Abbazia di San Clemente a Casauria

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Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome…Dritta su quel candelabro, in silenzio, tu illuminerai col tuo volto le meditazioni della mia anima.

Gabriele d’Annunzio (1)


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Castiglione a Casauria, ottobre 2015 – Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Il “Paradisi floridus hortus”

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Chronicon Casauriense, dettaglio – Bibliothèque National Parigi


Alla Bibliothèque National di Parigi conoscono bene l’Abbazia di San Clemente a Casauria. La prestigiosa Biblioteca francese conserva un prezioso documento storico, tutto abruzzese, strettamente legato all’Abbazia: il Chronicon Casauriense.

L’importante documento medievale finì nelle mani dei francesi (all’epoca di Carlo VIII di Francia) a seguito di una delle tante spedizioni che i cugini d’oltralpe conducevano fin dalle “Guerres d’Italie” (1494 – 1559) sul suolo italiano per ottenerne il controllo, culminate alla fine del ‘700 con le note spoliazioni napoleoniche (1796 – 1815).

“I francesi non sono tutti ladri, ma bona-parte sí” recitava un tempo la satira romana (le popolari “pasquinate”).

Grazie ad Antonio Canova, solo in parte si riuscì a recuperare quel bottino di guerra composto da centinaia opere d’arte, ma poteva andare anche peggio perché i francesi dopo aver rubato i quattro cavalli in bronzo dorato dalla Basilica di San Marco a Venezia – a loro volta presi in Grecia dall’imperatore Teodosio II e portati a Costantinopoli e da qui presi nel 1204 dalla Repubblica di Venezia – volevano smontare pure la Colonna Traiana a Roma per portarsela a Parigi e staccare gli affreschi di Raffaello dalle Stanze Vaticane.


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Per non dilungarmi troppo sull’argomento e tornare alla nostra Abbazia e al suo Chronicon, rubato dai cavalieri di Carlo VIII durante la prima guerra d’Italia, ricordo solo che le truppe francesi di Napoleone occuparono a lungo l’abbazia di San Clemente a Casauria causando non pochi danni.

Non fu risparmiata nemmeno una antica scultura di origine pagana in pietra della Majella raffigurante probabilmente Ercole in braccio e sua madre Alcmena diventati, con la fine del paganesimo e la diffusione del cristianesimo, una Madonna con Bambino: i francesi decapitarono il bambino. Chissà, forse furono presi da suggestioni ghigliottinesche…


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco – La scultura presenta un piccolo incavo, probabilmente un tempo conteneva una pietra preziosa; il bambino stringe una colomba, anch’essa decapitata.


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Abbazia di San Clemente a Casauria – ottobre 2015 – Foto Leo De Rocco


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Chronicon Casauriense – Biblioteque National Parigi – L’abate Leonate incarica Giovanni Berardi di redigere il chronicon dell’Abbazia di Casauria


Il Chronicon Casauriense, composto da una raccolta di 272 fogli di pergamena, descrive minuziosamente in un arco di tempo che va dall’anno 866 al 1182 la vita politica economica e sociale di una delle abbazie più belle e storicamente interessanti d’Abruzzo.

Scritto all’interno della silenziosa stanza chiamata scriptorium, alla luce delle candele, autori furono i monaci benedettini, amanuensi dediti all’arte della riproduzione manuale dei testi antichi, della scrittura e delle decorazioni miniate.

I primi due furono Giovanni Berardi e il maestro Rustico, solitamente uno scriveva e l’altro correggeva. Saranno loro a dedicare il testo all’abate Leonate, il più illustre tra gli abati succedutesi alla guida dell’abbazia di Casauria. Con Leonate l’abbazia raggiunse l’apice della sua prosperità, a lui si deve la realizzazione del bellissimo portico.


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco – monaci e abati su un capitello


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Pochi sanno che nel 1140 venne a visitare l’abbazia di Casauria Ruggero II, primo re di Sicilia. Così annotavano i meticolosi monaci dal loro ufficio stampa ante litteram:

“All’arrivo del serenissimo e vittoriosissimo re Ruggero, che la grazia divina aveva illustrato in sapienza e fortezza al di sopra di tutti i mortali.”

Quando Ruggero II arrivò qui a Casauria dovette salire su una barca, oppure attraversare un ponte in quanto, come vedremo, l’abbazia si trovava sopra un isola circondata dalle acque del fiume Pescara, chiamata “Insula Piscaria“. Come Piscaria (nome acquisito attorno all’anno 1000) era il nome dell’odierna Pescara, l’antica Aternum o Ostia Aterni, che significa “foce del fiume Aterno”, prima del dominio longobardo. Nello stesso anno indicato dai monaci, il 1140, Ruggero II fece restaurare il porto di Pescara, che era di epoca romana.


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Ruggero II riceve la corona direttamente da Gesù – chiesa della Martorana – Palermo


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Palermo – Palazzo dei Normanni – Foto Leo De Rocco


Oltre all’isola di Casauria sulla quale fu costruita l’abbazia di San Clemente, anche alla foce del fiume Pescara fino al XVI – XVII sec. vi era un isolotto, come si evince da questa cartina corservata nella Biblioteca dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, Roma.


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


L’imperatore Ludovico II il giovane ritratto nel Chronicon Casauriense – Bibliothèque National Parigi


Le origini dell’Abbazia di San Clemente a Casauria, ci troviamo in provincia di Pescara, nel comune di Castiglione a Casauria, risalgono attorno all’anno 870, fu l’imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, a voler una chiesa sull’isolotto circondato dalle acque del fiume Aterno-Pescara.

