

Ripa Teatina – Guantoni indossati da Rocky Marciano – In alto veduta del paese ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni
La cosa a cui pensavo più spesso era la povertà che mia madre e mio padre avevano affrontato.
Rocky Marciano
La Nobile Arte
Castrum Teate, così si chiamava anticamente Ripa Teatina, un piccolo borgo collinare del chietino a metà strada tra il mare Adriatico e la Majella. Simboli del paese sono le torri medievali risalenti al XV sec., costruite a guardia del centro abitato e unite da un passaggio sotterraneo, utile a suo tempo per sorvegliare le due porte d’ingresso al Castrum Teate. Oggetto di un interessante recupero architettonico, le torri oggi sono diventate suggestivi spazi utilizzati per eventi culturali e mostre d’arte.
Ripa Teatina con le sue antiche torri oggi si presenta placido, tra vigneti e uliveti, nella classica atmosfera rilassante della campagna abruzzese, negli ultimi anni sempre più apprezzata dai turisti stranieri, ma secoli fa questi posti non erano proprio così tranquilli. Castrum Teate, ossia il castello-fortino dell’antica Teate, l’attuale Chieti che leggenda vuole fondata dal mitico Achille, era una vera e propria fortificazione militare. Doveva difendere i teatini, che a quanto pare il lavoro sporco contro le invasioni nemiche, in particolare quelle dei Saraceni che fin qui arrivavano dalla vicina costa, lo facevano fare ai vicini ripesi, chissà se dietro compenso.
Pure l’esercito di Annibale si trovò ad attraversare il “fortino” di Ripa Teatina, un elmo cartaginese rinvenuti nei pressi della chiesa di Santo Stefano, situata a monte del paese, è la prova che il celebre condottiero e il suo esercito probabilmente passarono proprio da queste parti. Gli antenati degli odierni ripesi dunque dovevano essere forti e coraggiosi, addestrati per difendere la “rupe” e il territorio circostante. Altro che atmosfera tranquilla di campagna.
Forse questi trascorsi storici contribuirono qualche tempo dopo a far riconoscere il “privilegio dei pugni” (1) agli abitanti di Ripa Teatina, privilegio concesso dai commissari regi di Carlo V, padre di Margherita d’Austria, che non lontano da Ripa Teatina, a Ortona, trascorse i suoi ultimi anni. Con questa singolare norma i ripesi potevano risolvere le loro controversie nella pubblica piazza e a suon di botte, ma con regole ben precise, come se fosse un incontro di pugilato, e versando una congrua gabella ai dominatori spagnoli. Da qui il nome di una delle antiche torri di Ripa Teatina: Torre di Porta Gabella.
Per una curiosa coincidenza alcuni secoli dopo questo singolare “privilegio dei pugni” il piccolo paese di Ripa Teatina sarà conosciuto in tutto il mondo proprio grazie ad una serie di ganci, montanti e diretti, che non servivano per regolare controversie sulla pubblica piazza, ma fecero la storia in quella nobile arte che è il pugilato.
Uno sport definito “nobile” perché anticamente considerato una nobile difesa. Nel 1865 sarà il marchese scozzese di Queensberry, John Sholto Douglas, a scrivere le regole della “noble art of defence”, integrando quelle scritte nel 1743 da Jack Boughton nel “London Prize Ring Rule”, primo regolamento ufficiale nella storia del pugilato.
So fare il calzolaio, so leggere e scrivere
Era la notte del 26 ottobre 1951 quando un giovane radiocronista italo americano di nome Mike Bongiorno raccontava in diretta dal Madison Square Garden di New York uno degli incontri più leggendari nella storia del pugilato: quello tra lo statunitense Joe Louis e Rocky Marciano, pseudonimo di Rocco Marchegiano, il più grande campione dei pesi massimi della storia, figlio di emigranti italiani, suo padre era proprio di Ripa Teatina. La storia delle origini di Marciano è legata alla storia di tanti emigranti abruzzesi che andarono a cercare fortuna nell’America degli “anni ruggenti”.
Il 28 marzo 1912, un giovedì, mentre nel Parlamento italiano si discuteva la legge sulla “Tutela degli Emigranti”, cinque giovanissimi abruzzesi attendevano in silenzio il loro turno all’ufficio immigrazioni di Ellis Island, nella baia di New York. Quirino, Raffaele, Giuseppe e Donato avevano diciassette anni; Paolo, il più “anziano” del gruppo, ne aveva venti. Volti tesi, valigie leggere, lo sguardo sospeso tra ciò che avevano lasciato e ciò che ancora non conoscevano.
