Bucchianico, la Festa dei Banderesi.

For the English version, please refer to the end of this page – in copertina: Festa dei Banderesi edizione 2016 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Bucchianico. Festa dei Banderesi, maggio 2016, una ragazza in costume tradizionale mostra il canestro con i fiori colorati ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Mettetevi in silenzio cà v’avete da fa l’esame de cuscienze; facete le cose bbone cà v’avete da fa la communione – Il capo Banderese ai banderesi (1)

Bucchianico

Adagiato sulle colline a una ventina di chilometri da Chieti, Bucchianico conserva il fascino quieto dei borghi dell’entroterra abruzzese: un intreccio di vicoli silenziosi, panorami che si aprono fino alla Maiella, campagne scandite da vigneti e soprattutto da uliveti. È una terra che invita alla lentezza, alle passeggiate immerse nel verde, ai sapori schietti della cucina locale e ai vini delle colline teatine.

Terre di vigneti ma soprattutto uliveti, non a caso il locale Museo dell’Olio è ospitato in un frantoio costruito nella prima metà del Settecento, dove sono custodite le antiche macine in pietra bianca della Maiella, memoria di una civiltà contadina che per secoli ha modellato il paesaggio e la vita del paese.

Bucchianico diede i natali, nel 1550, a San Camillo de Lellis, patrono d’Abruzzo insieme a San Gabriele dell’Addolorata. Nel cuore del centro storico sorge il santuario seicentesco dedicato al santo, un edificio barocco impreziosito da un romantico chiostro. Le sue spoglie riposano invece nella chiesa romana di Santa Maria Maddalena, da sempre considerata la “chiesa degli abruzzesi” residenti nella capitale.

E proprio nei giorni a ridosso del 25 maggio, data della nascita del santo, Bucchianico si trasforma: il borgo si immerge in un’atmosfera sospesa nel tempo, dove storia, devozione e tradizione popolare si fondono in uno degli appuntamenti più identitari della regione.

La Festa dei Banderesi

Colpisce, prima di ogni altra cosa, la partecipazione; gli organizzatori raccontano che questa celebrazione si tramanda da oltre sette secoli, e osservando il paese durante i festeggiamenti si comprende immediatamente quanto la Festa dei Banderesi sia ancora oggi profondamente radicata nella comunità. Giovani, anziani, famiglie intere: praticamente ogni bucchianichese prende parte con orgoglio ai riti dedicati a Sant’Urbano, mentre migliaia di visitatori raggiungono il borgo per assistere a una manifestazione che conserva intatto il sapore della tradizione medievale.

La Festa dei Banderesi è un complesso intreccio di cerimonie, simboli e rappresentazioni collettive. Dietro la spettacolarità dei cortei si nasconde infatti una lunga storia fatta di devozione religiosa, memoria civica e antichi rituali agricoli. È un viaggio nel passato dell’Abruzzo rurale, tra usanze tramandate di generazione in generazione e sorprendenti analogie con altre tradizioni popolari diffuse, un tempo, in molte aree della regione.

Centomila fiori di carta

A rubare la scena sono soprattutto le donne. Sfilano lungo le strade del paese indossando gli abiti della tradizione popolare bucchianichese, avanzando con passo lento ed elegante mentre sorreggono sul capo enormi canestri traboccanti di fiori coloratissimi. Il portamento è impeccabile, quasi solenne, frutto di un sapere antico che continua a essere custodito con orgoglio.

Nei mesi precedenti la festa, le donne del paese si dedicano pazientemente alla realizzazione di circa centomila fiori di carta. Li modellano seguendo tecniche tramandate dalle nonne e li intrecciano con abilità dentro grandi cesti di vimini, “lu canestre” nel dialetto locale. È un lavoro minuzioso e collettivo che trasforma le case e le botteghe del borgo in piccoli laboratori di artigianato popolare.

