Ripa Teatina, la storia di Rocky Marciano.


For the English version, please refer to the end of this page –


Ripa Teatina – La statua di Rocky Marciano all’ingresso del paese – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Guantoni indossati da Rocky Marciano – Foto Leo De Rocco


La cosa a cui pensavo più spesso era la povertà che mia madre e mio padre avevano affrontato.” Rocky Marciano


Castrum Teate, così si chiamava anticamente Ripa Teatina, un piccolo paese collinare del chietino a metà strada tra il mare Adriatico e la Majella. Il paese che oggi si presenta placido tra vigneti e uliveti, nella classica atmosfera rilassante di campagna, un tempo non era proprio così tranquillo. Castrum Teate, ossia il Castello-fortino di Teate, l’attuale Chieti, era una vera e propria fortificazione militare, doveva difendere i teatini che a quanto pare il lavoro sporco contro le invasioni dei turchi lo facevano fare ai vicini ripesi, chissà se dietro compenso.


Ripa Teatina – una delle antiche torri medievali della Castrum Teate – Porta Gabella – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Torre medievale di Porta Gabella, oggi suggestivo spazio utilizzato per eventi culturali e mostre d’arte – Foto Leo De Rocco


Pure l’esercito di Annibale si trovò ad attraversare il “fortino” di Ripa Teatina, gli elmi cartaginesi rinvenuti nei pressi della chiesa di Santo Stefano, situata a monte del paese di Ripa, sono la prova che il celebre condottiero e il suo esercito passarono proprio da queste parti.

Gli antenati degli odierni ripesi dovevano essere forti e coraggiosi, addestrati per difendere la “rupe” e il territorio dell’antica Teate, l’attuale Chieti.


Ripa Teatina – Chiesa di San Pietro Apostolo – Foto Leo De Rocco


Forse questi trascorsi storici contribuirono, qualche tempo dopo, a far riconoscere il “privilegio dei pugni” (1) agli abitanti di Ripa Teatina, privilegio concesso dai commissari regi di Carlo V.

Con questa singolare norma i ripesi potevano risolvere le loro controversie nella pubblica piazza e a suon di botte, ma con regole ben precise, come se fosse un incontro di pugilato, e versando una congrua gabella ai dominatori spagnoli.


Ripa Teatina – scorcio del paese con la Majella innevata – Foto Leo De Rocco


Per una curiosa coincidenza alcuni secoli dopo questo “privilegio dei pugni”, il piccolo paese di Ripa Teatina sarà conosciuto in tutto il mondo proprio grazie ad una serie di ganci, montanti e diretti che non servivano per regolare controversie, ma fecero storia in quella nobile arte che è il pugilato. Uno sport definito “nobile” perché anticamente considerato una “nobile difesa”. Nel 1865 sarà il marchese scozzese di Queensberry John Sholto Douglas a scrivere le regole della “noble art of defence” integrando quelle scritte nel 1743 da Jack Boughton nel London Prize Ring Rule, primo regolamento ufficiale nella storia del pugilato.


Ripa Teatina – ex Convento Francescano, sec. XVI – Foto Leo De Rocco


Era la notte del 26 ottobre 1951 quando un giovane radiocronista italo americano di nome Mike Bongiorno raccontava in diretta dal Madison Square Garden di New York uno degli incontri più leggendari nella storia del pugilato: quello tra lo statunitense Joe Louis e Rocky Marciano, pseudonimo di Rocco Marchegiano, il più grande campione dei pesi massimi della storia, figlio di emigranti italiani, suo padre era proprio di Ripa Teatina.

La storia delle origini di Rocky Marciano è legata alla storia di tanti emigranti abruzzesi che andarono a cercare fortuna nell’America degli “anni ruggenti”.

Il 28 marzo 1912, un giovedì, mentre nel Parlamento italiano si discuteva la legge sulla “tutela degli emigranti”, cinque giovanissimi abruzzesi, i diciassettenni Quirino, Raffaele, Giuseppe e Donato, insieme al ventenne Paolo, il più “anziano” del gruppo, aspettavano il loro turno all’ufficio immigrazioni di Ellis Island, nella baia di New York.

I cinque giovani erano partiti due settimane prima da Ripa Teatina e si erano imbarcati a Napoli, sulla nave a vapore Canada, stringendo in mano un biglietto in terza classe comprato con quel poco denaro che avevano in tasca.