Erano partiti due settimane prima da Ripa Teatina e si erano imbarcati a Napoli sulla nave a vapore Canada, stringendo in mano un biglietto di terza classe acquistato con il poco denaro che avevano in tasca. In quei cinque ragazzi si rifletteva il sogno di migliaia di loro coetanei: l’America come promessa di riscatto, come occasione di lavoro e dignità, come risposta a un’Europa che, ai loro giovani occhi, appariva immobile, incapace di offrire un futuro. Un sogno fragile e potente, affidato al mare e alla speranza.
Quirino Marchegiano aveva in tasca appena 23 dollari, tutto ciò che restava dei suoi risparmi dopo aver pagato il biglietto per il lungo viaggio verso il sogno americano. «So fare il calzolaio, so leggere e scrivere», dichiarò con semplicità ai severi funzionari statunitensi durante i controlli a Ellis Island. Parole essenziali, come la sua valigia, ma sufficienti a spalancargli il futuro. Superato il cancello dell’Immigration Station, i cinque amici si separarono: ognuno prese la propria strada, inseguendo una diversa occasione di vita, affidandosi a un destino ancora tutto da scrivere.
E fu proprio il destino a far incontrare Quirino con la futura moglie, Pasqualina Picciuto, una ragazza minuta e bella, originaria di San Bartolomeo in Galdo, nel Beneventano. Anche lei aveva attraversato l’oceano in cerca di fortuna, a bordo di una nave a vapore che, per un curioso gioco del caso, era la stessa Canada sulla quale si era imbarcato anni prima il diciassettenne Quirino. Su quella nave, Pasqualina, allora poco più che una bambina, spezzava la monotonia del viaggio ascoltando le canzoni popolari intonate con malinconia dai tanti abruzzesi stipati in terza classe. Voci cariche di nostalgia, che raccontavano terre lontane e radici profonde, e che rendevano meno duro il distacco.
I due si sposarono nel 1921, l’anno del processo a Sacco e Vanzetti, nella “ruggente” Brockton, a sud di Boston, dove Quirino, ormai adulto, lavorava stabilmente in una fabbrica di scarpe. Dalla loro unione nacque, il primo settembre 1923, Rocco Francesco Marchegiano: un nome destinato di lì a pochi anni a entrare nella storia del pugilato negli Stati Uniti e nel mondo, trasformando in realtà quell’American Dream che i suoi genitori avevano inseguito fin da giovanissimi.
L’italiano piccolo e muscoloso
Il “piccolo italiano riccioluto e muscoloso”, così lo chiamavano i vicini e gli amici di quartiere, cominciò praticando il baseball quando era poco più che ventenne. Ma il suo destino stava già prendendo un’altra direzione: diventare il re della boxe.
A ben vedere, Rocky Marciano non possedeva le caratteristiche canoniche del pugile d’élite. Per la categoria dei pesi massimi era considerato troppo basso, poco elegante dal punto di vista tecnico, leggero, con le spalle curve e un equilibrio tutt’altro che impeccabile. In compenso, però, aveva una forza bruta e una tenacia fuori dal comune. Quando attaccava l’avversario sembrava un leone affamato: più veniva colpito, più avanzava, spesso con un’aggressività che sfiorava i limiti del regolamento.
Red Smith, uno dei più grandi editorialisti sportivi di sempre, scrisse che il diretto di Marciano “corrispondeva al nono grado della scala Richter”. Un giudizio che trova eco nelle parole di un giovane Angelo Dundee, destinato a diventare il celebre allenatore di Cassius Clay: «Vidi in palestra un tipo piccolo, con le spalle curve e due piedi sinistri, ma con una forza micidiale».
Consapevole della propria forza, Marciano lavorò ossessivamente per affinare la tecnica. Si allenava con una volontà sorprendente e con uno spirito innovativo raro per l’epoca: fu l’unico pugile a esercitare le pupille con un pendolo e uno dei primi a comprendere l’importanza della concentrazione mentale nei giorni che precedevano il match.
Alla vigilia degli incontri si isolava dal mondo anche per tre mesi, come raccontano le cronache dell’epoca. Lontano dalla moglie e dalla famiglia, era proibito parlare di boxe o persino pronunciare il nome dell’avversario. Le giornate pre-gara erano scandite esclusivamente da dieta, controllo del peso e allenamento. Nessuna lettera, nessuna telefonata. Esagerazione? No: il metodo funzionò alla perfezione. I suoi record restano ancora oggi imbattuti e quello che divenne noto come “metodo Marciano” fece scuola, anticipando di decenni il lavoro dei moderni mental coach sportivi.