L’origine di questo rito affonda nelle antiche consuetudini delle donne di Bucchianico, che un tempo usavano recarsi a rendere omaggio al Capo Banderese portando in dono canestri colmi di pane, vino, dolci e altri prodotti della terra, decorati con spighe di grano e fiori primaverili.

Simboli di prosperità e abbondanza, quei cesti sono oggi diventati uno degli elementi più suggestivi della festa. Insieme ai doni trasportati sui carri formano le cosiddette “Some a Sant’Urbano”, offerte votive con cui la comunità ringrazia il santo per la protezione concessa al paese e ai suoi abitanti.

La tradizione dei canestri richiama immagini che, fino a pochi decenni fa, appartenevano ancora alla quotidianità delle campagne abruzzesi. Fino agli anni Settanta del Novecento non era raro vedere le donne trasportare sul capo grandi cesti di prodotti agricoli appena raccolti, pane appena sfornato nei piccoli forni comunitari delle contrade o pesanti conche di rame colme d’acqua fresca presa alle fontane. Per sostenere il peso, i canestri venivano poggiati su un panno arrotolato e intrecciato a forma di ciambella, chiamato in alcuni dialetti locali “lu nid” (il nido), utile ad attutire il peso del carico poggiato sul capo. Le conche di rame e i canestri venivano trasportati in perfetto equilibrio, anche nei tratti ripidi e tortuosi.

I viaggiatori ottocenteschi, in gran parte intellettuali, artisti e scrittori, che incuriositi visitavano l’Abruzzo, ai loro occhi una terra dalla bellezza rimasta intatta,  “non ancora corrotta dalla modernità”, rimasero affascinati da queste donne. Lo scrittore inglese Edward Lear (Londra, 1812 – Sanremo, 1888 ) attraverso i suoi racconti fece conoscere agli inglesi  le ragazze di Celano, descritte con le pesanti conche di rame colme d’acqua sul capo, mentre cantando in coro canzoni popolari della tradizione abruzzese ritornavano a casa al tramonto dopo il faticoso lavoro svolto nei campi.

Anche Gabriele d’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938) descrive queste donne del popolo. Nel 1888 in un articolo pubblicato su un giornale romano, La Tribuna, lo scrittore pescarese paragona le donne di Francavilla al Mare ad eleganti dame ateniesi della Grecia classica. Le donne francavillesi durante i festeggiamenti in onore della Madonna delle Grazie e di San Rocco usavano sfilare in processione scalze ma ornate di gioielli della tradizione orafa abruzzese, come gli orecchini “sciacquajje” e le collane “presentosa” e “cannatòre”, e, come le donne di Bucchianico, recavano sul capo conche e canestri colmi di fiori, pane, dolci e nastri colorati. Le donne indossavano i gioielli anche durante le loro attività quotidiane in segno augurale e scaramantico.

Sant’Urbano e il Sergentiere

Le origini della Festa dei Banderesi affondano nel Medioevo. Alcune fonti documentarie collocano la nascita della celebrazione tra il 1305 e il 1335, ma è soprattutto la tradizione popolare,  tramandata per secoli nelle case e nelle piazze di Bucchianico, a custodirne il racconto più affascinante. Al centro della narrazione vi è la resistenza dei bucchianichesi contro i tentativi di espansione dei vicini chietini.

Fu Sant’Urbano, raccontano ancora oggi gli anziani di Bucchianico, a suggerire in sogno al “Sergentiere” la strategia con cui difendere il paese. Il Sergentiere – figura che richiama l’antico ufficiale e condottiero medievale – avrebbe ricevuto dal santo l’idea di uno stratagemma destinato a entrare nella tradizione: la “Ciammaichella”, termine dialettale traducibile come “piccola lumaca”, nome che richiama il movimento lento e spiraliforme della sfilata rituale.

