▪︎ 📸 In copertina: il trabocco di Rocca San Giovanni ▪︎ 📸 Sotto: la ciclopedonale Via Verde attraversa Vallevò, frazione di Rocca San Giovanni nei pressi del porticciolo ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Il cuore del mare dei trabocchi: il contadino-pescatore
Dopo le suggestioni dannunziane che ancora si respirano a San Vito Chietino, il “paese delle ginestre”, il nostro viaggio lungo la Via Verde prosegue verso le spiagge di Vallevò e Punta Cavalluccio, nel comune di Rocca San Giovanni. Qui, nel cuore del mare dei trabocchi, scopriamo le origini di queste ancestrali macchine da pesca, nate dalla necessità primordiale dell’uomo: l’approvvigionamento del cibo per la propria famiglia.
I primi artefici dei trabocchi erano contadini alle prese con il mare. In assenza di barche, costruivano piccole zattere di canne intrecciate per avventurarsi tra le scogliere vicino alla riva, pescando seppie, polpi e crostacei. Questi contadini-pescatori, ingegnosi e determinati, evolsero la loro pratica creando strutture stabili, ancorate alle rocce, da cui calare le reti. I trabocchi sono collegati alla terraferma tramite un ponte di legno, semplice ma simbolicamente potente. Il contadino-traboccante, così, unisce due mondi: la terra, fonte di agricoltura, e il mare, riserva di cibo e sostentamento. Questo ponte diventa un legame ancestrale, una metafora del lavoro e dell’ingegno che permetteva alla famiglia di vivere grazie all’armonia tra terra e mare
La pesca dei trabocchi era un modello sostenibile: niente strascichi invasivi, ma reti fisse, dette “bilancia” o “trabocchetto” – da cui deriva il termine “trabocco” – calate tra le scogliere tramite un argano. Inizialmente, questi strumenti erano utilizzati esclusivamente dalle famiglie locali; quando le coltivazioni offrivano poco, il pescato diventava il sostentamento principale. Talvolta il pesce veniva scambiato con formaggio, carne o altri viveri, assicurando così la sopravvivenza dei nuclei familiari in tempi di ristrettezze economiche.
Oggi i trabocchi si presentano come veri e propri monumenti marini. Realizzati in legno resistente, pino d’Aleppo, quercia e robinia pseudoacacia, sono sapientemente ancorati al fondale roccioso, spesso integrando materiali ferrosi di recupero provenienti dalla vicina Ferrovia Adriatica, costruita tra il 1863 e il 1864 e dismessa a partire dal 1978 fino al 2005. Una testimonianza concreta di ingegno, tradizione e adattamento che continua a segnare il paesaggio e la cultura del mare abruzzese.
Un porto in miniatura
Oltre alla pesca, l’antico trabocco poteva essere considerato un vero e proprio porto in miniatura. Abbazie, baronie e pertinenze feudali situate lungo la costa ne sfruttavano i pontili per facilitare il trasporto e lo scambio di merci e prodotti agricoli via mare. Secondo lo storico Pietro Cupido – guida preziosa di Abruzzo storie e passioni in occasione dell’articolo “San Vito Chietino. Mare, trabocchi e amanti” – i primi trabocchi abruzzesi risalgono al XVII–XVIII secolo, ma è plausibile che la loro origine sia molto più antica, forse medievale. Un documento del 1240–1243, relativo alla presenza di Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, nell’abbazia di San Giovanni in Venere, attesta la presenza di trabocchi nel Golfo di Venere, il Portus Veneris, gestito dai monaci benedettini di Fossacesia, che riscuotevano su quel piccolo porticciolo una tassa sul commercio.
Trabocchi ed enogastronomia
Negli ultimi anni, i trabocchi si sono trasformati in ristoranti sospesi sul mare: “un poco sopra le onde, un poco sotto le nuvole” (2). Questa nuova forma di turismo, fino a poco tempo fa sconosciuta in Abruzzo, ha dato impulso all’economia locale, ma rischia anche di far perdere di vista la storia e le radici antropologiche di queste straordinarie costruzioni.
Per preservare il patrimonio storico, culturale e antropologico della Costa dei Trabocchi, molti traboccanti-ristoratori, eredi dell’antica figura del contadino-pescatore, hanno avviato iniziative di valorizzazione: incontri di studio, visite guidate per turisti e scolaresche, presentazioni di libri, letture di poesie, mostre fotografiche e attività culturali volte a far conoscere la storia dei trabocchi e del territorio, restituendo al visitatore non solo un’esperienza culinaria, ma anche un viaggio nella memoria del mare abruzzese.
La balena di Vallevò e la tartaruga ispiratrice
Sul Trabocco Punta del Tufano, Abruzzo storie e passioni incontra il traboccante Rinaldo Verì, da tempo impegnato nella promozione di progetti dedicati alla conservazione e alla divulgazione della memoria storica dei trabocchi. Rinaldo si concentra in particolare sulle origini e sulle trasformazioni nel tempo di queste antiche costruzioni marine. Sul Tufano vengono organizzati incontri con studenti provenienti da tutta Italia e dall’estero, anche nell’ambito dei programmi Erasmus, oltre a visite guidate e conferenze che raccontano la storia dei trabocchi e del mare abruzzese.
Punta del Tufano è conosciuta anche come Punta della Balena, in ricordo di un episodio straordinario avvenuto tanti anni fa. Era il 16 agosto 1962: sui giornali si parlava ancora di Marilyn Monroe, scomparsa da pochi giorni, a Liverpool nascevano i Beatles e in Italia si ascoltavano al jukebox “Pregherò” di Celentano e “Quando, quando, quando” di Tony Renis. Nello stesso giorno, due giovani pescatori roccolani, Cesare Annecchini ed Ettore Verì – padre di Rinaldo – a bordo della piccola barca da pesca Fortunello, notarono muoversi sul fondo del mare una gigantesca ombra.
