggio che unisce Ortona a Londra: dalla semplicità delle case del rione Terravecchia alle signorili residenze di Mandeville Place. Un itinerario che attraversa la storia di Ortona sulle note delle romanze tostiane, ancora oggi applaudite nei grandi teatri internazionali.

La Perla dell’Adriatico

Nel cuore di Ortona, a pochi passi dal Castello Aragonese, ricostruito nel 1452 da Alfonso d’Aragona, si trova uno dei luoghi più evocativi della cultura musicale abruzzese: il Museo Musicale d’Abruzzo, dedicato al compositore ortonese Francesco Paolo Tosti (1846 – 1916).

Il castello è oggi uno dei monumenti più fotografati dai turisti, anche grazie alla sua posizione panoramica: domina il promontorio della Pizzuta, una terrazza naturale che si affaccia a strapiombo sul mare e che per secoli ha sorvegliato la città e il suo porto.

Il Museo è ospitato nelle sale di Palazzo Corvo, uno degli edifici più significativi del quartiere medievale di Terravecchia, nucleo originario di Ortona, un tempo conosciuta come la “Perla dell’Adriatico”. Qui, tra vicoli stretti e case addossate, si sviluppò la Ortona popolare, quella dei  pescatori e dei marinai che vivevano in simbiosi con il mare, quella dei contadini che esponevano i loro prodotti lungo la via e degli artigiani che animavano le botteghe del borgo.

A ridosso di questo quartiere sorgeva l’antico porto, oggi segnato da un piccolo faro della Marina Militare e da una spiaggetta nota come La Ritorna, dal dolce richiamo di una principessa che sperava nel ritorno della galea con a bordo il suo amato principe: “un amore ormai perduto”, racconta una favola popolare che accompagna l’infanzia dei bambini ortonesi.

In questo porto approdarono navi bizantine, angioine, aragonesi e veneziane, mentre le imbarcazioni dei temuti pirati saraceni trovavano rifugio poco più a sud, tra le insenature di Punta dell’Acquabella. Memorabile fu l’invasione del 1566, quando 105 galee guidate da Pyali Pashà saccheggiarono Ortona:  rubarono il busto in argento di San Tommaso Apostolo e incendiarono la Basilica, decorata con magnifici cassettoni dorati. Altri saccheggi seguirono nel 1799 durante l’occupazione francese – rubarono di nuovo il busto d’argento del santo insieme alla croce pettorale ornata di smeraldi – e poi nel dicembre 1943, quando la Basilica fu squarciata durante la Seconda guerra mondiale. La ricostruzione, avviata nel 1945, culminò nel 1968 con l’inaugurazione della nuova cripta dedicata all’Apostolo.

Il capitano Leone e San Tommaso Apostolo

Le reliquie di San Tommaso giunsero a Ortona il 6 settembre 1258. Provenivano dall’isola greca di Chios, da dove erano state trafugate il 10 agosto dello stesso anno per essere imbarcate su una delle tre galee comandante Leone, il cui nome non è riconducibile – come studi più recenti suggeriscono – alla nobile famiglia degli Acciaiuoli, attribuzione ottocentesca priva di fondamento (1).

Leone trasportò anche un’antica pietra in onice recante l’incisione in lettere greche di “Tommaso”, parte lapidea originale dell’urna contenente i resti dell’Apostolo di Gesù. Da allora i resti sono custoditi nella Basilica di San Tommaso, meta di devozione e pellegrinaggio sin dal Medioevo. Una delle prime pellegrine illustri fu Santa Brigida di Svezia, giunta a Ortona nel 1365. 

L’impresa del capitano Leone è ricordata in un bassorilievo cinquecentesco realizzato a Venezia e custodito nel Museo Diocesano di Ortona, in cui si vede una galea di ritorno da Chios e le torri del Castello Aragonese sullo sfondo.

Palazzo Corvo

Lo storico Palazzo Corvo, un tempo convento agostiniano, divenne successivamente proprietà dei baroni Corvo (talvolta chiamati Corvi) di Sulmona, famiglia di antica origine napoletana stabilitasi in Abruzzo nel XVI secolo. Un membro di questa famiglia sposò una nobildonna ortonese, evento che creò i presupposti per la ristrutturazione dell’edificio, che ancora oggi porta il nome del casato, il cui motto è: Post tenebras spero lucem (“Dopo le tenebre spero nella luce”).

