📸 In copertina: Ritratto di giovane Branconio, per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni dalla National Gallery of Ireland.
📸 Sotto: mostra Giulio Cesare e Francesco Bedeschini. Disegno e invenzione all’Aquila nel Seicento – Foto Abruzzo storie e passioni

Il Seicento fu per l’Abruzzo un secolo di contrasti. Sotto il dominio spagnolo e nel pieno della Controriforma, la regione visse anni difficili, segnati anche da violenti terremoti che cambiarono il volto delle città, in particolare nell’Aquilano.
Quegli eventi naturali influenzarono l’architettura e le successive ricostruzioni, soprattutto tra Sulmona e L’Aquila, lasciando tracce evidenti anche nelle arti figurative, dominate dal trionfo del Barocco.
Prendendo spunto da una mostra del Museo Nazionale d’Abruzzo – MuNDA L’Aquila, in questo articolo scopriremo la storia di una famiglia di artisti aquilani che lasciò un segno profondo nell’arte del Seicento in Abruzzo. Allo stesso tempo cercheremo di stabilire collegamenti e confronti con altri protagonisti dell’arte abruzzese, per far luce su un’epoca difficile ma anche sorprendentemente creativa.
Dopo la mostra dedicata ai Capolavori ritrovati del Maestro di Campo di Giove – artista forse identificabile con Nicola Olivieri da Pietransieri, autore di una serie di tavole trecentesche trafugate a Campo di Giove nel 1902 e di cui abbiamo raccontato in questo blog – il Museo Nazionale d’Abruzzo propone una nuova esposizione altrettanto significativa, questa volta l’attenzione è rivolta all’arte del Seicento in Abruzzo. Protagonisti sono i Bedeschini.
In questo articolo ripercorriamo i momenti salienti della mostra, la prima in Italia interamente dedicata ai Bedeschini, e scopriremo nella galleria fotografica alcune opere non presenti nell’esposizione, tra cui un ritratto realizzato nel 1610 da Giulio Cesare. Bedeschini, oggi custodito a Dublino. Seguendo le tracce di questi artisti visiteremo due luoghi simboli dell’Aquila seicentesca: la Cappella Branconio nella chiesa di San Silvestro e l’Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de Nardis.
Restando nel contesto artistico abruzzese del Seicento, faremo tappa anche a Chieti, nella chiesa di Santa Chiara, dove si conserva una pala d’altare del 1644 realizzata da Giovan Battista Spinelli, artista misterioso e oggi rivalutato dalla critica. Concluderemo il viaggio a Pescocostanzo, dove ci aspetta Tanzio da Varallo (Alagna Valsesia, 1582 – 1633) con una delle opere più interessanti del Seicento in Abruzzo: La Madonna dell’incendio sedato (1614), senza dimenticare il caravaggesco Mattia Preti a Tortoreto.
Il giovane Branconio e il trafugamento “diplomatico”
Il dipinto conservato alla National Gallery of Ireland raffigura un giovane appartenente alla nobile famiglia dei Branconio, il cui esponente più illustre, Giovanni Battista, fu intimo amico di Raffaello. Questo legame lo abbiamo già racconta in un precedente articolo: “Il Raffaello rubato all’Aquila”, dedicato alla sfarzosa Roma del Cinquecento e all’amicizia tra il divin pittore e il suo committente aquilano.
Sulla scia di alcune vicende legate al mondo dell’antiquariato il ritratto del giovane Branconio partì da L’Aquila per arrivare a Dublino, entrando nella collezione privata della famiglia Guinness, conosciuta per la nota marca della birra. Fino al 1983 il dipinto era custodito nel castello di Luttrellstown, residenza di Aileen Pluncket, figlia del magnate irlandese Ernest Guinness. Qualche anno più tardi, il quadro fu acquistato all’asta da Christie’s dal Museo irlandese.
Il solido rapporto tra la famiglia Branconio e Giulio Cesare Bedeschini emerge anche in un’altra importante opera: gli affreschi che decorano la Cappella Branconio, nella chiesa di San Silvestro a L’Aquila. I lavori furono commissionati al Bedeschini nel 1625 da Girolamo Branconio, nipote di Giovanni Battista.
Nella stessa chiesa si trovava la pala d’altare raffigurante la Visitazione, dipinta nel 1517 da Raffaello (e aiuti) per conto del suo più grande amico Giovanni Battista Branconio, da lui nominato esecutore testamentario. Com’è noto, l’opera oggi è conservata al Museo del Prado di Madrid, dopo essere stata trafugata “diplomaticamente” nel 1655, requisita a L’Aquila dagli spagnoli di Filippo IV con la complicità dell’allora papa Alessandro VII.