Quei ragazzi incarnavano il sogno di migliaia di loro coetanei, quel sogno americano che rappresentava una speranza, una opportunità per un futuro migliore, una risposta a quella Europa che ai loro giovani occhi appariva troppo ingessata e incapace di garantire un futuro.

Quirino Marchegiano aveva in tasca solo 23 dollari, tutto ciò che rimaneva dei suoi risparmi dopo aver pagato il biglietto per il lungo viaggio verso il sogno americano: “so fare il calzolaio, so leggere e scrivere” dichiarò il giovane abruzzese ai severi e rigorosi controllori americani.

Non appena varcato il cancello delI’Immigration Station di Ellis Island, i cinque amici si divisero, ognuno raggiunse la meta prefissata, la propria opportunità di vita, il proprio destino.


Querino Marchegiano e Psqualina Picciuto
Quirino Marchegiano e Psqualina Picciuto (Archivio Comune di Ripa Teatina)

Fu proprio il destino a far incontrare Quirino Marchegiano con la futura moglie, Pasqualina Picciuto, una minuta e bella ragazza meridionale originaria di un paese del beneventano, arrivata anche lei a cercar fortuna negli States a bordo di una nave a vapore che per un curioso gioco del destino era la stessa Canada sulla quale si imbarcò anni prima il diciassettenne Quirino.

Su quella nave la giovane Pasqualina, all’epoca poco più che una bambina, si divertiva a rompere la monotonia del lungo viaggio ascoltando le canzoni popolari intonate malinconicamente dai tanti abruzzesi che gremivano la terza classe. (per un approfondimento sulla canzone popolare vedi l’articolo dedicato in questo blog)

I due si sposarono nel 1921, l’anno del processo a Sacchi e Vanzetti, in quella “ruggente” Brockton a sud di Boston dove Quirino, ormai ventenne, lavorava stabilmente in una fabbrica di scarpe.

Dalla loro unione nacque nel settembre del 1923 Rocco Francesco Marchegiano, un nome che da lì a qualche anno entrerà nella storia del pugilato negli USA e nel mondo e trasformerà in realtà quell’american dream che i suoi genitori inseguirono da giovanissimi.


Rocky Marciano - da Life Magazine
Rocky Marciano – (ph:Life Magazine)

Il “piccolo italiano riccioluto e muscoloso”, come lo chiamavano i vicini di casa e i suoi amici, iniziò a praticare il baseball quando era poco più che ventenne, ma il suo destino era diventare il re della boxe.

In realtà Rocky Marciano non possedeva tutte le qualità fisiche e tecniche proprie di un pugile d’élite, per i pesi massimi: era basso di statura, senza equilibrio tecnico, troppo leggero e aveva le spalle curve, ma aveva una forza fisica e una tenacia incredibili, quando attaccava l’avversario sembrava un leone affamato, più veniva colpito più attaccava, a volte con una aggressività ai limiti del regolamento.

Uno dei più grandi editorialisti sportivi della storia, Red Smith, scrisse che Marciano aveva “un diretto che corrispondeva al nono grado della scala Ritcher”.

Consapevole della sua forza, Rocky Marciano cercò tenacemente di migliorare la tecnica allenandosi duramente, con una sorprendente forza di volontà e spirito innovativo: fu l’unico pugile della storia ad allenare con un pendolo le pupille e il primo a capire l’importanza della concentrazione nei giorni prima della gara. “Vidi in palestra un tipo piccolo, con le spalle curve e due piedi sinistri, ma con una forza micidiale” dirà un giovane Angelo Dundee, futuro allenatore di Cassius Clay.


Rocky Marciano e Roland La Starza, 1953
Rocky Marciano e Roland La Starza, 1953 – (credits:Olycom)

Fu un amico a notare il talento che Marciano nutriva per la Boxe, scoperto pare durante una rissa, e a convincerlo a disputare il suo primo incontro da professionista, incontro che l’italiano “piccolo e muscoloso” vinse con facilità e per k.o.

Da allora Rocky Marciano non smise mai di vincere, disputò 49 incontri e ne vinse 49, di cui 43 per knock-out, un record storico ancora oggi imbattuto.

Dopo i primi successi Rocco Marchegiano decise di farsi chiamare Rocky Marciano, che nella pronuncia americana risultava più orecchiabile, proprio come avvenne con suo padre che agli americani risultava più facile chiamare Pierino piuttosto che Quirino.