Fu un amico ad accorgersi del talento naturale di Marciano per la boxe, scoperto — si racconta — durante una rissa, e a convincerlo a disputare il primo incontro da professionista. L’“italiano piccolo e muscoloso” vinse con facilità e per knock-out. Da quel momento non smise di vincere: 49 incontri disputati, 49 vittorie, 43 delle quali per k.o. Un record leggendario, ancora oggi imbattuto.
Dopo i primi successi, Rocco Marchegiano scelse di farsi chiamare Rocky Marciano: un nome più breve, più sonoro, più “americano”. Una scelta dettata anche dalla praticità, la stessa che aveva trasformato suo padre Quirino in “Pierino”, perché così risultava più facile da pronunciare oltreoceano. Era il segno, anche linguistico, di un’integrazione ormai compiuta.
La fama di Rocky Marciano divenne rapidamente travolgente. Uomini d’affari, politici e star di Hollywood facevano a gara per stringergli la mano e farsi ritrarre al suo fianco. Le fotografie dell’epoca lo immortalano accanto a Frank Sinatra e Marilyn Monroe, Rock Hudson e Marlon Brando, Mae West, fino ai presidenti Eisenhower e John Kennedy.
Sfogliando quell’album ideale spicca anche uno scatto sorprendente: Marciano insieme a Juan Manuel Fangio, uno dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi. I due si incontrarono a una festa a Miami nel 1957.
Fangio, il cui record di cinque titoli mondiali sarebbe stato superato solo da Michael Schumacher nel 2003, detiene ancora oggi il primato di pole position in carriera. Nato in Argentina, condivideva con Marciano la stessa origine abruzzese: il padre di Castiglione Messer Marino, la madre di Tornareccio. Due campioni assoluti, figli della stessa terra e dello stesso coraggio migrante.
È noto che la celebre saga cinematografica di Sylvester Stallone, Rocky, sia un omaggio diretto a Marciano. Meno conosciuto è il numero di citazioni che il mondo dello spettacolo gli ha riservato: Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo (2), Renato Salvatori in Poveri ma belli, persino i Beatles, che lo celebrarono indirettamente nella loro musica (3). Segni di una popolarità che travalicava lo sport.
Quando Marciano arrivava in una città per un incontro o per un periodo di allenamento, le cronache raccontano di folle assiepate sui marciapiedi, gente salita sui tetti o aggrappata ai pali pur di vederlo passare. Accadde anche nell’aprile del 1955, a Calistoga, nel North Bay californiano. L’intera città si fermò al suo arrivo. Rocky, seduto sul sedile posteriore di una lunga decappottabile lucida e scintillante, scortata dalle auto della polizia, salutava la folla sorridendo. Davanti a lui, un grande striscione, scritto in italiano dai proprietari di alcuni bar locali, recitava: Alla tua salute, Rocky!
Era l’America degli anni Cinquanta: un Paese che pochi anni prima aveva visto morire molti dei suoi giovani in un’Europa devastata dalla guerra e dalla follia nazista e che ora cercava di ritrovare unità e orgoglio, anche attraverso i suoi eroi popolari. Rocky Marciano era uno di loro.
Rocky Marciano in Abruzzo
Quando, in un caldo agosto del 1964, Rocco Marchegiano, alias Rocky Marciano, visitò Ripa Teatina, il paese da cui cinquant’anni prima era partito suo padre, l’accoglienza fu quella riservata agli eroi. Tutti gli onori, un abbraccio collettivo e quella ospitalità sincera e schietta che solo gli abruzzesi, “forti e gentili”, sanno offrire. Il campione rimase profondamente colpito da quel calore umano, al punto da riscoprire e rivendicare la propria italianità. Rivolgendosi ai ripesi, pronunciò parole semplici e cariche di emozione: «Prometto di tornare», lasciando in dono al paese i suoi guantoni, simbolo di una carriera leggendaria.
Quella promessa, purtroppo, rimase tale. Nel 1969, alla vigilia del suo quarantaseiesimo compleanno, un incidente aereo pose tragicamente fine alla vita straordinaria del “piccolo italiano muscoloso”. L’invincibile Marciano non riuscì a vincere l’ultimo incontro. È facile immaginare che, anche in quei drammatici istanti, abbia lottato con la stessa determinazione che lo aveva reso immortale sul ring, ma quella volta l’avversario era un Cessna in balìa di una tempesta, troppo, persino per un campione come lui.