Per approfondire le vicende legate a questa opera e lo stretto legame tra Raffaello, il cui più illustre seguace abruzzese fu Pompeo Cesura, e Giovanni Battista Branconio, rimando all’articolo citato. Nel prossimo capitolo ripercorriamo i temi principali della mostra aquilana.
L’arrivo dei Bedeschini a L’Aquila
In una fredda mattina del 16 dicembre 1572, tra archi trionfali ideati e dipinti da Giovanni Paolo Cardone, allievo di Pompeo Cesura, fece il suo ingresso all’Aquila Margherita d’Austria (Oudenaarde, 1522 – Ortona, 1586), figlia di Carlo V e della sua amante Giovanna van der Gheynst.
Chiamata la Madama, già governatrice dei Paesi Bassi e duchessa consorte di Firenze, Parma e Piacenza, giunse a L’Aquila dopo essere stata nominata governatrice della città da Filippo II d’Asburgo. Quel giorno di metà dicembre – festa di Santa Adelaide di Borgogna, regina consorte di Lotario II, benefattore dell’abbazia abruzzese di San Clemente a Casauria – segnò il suo solenne insediamento, accolta con entusiasmo dagli aquilani.
Margherita d’Austria diede un nuovo impulso all’economia e alla vita culturale degli Stati Farnesiani d’Abruzzo, riunendo nel suo palazzo aquilano – Palazzo del Capitano, poi rinominato Palazzo Margherita – artisti, letterati e intellettuali. Dieci anni dopo acquistò il feudo di Ortona, dove fece progettare da Giacomo della Porta, architetto, allievo di Michelangelo, il suo palazzo di residenza, nel quale però non abitò mai.
Tra i cortigiani giunti in Abruzzo al suo seguito figurava Alessandro Bedeschini, padre di Giulio Cesare Bedeschini (L’Aquila 1582 – 1626) e nonno di Francesco (L’Aquila, 1627 – 1699). Fu l’inizio di una dinastia di artisti: il fratello maggiore di Giulio Cesare, Giovanni Battista Bedeschini, gestì una fiorente bottega a L’Aquila; mentre Giulio Cesare, era il cognato del pittore fiorentino Bernardino Monaldi, anch’egli attivo in Abruzzo, nella Baronia di Carapelle, allora sotto il dominio dei Medici (dal 1579).
Le testimonianze artistiche di Monaldi in terra d’Abruzzo le ritroviamo anche tra le colline pescaresi, a Catignano: nell’antico convento di Sant’Irene è custodita una pregevole pala d’altare del 1596: Madonna degli Angeli tra i Santi Francesco, Caterina d’Alessandria, Benedetto e Maddalena.
Artista raffinato, Monaldi realizzò tre dipinti per la chiesa di San Francesco a Carapelle Calvisio. Sposò nel 1594 Vittoria, sorella di Giulio Cesare, e l’anno seguente dipinse la Nascita di Gesù per il Duomo dell’Aquila e la Nascita della Vergine per la chiesa di Santa Maria della Consolazione a Poggio Picenze. Nel 1598 portò a termine La Pentecoste, oggi nella chiesa della Santissima Annunziata di Sulmona.
È probabile che il giovane Giulio Cesare, all’epoca adolescente, seguisse il cognato nelle sue committenze in Abruzzo, arricchendo così la propria formazione artistica, iniziata insieme al fratello maggiore Giovanni Battista nella bottega di Ludovico Cardi, detto il Cigoli, uno dei protagonisti del primo Barocco fiorentino.
Nel 1600 Monaldi rientrò in Toscana, portando con sé Giulio Cesare, diciottenne. Il giovane artista rimase affascinato dal vivace ambiente culturale fiorentino, maturando un profondo interesse per l’arte del disegno. Un interesse che probabilmente mosse i suoi primi passi all’Aquila, grazie ai legami del cognato con l’Accademia delle Arti del Disegno, di cui Monaldi era membro dal 1590.
Nel 1603 Bedeschini si trasferì a Roma, dove ritrovò Ludovico Cardi. Qui dedicò alla memoria di Gonzalo Fernandez de Cordoba, viceré di Napoli sotto Ferdinando il Cattolico, la sua incisione Ecce Homo, da lui definita “il mio primo parto”: Ho deliberato, volendo mandar in luce questo mio primo parto, dedicarlo a Vostra Signoria Illustrissima. 27 marzo 1603.