Il Sergentiere è il personaggio simbolicamente più autorevole della festa. Maestro di cerimonia e rappresentante della municipalità, apre i cortei armato di alabarda, avvolto in un mantello da cavaliere decorato con il leone rampante dello stemma cittadino. Sul capo porta un elmo sormontato da un vistoso pennacchio colorato che ne accentua il carattere solenne e teatrale. Accanto a lui sfilano la scorta armata e i cortigiani in ricchi costumi medievali, mentre il Sergentiere accoglie i Banderesi provenienti dalle diverse contrade del paese, guidati dal Capo Banderese.

La Ciammaichella

Nell’universo simbolico della festa, il Sergentiere incarna la massima autorità rituale. La sua carica, a differenza di quella del Capo Banderese, non viene eletta ma tramandata ereditariamente, di padre in figlio, secondo una continuità che attraversa i secoli. A Bucchianico si racconta che l’attuale Sergentiere discenda proprio da quel cavaliere che nel Trecento guidò la resistenza cittadina contro le mire espansionistiche dei teatini.

È proprio il Sergentiere ad aprire la danza medievale della “Ciammaichella”, forse il momento più suggestivo dell’intera celebrazione. Il corteo avanza lentamente nella piazza principale del paese seguendo una sinuosa traiettoria a serpentina: un movimento ipnotico, scandito da passi lenti e solenni, che richiama il procedere della lumaca da cui prende il nome (vedi galleria fotografica).

Dietro questa coreografia si nasconde il cuore del racconto popolare. Secondo la tradizione, durante il sogno provvidenziale Sant’Urbano avrebbe suggerito al Sergentiere di far avanzare così i bucchianichesi contro il nemico: una lunga fila ondulata che, vista da lontano, avrebbe dato l’impressione di un esercito molto più numeroso. Lo stratagemma funzionò. I teatini, intimoriti dalla presunta forza degli avversari, rinunciarono all’assedio e fecero ritorno sul colle di Chieti a mani vuote. E così Bucchianico non si fece sottomettere, difendendo con onore e un pizzico di furbizia la propria autonomia.

Le scaramucce tra bucchianichesi e chietini

L’intreccio tra storia e leggenda, tipico nei racconti popolari, spesso nasce da fatti realmente accaduti. È documentato che nel 1335 chietini e bucchianichesi se ne diedero di santa ragione per una lite nata da una disputa sui rispettivi confini territoriali. Da allora i chietini iniziarono a compiere incursioni devastando raccolti e proprietà rurali nel circondario di Bucchianico. Ma i bucchianichesi non stettero a guardare e si organizzarono per difendere il loro paese creando una sorta di milizia cittadina guidata da un comandante.

In questi contesti nacquero i “Banderesi” e il “Sergentiere”, rievocati ancora oggi in questa Festa. Durante il Medioevo in Italia il “banderese”, nome che deriva dalla bandierina che ornava la lancia di un cavaliere, un fante o un uomo d’armi, era il capo di una contrada che coordinava, solitamente sotto la guida di un cavaliere, i suoi uomini nella difesa del territorio.

Il Capo Banderese

Il Sergentiere è seguito dal Capo Banderese, nominato ogni anno per sorteggio la prima domenica di giugno (solitamente entro il 5 giugno) tra i cittadini di Bucchianico che hanno presentato la candidatura. Il Capo Banderese coordina i gruppi di banderesi provenienti dalle contrade, anticamente “fuori le mura della città”, e li guida nelle cerimonie della festa, tra balli, canti e suonate di tamburrini. Anche il Capo Banderese è una figura molto importante in questa festa: è lui che apre il corteo popolare insieme ai suoi familiari ai quali si uniscono gli abitanti della sua contrada, seguono le altre.