Così si chiude la vicenda di un grande campione, ma il mito resta intatto. Anni dopo sarà suo figlio, Rocky Marciano Junior, a lasciare Brockton per tornare a Ripa Teatina, rinnovando idealmente quella promessa fatta da suo padre.
Rocky Marciano forte e gentile
Rocky Marciano continua a vivere nell’immaginario collettivo come simbolo di forza e di coraggio, ma anche di riscatto sociale. Un emblema per tanti abruzzesi emigrati nel mondo, come Juan Manuel Fangio o Luciano Di Lello, giovane ciabattino di Villa Santa Maria che nel 1904, a Parigi, aprì una piccola bottega e brevettò il primo prototipo di casco protettivo della storia. Era l’anno in cui in Italia nasceva la Gazzetta dello Sport, e il mondo sportivo – e non solo – deve molto all’intuizione di Di Lello: pugili, ciclisti, motociclisti, piloti e persino astronauti oggi indossano dispositivi di protezione per la testa nati dalla sua geniale idea, si racconta ispirata da un tragico incidente che aveva colpito un familiare.
Rocky Marciano fu anche campione di solidarietà e di amicizia, qualità che nobilitarono non solo il pugilato ma l’intero universo sportivo. Numerose sono le testimonianze che raccontano il cuore generoso del “bombardiere di Brockton”, in particolare gli aiuti economici offerti agli avversari in difficoltà. Emblematico il caso di Carmine Vingo, al quale Marciano pagò le spese mediche durante i due anni di convalescenza seguiti al terribile k.o. subito il 30 dicembre 1949 al Madison Square Garden.
In quell’incontro, che Marciano definì «il più duro della mia carriera», al minuto e 46 secondi del sesto round Vingo cadde sul tappeto privo di sensi dopo un violento montante. Fu la fine della sua carriera pugilistica, ma non della loro amicizia. Marciano continuò a stargli accanto, lo invitò al suo matrimonio e lo volle ospite d’onore in alcuni incontri disputati negli anni successivi.
Indimenticabile anche l’abbraccio a Joe Louis, steso al tappeto alla terza ripresa: «Da ragazzo eri il mio idolo», gli sussurrò in lacrime. Non era retorica. Quando, più tardi, Louis cadde in rovina, Marciano non esitò ad aiutarlo economicamente. Gesti silenziosi, lontani dai riflettori, che raccontano meglio di qualsiasi record chi fosse davvero Rocky Marciano.
Il campione italo-americano incarna così l’ideale abruzzese per antonomasia: forti e gentili. Un motto che, sebbene talvolta offuscato dalla frenesia della società contemporanea, resta ancora oggi un tratto distintivo delle genti di Ripa Teatina e della regione intera.
Festival Rocky Marciano
Ripa Teatina custodisce e tramanda la memoria di Marciano con il prestigioso “Festival Rocky Marciano”, unico in Italia interamente dedicato al pugilato. Ogni estate, il borgo abruzzese celebra una kermesse che spazia dalla letteratura sportiva al giornalismo, assegnando un premio a una personalità del mondo sportivo, non esclusivamente pugilistico. Atleti, giornalisti e scrittori di fama nazionale e internazionale prendono parte all’evento, rendendolo un vero e proprio punto di riferimento culturale e sportivo.
In una delle edizioni più recenti, il riconoscimento alla carriera è stato conferito a Rocky Mattioli, altro grande campione del pugilato internazionale, anch’egli originario di Ripa Teatina. Mattioli, il cui nome è entrato nella Australian National Boxing Hall of Fame, nacque nel 1953, quando Marciano, all’epoca trentenne, già deteneva il titolo mondiale dei pesi massimi. I genitori di Mattioli, emigrati in Australia, lo chiamarono Rocco in omaggio al Campione di Brockton. Ripa Teatina, terra di campioni, è proprio il caso di dire.
Oggi, passeggiando per le vie di Ripa Teatina, tra le torri medievali e i vigneti, si avverte ancora l’eco di un nome che ha lasciato il segno. Rocky Marciano, il piccolo italiano muscoloso che conquistò il mondo sul ring, rimane nel ricordo dei ripesi e di chi conosce la sua storia non solo un campione di pugilato, ma un simbolo di forza, coraggio e generosità.
Il suo esempio continua a vivere tra le nuove generazioni, nei guantoni conservati nel piccolo museo comunale a lui dedicato, nei racconti degli anziani, nei sorrisi dei bambini, che si avvicinano allo sport con gli occhi pieni di sogni.
Copyright © Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com – Leo Domenico De Rocco – Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo – Note e fonti dopo la galleria fotografica
Galleria fotografica