La mostra Giulio Cesare e Francesco Bedeschini. Disegno e invenzione all’Aquila nel Seicento è articolata in due sale espositive. La prima è dedicata a Giulio Cesare Bedeschini e approfondisce, tra le altre cose, la tecnica del cut & paste – letteralmente “taglia e incolla” – un processo creativo appreso dall’artista probabilmente nella bottega di Ludovico Cardi. Non si tratta di semplici correzioni, ma di un vero e proprio metodo di composizione, che permetteva di modificare liberamente i disegni aggiungendo o sostituendo frammenti di carta. La seconda sala è dedicata alle opere di Francesco Bedeschini, considerato il padre del Barocco aquilano. In mostra dipinti e disegni, maioliche e decorazioni in pietra. Vediamo ora nel dettaglio alcune opere significative e, come sempre, cerchiamo ulteriori spunti di studio.
I Santi patroni dell’Aquila
La serie dei santi patroni dell’Aquila – San Equizio, San Pietro Celestino papa, San Bernardino da Siena e San Massimo – fu oggetto dal Seicento in poi di numerose repliche e copie. I quattro santi reggono il modellino della città, ognuno mostrando la zona in cui sorge la chiesa che custodisce le loro reliquie:
▪︎ Sant’Equizio, già incontrato in questo blog nell’articolo sull’abbazia di San Giovanni in Venere e alla storia del monachesimo in Abruzzo, mostra la parte nord-ovest dell’Aquila con la chiesa di San Lorenzo di Pizzoli;
▪︎ San Pietro Celestino sorregge un volume con le chiavi di San Pietro e la città vista da Collemaggio, da lui fondata;
▪︎ San Bernardino da Siena indica con la destra il monogramma di Gesù, e la parte sud-est.
▪︎ San Massimo, infine, tiene nella mano sinistra la palma e nelladestra il modellino della città rivolto a sud, verso la cattedrale di San Massimo e San Giorgio.
Sulla iconografia dei Santi patroni, propongo questo interessante contributo dello storico dell’arte Ferdinando. Bologna: Dopo la Controriforma si diffonde nuovamente il culto per le reliquie dei santi e la particolare attenzione per le chiese che le contengono. Allo stesso modo, la formula iconografica della “dedicatio”, ovvero l’offerta di un modellino della città alla divinità, per intercessione di un Santo, torna in auge, laddove il fervore devozionale è affiancato da un impegno sociale ed attivo nella vita della comunità cittadina. In questo nuovo spirito va considerata la serie dei quattro Santi Protettori della città dell’Aquila, di cui quest’opera fa parte: San Massimo, San Bernardino da Siena, San Celestino V e San Equizio.
La Madonna del Rosario
La grande tela della Madonna del Rosario (vedi galleria fotografica) fu realizzata da Giulio Cesare Bedeschini nel 1612 per la Confraternita del Rosario nella chiesa di San Domenico a L’Aquila, la stessa dove, un secolo prima, uno degli artisti più rappresentativi del Rinascimento abruzzese, Saturnino Gatti, aveva dipinto (1511) il medesimo soggetto.
Nel dipinto di Bedeschini compaiono angeli che reggono scudi decorati con figure simboliche: una citazione, e insieme un omaggio, al capolavoro di Saturnino, ispirato a sua volta da un’incisione del maestro tedesco del XV secolo Israel van Meckenem.
Durante il disastroso terremoto del 2 febbraio 1703, la chiesa di San Domenico crollò, travolgendo circa 800 fedeli riuniti per la festa della Candelora. L’unica parte dell’edificio rimasta intatta fu la Cappella. del Rosario, fatto che accrebbe la fama “miracolosa” del dipinto.
In origine la tela era rettangolare, ma dopo il sisma fu rifilata per adattarla a una nuova cornice centinata, tuttora collocata sull’altare maggiore. Nel taglio furono purtroppo perduti i medaglioni raffiguranti i Misteri della Visitazione e dell’Ascensione, insieme ai rispettivi angeli.
San Giacomo Maggiore
Il San Giacomo Maggiore proviene dall’altare della famiglia Burri, nella chiesa di San Domenico. L’apostolo è raffigurato con il bastone del pellegrino e il libro del Vangelo; sullo sfondo si scorge il mare di Galilea, dove Gesù lo chiamò insieme al fratello Giovanni, mentre era intento a pescare.
Accanto al dipinto, la mostra presenta il disegno preparatorio eseguito da Bedeschini su carta cerulea, con penna e inchiostro bruno, biacca e tempera rosa; uno studio destinato al committente o al laboratorio. In alto, sorretti da due angeli, compaiono la palma e la corona, simboli del martirio di San Giacomo.
