Costa dei Trabocchi: Torino di Sangro e Pollutri.

▪︎ 📸 in Copertina: Trabocco Le Morge di Torino di Sangro ‐ ▪︎ 📸 Sotto: La ciclopedonale Via Verde attraversa la spiaggia di Borgo Marina – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Prima parte

Torino di Sangro: Le Morge e la Lecceta

Dopo l’affascinante abbazia di San Giovanni in Venere e le spiagge assolate di Fossacesia, il nostro viaggio lungo il mare riprende in direzione di Torino di Sangro e del suo immediato entroterra, fino a Pollutri. Più avanti sarà Casalbordino ad accoglierci. Intanto, questa Costa dei Trabocchi continua a sorprenderci: procedendo verso sud, le spiagge si fanno via via più selvagge, mentre i fitti boschi mediterranei scendono dalle alture fino quasi a sfiorare l’Adriatico.

In questo scenario si apre la Riserva Naturale Regionale della Lecceta, un vasto polmone verde che dal centro abitato della marina di Torino di Sangro si estende verso le morbide colline dell’interno. Un territorio che porta ancora impressi i segni della Seconda guerra mondiale, quando qui passava la Linea Gustav, la linea difensiva che da Montecassino attraversava l’Abruzzo fino a Ortona.

Con i suoi 180 ettari, la Lecceta rappresenta uno degli ultimi boschi costieri relitti dell’Adriatico: un patrimonio naturale di straordinario valore, dove convivono lecci, roverelle, cerri e una rigogliosa macchia mediterranea. La riserva è anche un habitat prezioso per numerose specie animali, dalla testuggine di Hermann al capriolo, dal lupo a una ricca avifauna.

È un luogo in cui il silenzio della natura si intreccia con la memoria della storia. Poco distante, immerso in un paesaggio ordinato e solenne, sorge il Sangro River War Cemetery: tra magnolie, siepi di rose e biancospino riposano 2.617 soldati del Commonwealth britannico. La Lecceta, oggi, è attraversata da una rete di sentieri che invita a passeggiate lente ed escursioni consapevoli, punteggiate da punti panoramici da cui lo sguardo spazia tra mare, bosco e memoria.

L’unico trabocco del litorale di Torino di Sangro si chiama Le Morge, dal nome dello scoglio su cui sorge, saldamente ancorato alle rocce marine levigate dal tempo e dalle onde. Il termine “morge” deriverebbe dalla voce dialettale del latino murex, a evocare un legame antico tra lingua, mare e pietra. Ma questo trabocco porta con sé anche una storia dolorosa: nel 1951 il figlio diciottenne del traboccante si tuffò in mare e non fece più ritorno. Da quel momento Le Morge venne abbandonato, lasciato alla mercé delle mareggiate che, col tempo, lo distrussero. Solo nel 2001, grazie all’interessamento dell’allora sindaco Donato Iezzi, il trabocco tornò a vivere, restituito al paesaggio e alla memoria collettiva.

Oggi, dalla sua passerella, lo sguardo si apre su un panorama ampio e suggestivo, dove il mare dialoga con una spiaggia estesa, selvaggia, in parte nascosta dalla macchia mediterranea. In questo tratto di costa, opportunamente segnalato, è possibile praticare il naturismo, in armonia con un ambiente ancora integro e riservato.

Meritano una visita anche le spiagge della località Borgata Marina, che si distendono poco lontano, in continuità con quelle più centrali del lungomare di Torino di Sangro, offrendo scorci diversi ma ugualmente affascinanti di questa porzione autentica di Adriatico.

Tradizioni: il Canto dei Fiori

Anche in questo tratto della Costa dei Trabocchi le tradizioni popolari affondano le loro radici nei secoli, custodite e tramandate come patrimonio identitario. L’ultima domenica di maggio, in occasione dei festeggiamenti dedicati alla Madonna di Loreto, patrona di Torino di Sangro, il paese si raccoglie attorno a uno dei suoi riti più suggestivi. Durante la processione, le donne del luogo intonano un’antica e dolce melodia, conosciuta come il Canto dei Fiori, mentre sollevano verso il cielo mazzi di fiori variopinti, gesto di devozione e augurio benevolo.

