Ci sono luoghi che sembrano periferici solo a uno sguardo distratto, e uomini che da quei luoghi hanno saputo guardare molto lontano. Popoli Terme, incastonata tra valli, fiumi e vento, è uno di questi luoghi. Qui, alla fine dell’Ottocento, nacque Corradino D’Ascanio, ingegnere, inventore e visionario, destinato a lasciare un segno profondo nella storia dell’aviazione e dello sviluppo tecnologico del Novecento.
Questo articolo ripercorre la sua straordinaria vicenda umana e creativa: dagli esperimenti giovanili sul volo, condotti tra le valli della Maiella, alle invenzioni che hanno cambiato per sempre la storia dell’aeronautica, fino alla Vespa, simbolo universale dell’ingegno italiano.
Volare era per me il sogno più bello e accarezzato
Corradino D’Ascanio

Corradino, genio e inventore.
In uno dei nostri viaggi itineranti in Abruzzo, alla ricerca di storie, passioni e suggestioni d’occhio e di cuore, siamo giunti a Popoli Terme, antica città ducale e feudo dei Cantelmo, che qui fecero realizzare una delle architetture medievali più significative della regione: la Taverna Ducale.
Popoli è conosciuta come la “Chiave dei tre Abruzzi” e come la “Città dell’acqua e del vento”. Proprio quest’ultimo elemento naturale, il vento, accese l’interesse e la curiosità di un ragazzino popolese vissuto nel secolo scorso. Come molti adolescenti, anche lui era un sognatore, ma Corradino, questo il suo nome, rispetto ai coetanei volava alto nel vero senso della parola: sognava proprio di volare!
Corradino D’Ascanio nacque a Popoli il 1° febbraio 1891, da Giacomo D’Ascanio e Anna De Michele. La famiglia abitava in un palazzo signorile affacciato sul corso principale, all’epoca denominato Corso Vittorio Emanuele, divenuto nel dopoguerra Corso Gramsci. Una strada dalle dimensioni insolite per un centro di provincia, forse retaggio del passato ducale e della posizione strategica: crocevia di tre valli, ricca di corsi d’acqua, attraversata dalla Tiburtina Valeria e, per secoli, punto di incontro dei grandi tratturi abruzzesi, pilastri dell’economia antica.
Quando il 17 dicembre 1903 i fratelli Wilbur e Orville Wright fecero volare il Wright Flyer, la prima macchina volante motorizzata con pilota, Corradino era uno studente di appena dodici anni. Fin da bambino era affascinato dai disegni e dallo studio sul volo teorico, dalle macchine rudimentali delle Vite Aeree ideate quattro secoli prima da Leonardo da Vinci.
La notizia dell’impresa dei fratelli Wright fece rapidamente il giro del mondo e giunse anche a Popoli, accedendo come un fulmine la fantasia del giovane Corradino.
Il primo deltaplano
D’Ascanio iniziò così a osservare attentamente gli uccelli in volo. Prendeva appunti sul modo in cui planavano, sul tempo di volo, sul peso, sull’apertura alare e sull’altezza raggiunta sfruttando le correnti ascensionali e la direzione dei venti, che qui a Popoli Terme sono una presenza costante, soprattutto tra i canyon naturali delle Gole di Popoli.
Non solo: proprio come fece secoli prima Leonardo da Vinci, Corradino affiancò all’osservazione scientifica lo studio delle ali e della conformazione ossea degli uccelli, che suo padre riportava a casa dopo le battute di caccia nei boschi intorno al paese.
Nel 1906, tre anni dopo il volo del Flyer, il quindicenne Corradino, sempre più sognatore e visionario, mise in pratica i suoi studi e costruì da solo un deltaplano, il primo in Abruzzo e, con ogni probabilità anche in Italia. Lo fece di nascosto, perché per rivestire le ali dovette sottrarre alcune lenzuola dal letto della madre. Ma il suo sogno, coltivato dall’infanzia, stava per diventare realtà.
Con quel deltaplano artigianale Corradino volo davvero. Decollò dalla cima di un colle sopra Popoli e si sollevò da terra per circa quindici metri, sotto gli occhi increduli degli amici, che lo videro planare nell’aria con stupore e meraviglia.
Grazie agli eredi di Corradino D’Ascanio e alla passione di Ezio D’Amato, ingegnere del Centro Spaziale del Fucino (Telespazio) e attuale proprietario del palazzo in cui D’Ascanio nacque, quel deltaplano – simbolo di sogni avverati e sfide vinte – è ancora conservato in una delle stanze dove il giovane inventore amava giocare, costruendo e facendo librare nell’aria macchine volanti realizzate con la carta. Nella galleria fotografica, in esclusiva per i lettori di Abruzzo storie e passioni, sono raccolte le foto di questo straordinario manufatto.
Il pilota automatico