Ripa Teatina – Torri Medievali; Chiesa di San Pietro Apostolo; centro storico e l’ex Convento Francescano, sec. XVI, sede del prestigioso “Premio Rocky Marciano” – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

California, luglio 1955, Rocky Marciano stende per KO l’inglese Don Cockell

Rocky Marciano mette KO all’ottava ripresa Joe Louis durante il mitico incontro del 26 ottobre 1951 al Madison Square Garden di New York

Quirino Marchegiano e Psqualina Picciuto (Archivio Comune di Ripa Teatina)

Ripa Teatina, statua di Rocky Marciano all’ingresso del paese – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Ripa Teatina – monumento a Rocky Marciano all’ingresso del paese – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni e Rocky Marciano durante un allenamento – Foto AP

Rocky Marciano, durante un allenamento di baseball – Foto Life Magazine

Rocky Marciano mette KO Roland La Starza, 1953 – Credits:Olycom

Rocky Marciano sferza un destro da KO allo sfidante Don Cocktell (Donald John Cocktell) campione europeo dei pesi massimi, durante il match disputato al Kezar Stadium di San Francisco il 16 maggio 1955 – Foto AP


Rocky Marciano, Joe DiMaggio (marito di Marilyn Monroe) e il Presidente americano Eisenhower, 1953 (photo/pinterest) – a destra: Rocky Marciano insieme a Liz Taylor e Rock Hudson, 1955

Miami, 1957 – Rocky Marciano e Juan Manuel Fangio – Foto Emilio Ronchini/Mondadori archivio Getty Images

Rocky Marciano, campione del mondo imbattuto dei pesi massimi, annuncia il suo ritiro durante la conferenza stampa organizzata a New York il 27 aprile 1956 – Foto AP



Rocky Marciano a Ripa Teatina, 1964 – per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni dall’Archivio, Assessorato allo Sport, del Comune di Ripa Teatina

La prima pagina del New York Times del primo settembre 1969


Rocky Marciano insieme a sua madre nel luglio del 1953 a Brockton

Rocky Marciano tra i ripesi durante il suo viaggio a Ripa Teatina nel 1964 – per gentile concessione dell’Assessorato allo Sport del Comune di Ripa Teatina