Nella sua abitazione per un anno il Capo Banderese deve custodire il quadro con l’immagine di Sant’Urbano, che durante la festa viene portato in corteo, ed è a lui che sua madre e sua moglie consegnano (in chiesa) gli anelli d’oro, nel mentre dal campanile piovono petali di rosa e in piazza si lanciano confetti in segno di augurio e prosperità. Sempre nella sua abitazione a ridosso della Festa si prepara il pane di Sant’Urbano: l’impasto viene fatto lievitare vicino alla immagine del Santo, spetta poi al Capo Banderese dare la forma alla prima pagnotta di pane; sua moglie, insieme alle altre donne del vicinato prosegue con la lavorazione, recitando preghiere rivolte al Santo, e la cottura nel forno a legna.

Non mancano le tradizionali “cancellate”, note nella regione anche con altri nomi, come “pizzelle, catarrette, ciaragalle e ferratelle”, dal nome del “ferro”, l’attrezzo adoperato per la preparazione di questi tipici dolci di origine contadina, che da queste parti si usa gustarli accompagnandoli con un sorso di vino, ovviamente il rinomato Montepulciano d’Abruzzo. GIi ospitali e generosi bucchianichesi offrono le gustose cancellate a cittadini e turisti come rito propiziatorio, per questo non devono restare avanzi e accettarli è segno di rispetto, devozione e ringraziamento.

Le Some di Sant’Urbano

I riti alla base di questa storica festa sono molto articolati e si svolgono in più giorni, solitamente distribuiti nei giorni a ridosso del 25 maggio, ad ogni modo la Festa inizia la domenica che precede il 23 maggio. Nel pomeriggio del primo giorno chiamato “Le Some di Sant’Urbano”, avviene l’incontro del Banderese con i cittadini delle contrade di Bucchianico e insieme si recano prima a rendere omaggio a Sant’Urbano successivamente nella piazza principale del paese per la tradizionale sfilata della “Ciammaichella” e l’esibizione di armigeri, balestrieri e sbandieratori.

Il giorno di Vigilia

Il secondo giorno, detto “Il giorno di Vigilia”: nella chiesa di Sant’Urbano si celebra l’apertura della Porta Santa per acquisire l’indulgenza plenaria. Nel tardi pomeriggio in piazza si svolge il gioco medievale del “Tizzo,” una divertente versione del gioco “acchiapparella”. L’apertura della Porta Santa avviene nella cripta della chiesa di Sant’Urbano e consiste in un rito, chiamato “la cerimonia delle Entrate”, nel corso del quale si deve attraversare la Porta per 9 volte, girando attorno al perimetro della chiesa, e pregare davanti alle reliquie del Santo.

Il Sergentiere entra per primo e poggia la sua fronte sulla immagine di Sant’Urbano. Durante i 9 giri si usa rivolgere lo sguardo in direzione dei fumi prodotti dai fuochi d’artificio in quanto la tradizione popolare narra che in quella direzione, influenzata dal vento e dalla sorte, si trova la contrada che eleggerà il nuovo capo Banderese. Nello stesso giorno vengono consegnati i “ramaietti” (mazzetti di fiori) uno dei quali il Sergentiere lo appunta sulla uniforme del capo Banderese.

Banderesi

Il terzo giorno, detto “Ciammaichella dei Banderesi” o “Festa di Sant’Urbano I papa”: la mattina presto (alle 8.30) si ripete il rito della offerta dei Ceri (torce votive portate dai banderesi), segue: la consegna dell’Alabarda da parte del Sindaco al Sergentiere e (in chiesa), la consegna degli anelli d’oro, della “banira” (una grande bandiera a forma triangolare sulla quale è cucito il blasone con le insegne di Bucchianico e Sant’Urbano), dello stendardo e dei cavalli, sui quali saliranno Sergentiere, capo Banderese e i suoi figli.

Seguono i riti conclusivi con la processione in onore di Sant’Urbano, la “Ciammaichella” per le vie del paese insieme alla sfilata dei carri, compreso il carro con il pane benedetto, il cui impasto come abbiamo visto è tradizionalmente iniziato dal Capo Banderese e da sua moglie. Il carro del pane è uno dei 4 carri che sfilano durante il corteo, gli altri sono: quello del vino, della legna e del letto (in ricordo del sogno rivelatore), inoltre viene citata anche la lavorazione della lana, in ricordo della transumanza e degli antichi tratturi abruzzesi.