Dopo il diploma, conseguito nel 1909 all’Istituto Tecnico Ferdinando Galiani di Chieti, Corradino D’Ascanio si laureò in ingegneria industriale nel 1914 al Politecnico di Torino. Arruolato come soldato nel dicembre dello stesso anno, durante la Prima guerra mondiale D’Ascanio realizzò la prima di una lunga serie di invenzioni rivoluzionarie, destinate a segnare la storia dell’aviazione: assemblò un’apparecchiatura radio a bordo di un aeroplano.
A questo seguirono altri dispositivi che ancora oggi costituiscono elementi fondamentali della strumentazione di volo, come l’indicatore dell’inclinazione dell’aereo e il sistema che consente di lasciare i comandi, il celebre pilota automatico. Nel corso del tempo e con l’evoluzione della tecnologia queste apparecchiature si sono naturalmente perfezionate, ma la loro concezione originaria porta la firma di D’Ascanio, protagonista di una stagione autenticamente pionieristica dell’ingegneria aeronautica.
Il clinometro
Negli anni 1916-1917, tra congedi provvisori e permessi Corradino D’Ascanio si divideva tra rientri a Popoli e il lavoro nelle officine fondate da Ottorino Pomilio (Chieti, 1887 – Roma, 1957), la Società Anonima per Costruzioni Areonautiche ing. Ottorino Pomilio & C. , una delle prime aziende areonautiche italiane, successivamente confluita nella FIAT. A quest’ultima azienda D’Ascanio cedette il brevetto del suo clinometro universale, strumento destinato a diventare essenziale nella navigazione aerea.
Durante uno dei suoi rientri a Popoli, nel 1917, D’Ascanio fu protagonista di un episodio che sembra uscito da un film. Per poter comunicare anche di notte con la fidanzata, una bella ragazza del posto di nome Paola Paolini, installò due telefoni a batteria collegandoli alla rete elettrica pubblica. I due si sposarono nello stesso anno e dalla loro unione nacquero Giacomo (1922) e Giorgio (1927).
Il forno elettrico
Dopo una breve esperienza negli Stati Uniti (1918), durante la quale collaborò con la Pomilio Brothers Corporation e fondò una società areonautica insieme a Ugo Veniero, figlio di Gabriele d’Annunzio, per la costruzione di un aeroplano equipaggiato con un motore delle moto Harley Davidson, Corradino D’Ascanio tornò in Italia. A Popoli aprì uno studio di ingegneria civile e industriale, dove presero forma nuove invenzioni, tra cui il forno elettrico – così potrete riscaldare pane e dolci – scriveva, e una macchina elettropneumatica per la catalogazione e ricerca rapida di documenti. Ma la sua mente tornava sempre ai sogni dell’infanzia legati al volo.
L’elicottero
Visionario per natura, D’Ascanio non smise mai di pensare al volo, che rimase la sua più grande passione. Era affetto, come scrisse lui stesso, da una vera e propria “elicotteropatia“. Così, nel 1925, insieme al barone Camillo Trojani di Pescosansonesco, nel pescarese (all’epoca provincia dell’Aquila), fondò una società per sviluppare una macchina volante capace di decollare verticalmente: nasceva così così per la prima volta nella storia l’idea concreta dell’elicottero.
Il prototipo progettato e firmato da Corradino, il D’AT3 D’Ascanio – Trojani, prototipo n. 3, fu collaudato a Ciampino, dove ancora oggi, sul piazzale antistante l’aeroporto, un monumento dedicato all’ingegnere abruzzese ricorda il primo volo al mondo effettuato con l’elicottero da lui progettato. Nel 1930 il D’AT3 conquistò tre primati internazionali: durata del volo (8 minuti e 45 secondi), distanza (circa 1 km) e altezza (18 mt).
La notizia del volo sperimentale del primo elicottero fece il giro del mondo, proprio come era accaduto anni prima per il Flyer dei fratelli Wright. Il brevetto fu venduto a numerosi Paesi occidentali e al Giappone. Tuttavia, per ragioni mai del tutto chiarite, le autorità italiane non rinnovarono i finanziamenti al progetto.
Nel 1931 Corradino D’Ascanio si ritrovò così in gravi condizioni economiche, avendo contribuito personalmente, insieme al barone Trojani, al finanziamento dell’impresa.
L’elica a passo variabile
Il lungimirante ingegnere popolese seppe salvarsi, ancora una volta, grazie al proprio genio. Fu infatti l’invenzione dell’elica a passo variabile a suscitare l’interesse della Piaggio, con la quale Corradino D’Ascanio avviò, a partire dal 1932, una collaborazione destinata a durare nel tempo, offrendo all’azienda di Enrico Piaggio la sua consulenza tecnica.
Grazie all’elica progettata da D’Ascanio furono stabiliti nuovi record mondiali: il biplano Caproni Ca.161 bis, pilotato dal colonnello Mario Pezzi, raggiunse i 17.000 metri di quota, un’altezza mai toccata prima da un essere umano.
