Costa dei Trabocchi. San Vito Chietino, l’Eremo Dannunziano e il Turchino.

📸 In copertina: il lungo ponte di legno del Trabocco Turchino a San Vito Chietino – Foto e video Abruzzo storie e passioni

Il primo turista della Costa dei Trabocchi

Lasciate le spiagge suggestive di Ortona, i fondali dai mille colori e le storie che hanno alimentato il mito della “Perla dell’Adriatico”, bastano pochi chilometri, percorsi alternando la pedalata a qualche tuffo nell’acqua cristallina delle calette che si aprono lungo la ciclopedonale Via Verde, per arrivare a San Vito Chietino.

Il paese si adagia sotto uno dei promontori più iconici della costa abruzzese, dominato dall’Eremo Dannunziano: un balcone naturale sul mare che ancora oggi conserva l’eco di un’estate ardente, vissuta qui, in una villetta affacciata sull’Adriatico. È una storia che abbiamo già raccontato agli inizi di questo blog, ma che continua a riaffiorare come una marea gentile.

Protagonista di quella fuga sentimentale fu, non a caso, il primo turista della Costa dei Trabocchi: Gabriele d’Annunzio. Fu lui a svelare per la prima volta al grande pubblico il fascino arcaico di queste macchine da pesca sospese sull’acqua, consacrando in particolare il trabocco Turchino di San Vito a luogo letterario e simbolico.

Il Vate giunse a San Vito Marina in treno e attese in stazione l’arrivo da Roma dell’amata “Barbarella”, pseudonimo dietro cui si celava Barbara Leoni, al secolo Elvira Natalia Fraternali: donna bella, intelligente e colta, reduce da un matrimonio infelice con un conte senza fortuna.

All’epoca non esistevano strade asfaltate; per raggiungere la villetta affittata per l’estate, i due amanti dovettero inerpicarsi lungo un sentiero di campagna, tra agrumeti e ginestre profumate, in un paesaggio ancora intatto e selvatico. Per il racconto completo, arricchito da fotografie esclusive della dimora degli amanti, si rimanda all’articolo San Vito Chietino. Mare, trabocchi e amanti.

Il Turchino

La più antica testimonianza scritta riferita a un trabocco, le suggestive macchine da pesca sospese tra mare e cielo, diffuse anche lungo altre coste adriatiche come Molise, Puglia e Marche, si trova proprio qui, lungo la costa di San Vito Chietino. Si tratta del celebre trabocco Turchino, oggi di proprietà del Comune e tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo come bene di interesse storico, culturale e paesaggistico. Chi desidera ammirarlo da vicino può prenotare una visita tramite l’info-point Pallenium Tourism; la sede estiva si trova lungo la ciclopedonale, di fronte all’ex stazione ferroviaria di San Vito Marina.

I trabocchi hanno affascinato non solo i poeti e i viaggiatori, ma anche le grandi firme della letteratura contemporanea. La scrittrice Dacia Maraini, amica storica di Pier Paolo Pasolini, ricorda con vivida poesia il mare abruzzese: negli anni ’50, Pasolini stesso aveva raccontato quel litorale in un reportage per L’Europeo intitolato La lunga strada di sabbia (agosto 1959), definendo Francavilla al Mare come il luogo da cui “iniziano le grandi spiagge adriatiche, una nuova civiltà balneare”. Maraini, richiamandosi a quell’immaginario, così descrive i trabocchi:

Cosa ci dicono infine questi trabocchi sorpresi nel loro lirico incanto? Che l’opera umana è sempre macchinosa e fragile, basta un soffio per distruggerla. Ma proprio la sua fragilità è anche la ragione della sua resistenza: un poco sopra le onde, un poco sotto le nuvole, la grande macchina pescatoria sta a simbolizzare la patetica eppure grandiosa capacità dell’essere umano di credere nel futuro nonostante l’amarezza e la piccolezza del suo destino.