Nella seconda metà dell’Ottocento lo scultore Costantino Barbella (Chieti, 1852 – Roma, 1925), sposò una baronessa appartenente alla famiglia Corvo di Sulmona. Barbella, amico di Tosti, frequentava insieme a lui il celebre cenacolo artistico riunito nell’ex convento quattrocentesco di Francavilla Al Mare, acquistato e trasformato in studio dal pittore e fotografo Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 1851 – Francavilla al Mare, 1929).

Oggi il Palazzo Corvo ospita una fedele ricostruzione della casa londinese di Tosti, con arredi, documenti e cimeli originali. L’edificio accoglie inoltre l’Istituto Nazionale Tostiano e la Biblioteca Musicale Abruzzese. Il complesso museale fu inaugurato nel 1994, alla presenza del celebre soprano Renata Tebaldi.

La casa natale di Tosti e il Palazzo Farnese

La vera casa natale di Tosti si trovava nei pressi del Palazzo Farnese. Alcuni hanno attribuito la sua distruzione ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, quando Ortona, definita “la Stalingrado d’Italia”, fu martoriata sulla Linea Gustav, che per volere di Hitler passava proprio a Ortona, tagliando in due l’Italia.

Le testimonianze e la storia di quei giorni drammatici sono oggi raccolte nel Museo della Battaglia di Ortona e nel Moro River Canadian War Cementery, in contrada San Donato, sotto i cui prati, curati e abbelliti con fiori colorati, riposano centinaia di soldati del Commonwealth.

In realtà la casa natale di Francesco Paolo Tosti fu demolita alla fine degli anni Sessanta per far posto all’ampliamento della piazza adiacente.

Il Palazzo Farnese è uno dei simboli di Ortona, così come il Palazzo d’Avalos lo è per Vasto. Il complesso, progettato nel XVI da Giacomo della Porta, scultore e architetto formatosi alla scuola di Michelangelo, fu costruito per volontà di Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V, governatrice dei Paesi Bassi e dell’Aquila e di altri territori abruzzesi, tra cui la stessa Ortona.

Il palazzo domina l’Orientale, elegante passeggiata affacciata sul mare, a due passi dalla casa dove nacque donna Luisa De Benedictis, madre di Gabriele d’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938), l’ospite più illustre nel cenacolo artistico animato da Michetti a Francavilla.

La storia del Palazzo Farnese è costellata di episodi curiosi. Quando nel 1582 Margherita d’Austria giunse a Ortona, i frati francescani si videro sottrarre gli orti terrazzati che coltivavano. Proprio quei terreni, affacciati sull’Adriatico, erano stati scelti dalla Madama – così veniva chiamata la governatrice – come sede ideale della sua nuova residenza.

Durante la cerimonia di inaugurazione del 1584, il vescovo Giandomenico Rebiba benedì le medaglie di bronzo fatte coniare per l’occasione da Margherita d’Austria per collocarle nei quattro angoli delle fondamenta della sua dimora. L’episodio acuì il risentimento dei frati, che decisero di lasciare la città. Il Palazzo Farnese oggi ospita il Museo Civico d’Arte Contemporanea e la Pinacoteca Cascella.

Il Museo Musicale d’Abruzzo

Il Museo Musicale d’Abruzzo ripercorre, attraverso un suggestivo percorso, la parabola umana e artistica di Francesco Paolo Tosti.

Tra fotografie, lettere, manoscritti, partiture, libri e oggetti personali, come il sigillo di cristallo con la scritta Vivi e lascia vivere, il visitatore può immergersi nella vita del compositore, accompagnato da un piacevole sottofondo musicale che propone le sue melodie interpretate da voci leggendarie: Caruso, Pavarotti, Carreras, Kraus, Björling e molti altri.

Alcuni testi del vastissimo repertorio tostiano recano firme prestigiose, tra cui quelle di Gabriele d’Annunzio e Antonio Fogazzaro, testimonianza dei legami intellettuali che Tosti intrattenne nel corso della sua brillante carriera. Tra gli episodi più affascinanti della biografia tostiana e del rapporto con d’Annunzio, c’è la genesi della celebre canzone napoletana ‘A vucchella.

Siamo a Napoli nel 1892, in una giornata primaverile, in quei giorni a New York si inaugurava la Carnegie Hall, destinata a diventare uno dei più importanti palcoscenici musicali internazionali, dove risuoneranno anche le musiche di Tosti.