Nel frattempo, i prototipi dell’elicottero ideati da D’Ascanio – rimasti inattuati per il singolare disinteresse delle autorità italiane, incapaci di coglierne la portata innovativa – vennero studiati all’estero, in particolare da Igor Sikorsky (Kiev, 1889 – Easton, 1972), ingegnere di origine russa, naturalizzato statunitense.
E così, il 14 settembre 1939, Sikorsky portò in volo il suo Vought Sikorsky VS – 300, dando avvio alla produzione in serie e all’uso non solo militare, ma anche civile, dell’elicottero. Circa dieci anni più tardi, in occasione della IV Conferenza Mondiale dell’Elicottero, organizzato a Filadelphia dall’American Helicopter Society (1948), Corradino D’Ascanio fu invitato a presiedere i lavori.
In quella sede Igor Sikorsky, ringraziò pubblicamente l’ingegnere abruzzese, riconoscendogli il ruolo fondamentale delle sue invenzioni nella storia dell’elicottero. Al suo ritorno in Italia, D’Ascanio raccontò degli ingenti investimenti dell’aviazione americana, in particolare nel campo del volo verticale. Ma, ancora una volta e inspiegabilmente, le istituzioni italiane non seppero raccogliere il suo appello.
La Vespa, invenzione abruzzese
Le basi del cosiddetto miracolo economico italiano, iniziato nei primi anni Cinquanta, furono gettate già all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale. Nell’estate del 1945, dopo la Liberazione, Enrico Piaggio chiamò Corradino D’Ascanio affidandogli un compito ambizioso: progettare un nuovo ciclomotore da produrre su larga scala, alla portata delle tasche popolari, semplice da guidare e adatto anche alle donne. D’Ascanio inventò così uno dei simboli più riconoscibili dell’italianità nel mondo, iconico come la pizza e la Nutella: la Vespa.
Il primo modello Piaggio, il “98“, fece la sua comparsa nel 1946 al Salone del Ciclo e del Motociclo a Milano. D’Ascanio curava personalmente anche gli allestimenti delle presentazioni, facendo apparire la Vespa sospesa su un ramo di mandorlo, appesa a un filo o in movimento su un tapis roulant.
Il successo fu immediato e travolgente, in Italia e all’estero. Anche Hollywood contribuì a consacrarne il mito: nel 1952 la Vespa divenne protagonista del film premio Oscar Vacanze romane, diretto da William Wyler, con Gregory Peck e Audrey Hepburn.
Fu solo il primo di una lunga serie di apparizioni cinematografiche: da La dolce Vita ad American graffiti, da Il Talento di Mr. Ripley a Caro diario e Nuovo Cinema Paradiso. Un elenco che potrebbe continuare a lungo.
L’ultima invenzione
Corradino D’Ascanio, il ragazzo abruzzese visionario, concluse il suo straordinario percorso creativo così come lo aveva iniziato: inseguendo il sogno del volo. Come quando a quindici anni si era librato sopra Popoli con un deltaplano cucito con le lenzuola della madre.
Nel 1964 a 73 anni, realizzò la sua ultima invenzione per la società areonautica italiana Augusta SpA: un aliante destinato all’addestramento dei piloti di elicotteri.
In questo aeroporto volò primo al mondo l’elicottero progettato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio.
Recita così la dedica incisa sul monumento a lui intitolato all’ingresso dell’aeroporto di Roma-Ciampino.
Popoli Terme ricorda oggi Corradino D’Ascanio (Popoli, 1891 – Pisa, 1981) con un museo e con il Vespa Club Corradino D’Ascanio, a testimonianza di un’eredità che continua a unire ingegno, territorio e visione.
Dal territorio al simbolo universale
La storia di Corradino D’Ascanio è, prima di tutto, la storia di una visione coltivata con ostinazione. Dal deltaplano cucito con le lenzuola di casa alle grandi invenzioni dell’ingegneria aeronautica, dal sogno del volo in verticale alla Vespa che accompagnò l’Italia nel secondo dopoguerra, il suo percorso dimostra che l’innovazione nasca spesso lontano dai grandi centri decisionali.
Popoli Terme non è soltanto il luogo in cui nacque D’Ascanio, ma anche il paesaggio che ha alimentato la sua immaginazione, a cominciare dal vento. In questa continuità tra territorio e genio, tra un piccolo centro abruzzese e un visionario, si coglie il significato più profondo di una storia che unisce ingegneria e design: la capacità di trasformare un sogno in un simbolo universale.
Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ derocco.leo@gmail.com ‐ Leo Domenico De Rocco ‐ Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Popoli Terme – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Popoli Terme, Corso Gramsci, a destra la casa natale di Corradino D’Ascanio – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