Con la definizione di “grande macchina pescatoria”, Maraini richiama un passo tratto dal romanzo di Gabriele d’Annunzio, in gran parte ambientato tra le scogliere e i trabocchi di San Vito Chietino: La grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene, che biancheggiava singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano.

Il trabocco che tanto affascinava il Vate non era frutto di immaginazione letteraria: è ancora lì, esattamente dove d’Annunzio lo ammirava sdraiato sui ciottoli variopinti della piccola spiaggetta oggi a lui intitolata, leggendo poesie alla sua amante romana Barbarella, la “regina di Cipro”.

Il nome “Turchino” deriva dal soprannome che d’Annunzio diede a un pescatore locale, dalla carnagione sempre abbronzata e dagli occhi chiari, incontrato dallo scrittore durante quella lontana estate del 1889, e rimasto legato per sempre alla storia del trabocco di San Vito.

Storie di pirati

Anche a San Vito Chietino il mare custodisce storie di pirati e avventure. Nel vecchio quartiere un tempo popolato da pescatori e marinai, sul promontorio del Belvedere Marconi, conosciuto dai sanvitesi come “il Colle”, sorge una piccola chiesa dedicata a San Francesco di Paola, protettore dei naviganti, dei bagnini e dei pescatori.

Secondo una leggenda locale, secoli fa un vascello pirata, minaccioso all’orizzonte, fu sorpreso da una violenta tromba marina proprio mentre si avvicinava al borgo. L’imbarcazione stava per affondare quando uno dei pirati invocò l’aiuto del Cristo Salvatore: improvvisamente la tromba marina si placò, il mare tornò calmo e i corsari, grati, risparmiarono il villaggio, edificando una piccola chiesa, l’attuale San Francesco di Paola.

La realtà storica, però, è altrettanto affascinante. La chiesetta che domina il mare fu in origine la cappella privata dei marchesi Lucà-Dazio, una famiglia nobile giunta in Abruzzo dalle Fiandre nel XVI secolo, in un’epoca in cui la regione era ambita per il commercio di lana, seta e spezie, soprattutto lo zafferano. Non sorprende che tra i mercanti celebri di quel periodo ci siano anche i Medici, attivi nello scambio di lana e zafferano tra Rocca Calascio, Capestrano, Santo Stefano di Sessanio, Carapelle e Castelvecchio Calvisio, le cosiddette “Terre della Baronia”.

Qualche decennio più tardi, sempre nel Cinquecento, un pirata realmente esistito incluse la Costa dei Trabocchi in una mappatura dei mari. Si trattava di un corsaro ottomano, veterano delle battaglie nel Mediterraneo contro le flotte di Venezia e Genova e delle famose Battaglie di Lepanto, che abbandonò bandana e sciabola per diventare ammiraglio e geografo. Il suo nome era Piri Reis (Turchia, 1470 – Egitto, 1553), autore della celebre Mappa dei sette mari e del Libro della marina. Tra le sue mappe figura anche la Costa dei Trabocchi, rappresentata su una pergamena oggi conservata al Walters Art Museum di Baltimora: il tratto disegnato da Piri Reis corre proprio tra Ortona e San Vito Chietino, tracciando il confine tra leggenda e storia.

Il mistero di Portus Gualdi

Su questo tratto sanvitese della Costa dei Trabocchi, nei pressi del torrente Feltrino, si nasconde un pezzo di storia lunga duemila anni: l’area archeologica di Murata Bassa, dove romani, bizantini e longobardi hanno lasciato le loro tracce. L’abbondanza di acqua e di argilla rese questo angolo di costa ideale per insediamenti, piccole officine e approdi.

Le indagini archeologiche condotte tra il 1991 e il 1995 dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo hanno riportato alla luce un articolato complesso di strutture e stratigrafie riferibili a un ampio arco cronologico compreso tra il I secolo a.C. e l’Alto Medioevo.