All’epoca d’Annunzio, ventottenne, aveva appena concluso la turbolenta storia con la colta e intelligente Barbara Leoni, con cui aveva trascorso un’estate intensa vicino Ortona, a San Vito Chietino. La relazione si era interrotta proprio a Napoli,  dove il Vate rimase folgorato da Maria Gravina Cruyllas, figlia di Francesco Gravina Cruyllas principe di Ramacca, sposata con il conte Anguissola di San Damiano e già madre di quattro figli.

Nell’ottobre di quell’anno i due amanti furono sorpresi dal conte nel loro ritrovo amoroso in Via Caracciolo, denunciati per adulterio furono entrambi condannati, pena sospesa grazie all’amnistia concessa dal re. I due amanti andranno poi ad abitare a Francavilla al Mare insieme alla loro figlia Renata, nata a Resina nel gennaio 1893.

In quello stesso periodo d’Annunzio iniziò a collaborare con il quotidiano Il Mattino, fondato da Edoardo Scarfoglio (Paganica, 1860 – Napoli, 1917) e sua moglie Matilde Serao (Patrasso, 1856 – Napoli, 1927), non a caso entrambi frequentatori del cenacolo michettiano.

Il Vate era giunto a Napoli spronato dall’amico Francesco Paolo Michetti per convincere l’editore Ferdinando Bideri a pubblicare L’Innocente – il secondo romanzo, dopo Il Piacere, suo grande successo letterario – romanzo rifiutato dall’editore Treves di Milano perchè giudicato scabroso.

Si narra che in quella mattina tra i tavoli del noto Caffè Gambrinus il paroliere e poeta napoletano Ferdinando Russo sfidò il poeta abruzzese a scrivere una canzone in dialetto partenopeo, convinto che non ne fosse capace. d’Annunzio, manco a dirlo, raccolse la sfida e, si dice, scrisse direttamente sul piano in marmo di un tavolino del bar, i versi di  ‘A vucchella.

Tosti, amico e collaboratore, ne scrisse la musica. Una delle canzoni napoletane più celebri di sempre, nacque così dall’incontro a Napoli tra due abruzzesi. Tosti musicò anche Marechiaro, altra pagina indimenticabile del repertorio partenopeo.

Tosti e d’Annunzio

L’Amicizia tra Tosti e d’Annunzio è documentata da foto, lettere e dediche conservate nella casa-museo di Ortona. Molti di questi carteggi facevano parte dell’album personale di Tosti e restituiscono le atmosfere del celebre Conventino francavillese, dove Tosti frequentava oltre a Michetti, Costantino Barbella, Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Eleonora Duse e numerosi artisti e intellettuali che trasformarono Francavilla in uno dei più vivaci centri culturali italiani ed europei.

La confidenza e la spensieratezza del gruppo di amici erano però nate già prima. Emblematici alcuni stralci di un articolo che Gabriele d’Annunzio pubblicò sul giornale romano La Tribuna nel gennaio 1888, in cui, rievocava un “indimenticabile anno” della sua giovinezza trascorso allegramente proprio nella casa romana di Francesco Paolo Tosti, tra musica, convivialità e fervore creativo.

Di seguito propongo un brano tratto dalla rubrica il Duca Minimo, di Gabriele d’Annunzio, pubblicato sulla Tribuna il 12 gennaio 1888:

Oh indimenticabile anno 1883! Paolo Tosti era l’anima d’una specie di piccolo cenacolo di artisti, che aveva le sue mense in un angolo appartato del Caffè di Roma e il suo quartier generale in una casa della Via de’ Prefetti, in un appartamento misterioso, pieno di corridoi oscuri e di nascondigli, d’onde spesso qualcuno di noi giungendo all’improvviso, udì prorompere risa mal frenate di donna.

L’appartamento era di Ciccillo. Il salotto piuttosto angusto era principalmente illustrato dal bozzetto del Corpus Domini Michettiano […] In quel salotto, che dilettosi pomeriggi e che sere dilettose ancora! Paolo Tosti, quando era in vena, faceva musica per ore ed ore, senza stancarsi, obliandosi davanti al pianoforte, talvolta improvvisando con una foga e con una felicità d’ispirazione veramente singolare. Noi eravamo distesi o sul divano o per terra […] ascoltavamo in silenzio […] la musica ci aveva chiusi in un circolo magico.