L’ingegnere Corradino D’Ascanio nel suo studio

La Vite Aerea di Leonardo da Vinci, 1489, Parigi, Istituto di Francia.



Il deltaplano costruito da Corradino D’Ascanio nel 1906 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni, per gentile concessione dell’ing. Ezio D’Amato

Venuta dall’alto di Popoli Terme, probabilmente in questa zona Corradino inaugurò il primo deltaplano costruito in Italia ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni


Corradino D’Ascanio davanti al prototipo dell’elicottero presso le officine Camplone a Pescara nel 1926


Corradino D’Ascanio con Enrico Piaggio

Il prototipo della Vespa disegnata da Corradino D’Ascanio nel 1945

Audrey Hepburn e Gregory Peck a bordo della Vespa D’Ascanio in una scena del film Vacanze romane (1953)
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Copyright – Riproduzione riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Ringrazio l’ing. Ezio D’Amato, proprietario della casa natale di Corradino D’Ascanio e Bruno Di Tommaso, guida turistica a Popoli Terme ‐ Fonti: “Una Vespa mi ha punto. L’uomo che inventò la Vespa sognando l’elicottero” film documentario, 2015, diretto da Leonardo Araneo – Foto copertina: Relazione tecnica di Corradino D’Ascanio sul nuovo elicottero PD3 a una sola elica, 1949.
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