Giorno del Ringraziamento

Il quarto giorno: sfila per le vie del paese il corteo dei Banderesi con il Sergentiere e i loro famigliari, nel giorno detto del “Ringraziamento” al termine del quale ci sarà la benedizione dei Quattro Cantoni con le reliquie del Santo. In questo giorno il capo Banderese uscente e il nuovo eletto, accompagnati dai rispettivi gruppi familiari, rendono omaggio a Sant’Urbano e depositano ai suoi piedi un mazzo di fiori. Al tramonto il neo Banderese organizza una festa nella sua casa nella quale partecipano i famigliari e i paesani che lo desiderano, in questa occasione l’ex Banderese gli consegna il quadro di Sant’Urbano che, esposto in una stanza della casa, da quel momento e per un anno sarà omaggiato dai bucchianichesi.

Evviva Sant’Urbano, evviva il Sergentiere, evviva il Banderese!

Gridano gioiosi i gruppi di giovani banderesi in costume d’epoca che accompagnano il corteo, tra carri adornati con ghirlande di fiori, damigelle con acconciature medievali e rinascimentali, ragazze popolane che ballano il “saltarello” con i capelli al vento, castellane, balestrieri, sbandieratori, armigeri, musici e dame che con disinvoltura portano sul capo i canestri colmi di fiori colorati.

L’organizzazione di un evento tanto articolato quanto amato dai visitatori coinvolge, nell’arco dell’intero anno, la Pro Loco San Camillo de Lellis, l’Amministrazione comunale, cittadini e volontari, impegnati con passione nella cura di ogni dettaglio.

La Festa dei Banderesi, la cui rilevanza storica è attestata anche dal patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, rappresenta una delle più significative tradizioni popolari dell’Abruzzo e dell’intero Centro-Sud Italia. Bucchianico rinnova ogni anno il fascino di una celebrazione capace di custodire memoria, identità e senso di comunità.

Copyright © Foto e testo – Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Bucchianico, chiostro del Convento di San Camillo de Lellis ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Festa dei Banderesi, prima metà del ‘900 – Foto Archivio Comune di Bucchianico, per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni

Bucchianico, Festa dei Banderesi, maggio 1957 – Foto Enzo Graffeo / Getty Images

Ragazze di Scurcola Marsicana trasportano conche colme di acqua. Dal libro “Scurcola Marsicana” di Tito Spinelli, 1993, foto Scurcola Marsicana blog

Francavilla al Mare, donne del posto trasportano conche in rame riempite di fiori in carta colorata, durante la festa dedicata a San Rocco, primi anni del ‘900 e anni ”70 (2) – Archivio storico Giuseppe Iacone

Ragazza con la conca sulla “Scalinata di Porta Flora” a Civita d’Antino, 1890, Peter Tom-Petersen – Imago Museum Pescara – a destra: Ragazza si riposa sotto un pergolato, 1911, Niels Frederik Schiottz-Jensen – Imago Museum Pescara – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Festa dei Banderesi

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Bucchianico – Festa dei Banderesi, maggio 2016, piccolo banderese – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni – il tamburrino è il simbolo dei banderesi.

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Bucchianico, Festa dei Banderesi maggio 2016 – Foto Abruzzo storie e passioni

Bucchianico, maggio 2016 – Festa dei Banderesi – il carro con il pane benedetto e il quadro di Sant’Urbano – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni.

Bucchianico – Festa dei Banderesi, maggio 2016, sfilata della “Ciammaichella” – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Bucchianico – Festa dei Banderesi, maggio 2016 – Foto Leo De Rocco

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Bucchianico – Festa dei Banderesi, maggio 2016 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Copyright © Foto e testo – Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici ‐ Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note/Fonti: (1) “La Festa dei Banderesi a Bucchianico” di Giuliano Davide Di Menna, Associazione Proloco San Camillo de Lellis – (2) Foto storiche: tratte dal libro di Giuseppe Iacone “Tradizioni Popolari” Edizione Azienda di Soggiorno Francavilla al Mare, 1996.