Con il figlio di Marciano, Rocky Marciano Junior, in occasione di un incontro di pugilato organizzato a Ripa Teatina









Altre immagini di Ripa Teatina – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni
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Note: 1) cit.: Gianni Ranieri, “Pugni e carezze del vero Rocky”, La Stampa, 18 agosto 2007; 2) Cit.: Dr.Spivey (Dean R.Brooks) “Lei è stato arrestato almeno cinque volte per aggressione, cosa sa dirmi a proposito” Rundy (Jack Nicholson) “Cinque combattimenti. Rocky Marciano ne ha fatti quaranta ed è diventato miliardario”; 3) bootleg tapes di “Think for yourself” Beatles, 1965, John Lennon e Paul McCartney parlano di Rocky Marciano; – Foto: Ripa Teatina, marzo 2016 autore Leo De Rocco; foto d’epoca, Archivio Comune di Ripa Teatina; copertina: Ripa Teatina, 1952, bambini esultano dopo la vittoria di Marciano su Louis; – Fonti: Ripa Teatina Terra di Campioni, Pro loco Ripa Teatina 2013 – Ringraziamenti: Ringrazio Gianluca Palladinetti, Assessore allo Sport Ripa Teatina, per la gentile concessione delle foto relative al viaggio di Rocky Marciano a Ripa Teatina.
English Version
The Hamlet and the Champion
The thing that I though about more often was the poverty that my mother and my father had dealt with (Rocky Marciano)

Rocky Marciano (ph-Pinterest)
Castrum Teate, this was once the name of Ripa Teatina, is a quiet hilltop hamlet in the province of Chieti, surrounded by vineyards and olive groves and half way between the sea and the Majella mountain. Castrum Teate was a real armed fortress, which served as a defensive outpost for the nearby city of Chieti, the ancient Teate.

Santo Stefano Church – ph Leo De Rocco/copyright
Who knows what strategic and military assessment did Hannibal make when he had to cross the “little fort” of Ripa Teatina; the Carthaginian helmets that were discovered near the church of Santo Stefano, upstream of the village, are evidence that the famous commander along with his mythical army passed by these places.

Ripa Teatina – medieval building – Ph Leo De Rocco

Ripa Teatina – St. Peter church – ph Leo De Rocco
Therefore, the ancestors of the modern citizens of Ripa Teatina must have been strong and brave, trained to defend the “cliff” and the territory of the ancient city of Teate. Perhaps this historical past contributed later to secure the recognition of the “privilege of punches” (1) to the inhabitants of Ripa Teatina, a privilege granted by the Royal Commissioners of Charles V.

Ripa Teatina – Saint Francis Convent – ph Leo De Rocco
With this rule, the citizens of this hamlet would be able to resolve their differences by fighting in the public square with very precise rules, as if it was a boxing match, and by paying a reasonable “gabelle” to the Spanish rulers. By a curious coincidence and some centuries later, this small village in Abruzzo became famous worldwide through a series of hooks, uppercuts and jabs that made history in the “noble art”, namely boxing.

Italian immigrants, Ellis Island (ph-Ellis Island Museum)
It was the night of October 26, 1951 when a young Italian-American commentator called Mike Bongiorno, narrated live from the Madison Square Garden in New York one of the most legendary matches in the history of boxing, the one between the American Joe Louis and Rocky Marciano, a nickname for Rocco Marchegiano, who was the greatest heavyweight champion in history. He was the son of Italian immigrants and his father was from Ripa Teatina.
The story of the origins of Rocky Marciano is linked to the one of a great number of emigrants who went in America in order to seek their fortune in the “Roaring Twenties”. On March 28, 1912, a Thursday, we find five young people from Abruzzo, the seventeen-year-olds Quirino, Raffaele, Giuseppe and Donato, along with the twenty-year-old Paolo, who was the “oldest” of the group, waiting for their turn at the immigration office of Ellis Island, in the Bay of New York.
The five young men had left two weeks before from Ripa Teatina and had embarked in Naples, on the steamship “Canada”, holding tight a ticket in third class bought with the little money they had in their pockets.
Those guys embodied the dream of thousands of their peers, the American dream, which represented a hope, an opportunity for a better future, an answer to a Europe that seemed too “plastered” in their young eyes.
Quirino Marchegiano had only $23 in his pocket, which was all that remained of his savings after paying the ticket for the long journey to the American dream.