Concludo la rassegna con quattro opere, come riportato nella didascalia museale:
▪︎ Circoncisione di Cristo – grande tela di Giulio Cesare Bedeschini per la chiesa Barnabita della Madonna di Loreto a Spoleto, esempio di arte controriformata per chiarezza narrativa e fedeltà alle Sacre scritture.
▪︎ Crocifissione – olio su tela del terzo decennio del Seicento per la chiesa di San Michele Arcangelo a Cortigno di Norcia.
▪︎ Madonna del Carmine con santi e il donatore – disegno del terzo decennio del Seicento eseguito con penna e inchiostro bruno, acquerello e matita rossa; è il più complesso tra quelli realizzati con la tecnica del “cut & paste, con ben diciotto applicazioni.
▪︎ San Domenico che resuscita Napoleone Orsini – disegno del secondo decennio del Seicento, in penna e inchiostro bruno, acquerello e gesso bianco, dedicato al miracolo con cui San Domenico di Guzmán riportò in vita il giovane Napoleone Orsini, nipote del cardinale di Fossanova Stefano Ceccano.
Francesco Bedeschini
Nato a L’Aquila nel 1627 da Giulio Cesare Bedeschini e Cecilia Curti Gentile, Francesco si forma nella bottega dello zio Giovan Battista, dove apprende i fondamenti del disegno e della pittura. A soli diciassette anni si afferma come artista autonomo, dipingendo un’immagine di Sant’Antonio da Padova sul muro dell’abitazione di Ottavio de’ Nardis.
I de’ Nardis erano una delle famiglie più influenti dell’Aquila: i loro antenati parteciparono alla fondazione della città nel XIII e il casato, il cui nome deriva da un mercante chiamato Nardo di Vanno di Nardo, annoverò Cavalieri di Malta e di Santo Stefano, magistrati cittadini e baroni di Prata d’Ansidonia e Castel Camponeschi, feudi mantenuti fino all’abolizione del sistema feudale (1806).
Durante la festa di Sant’Antonio del 1646, mentre all’interno del Palazzo de’ Nardis, si recitavano i vespri, all’esterno, proprio davanti all’immagine dipinta dal giovane Francesco Bedeschini, si verificò un presunto miracolo: uno storpio riprese a camminare.
Ritenuta miracolosa, l’immagine fu trasferita per volontà della famiglia de’ Nardis in un oratorio appositamente costruito: Sant’Antonio dei Cavalieri de’ Nardis. Sulla facciata campeggia la statua di Sant’Antonio (vedi galleria fotografica), prima opera nota di Ercole Ferrata (Pelvio Intelvi, 1610 – Roma, 1686), uno dei massimi esponenti del Barocco romano.
Tra il 1688 e il 1691 Francesco Bedeschini. realizzò i disegni per le decorazioni a stucco delle stanze dei Signori del Magistrato nel Palazzo pubblico dell’Aquila, lavori poi eseguiti dai lombardi Giuseppe, Francesco e Antonio Del Grande. L’edificio andò distrutto nel terremoto del 1703, ma la documentazione d’archivio testimonia che ogni stanza era dedicata a una specifica categoria di personaggi illustri: letterati; vescovi e prelati; papi e cardinali; santi, beati e venerabili; uomini d’armi.
Artista eclettico, Francesco Bedeschini fu non solo pittore e incisore, ma anche architetto, magistrato cittadino, direttore di teatro, illustratore e decoratore. Collaborò con Carl’Antonio Grue, massimo rappresentante dell’arte ceramica di Castelli, ideando disegni per piatti istoriati, esempio perfetto di quella fusione tra arte e artigianato che caratterizzò il Barocco abruzzese.
La mostra, nel suo insieme, ricostruisce un interessante percorso tra disegno, pittura e devozione, restituendo nuova luce a due protagonisti dell’arte aquilana del Seicento.
Il Seicento chietino, luci e colori di Giovan Battista Spinelli.
Se vi capita di visitare Chieti, città d’arte e di storia, conosciuta per il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo – dove si trovano capolavori come il Guerriero di Capestrano e l’ellenistico Ercole Curino – non dimenticate di scoprire altri tesori che l’antica Teate sembra custodire con discrezione.
Tra questi spicca la chiesa di Santa Chiara, costruita nella prima metà del Seicento lungo la centrale via Arniense: a mio avviso uno degli edifici barocchi più eleganti della regione. L’altare maggiore accoglie una splendida Pentecoste firmata da Giovan. Battista Spinelli (Chieti, 1613 – Ortona, 1658).