Rocky Marciano, Joe DiMaggio e il Presidente Eisenhower, 1953
Rocky Marciano, Joe DiMaggio e il Presidente Eisenhower, 1953 (photo/pinterest)

La fama di Rocky Marciano era tale che uomini d’affari, politici e star hollywoodiane facevano a gara per conoscerlo e farsi fotografare insieme a lui: da Frank Sinatra a Marilyn Monroe, da Rock Hudson e Marlon Brando a Mae West fino a Eisenhower e John Kennedy.

Era l’America degli anni ’50, quell’America che pochi anni prima aveva visto molti suoi giovani soldati soccombere in una Europa dilaniata dalla guerra e dalla follia nazista e che ora cercava di ricompattare la nazione catalizzando l’opinione pubblica.

È risaputo che la famosa serie cinematografica con Sylvester Stallone “Rocky” (Balboa) è un omaggio a Rocky Marciano, ma pochi sanno che il mondo dello spettacolo ha tributato al campione italo-americano anche altre citazioni: Jack Nicholson nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (2), Renato Salvatori in “Poveri ma belli”, fino ai Beatles (3)


Rocky Marciano a Ripa Teatina, 1964 (Archivio Comune di Ripa Teatina)
Rocky Marciano a Ripa Teatina, 1964 (Archivio Comune di Ripa Teatina)

Quando in un caldo agosto del 1964 Rocco Marchegiano visitò Ripa Teatina, da dove cinquant’anni prima partì suo padre, venne accolto da eroe, con tutti gli onori e con quella sincera e genuina ospitalità che solo gli abruzzesi “forti e gentili” sanno offrire. Il campione rimase così colpito da quella straordinaria accoglienza che ritrovò la propria “italianità” e promise di tornare.

Purtroppo quella promessa rimase tale. Nel 1969, alla vigilia del suo quarantaseiesimo compleanno, un incidente aereo pose fine alla incredibile vita del “piccolo italiano riccioluto e muscoloso”.

L’invincibile eroe del pugilato non riuscì a farcela, sicuramente in quei drammatici momenti lottò come solo lui sapeva fare, ma questa volta l’avversario era un Cessna che precipitava durante una tempesta, troppo, anche per un grande campione come lui. Così finisce la storia di un grande campione, ma il mito rimane.


Rocky Marciano a Ripa Teatina, 1964 (Archivio Comune di Ripa Teatina)
Rocky Marciano a Ripa Teatina, 1964 (Archivio Comune di Ripa Teatina)

Rocky Marciano resta nell’immaginario collettivo come il simbolo della forza e del coraggio, del riscatto sociale, ma anche della solidarietà e dell’amicizia, qualità che hanno nobilitato non solo il pugilato ma l’intero mondo sportivo.

Tante sono le testimonianze legate a questo piccolo Ercole dal cuore gentile e generoso, soprattutto quelle relative agli aiuti economici che il bombardiere di Brockton forniva ai suoi avversari in difficoltà, come le spese mediche pagate a Carmine Vingo, nei suoi due anni di convalescenza dopo il terribile k.o. subìto; oppure l’abbraccio a Joe Louis, steso alla terza ripresa, “da ragazzo eri il mio idolo” gli sussurrò piangendo, e non era retorica, il grande Marciano lo sostenne economicamente quando, tempo dopo, Joe cadde in rovina.

Il campione italo-americano incarna così l’ideale abruzzese per antonomasia, quel “abruzzesi forti e gentili” che, seppure offuscato dalla frenetica e moderna società contemporanea, è ancora oggi un tratto tipico delle genti di Ripa Teatina e di questa Regione.


Rocky Marciano tra i ripesi durante il suo viaggio a Ripa Teatina nel 1964 – per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni dal Comune di Ripa Teatina


Ripa Teatina conserva la memoria storica del mito di Rocky Marciano con il prestigioso “Premio Marciano.” Ogni anno il paese abruzzese tributa un premio ad una personalità del mondo sportivo, non solo del Pugilato.

In una recente edizione è stato premiato alla carriera Rocky Mattioli, altro grande campione del Pugilato internazionale, anch’egli originario di Ripa Teatina.