Rocky Marciano’s statue – Ripa Teatina – March 2016 – ph Leo De Rocco
“I am a cobbler and I can read and write”, declared the young boy of Abruzzo to the strict and rigorous American controllers.
As soon as the five friends crossed the gate of the immigration office of Ellis Island, they were divided and each one of them reached their own final destination, their life opportunity, their own destiny.
And it was precisely the destiny that brought together Quirino Marchegiano with his future wife, Pasqualina Picciuto, a petite and beautiful girl from Benevento (Southern Italy), who also came to the United States aboard a steamship.
It was by a strange twist of fate that the ship was called “Canada”, as it was the same one on which years before the seventeen-year-old Quirino embarked. Pasqualina, who was a bit older than a little girl, broke the monotony of the long journey by listening to the folk songs sung in melancholy by the many others that were coming from Abruzzo and were crowding in the third class.
They got married in 1921, the year of the trial of Sacchi and Vanzetti, in the “roaring” Brockton (south of Boston), where the already twenty-year-old Quirino was working permanently in a shoe factory.
By their union and in September 1923, Rocco Francesco Marchegiano was born, a name that in a few years would become famous in the US and around the world and that would bring to life the American dream that both young parents pursued.

Rocky Marciano (photo/gettyimages)
The “little curly-haired and muscular Italian,” as his friends used to call him, started to play baseball when he was in his early twenties, but his destiny was to become the king of boxing.
In fact, Rocky Marciano did not possess all the physical and technical qualities of an elite boxer: for example, he was too short for the heavyweights, he had no technical balance, he was too lightweight and he had stooped shoulders; however, he had an incredible physical strength and persistence that, when he attacked his opponent, he looked like a hungry lion: the more severely he was hit the more severely he would attack back, sometimes with an aggressiveness that was very close to the regulation limits.
One of the greatest sports columnists of history, Red Smith, wrote that Marciano had “a jab that corresponded to the ninth degree on the Richter scale”.
Conscious of his strength, Rocky Marciano tried persistently to improve his technique by training hard and with a surprising strength of will and a spirit of innovation: he was the only boxer in history to train the wards with a pendulum and the first to understand the importance of concentration in the days before the races.

Rocky Marciano and Joe Louis, 1951 (Photo by Charles Hoff/NY Daily News Archive via Getty Images)
“What I saw in the gym was a little guy, with his shoulders hunched and two left feet, but with a deadly force,” said a young man, Angelo Dundee, future trainer of Cassius Clay.
It was a friend to notice the talent for boxing of Marciano, which was apparently discovered during a fight, and to convince him to play his first match as a professional that the small and muscular Italian won easily with a knockout (k.o.).
Ever since, Rocky Marciano never ceased to win; he played in 49 matches and won all of them, including 43 by knockout, a record that still stands to this day.
After his early successes, Rocco Marchegiano decided reluctantly to be called Rocky Marciano, a word that was quite catchy in American English, just as it had happened to his father that the Americans decided it was easier to call Pierino rather than Quirino.

Rocky Marciano and J.F.Kennedy (photo/pinterest)
The reputation of Rocky Marciano was so great that politicians, businessmen and Hollywood stars used to queue just to get to know him and to be photographed with him: for instance, from Frank Sinatra to Marilyn Monroe, who was a friend of his; from Rock Hudson and Marlon Brando to Mae West up to Eisenhower and John Kennedy.
This was the America of the 1950s, the same that had seen many of its young soldiers to succumb in a war-torn Europe a few years earlier, and was now trying to regroup the nation by redirecting the public opinion to celebrities.
Nevertheless, the reputation of Rocky Marciano would go on in the following years.
The citations dedicated to this Italian-American champion cannot be counted: from Jack Nicholson in the film “One Flew Over the Cuckoo’s Nest” (2) to Renato Salvatori in “Poveri ma belli” (U.S. title: Poor, But Handsome; U.K. title: A Girl in Bikini) up until the Beatles (3) and the popular movie sequel dedicated to “Rocky Balboa”.