Negli stessi anni in cui il capostipite dei Bedeschini giungeva in Abruzzo, a Chieti arrivava da Albino, nelle valli bergamasche, Sante Spinelli, ricco commerciante di stoffe e granaglie. Nel palazzo Sirolli di Chieti, affacciato su piazza San Giustino, nacque nel 1613 Giovan Battista Spinelli, figlio di Sante e di una nobildonna teatina di cui non conosciamo il nome.
Il giovane Giovan Battista iniziò la sua formazione a Napoli, dove frequentò le botteghe di Giovan Battista Caracciolo (Napoli, 1578 – 1635) e Massimo Stanzione (Frattamaggiore, 1585 – Napoli, 1656). Artista di ampie vedute, Spinelli viaggiò poi tra Bergamo, Venezia e ancora Napoli, maturando uno stile personale e ricco di contrasti chiaroscurali. La sua produzione fu vasta. Nel 1637, dopo l’assassinio del socio di suo padre, il mercante Francesco Benvenuti, nella casa ad Albino furono inventariati ben trentasette suoi dipinti.
Oltre alle opere conservate a Chieti – due tele nella chiesa di Santa Chiara e una in San Francesco al Corso – altre creazioni si trovano a Ortona, Lanciano e Penne. Fuori regione, suoi dipinti sono presenti agli Uffizi, a Capodimonte, alla National Gallery e in varie chiese, tra Napoli e Castellammare di Stabia.
Come i Bedeschini, anche Spinelli si dilettò nell’arte del disegno, lasciando una ricca collezione oggi conservata presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Per un approfondimento rimando all’articolo dedicato: “Giovan Battista Spinelli, pittore e alchimista”, in questo blog.
Destinazione Abruzzo: Tanzio da Varallo, Sebastianus Majewski e Mattia Preti.
Se i Bedeschini furono i protagonisti del Seicento aquilano, a Chieti l’artista del “Secolo di ferro” fu proprio Giovan Battista Spinelli. Entrambe famiglie di artisti attive nella regione, ma di origine non abruzzese: i Bedeschini giunti al seguito di Margherita d’Austria, gli Spinelli arrivati dalle valli bergamasche.
Spinelli nacque nello stesso anno in cui tra le montagne aquilane, a Pescocostanzo, i baroni d’Amata, ricchi commercianti di lana, commissionarono a Tanzio da Varallo (Alagna Valsesia, 1582 – 1633) una delle opere più affascinanti del Seicento abruzzese: la Madonna dell’incendio sedato (1614), una grande tela custodita nella basilica pescolana di Santa Maria del Colle.
Le suggestioni caravaggesche di Tanzio si ritrovano anche nell’opera di Spinelli: la drammaticità dei chiaroscuri e l’intensità dei colori richiamano la Scuola napoletana del Seicento, fortemente influenzata da Caravaggio.
Roma e Napoli, questi dunque i due grandi poli del Seicento abruzzese. Dalla città partenopea proviene anche il Battesimo di Sant’Agostino, olio su tela di Mattia Preti (Taverna, 1613 – La Valletta, 1699) realizzato per la chiesa di Sant’Agostino a Tortoreto.
E ancora, nel 1620 giunse a Teramo il polacco Sebastianus Majewski (Wyszogród, 1585 – Teramo, 1650), autore di sei tele dedicate alla vita e ai miracoli di San Berardo, oltre a una Sacra Famiglia, per la Cattedrale della città.
L’Abruzzo del Seicento, una terra che accoglie l’arte.
Nel Seicento l’Abruzzo divenne una vera e propria terra d’incontro per artisti provenienti da altre regioni. I Bedeschini portarono a L’Aquila un’arte elegante e creativa. Giovanni Battista Spinelli, figlio di un mercante bergamasco, introdusse a Chieti i colori intensi e il chiaroscuro caravaggesco. A loro si affiancarono maestri come Tanzio da Varallo, Mattia Preti e altri, che contribuirono a diffondere in Abruzzo le nuove tendenze del barocco e del naturalismo.
Grazie a questi artisti “forestieri”, l’Abruzzo del Seicento si arricchì di linguaggi e influenze diverse, fondendo sensibilità locali e modelli europei.
Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ derocco.leo@gmail.com ‐ Leo Domenico De Rocco ‐ Tecnico della valorizzazione dei Beni culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Ritratto di giovane Branconio, 1610, Giulio Cesare Badeschini, per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni dalla National Gallery of Ireland