Mattioli, il cui nome è stato inserito nella Australian National Boxing Hall of Fame, nacque nel 1953, quando Marciano, all’epoca trentenne, deteneva già il titolo mondiale dei pesi massimi, i suoi genitori, poi emigrati in Australia, scelsero di chiamarlo Rocco in omaggio al Campione di Brockton.

“Ripa Teatina Terra di Campioni”, è proprio il caso di dire.

Leo De Rocco

Copyright © Riproduzione Riservata – Foto e testo – All rights reserved.


Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – lunette affrescate nel chiostro del Convento Francescano – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – dettaglio degli affreschi nel chiostro del Convento Francescano – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco


Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco


Altre foto le trovate nel testo in inglese.


Copyright – E’ VIETATO l’utilizzo, anche solo parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta: derocco.leo@gmail.com – Note: 1) cit.: Gianni Ranieri, “Pugni e carezze del vero Rocky”, La Stampa, 18 agosto 2007; 2) Cit.: Dr.Spivey (Dean R.Brooks) “Lei è stato arrestato almeno cinque volte per aggressione, cosa sa dirmi a proposito” Rundy (Jack Nicholson) “Cinque combattimenti. Rocky Marciano ne ha fatti quaranta ed è diventato miliardario”; 3) bootleg tapes di “Think for yourself” Beatles, 1965, John Lennon e Paul McCartney parlano di Rocky Marciano; – Foto: Ripa Teatina, marzo 2016 autore Leo De Rocco; foto d’epoca, Archivio Comune di Ripa Teatina; copertina: Ripa Teatina, 1952, bambini esultano dopo la vittoria di Marciano su Louis; – Fonti: Ripa Teatina Terra di Campioni, Proloco 2013 –Ringraziamenti: Gianluca Palladinetti, Assessore allo Sport; Amm.ne Comunale di Ripa Teatina; Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura. – Autore/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com


English Version

The Hamlet and the Champion

The thing that I though about more often was the poverty that my mother and my father had dealt with (Rocky Marciano)


Rocky Marciano (ph-Pinterest)
Rocky Marciano (ph-Pinterest)

Castrum Teate, this was once the name of Ripa Teatina, is a quiet hilltop hamlet in the province of Chieti, surrounded by vineyards and olive groves and half way between the sea and the Majella mountain. Castrum Teate was a real armed fortress, which served as a defensive outpost for the nearby city of Chieti, the ancient Teate.


Santo Stefano Church, march 2016
Santo Stefano Church – ph Leo De Rocco/copyright

Who knows what strategic and military assessment did Hannibal make when he had to cross the “little fort” of Ripa Teatina; the Carthaginian helmets that were discovered near the church of Santo Stefano, upstream of the village, are evidence that the famous commander along with his mythical army passed by these places.


Ripa Teatina – medieval building – Ph Leo De Rocco


Therefore, the ancestors of the modern citizens of Ripa Teatina must have been strong and brave, trained to defend the “cliff” and the territory of the ancient city of Teate. Perhaps this historical past contributed later to secure the recognition of the “privilege of punches” (1) to the inhabitants of Ripa Teatina, a privilege granted by the Royal Commissioners of Charles V.


Ripa Teatina – Saint Francis Convent – ph Leo De Rocco


With this rule, the citizens of this hamlet would be able to resolve their differences by fighting in the public square with very precise rules, as if it was a boxing match, and by paying a reasonable “gabelle” to the Spanish rulers. By a curious coincidence and some centuries later, this small village in Abruzzo became famous worldwide through a series of hooks, uppercuts and jabs that made history in the “noble art”, namely boxing.


Italian immigrants, Ellis Island
Italian immigrants, Ellis Island (ph-Ellis Island museum)

It was the night of October 26, 1951 when a young Italian-American commentator called Mike Bongiorno, narrated live from the Madison Square Garden in New York one of the most legendary matches in the history of boxing, the one between the American Joe Louis and Rocky Marciano, a nickname for Rocco Marchegiano, who was the greatest heavyweight champion in history. He was the son of Italian immigrants and his father was from Ripa Teatina.

The story of the origins of Rocky Marciano is linked to the one of a great number of emigrants who went in America in order to seek their fortune in the “Roaring Twenties”. On March 28, 1912, a Thursday, we find five young people from Abruzzo, the seventeen-year-olds Quirino, Raffaele, Giuseppe and Donato, along with the twenty-year-old Paolo, who was the “oldest” of the group, waiting for their turn at the immigration office of Ellis Island, in the Bay of New York.