«A te con questi fiori accetta il nostro amore, per sempre i nostri cuori saran con te, saran con te nel tempo del dolore,
saran con te nel tempo del gioir», cantano all’unisono, accompagnando il lento avanzare della processione. Intanto, le vie del paese si trasformano in un tappeto profumato di petali di rosa, lanciati dai balconi delle case, dalla torre campanaria della chiesa patronale e da gruppi di bambini che sfilano in fila ordinata, vestiti di bianco, con piccoli cestini colmi di fiori primaverili. È un momento di intensa partecipazione, in cui fede, memoria e comunità si fondono in un racconto corale che ogni anno si rinnova.

Seconda parte

Pollutri

Allontanandoci di pochi chilometri dalla linea di costa, raggiungiamo Pollutri, uno dei borghi che dalla fascia collinare osservano dall’alto la Costa dei Trabocchi. In passato questi paesi erano parte integrante di feudi e baronie, la cui prosperità si fondava sui proventi dell’olivicoltura. Con il tempo, frantoi e uliveti hanno in larga misura lasciato spazio a estesi vigneti che digradano dolcemente verso il mare. Non è un caso se, negli ultimi anni, le cantine sorte su queste colline soleggiate hanno iniziato a produrre vini sempre più apprezzati e riconosciuti.

Pollutri dista solo pochi chilometri dalla prossima tappa del nostro itinerario, Casalbordino, ma conserva una propria identità ben definita. Il centro storico, raccolto e suggestivo, è punteggiato da antichi frantoi e da eleganti palazzi baronali. All’interno di uno di questi edifici mi imbatto in un autentico capolavoro dell’arte orafa: un busto settecentesco raffigurante San Nicola, patrono dei marinai e del paese.

L’opera è attribuita agli argentieri napoletani Giuseppe e Gennaro Del Giudice, eredi di una dinastia di orafi documentata sin dal 1569. Alcune creazioni della famiglia Del Giudice fanno parte del celebre Tesoro di San Gennaro, custodito nel Duomo di Napoli.

San Nicola di Bari è una figura profondamente amata a Pollutri. Il suo culto, con ogni probabilità, fu introdotto dai pastori transumanti che percorrevano le antiche vie tratturali tra Abruzzo e Puglia. Come già emerso nelle tappe precedenti del nostro racconto, l’immagine del santo ricorre negli affreschi duecenteschi, dal gusto bizantineggiante, della cripta dell’abbazia di San Giovanni in Venere, così come nelle vivaci maioliche del porto di Ortona. E ancora, sotto altre forme, tornerà a farsi presenza simbolica tra le dune di Casalbordino, dove incontreremo cippi celebrativi che richiamano quelli antichi del Regio Tratturo.

Feste e tradizioni popolari

A Pollutri San Nicola viene celebrato due volte l’anno, in momenti diversi ma ugualmente sentiti, che raccontano il legame profondo tra il santo e la comunità. La sera del 5 dicembre, in occasione del dies natalis di San Nicola, morto a Myra il 6 dicembre del 343, la piazza si anima con la tradizionale cottura di quintali di fave secche, servite con pane e vino. Una tradizione che rievoca i pasti frugali dei pastori transumanti, dei viandanti e dei pellegrini, ma anche di chi aveva poco da mangiare e dei pescatori che affrontavano l’inverno con ciò che il mare e la terra concedevano.

La seconda celebrazione si svolge a maggio e richiama un altro episodio fondamentale della storia del santo: la traslazione delle sue reliquie, avvenuta il 9 maggio 1087, quando i marinai baresi le portarono da Myra, nell’attuale Turchia, a Bari. È in questa occasione che si tiene la suggestiva Sfilata delle Some, rievocazione di un tempo in cui ci si recava al mulino con l’asino per trasportare la farina appena macinata, gesto quotidiano che oggi diventa memoria condivisa.

Durante la festa, le massaie di Pollutri preparano dolci della tradizione – pizzelle arabescate, pupatte e taralli di pane – e proprio questi ultimi, dopo la benedizione, vengono lanciati il primo venerdì di maggio dai balconi del settecentesco Palazzo Del Re sulla folla riunita in piazza. Un gesto antico e simbolico, che unisce devozione e festa, augurio di abbondanza e prosperità per cittadini e visitatori.