In quell’anno veniva spesso alle nostre feste Mary Tescher, la bellissima creatura che aveva la voce di un usignolo. Ella cantava le romanze di Schubert […] era così agile ed esile e flessibile, coperta quasi sempre di merletti neri e chiusa in un jersey tempestato di jais iridescente, nel cantare si dondolava un poco seguendo il ritmo. Ed aveva, nell’atto, l’apparenza di un gran fiore.

L’epoca del Conventino francavillese

Tra le molte storie che animarono gli anni del Cenacolo michettiano, ve n’è una poco nota che riguarda il giovane fotografo Wilhem von Gloeden. Durante il suo viaggio in Italia fu ospitato proprio da Michetti nella sua casa-convento. Fotografia e sperimentazione visiva erano agli albori e Michetti, tra i primi fotografi italiani, trovò nel giovane tedesco un interlocutore appassionato. Proprio in Abruzzo, a Francavilla, Gloeden scattò le sue prime fotografie italiane e non è escluso che sia stato lui l’autore di uno degli scatti più celebri che ritrae Michetti insieme a Tosti nel guardino del convento.

E proprio durante uno dei suoi soggiorni francavillesi, Tosti musicò la poesia in dialetto abruzzese Si na scingiate ti putesse (“Se potessi darti una strapazzata”), di Tommaso Bruni (Francavilla al Mare 1838 – 1911) trasformandola nella famosa La viuletta. Il brano fu eseguito per la prima volta nell’aprile 1888, il lunedì di Pasqua, da un coro di ragazze di Francavilla appositamente riunito da Tosti e Michetti: quella esibizione, tenuta sul piazzale del Conventino, segnò l’avvio delle future Maggiolate, rassegne dedicate alla canzone popolare abruzzese organizzate qualche tempo dopo a Ortona grazie a Guido Albanese, pronipote di Tosti, e al poeta Luigi Dommarco. L’anno successivo, nel 1889, Tosti sposò la cantante e attrice belga Berthe Victoria Jeanne Marie de Vuerre, nota sulle scene come Mademoiselle Baldi e figlia di un ingegnere belga. I due si sposarono nel municipio di Westminster il 26 luglio.

Francesco Paolo Tosti nacque a Ortona il 9 aprile 1846, quinto e ultimo figlio di una famiglia modesta: il padre commerciante di cereali, la madre casalinga. Il suo precoce talento venne subito notato e, su indicazione della scuola musicale dei fratelli Paolini, violinisti ortonesi, il piccolo Francesco Paolo fu inviato a soli dieci anni al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Istituzione prestigiosa, fondata nel 1808 con il nome di Real Collegio di Musica e con sede nel Convento di San Sebastiano. Nel 1825, presso il piccolo teatro del convento, si tenne la prima assoluta di Andelson, opera giovanile di Vincenzo Bellini (Catania, 1801 – Francia, 1835).

Vincenzo Bellini e l’Abruzzo

Il celebre compositore catanese aveva radici abruzzesi: era il nipote di Vincenzo Tobia Nicola Bellini, nato a Torricella Peligna nel 1744 da una famiglia di musicisti, suo padre era violinista e compositore di musiche sacre.

Oggi, come a Ortona per Tosti, anche la casa natale di Vincenzo Bellini è un museo multimediale: il Museo Civico Belliniano di Catania, visitato da Abruzzo storie e passioni per documentare questo legame.

Tra le coincidenze che legano Catania all’Abruzzo, emerge la casa di Vincenzo Bellini, il Palazzo Gravina Cruyllas appartenuto alla stessa famiglia della nobildonna Maria Gravina Cruyllas, come abbiamo visto la contessa che nel 1892 divenne a Napoli l’amante di Gabriele d’Annunzio e madre della loro figlia Renata, chiamata affettuosamente “Cicciuzza”.

Francesco Paolo Tosti e Gaetano Braga

Nel maggio 1858, appena undicenne, Tosti si esibì nella sua città come cantante classico, eseguendo il Tantum Ergo nella Cattedrale di San Tommaso. Ricorderà più tardi quel momento come l’inizio della sua vita artistica: Avevo un abitino nuovo bleu-mare, i pantaloni corti e le scarpe di copale. Ero seduto su un alto sgabello ed il pubblico dei fedeli parve rapito dal mio canto.

I primi successi arrivarono dieci anni dopo, durante i lavori di costruzione della ferrovia Adriatica a Ortona quando, ormai ventenne, organizzò per i dirigenti e i ferrovieri concerti memorabili, che ripeterà anche ad Ancona. Ma per affermare davvero il suo talento e farsi conoscere al grande pubblico, il giovane musicista doveva raggiungere Roma.