The five young men had left two weeks before from Ripa Teatina and had embarked in Naples, on the steamship “Canada”, holding tight a ticket in third class bought with the little money they had in their pockets.

Those guys embodied the dream of thousands of their peers, the American dream, which represented a hope, an opportunity for a better future, an answer to a Europe that seemed too “plastered” in their young eyes.

Quirino Marchegiano had only $23 in his pocket, which was all that remained of his savings after paying the ticket for the long journey to the American dream.


Rocky Marciano statue - Ripa Teatina - March 2016
Rocky Marciano’s statue – Ripa Teatina – March 2016 – ph Leo De Rocco

“I am a cobbler and I can read and write”, declared the young boy of Abruzzo to the strict and rigorous American controllers.

As soon as the five friends crossed the gate of the immigration office of Ellis Island, they were divided and each one of them reached their own final destination, their life opportunity, their own destiny.

And it was precisely the destiny that brought together Quirino Marchegiano with his future wife, Pasqualina Picciuto, a petite and beautiful girl from Benevento (Southern Italy), who also came to the United States aboard a steamship.

It was by a strange twist of fate that the ship was called “Canada”, as it was the same one on which years before the seventeen-year-old Quirino embarked. Pasqualina, who was a bit older than a little girl, broke the monotony of the long journey by listening to the folk songs sung in melancholy by the many others that were coming from Abruzzo and were crowding in the third class.

They got married in 1921, the year of the trial of Sacchi and Vanzetti, in the “roaring” Brockton (south of Boston), where the already twenty-year-old Quirino was working permanently in a shoe factory.

By their union and in September 1923, Rocco Francesco Marchegiano was born, a name that in a few years would become famous in the US and around the world and that would bring to life the American dream that both young parents pursued.


Rocky Marciano (photo/gettyimages)
Rocky Marciano (photo/gettyimages)

The “little curly-haired and muscular Italian,” as his friends used to call him, started to play baseball when he was in his early twenties, but his destiny was to become the king of boxing.

In fact, Rocky Marciano did not possess all the physical and technical qualities of an elite boxer: for example, he was too short for the heavyweights, he had no technical balance, he was too lightweight and he had stooped shoulders; however, he had an incredible physical strength and persistence that, when he attacked his opponent, he looked like a hungry lion: the more severely he was hit the more severely he would attack back, sometimes with an aggressiveness that was very close to the regulation limits.

One of the greatest sports columnists of history, Red Smith, wrote that Marciano had “a jab that corresponded to the ninth degree on the Richter scale”.

Conscious of his strength, Rocky Marciano tried persistently to improve his technique by training hard and with a surprising strength of will and a spirit of innovation: he was the only boxer in history to train the wards with a pendulum and the first to understand the importance of concentration in the days before the races.


Rocky Marciano and Joe Louis, 1951 (Photo by Charles Hoff/NY Daily News Archive via Getty Images)
Rocky Marciano and Joe Louis, 1951 (Photo by Charles Hoff/NY Daily News Archive via Getty Images)

“What I saw in the gym was a little guy, with his shoulders hunched and two left feet, but with a deadly force,” said a young man, Angelo Dundee, future trainer of Cassius Clay.

It was a friend to notice the talent for boxing of Marciano, which was apparently discovered during a fight, and to convince him to play his first match as a professional that the small and muscular Italian won easily with a knockout (k.o.).

Ever since, Rocky Marciano never ceased to win; he played in 49 matches and won all of them, including 43 by knockout, a record that still stands to this day.

After his early successes, Rocco Marchegiano decided reluctantly to be called Rocky Marciano, a word that was quite catchy in American English, just as it had happened to his father that the Americans decided it was easier to call Pierino rather than Quirino.


Rocky Marciano and J.F.Kennedy
Rocky Marciano and J.F.Kennedy (photo/pinterest)

The reputation of Rocky Marciano was so great that politicians, businessmen and Hollywood stars used to queue just to get to know him and to be photographed with him: for instance, from Frank Sinatra to Marilyn Monroe, who was a friend of his; from Rock Hudson and Marlon Brando to Mae West up to Eisenhower and John Kennedy.

This was the America of the 1950s, the same that had seen many of its young soldiers to succumb in a war-torn Europe a few years earlier, and was now trying to regroup the nation by redirecting the public opinion to celebrities.