La facciata della chiesa di San Silvestro a L’Aquila ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni


Cappella Branconio


Dettaglio degli affreschi nella Cappella Branconio, 1625, Giulio Cesare Bedeschini – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Margherita d’Austria, 1562, Antonio Moro – Gemäldegalerie, Berlino.


Ecce Homo, 1603, su disegno di Giulio Cesare Bedeschini: a sinistra dipinto conservato nel Convento di Santa Chiara L’Aquila; a destra incisione di Cesare Bassano, Parma, Biblioteca Palatina.

La sala espositiva con la serie dei quattro patroni dell’Aquila eseguita da Giulio Cesare Bedeschini nel secondo decennio del ‘600 – MuNDA L’Aquila – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Sant’Equizio

San Pietro Celestino

San Bernardino da Siena

San Massimo


Madonna con i santi Elena e Nicola, terzo decennio del ‘600, Giulio Cesare Bedeschini – Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud Graphische Sammlung – Foto Abruzzo storie e passioni








Madonna del Rosario, 1612, Giulio Cesare Bedeschini, MuNDA L’Aquila ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni ‐ Al centro la Madonna assisa in trono con il Bambino e affiancata da due angeli, porge la corona del Rosario ad un devoto presentato da San Domenico. A destra è inginocchiata Santa Caterina da Siena.