English version

The Banderesi of Bucchianico

The Passion in everything. I hopelessly desire the subtlest things as well as the largest ones. I never rest. (1)

Bucchianico – Banderesi Festival – May 2016 – Ph Leo De Rocco


On the threshold of the third millennium, the participation in rituals is still alive in many villages of the Abruzzo region, as well as in traditions and celebrations that have involved entire communities for centuries, arousing interest and curiosities. Every year, Bucchianico, which is a small hillside village of the province of Chieti, makes a dive in the Middle Ages; in May, the whole village can be found in the streets in order to renew the ancient festival of the “Banderesi” (i.e., lit., those who follow their commander under his flag [=bandiera]). The number of participants in this centuries-old tradition that has been repeated for 700 years, is striking: men, women, children, young and old, basically all citizens of Bucchianico, participate proudly in their festival.


Bucchianico – Banderesi Festival, May 2016 – ph Leo De Rocco


The ancient festival of the Banderesi, dedicated to St. Urban, consists of a series of very articulate rites, but it is the women of Bucchianico who actually steal the show: we see them parade through the streets of the small village in stylish and traditional clothes from Abruzzo, whilst on their heads there are huge baskets of colourful flowers that catch the attention of the many tourists that are present.

In the months before the feast, the women of Bucchianico create beautiful paper flowers that they adorn with skill in large wicker baskets, thus following the teachings of their grandmothers: “lu canestre” (the basket). Historically, the festival of the Banderesi of Bucchianico began in the fourteenth century; indeed, the popular tradition and the nineteenth-century literature narrate the victorious resistance of the people of Bucchianico to the submission attempts of the neighbours Theatines, the inhabitants of the present-day Chieti. It was the very St Urban to appear in a dream to the “Sergentiere” and advise him how to crush the Theatines.

The Sergentiere is the highest authority of the festival, the official master of the ceremonies: his charge is handed down from father to son in the Tatasciore-Papè family and he is the one who starts the dance of the “Ciammaichella”, a colourful procession that advances slowly on the main square of Bucchianico, in a rhythmic serpentine cadence. The Sergentiere is followed by the leader of the Banderesi, who is appointed by draw amongst the male citizens of Bucchianico. He coordinates the group of the Banderesi, who follow him in the festive ceremonies, in the singing, dancing and drumming. There are also the traditional “ferratelle” of Abruzzo, typical sweets of peasant origin, which in these parts are used to be eaten always with a sip of red wine, which has to be strictly from Abruzzo.

“Long live St Urban, long live the Sergentiere, long live the Sergentiere”, cry out loud the groups of young Banderesi, who accompany the procession along with floats adorned with flowers, bridesmaids, chatelaines, flag wavers, warriors, and ladies who easily carry on their heads baskets of colourful flowers. The festival of the Banderesi is one of the main traditions of Abruzzo and the Centre-South of Italy.

Its historical importance is confirmed by the patronage of the Italian National Commission of UNESCO, but it is especially the young ones of Bucchianico, who together with their families participate in great numbers and with enthusiasm, to confirm the attachment to the roots and the history of this small corner of Abruzzo that every May becomes a reference point for the entire region.

Leo De Rocco

Copyright © All rights reserved – derocco.leo@gmail.com – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation. Footnotes/Sources: 1) 1) “La Festa dei Banderesi a Bucchianico” di Giuliano Davide Di Menna, Associazione Pro-Loco San Camillo de Lellis – Photos, including cover: Bucchianico, May 2016; Author Leo De Rocco; Historical Ph.: Giuseppe Iacone Archive and Bucchianico Minucipal Archive – Author/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com

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