All’inizio pensarono a un grande branco di pesci, ma ben presto si resero conto che di fronte a loro c’era una balena lunga circa venti metri, che agitava la coda tra le acque di Punta del Tufano. Spaventati, i due giovani remarono freneticamente verso riva, ma la balena, probabilmente impaurita e disorientata, rimase intrappolata tra le scogliere circostanti.
La notizia si diffuse rapidamente: giornali, radio e televisioni raccontarono l’evento e migliaia di persone accorsero per vedere da vicino il cetaceo. Si narra addirittura che un treno dell’allora linea Adriatica si sia fermato appositamente per permettere ai passeggeri di assistere all’incredibile spettacolo. Che la vicenda sia reale o abbia assunto i toni di una leggenda marinaresca, resta il fatto che quell’episodio ha segnato l’immaginario collettivo della costa abruzzese, facendo di Punta del Tufano un luogo di storie e di memoria.
Per rimuovere la balena di Vallevò, si decise, con non poche difficoltà, di trainarla fino a Vasto, dove fu sepolta nei pressi della spiaggia di Punta Aderci. Curiosamente, proprio vicino a quella zona, nella spiaggia di Punta Penna, circa cinquant’anni dopo, nel settembre 2014, si arenarono sette capidogli, dei quali quattro furono salvati grazie all’intervento della Guardia Costiera, del Centro Studi Cetacei e dei numerosi volontari impegnati sul posto.
Vallevò continua a essere un luogo di sorprese marine: qualche anno fa, una tartaruga marina fece la sua apparizione sulla spiaggia, ispirando il ceramista camerunense Victor Fotso Nye. L’artista realizzò una tartaruga in ceramica, collocandola sulla cima di una roccia arenaria lambita dalle onde, proprio davanti al Trabocco del Tufano. Il carapace, trasformato in opera d’arte, diventa così un ponte simbolico tra culture e popoli, unendo mondi diversi attraverso il filo conduttore del mare.
La Grotta delle farfalle
I racconti legati al mare hanno sempre un afflato poetico e avventuroso: stimolano l’immaginazione ed evocano mondi misteriosi e affascinanti. Non lontano dalla Punta della Balena, salendo da un sottopasso nei pressi del Trabocco Le Grotte, si apre un angolo incantato: la Grotta delle Farfalle. L’escursione è semplice e resa particolarmente piacevole dalla frescura del bosco, che abbassa la temperatura di qualche grado rispetto all’esterno.
La grotta è di grande suggestione: l’ambiente che si ammira oggi è ciò che resta delle antiche foreste che un tempo ricoprivano il litorale adriatico. La sabbia marina intrappolata tra le rocce arenarie, a circa 100 metri sul livello del mare, ricorda che qui un tempo non volavano farfalle, ma nuotavano i pesci. Milioni di anni fa, infatti, l’Adriatico arrivava fino al Gran Sasso, trasformando questo promontorio in un fondale marino.
Questa piccola riserva naturale, a cavallo tra Rocca San Giovanni e San Vito Chietino, è raccontata in maniera più completa nell’articolo fotografico dedicato: “La Grotta delle Farfalle”, pubblicato in questo blog.
Il porticciolo dei pescatori e le mura medievali
Dopo l’escursione alla Grotta delle Farfalle, ritorniamo sulla ciclopedonale della Via Verde per proseguire il nostro viaggio lungo la costa. Il mare cristallino che bagna il porticciolo di Vallevò invita a un tuffo rinfrescante e a una sosta golosa, magari gustando un gelato artigianale presso la gelateria-yogurteria “Le Verì”. Particolarmente apprezzato è il gelato di frutta fresca, realizzato con gli agrumi profumati coltivati da generazioni in queste terre di mare e di sole.
Imperdibile è anche la visita al centro storico medievale, anticamente conosciuto come Rocca di San Giovanni in Venere, un borgo di piazzette e viuzze adornate da piante e fiori. Passeggiare tra le mura medievali, ancora conservate nella parte orientale, significa compiere un viaggio nel tempo: qui gli abati della vicina abbazia di San Giovanni in Venere, Oderisio I e Oderisio II, fondarono un fortino-rifugio per proteggersi dagli attacchi che spesso minacciavano il borgo. Episodi di assalto non mancavano: nel 1346 mille lancianesi armati tentarono di uccidere l’abate, e nel 1381 il conte di Manoppello Ugone Orsini, fedele all’antipapa Clemente VII, cercò di catturarlo per la sua lealtà al papa Urbano VI.
La torre a forma di cono rovesciato, risalente all’epoca normanna (XII secolo), ha ispirato l’arte contemporanea di Victor Fotso Nye. Dopo la tartaruga che emerge dal mare dei trabocchi, il ceramista camerunense ha collocato alcune sue opere in ceramica smaltata e dorata lungo le mura medievali. Tra le pietre di quasi mille anni fa, spuntano così volti e simboli che brillano sotto i raggi del sole, invitandoci a custodire la memoria del passato per vivere con maggiore consapevolezza il presente, e a ristabilire un contatto più autentico con il mondo che ci circonda, spesso minacciato dal caos della modernità.
Il viaggio continua
La prossima tappa di questo percorso tra mare e storia sarà Fossacesia, con la visita all’antica abbazia di San Giovanni in Venere. Proseguendo leggermente verso l’entroterra, scopriremo le mura megalitiche del Monte Pallano, tra Tornareccio e il Lago di Bomba, e il suggestivo Castello di Roccascalegna, altre tappe di un viaggio che unisce natura, storia e arte lungo l’Abruzzo dei trabocchi.
Copyright ‐ Riproduzione Riservata ‐ derocco.leo@gmail.com – Leo Domenico De Rocco ‐ Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Note e fonti dopo la galleria fotografica
Galleria fotografica