Rocky Marciano’s visit to Ripa Teatina – Italy – 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)
In the hot August of 1964, when Rocco Marchegiano visited Ripa Teatina, the same place that his father had left fifty years before, he was greeted as a hero with all the honours and with that sincere and genuine hospitality that only the people of Abruzzo can offer.
The champion was so impressed by the extraordinary welcome he received that, as he was rediscovering his “Italian character” he promised to return.
Unfortunately, that promise remained as such. In 1969, on the eve of his forty-sixth birthday, a plane crash ended the amazing life of the “little curly-haired and muscular Italian.”
The invincible hero did not make it, even if he definitely struggled as only he could do. However, this time the opponent was a Cessna that fell down during a storm, too strong an opponent even for a hero like him.
Rocky Marciano remained the collective symbol of strength and courage, of social redemption, but also of solidarity and friendship.

Hercules bronze statue, third century BC – Villa Frigerj – National Archeological Museum of Abruzzo – ph Leo De Rocco
There are many testimonies of this kind-hearted Hercules, especially those relating to the economic aid that the bomber of Brockton handed out to his disgraced opponents.
For example, the medical expenses he paid to Carmine Vingo in his two years of recovering from the terrible k.o. that he suffered, or the embrace to Joe Louis, at whom he whispered crying as the latter was lying knocked-out in the third round: “you were my idol ever since I was a little boy,” and this was not rhetorical.
The big Marciano supported the ex-champion economically and by true friendship, who had fallen into depression and economic instability. The Italian-American champion thus embodies the ideal of Abruzzo par excellence, “forti e gentili” (the “strong and gentle”) that, although a little overshadowed by the modern globalised society is still a typical trait of the people of Abruzzo.
Ripa Teatina preserves the historical memory of the myth of Rocky Marciano with the “Marciano Award.” Each year this village of Abruzzo attributes a premium to one of the sports personalities, but not only of Boxing.
In a recent edition, Rocky Mattioli was the winner, another great champion of the International Boxing, who was also a native of Ripa Teatina. Mattioli, whose name is in the Australian National Boxing Hall of Fame, was born in 1953, when Marciano, in his thirties, already held the world heavyweight title. His parents, who later on emigrated to Australia, chose to call him Rocco to pay compliments to the Champion of Brockton.
Therefore, it is really the case to state: “Ripa Teatina, land of Champions”.
Leo De Rocco

Rocky Marciano’s visit to Ripa Teatina – Italy – 1964 (Ripa Teatina Municipal Photo Archive)
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Rocky Marciano’s boxing gloves, exposed in Ripa Teatina Town hall – March 2016 – ph Leo De Rocco
Footnotes: 1) Gianni Ranieri, “Pugni e carezze del vero Rocky”, La Stampa, August 18, 2007; 2) Dr Spivey (Dean R. Brooks) “You have been arrested at least five times for assault, what can you tell me about it.” Rundy (Jack Nicholson) “Five fights. Rocky Marciano had forty of them and became a millionaire”; 3) bootleg tapes of “Think for yourself” Beatles, 1965, John Lennon and Paul McCartney talking about Rocky Marciano; – Photos: Ripa Teatina, March 2016 author Leo De Rocco; vintage photos, archive of the Town hall of Ripa Teatina; cover picture: Ripa Teatina, 1952, children cheering after the victory of Marciano over Louis; – Sources: Ripa Teatina Terra di Campioni, Proloco 2013 – Acknowledgements: Gianluca Palladinetti, Sports Assessor of the Town hall of Ripa Teatina; Andrea de Carlo, translator and professor of literature; Ioannis Arzoumanidis, research fellow, for translating this article into English – Author/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com