Nella capitale divenne maestro di canto della principessa Margherita di Savoia, futura prima regina d’Italia. Il salto internazionale arriverà cinque anni dopo, quando si trasferì a Londra, dove entrò nella corte della regina Vittoria, divenendo maestro di canto dei Windsor.

Determinante fu l’aiuto di un altro abruzzese: il compositore e violoncellista Gaetano Braga, nato a Giulianova nel 1829. Musicista e cosmopolita, Braga introdusse Tosti nei salotti aristocratici inglesi e nelle reti culturali internazionali, dopo essersi affermato a Parigi, Vienna e Londra.

Il fratello di Gaetano Braga, Giuseppe, di dieci anni più giovane, fu anche lui un musicista: molto apprezzato come pianista in Italia e all’estero, soprattutto a Parigi e Vienna, ma anche a Ginevra e San Pietroburgo, dove strinse amicizia con il conte Koucheleff, parente dello zar Nicola II.

Anche Gaetano Braga studiò al Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, e proprio nella città partenopea strinse amicizia con il noto pittore Domenico Morelli. Su questo tema rimando all’articolo “Visioni ottocentesche”.

A Giulianova, Tosti e Gaetano Braga furono ospiti nelle feste musicali organizzate nella villa dei Duchi d’Acquaviva Aragona, animate dalla brillante contessa Alexandrovna Ovreskov, moglie di Carlo Acquaviva. La villa poi fu acquistata dalla famiglia di orafi giuliesi Migliori, specializzati nella lavorazione, caso unico in Abruzzo, del corallo. Sull’argomento rimando all’articolo “Arte orafa abruzzese. Nicola da Guardiagrele, il Corallo di Giulianova e l’Oro di Scanno”.

A chiusura di questo capitolo propongo un simpatico aneddoto raccontato dallo storico abruzzese Franco Di Tizio nel suo libro Francesco Paolo Tosti:

Nel 1874, durante il suo soggiorno romano, Tosti cercò di avvicinarsi agli ambienti inglesi della capitale tentando di partecipare ad un party organizzato dall’Ambasciata inglese. Per sua fortuna, giunto senza invito all’ingresso, l’ortonese scoprì che per un contrattempo un musicista risultava assente. Tosti non ci pensò due volte, prese la palla al balzo e si propose di sostituirlo: fu un successo clamoroso. Il musicista si guadagnò così, complice anche la sua eleganza e i modi raffinati da vero gentleman, le simpatie dell’ambasciata di Sua Maestà.

Il baronetto ortonese e il ritorno in Italia

Nel 1908, dopo aver ottenuto la cittadinanza britannica, Francesco Paolo Tosti fu insignito del titolo di Sir da Edoardo VII. Accolto con affetto dalla casa reale, il baronetto ortonese era considerato una presenza abituale: la regina Vittoria lo cita nei suoi diari segreti, mentre Edoardo VII lo chiamava scherzosamente “Ciccillo”, divertendosi ad imparare da lui alcune frasi in dialetto abruzzese.

Dopo la morte del re (1910) e la successione di Giorgio V – anch’egli amico e allievo di Tosti – il compositore tornò a Roma, stabilendosi nel suo appartamento di Via Veneto 84. Trascorse alcune estati a Francavilla al Mare e negli ultimi anni della sua vita si trasferì in un appartamento dell’hotel romano Excelsior, sempre in Via Veneto. Malato di cuore si spense il 2 dicembre 1916, assistito dalla moglie Berthe. Ai funerali parteciparono personalità del mondo culturale italiano e rappresentanti della Corona inglese, assenti invece i Savoia, che non inviarono neppure un telegramma di condoglianze.

Il mito Tostiano

Nel 1996 una targa al numero 12 di Mandeville Place a Marylebone ricorda la residenza londinese di Tosti, oggi trasformata in un noto hotel.

La popolarità del compositore abruzzese era tale da essere conteso dalle corti di tutta Europa: insegnò canto alle regine di Spagna, Svezia e Norvegia, fino ad Alessandra Feodorovna, nipote della regina Vittoria e moglie dello zar Nicola II. E mentre Tosti insegnava canto alla zarina un altro illustre abruzzese, Filippo Palizzi (Vasto, 1818 – Napoli, 1899), insegnava pittura alla sorella dello zar: la Granduchessa di Russia Olga Romanov. Su Palizzi e Vasto rimando all’articolo: “Vasto: mare, arte, cultura. La storia dei Rossetti, i Preraffaelliti”.