La rete chiamata “trabocchetto” o “bilancia” mentre viene calata in mare dal Trabocco del Tufano a Vallevò – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

Il tratto di mare di Rocca San Giovanni, Vallevò ‐ Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni





Costa dei Trabocchi, Vallevò di Rocca San Giovanni, Trabocco del Tufano – Foto Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni

La balena sulla spiaggia di Vallevò, foto archivio Rinaldo Verì per gentile concessione ad Abruzzo storie e passioni










Via Verde, Vallevò – Porticciolo Circolo Pescatori e Diportisti Marina di Vallevò; Trabocco Sasso della Cajana, Statua del Cristo degli abissi opera dello scultore Vito Pancella, 1994. La copia è posizionata a 4 metri di profondità – Foto Abruzzo storie e passioni






Costa dei Trabocchi, la Grotta delle farfalle tra San Vito Chietino e Vallevò di Rocca San Giovanni – Foto e video Leo De Rocco per Abruzzo storie e passioni ‐ per la galleria fotografica completa della Grotta delle farfalle vedi l’articolo dedicato.

Via Verde della Costa dei Trabocchi, Circolo Pescatori e Diportisti Marina di Vallevò – Foto Leo De Rocco

La Via Verde nei pressi del porticciolo di Vallevò

La ciclopedonale Via Verde in direzione Fossacesia Punta Cavalluccio – Foto Abruzzo storie e passioni
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Copyright ‐ Riproduzione Riservata ‐ derocco.leo@gmail.com Tecnico della valorizzazione dei Beni Culturali ed Ecclesiastici – Fonti: Trabocchi, traboccanti e briganti, 2003, di Pietro Cupido, Edizioni Menabò; Associazione di Promozione Sociale A.P.S “Lu Travocche” Torino di Sangro.
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