Bosco di don Venanzio: il bucaneve vicino al mare

Sempre nel territorio di Pollutri, a circa cinque chilometri dal mare, si apre un’altra preziosa area protetta: il Bosco di don Venanzio. In questo Abruzzo spesso definito la “regione verde d’Europa”, non sono soltanto i grandi e celebrati Parchi nazionali – dal Gran Sasso e Monti della Laga alla Maiella, fino al più antico Parco d’Abruzzo, oggi esteso anche ai territori di Lazio e Molise – a custodire la ricchezza naturale del territorio. Accanto a essi, anche queste oasi più raccolte e discrete contribuiscono in modo determinante a preservare e arricchire il patrimonio paesaggistico regionale.

Il Bosco di don Venanzio è un ambiente di straordinaria biodiversità: rifugio naturale per ricci, volpi e tassi, accoglie inoltre numerose specie di uccelli migratori, tra cui l’airone e il fenicottero rosa. La flora è altrettanto sorprendente, con la presenza del giglio rosso, del bucaneve e dell’anemone dell’Appennino. Proprio questi ultimi, fiori tipicamente montani, rendono la riserva un luogo unico: trovarli in un’area boscosa così prossima al litorale è una rarità. Insieme alla Lecceta di Torino di Sangro, il Bosco di don Venanzio rappresenta l’ultima testimonianza delle antiche foreste che un tempo si estendevano lungo la Costa dei Trabocchi.

Il bosco è collegato alla Riserva Naturale di Punta Aderci attraverso un percorso attrezzato, curato da associazioni locali, che consente di attraversare ambienti diversi ma profondamente connessi. L’intera area faceva parte, in passato, della vasta tenuta di caccia dei d’Avalos, i marchesi del Vasto, già incontrati nei nostri racconti dedicati a Punta Penna e alla città di Vasto.

Il viaggio continua

Lasciati alle spalle Torino di Sangro e Pollutri, ci rimettiamo in cammino verso le dune fiorite e il mare ammaliante di Casalbordino. Lungo la ciclopedonale, il confine tra i due comuni è segnato dal fiume Osento e da un cippo commemorativo dedicato a Donato Iezzi, sindaco di Torino di Sangro e medaglia d’oro al valor civile, scomparso a soli 34 anni nel 2003, travolto da un violento nubifragio mentre era impegnato a verificare i danni sul territorio comunale.

Un segno di memoria che accompagna il viaggio, testimonianza di una costa in cui paesaggio, storia e responsabilità civile restano profondamente legati.

Un segno di memoria che accompagna il viaggio, ricordando come, su questa costa, natura, storia e impegno civile continuino a intrecciarsi senza soluzione di continuità.

Copyright ‐ Riproduzione riservata ‐ derocco.leo@gmail.com ‐ Leo Domenico De Rocco – Tecnico della valorizzazione dei Beni culturali ed Ecclesiastici Regione Abruzzo ‐ Note e fonti dopo la galleria fotografica

Galleria fotografica ‐ Torino di Sangro

L’ampia spiaggia sabbiosa di Torino di Sangro ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Costa dei Trabocchi – Riserva Naturale la Lecceta – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Torino di Sangro, la tradizionale processione della Madonna di Loreto – Foto Ellade Santini, per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni

Torino di Sangro ‐ Trabocco Le Morge

La piaggia naturista di Torino di Sangro – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Galleria fotografica ‐ Pollutri

Affreschi e decorazioni in un palazzo baronale di Pollutri ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

La statua di Santa Lucia, utilizzata per devozione privata, in un antico palazzo di Pollutri ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Statue devozionali in un palazzo baronale di Pollutri

Pollutri – Ingresso e carrozza in un palazzo nobiliare

Antica carrozza parcheggiata in un frantoio di Pollutri

Un antico frantoio nel centro storico di Pollutri – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Pollutri, busto in argento di San Nicola opera degli argentieri napoletani famiglia Del Giudice, epoca seconda metà del ‘700 – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Pollutri, il tradizionale lancio dei taralli di San Nicola ‐ Foto Vasto Web

Ciclopedonale Via Verde sul ponte del fiume Osento, tra Torino di Sangro e Casalbordino

La stele in memoria di Donato Iezzi sulla ciclopedonale Via Verde Torino di Sangro – Foto Abruzzo storie e passioni

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Copyright ‐ Riproduzione Riservata – derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Fonti: Sulla storia del trabocco Le Morge: Associazione di Promozione Sociale A.P.S. “Lu Travocche” – Torino di Sangro.

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