Francesco Paolo Tosti è stato uno dei più grandi musicisti europei del suo tempo: oltre quattrocento composizioni in italiano, inglese, francese, napoletano e abruzzese. La sua fama raggiunse persino il Giappone, dove ogni anno a Nara si tiene un prestigioso concorso di canto dedicato al suo repertorio a cura dalla Associazione Italia-Giappone.

L’Istituto Nazionale Tostiano e il Museo Regionale della Musica di Ortona, unico museo musicale d’Abruzzo e tra i pochi in Italia, custodiscono la sua opera e quella di figure come Guido Albanese, del baritono Giuseppe De Luca e di altre significative personalità della storia musicale italiana, contribuendo a preservare un patrimonio culturale di valore internazionale

Il maestro liutaio di Ortona

Nel 1927 nacque a Ortona Salvatore Valentinetti. Francesco Paolo Tosti era scomparso da circa dieci anni, lasciando i suoi amici dell’ormai tramontato Cenacolo francavillese. Michetti, ormai ultrasettantenne, non usciva più di casa, mentre Gabriele d’Annunzio era rinchiuso nella prigione dorata del Vittoriale a Gardone Riviera.

Salvatore Valentinetti proviene da una famiglia di musicisti, suo padre suonava l’organo e suo nonno il basso, ma entrambi erano anche degli eccellenti ebanisti. Già da bambino, a dieci anni, iniziò a studiare solfeggio e a suonare il violino, ma il suo destino era quello di diventare un bravissimo liutaio. L’attività iniziò quando da ragazzo suonava in una piccola orchestra, un quartetto, composta da lui e tre suoi amici.

Mancava però uno strumento, la mandola. Fu allora che il giovane Salvatore, mosso dal suo naturale talento, iniziò a frequentare le più importanti botteghe di liutai dell’epoca, in particolare a Cremona. Desideroso di apprendere l’arte e perfezionarsi. Non lasciando spazio alla improvvisazione, Valentinetti si recò anche in prestigiosi musei per disegnare i modelli di antichi strumenti musicali, in particolare del periodo barocco.

Dall’iniziale necessità di reperire la mandola, il maestro Salvatore Valentinetti arrivò nel tempo a diventare un eccellente liutaio esperto nel restauro e nella costruzione di strumenti ad arco, conosciuto negli ambienti musicali nazionali e internazionali. Ancora oggi, ultranovantenne, il maestro continua a lavorare nel suo piccolo laboratorio.

Ortona città di mare e di musica, è il caso di dire.

Leo Domenico De Rocco Tecnico della valorizzazione dei Beni culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – derocco.leo@gmail.com ‐ Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Ortona – il Castello Aragonese e il piccolo faro sulla “spiaggia della Ritorna” – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, il Castello Aragonese prima della Seconda guerra mondiale – Foto tratta dall’archivio “Ortona, com’era” pagina social FB

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Ortona, il promontorio “La Pizzuta” con il Castello Aragonese, 1906 – Foto dall’archivio della pagina FB “Ortona com’era?”

Ortona, Palazzo Corvo ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, Museo Diocesano, bassorilievo raffigurante l’arrivo dell’urna contenente i resti di San Tommaso Apostolo, Venezia XVI sec. – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, Basilica di San Tommaso, antica pietra in onice, parte dell’urna con i resti di San Tommaso – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Ortona, la statua di San Tommaso protegge i marinai e i pescatori in arrivo e in partenza dal porto – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, viavai davanti alla Cattedrale di San Tommaso, primi del ‘900 – Foto tratta dall’archivio fotografico di “Ortona com’era” pagina social FB

Ortona – Quartiere medievale Terravecchia – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, Museo Musicale d’Abruzzo – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Margherita d’Austria, ritratta nel 1562 da Antonio Moro – Museo delle Germaldegalerie Berlino – e il Palazzo Farnese, Ortona – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, la panoramica passeggiata dell’Orientale – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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L’Orientale di Ortona in una foto d’epoca – fonte: “Ortona, com’era”, pagina web.