Pala del Rosario, 1511, Saturnino Gatti – MuNDA L’Aquila – Foto Abruzzo storie e passioni

Madonna del Rosario, 1481c, Israel van Meckenen – Art Istitute of Chicago

Figura di santo, secondo decennio del ‘600,Giulio Cesare Bedeschini – Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud Graphische Sammlung – Foto Abruzzo storie e passioni



San Giacomo Maggiore, secondo decennio del ‘600, Giulio Cesare Bedeschini, MuNDA L’Aquila – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni




Circoncisione di Cristo, 1618, Giulio Cesare Bedeschini, chiesa di Santa Maria di Loreto Spoleto – Foto Abruzzo storie e passioni







Crocifissione, terzo decennio del ‘600, Giulio Cesare Bedeschini – Cortigno di Norcia, chiesa di San Michele Arcangelo – Foto Leo De Rocco

Esempio di “cut & paste”, Madonna del Carmine con santi e il donatore, Giulio Cesare Bedeschini – Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud Graphische Sammlung – Foto Abruzzo storie e passioni

San Domenico che resuscita Napoleone Orsini – Colonia, Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud Graphische Sammlung – Foto Abruzzo storie e passioni

Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de’ Nardis e Francesco Bedeschini






Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de’ Nardis, paliotto composto da maioliche di Castelli raffiguranti Santi ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni





Oratorio di Sant’Antonio dei Cavalieri de’ Nardis, L’Aquila – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Sant’Antonio da Padova, 1645, Francesco Bedeschini – L’Aquila, depositi dell’Arcidiocesi – Foto Abruzzo storie e passioni

San Trofimo di Arles, 1682, Francesco Bedeschini – MuNDA L’Aquila

“Disegni d’ornato in acquarella”, libro di disegni, 1677-1696, penna e inchiostro bruno, acquerellature brune, bluastre e grigie, matita nera, su carta, Francesco Bedeschini – Collezione Fondazione Carispaq

Libro di registro della municipalità aquilana, 1672-1694, Francesco Bedeschini – L’Aquila, Archivio di Stato, Archivio Civico Aquilano – Foto Abruzzo storie e passioni



Libro di disegni, 1679-1688, Francesco Bedeschini, Victoria & Albert Museum Londra – Piatto con paesaggio, maiolica a fuoco, 1690, collezione privata – Piatto con ol Ratto di Europa, 1700, maiolica a gran fuoco; Piatto con il mito di Callisto e Arcade, 1700, maiolica a gran fuoco; Piatto con il trionfo di Galatea, 1700, maiolica, Ascoli Collezione Matricardi



Progetto per le decorazioni a stucco delle stanze dei Signori, nelle Lettere e nelle Armi, del Magistrato all’Aquila, 1688/1691
Una delle opere abruzzesi di Tanzio da Varallo, “Madonna dell’incendio sedato”, 1614, video dalla pagina social 👇del nostro blog.
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Chieti, chiesa di Santa Chiara, Discesa dello Spirito Santo, 1644, Giovan Battista Spinelli ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Museo di Capodimonte, David con la testa di Golia, Giovan Battista Spinelli

Duomo di Castellammare di Stabia, Beata Vergine Assunta e San Catello, Giovan Battista Spinelli

Agar e l’Angelo, collezione privata, Giovan Battista Spinelli
Copyright – Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Note/fonti: Museo Nazionale d’Abruzzo MuNDA L’Aquila, mostra “Giulio Cesare e Francesco Bedeschini. Disegno e invenzione all’Aquila nel Seicento” dal 1° dicembre 2023 al 3 marzo 2024, a cura di Michele Maccherini, Luca Pezzuto, Simonetta Prosperi, Federica Zalabra. Organizzazione: MuNDA L’Aquila, con la collaborazione dell’Università degli Studi dell’Aquila e la Fondazione Carispaq. Catalogo mostra Editori Paparo, Napoli/Roma 2023, pp.360.; “Vite dei pittori, scultori e architetti napoletani” a cura di F.Sricchia Santoro, A.Zezza, 2008, Napoli; “Giovan Battista Spinelli, un pittore tra Chieti, Bergamo, Ortona, Venezia e Napoli”, di F.G.M.Battistella, 2013, Lanciano.
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