Le testimonianze più antiche, databili tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., sembrano delineare due ambienti affacciati sul mare e dotati di un portico. Tali strutture sono state interpretate come parte di un piccolo vicus costiero, probabilmente connesso alla presenza di un approdo. Tra il I e il II secolo d.C. l’impianto subì una significativa trasformazione: l’area venne infatti adattata a fornace per la produzione di lucerne, con ambienti destinati alla lavorazione dell’argilla. In seguito alla crisi e al progressivo declino dell’Impero romano il sito fu abbandonato, ma tornò a essere frequentato nei secoli successivi. A questa fase si riferiscono un muro di terrazzamento verso il mare e numerosi frammenti di ceramica da fuoco databili tra il V e il VII secolo.

Durante l’età bizantina il luogo dovette assumere un ruolo strategico come punto di approdo e presidio di controllo della costa frentana. Nel VII secolo i Longobardi recuperarono e rafforzarono tali strutture difensive, inserendole nel proprio sistema di controllo territoriale.

Il Portus Gualdi compare successivamente nelle fonti medievali: nel 942 è menzionato in una donazione all’abbazia di Montecassino e, nel 1047, risulta tra i possedimenti dell’abbazia di San Giovanni in Venere.

Murè e Parò

Per chi desidera esplorare la costa in sella a una bicicletta, San Vito Chietino offre diverse possibilità di noleggio: city bike, cruiser, mountain bike e molto altro. Tra i più interessanti segnalo Al Murè, un beach-cocktail-bar dal fascino giovane e stiloso, perfettamente integrato tra le bianche scogliere a picco sul mare. Le sue terrazze e i corridoi ricordano il ponte di una nave, ideale per sorseggiare un cocktail, ascoltare buona musica e lasciarsi catturare dal panorama marino.

Il nome “Murè” è un omaggio alla memoria storica del borgo. Nelle antiche marinerie abruzzesi, l’adolescente aspirante marinaio imbarcato sulle paranze veniva chiamato “murè” – il mozzo – mentre il comandante era il “parò”. Solo dopo anni di esperienza in mare, dimostrando abilità nella pesca, conoscenza della navigazione e forza fisica sufficiente a trasportare un compagno sulle spalle, il “murè” diventava un marinaio a pieno titolo (1).

Le spiagge di San Vito Chietino offrono scorci per tutti i gusti: Punta Turchino, Marina di San Vito, Marinelle, Punta del Guardiano, Spiaggetta Dannunziana – proprio accanto al Trabocco Turchino – e la Spiaggia degli Annecchini, ai piedi del promontorio dannunziano. Spostandosi nell’entroterra, merita una visita Lanciano, una delle città d’arte più belle d’Abruzzo, famosa anche per il suo turismo religioso legato al “Miracolo Eucaristico” (approfondimento nell’articolo “Lanciano da scoprire”, link a fine testo).

La prossima tappa del nostro viaggio lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi sarà Vallevò, a Rocca San Giovanni, dove scopriremo la storia di una balena e ci avventureremo su un promontorio marino alla ricerca della magica Grotta delle Farfalle.

Copyright ‐ Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com – Leo Domenico De Rocco ‐ Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Foto scattata nel 1988 da Giorgio Stagni quando sullo stesso tratto (per la precisione in prossimità del trabocco “Lupone”) passava la Ferrovia Adriatica.

La ciclopedonale Via Verde vista dall’Eremo Dannunziano ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Costa dei Trabocchi, il Trabocco Turchino a San Vito Chietino – Foto e video Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

San Vito Chietino, scorci dal belvedere – Foto Leo De Rocco

La Via Verde attraversa San Vito Chietino – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Antica pergamena con la mappa della Costa dei Trabocchi nella zona di San Vito Chietino, sec. XV, opera di Piri Reis, un ex pirata turco diventato un grande geografo – The Walters Art Museum Baltimora

La Via Verde della Costa dei Trabocchi attraversa San Vito Chietino – Foto Abruzzo storie e passioni

Ciclopedonale Via Verde a San Vito Chietino, e il giovanile Beach Bar Al Murè – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

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Copyright ‐Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Note al testo 1) Da “Al Murè San Vito Chietino” di Fabio Di Giovanni,

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