Ortona, a destra il monumento a F.P.Tosti in una foto d’epoca (collezione privata); a destra in fondo il Palazzo del Comune, il Palazzo Farnese e la vecchia ubicazione del monumento negli anni ’30 (1) – Foto colorizzata archivio “Ortona com’era”

Ortona, monumento a Francesco Paolo Tosti, attuale ubicazione, di fronte al Teatro Tosti – foto Leo De Rocco

Francesco Paolo Tosti in una caricatura di Max Beerbohm, Londra 1907 – collezione privata

Modelle del pittore e fotografo Francesco Paolo Michetti nel mare di Ortona – Foto tratta dall’archivio fotografico di “Ortona, com’era”.

Ortona, Teatro Francesco Paolo Tosti, in stile neoclassico, sembra sospeso sul mare – Foto Leo De Rocco

Ortona in una rappresentazione pittorica tra ‘800 e ‘900, prima delle distruzioni causate dalla Seconda Guerra Mondiale – Foto Leo De Rocco

Ortona, a destra casa natale di Francesco Paolo Tosti prima della II guerra mondiale (2), a sinistra l’edificio costruito dietro (o nei pressi) , il luogo dove sorgeva la casa natale di Tosti – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Maria Gravina Cruyllas – Catania, Casa Museo Bellini, mezzobusto in gesso bronzato Vincenzo Bellini, Salvatore Zagarella e spille portafortuna del musicista – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ortona, portale della Cattedrale di San Tommaso; a destra: busto in argento del Santo, ambito napoletano, fonderia Pani epoca ‘800 (questo è il terzo busto, salvato per miracolo durante la Seconda Guerra Mondiale, il primo busto del 1528 fu rubato dai saraceni, il secondo del 1799 fu rubato dai francesi) – Foto Leo De Rocco

La Cattedrale di San Tommaso, ai tempi dell esibizione di Francesco Paolo Tosti, prima della Seconda guerra mondiale – Foto tratta dall’archivio fotografico di “Ortona com’era” pagina FB

Giulianova “villa La Montagnola” dei Duca Acquaviva a Giulianova successivamente diventata “Villa Migliori“, foto Adolfo De Marco) – in basso come si presenta oggi – foto Leo De Rocco

Giulianova – Monumento al musicista Gaetano Braga – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Un bronzetto di Costantino Barbella raffigurante il musicista abruzzese Gaetano Braga ‐ Foto Leo De Rocco

Londra, targa dedicata a Francesco Paolo Tosti – a destra: Francesco Paolo Tosti durante una lezione di canto nella sua casa londinese – Foto Istituto Nazionale Tostiano – Il famoso pianoforte bianco al quale Tosti era molto affezionato, su di esso conservava una foto con dedica di Giuseppe Verdi.

Sosta a Ortona di due ciclisti marchigiani, estate 1898 – a destra: Ortona, 1930c, Giornata al mare tra amici – Foto tratte dall’archivio di “Ortona com’era”.

Ortona, giardini sul mare, prima della Seconda guerra mondiale – Foto tratte dall’archivio fotografico di “Ortona com’era” (pagina FB)

Ortona, una elegante villa vista mare (del cav Rocco D’Alessandro, 1918) – Foto tratta all’archivio fotografico di “Ortona com’era”

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Copyright – Riproduzione riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici ‐ Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Fonti/Note: (1) dal sito ufficiale “San Tommaso Apostolo” guida alla Basilica; (2-3), dal testo Al Cantore della gioia e dell’amore F.P.Tosti, Amm.ne Com.le Ortona, Arte della Stampa, Pescara 1927 (collezione privata) – Casa Museo F.P.Tosti Ortona – “O dolce meraviglia!” a cura di Francesco Sanvitale, 2003; Istituto Nazionale Tostiano Ortona; Francesco Paolo Tosti, di Franco Di Tizio, editore Brandolini, 1984 – Foto: Ortona: novembre 2014 e gennaio, aprile, agosto 2015; Chieti: febbraio 2015 – Leo De Rocco Ringraziamenti: Ringrazio la dott.ssa Nora Farina, funzionaria dell’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona, per la gentile collaborazione.

Appendice

Quanno spunta la lune a Marechiare pure li pisce fanno all’amore – Se revotano all’onde de lu mare, per la priezza* cagnano culore – Quanno spunta la lune a Marechiare

(*priézza = gioia)

A Marechiare è una delle più celebri romanze per canto e pianoforte di Francesco Paolo Tosti, insieme a L’ideale, Vorrei Morir, Non t’amo più, Aprile, Mattinata…

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