Nevertheless, the reputation of Rocky Marciano would go on in the following years.

The citations dedicated to this Italian-American champion cannot be counted: from Jack Nicholson in the film “One Flew Over the Cuckoo’s Nest” (2) to Renato Salvatori in “Poveri ma belli” (U.S. title: Poor, But Handsome; U.K. title: A Girl in Bikini) up until the Beatles (3) and the popular movie sequel dedicated to “Rocky Balboa”.


Rocky Marciano visit to Ripa Teatina - Italy - 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)
Rocky Marciano’s visit to Ripa Teatina – Italy – 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)

In the hot August of 1964, when Rocco Marchegiano visited Ripa Teatina, the same place that his father had left fifty years before, he was greeted as a hero with all the honours and with that sincere and genuine hospitality that only the people of Abruzzo can offer.

The champion was so impressed by the extraordinary welcome he received that, as he was rediscovering his “Italian character” he promised to return.

Unfortunately, that promise remained as such. In 1969, on the eve of his forty-sixth birthday, a plane crash ended the amazing life of the “little curly-haired and muscular Italian.”

The invincible hero did not make it, even if he definitely struggled as only he could do. However, this time the opponent was a Cessna that fell down during a storm, too strong an opponent even for a hero like him.

Rocky Marciano remained the collective symbol of strength and courage, of social redemption, but also of solidarity and friendship.


Hercules bronze statue, third century BC – Villa Frigerj – National Archeological Museum of Abruzzo – ph Leo De Rocco


There are many testimonies of this kind-hearted Hercules, especially those relating to the economic aid that the bomber of Brockton handed out to his disgraced opponents.

For example, the medical expenses he paid to Carmine Vingo in his two years of recovering from the terrible k.o. that he suffered, or the embrace to Joe Louis, at whom he whispered crying as the latter was lying knocked-out in the third round: “you were my idol ever since I was a little boy,” and this was not rhetorical.

The big Marciano supported the ex-champion economically and by true friendship, who had fallen into depression and economic instability. The Italian-American champion thus embodies the ideal of Abruzzo par excellence, “forti e gentili” (the “strong and gentle”) that, although a little overshadowed by the modern globalised society is still a typical trait of the people of Abruzzo.

Ripa Teatina preserves the historical memory of the myth of Rocky Marciano with the “Marciano Award.” Each year this village of Abruzzo attributes a premium to one of the sports personalities, but not only of Boxing.

In a recent edition, Rocky Mattioli was the winner, another great champion of the International Boxing, who was also a native of Ripa Teatina. Mattioli, whose name is in the Australian National Boxing Hall of Fame, was born in 1953, when Marciano, in his thirties, already held the world heavyweight title. His parents, who later on emigrated to Australia, chose to call him Rocco to pay compliments to the Champion of Brockton.

Therefore, it is really the case to state: “Ripa Teatina, land of Champions”.

Leo De Rocco


Rocky Marciano visit to Ripa Teatina – Italy – 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)
Rocky Marciano’s visit to Ripa Teatina – Italy – 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)

Copyright © All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation – derocco.leo@gmail.com


Rocky Marciano's boxing gloves, exposed to Ripa Teatina Town hall - March 2016
Rocky Marciano’s boxing gloves, exposed in Ripa Teatina Town hall – March 2016 – ph Leo De Rocco

Footnotes: 1) Gianni Ranieri, “Pugni e carezze del vero Rocky”, La Stampa, August 18, 2007; 2) Dr Spivey (Dean R. Brooks) “You have been arrested at least five times for assault, what can you tell me about it.” Rundy (Jack Nicholson) “Five fights. Rocky Marciano had forty of them and became a millionaire”; 3) bootleg tapes of “Think for yourself” Beatles, 1965, John Lennon and Paul McCartney talking about Rocky Marciano; – Photos: Ripa Teatina, March 2016 author Leo De Rocco; vintage photos, archive of the Town hall of Ripa Teatina; cover picture: Ripa Teatina, 1952, children cheering after the victory of Marciano over Louis; – Sources: Ripa Teatina Terra di Campioni, Proloco 2013 – Acknowledgements: Gianluca Palladinetti, Sports Assessor of the Town hall of Ripa Teatina; Andrea de Carlo, translator and professor of literature; Ioannis Arzoumanidis, research fellow, for translating this article into English – Author/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...