Il luogo era denominato Casaurea o Insula Piscaria (2), un vero e proprio paradiso terrestre da come i monaci dell’abbazia lo descrivono nel Chronicon: “Paradisi Floridus con tanti fiori e animali selvatici e frutteti…un’isola su un fiume ricco di pesci”. In effetti “piscaria”, il nome dato al fiume e alla città di Pescara significa pescoso.

Su quell’isolotto esisteva un tempio pagano dedicato a Giove, considerato dai pagani la “Casa Aurea”, da qui la denominazione del luogo in Casauria. Sulle rovine di quel tempio Ludovico II farà erigere nel ‘871 una piccola chiesa dedicata alla Trinità con annesso un monastero. L’anno dopo, come vedremo, avverrà l’ incontro tra l’imperatore e papa Adriano II e la consegna delle reliquie di San Clemente con l’ordine del papa di far erigere un’abbazia al posto della chiesetta.


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Il Chronicon inizia il racconto con il viaggio in Abruzzo di Ludovico II. L’imperatore carolingio arrivava da Ravenna, seguiva il corso del fiume Aterno-Pescara per raggiungere il Sud, sollecitato dai principi meridionali per scacciare i Saraceni, Bari all’epoca era diventato un Emirato. Ma Ludovico mirava anche a sottrarre territori ai vari principi possidenti nell’ambito delle guerre feudali, soprattutto al longobardo Adelchi di Benevento. Ad ogni modo Ludovico liberò Bari (nel febbraio 871), grazie anche ai rinforzi arrivati via mare da Bisanzio, e fece prigioniero l’emiro Swadan, al quale risparmiò la vita come richiesto dal principe Adelchi di Benevento.


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Abbazia di San Clemente a Casauria, dettaglio ambone – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria, dettaglio ambone – Foto Leo De Rocco


Attraversando il territorio di Casauria, l’imperatore Ludovico rimase talmente affascinato dalle bellezze del luogo – sempre il Chronicon ci racconta di “cervi che popolano selve, aquile che nidificano sovrane in rupi precipiti, falchi rapaci, fiumi ricchi di trote e di anitre selvatiche, fiumi in ogni modo ricchi di pesci…” (3) – che vi ordinò la costruzione di una chiesa-monastero dedicata alla Santissima Trinità, ufficialmente a titolo di ex-voto per essersi salvato da un attentato e per essere stato liberato dalla prigionia ordinata a tradimento da Adelchi. Per la sua liberazione intervenne papa Adriano II, Adelchi acconsentì a patto che Ludovico si impegnasse sotto giuramento a non attaccare il feudo di Adelchi. Ma una volta a Roma lo stesso papa sciolse Ludovico dal giuramento e lo incoronò di nuovo Re d’Italia e Imperatore dei Romani (maggio 872).

In questi contesti storici fu costruita l’abbazia di San Clemente a Casauria, come baluardo imperiale sui confini del meridione longobardo. Ma l’Abbazia  (Ludovico morirà nell’875) servirà anche a riequilibrare i vasti poteri territoriali, cioè a bilanciare sul versante orientale dell’Appennino il forte potere che aveva, sul versante tirreno, l’Abbazia di Montecassino.


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Abbazia di San Clemente a Casauria – portale – Foto Leo De Rocco


Watermark_1674760960276Abbazia di San Clemente a Casauria – battenti del portale, dettaglio – Foto Leo De Rocco


Abbazia di San Clemente a Casauria- portale, dettaglio formella – Foto Leo De Rocco


Il portale d’ingresso di San Clemente a Casauria, commissionato nel 1190 dall’abate Gioele, è formato da 72 formelle in bronzo nelle quali sono incisi fiori, rosoni e intrecci che richiamano motivi arabeggianti, e numerosi castelli abruzzesi (venti), tutti rientranti nelle pertinenze territoriali dell’Abbazia Casauriense.

Dunque un controllo molto esteso del territorio. La scelta del bronzo, un materiale tradizionalmente associato ai proclami imperiali, sottolinea e sancisce l’acquisizione dei nuovi territori.

Due di queste formelle (foto sotto) finirono non si sa come nelle mani di un certo don Marcello Massarenti (1817 – 1905) funzionario del Vaticano e collezionista di opere d’arte, il quale nel 1902 le vendette insieme a tutta la sua collezione, all’uomo d’affari americano Henry Walters, fondatore dell’omonimo museo a Baltimore, dove si trovano tutt’oggi.


Pannello in bronzo, Abbazia di San Clemente a Casauria 1190 circa – The Walters Art Museum Baltimora


Pannello in bronzo, Abbazia di San Clemente a Casauria, 1190 circa, scritta: Castrum Fare D’Abrile (Il Castello di D’Abrile) – The Walters Art Museum Baltimora


Prima di analizzare nel dettaglio il portale, soprattutto le scene scolpite sull’architrave, noto su una parete esterna che dà sul parco uno stemma nobiliare di fattura rinascimentale (foto sotto). Vediamo di cosa si tratta.

Il potere dell’abbazia di Casauria si confermò anche nei secoli successivi. La presenza dello stemma cinquecentesco rappresenta la potente famiglia aquilana dei Branconio, di cui Giovanni Battista Branconio fu il rappresentante più illustre.

Amico legatissimo a Raffaello Sanzio, Giovanni Battista Branconio (L’Aquila, 1473 – Roma 1522) fu commendatario dell’Abbazia di San Clemente a Casauria su mandato di Giovanni de’ Medici, al secolo papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico.


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San Clemente a Casauria – stemma della famiglia aquilana dei Branconio – Foto Leo De Rocco


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Raffaello Sanzio autoritratto con l’amico Giovanni Battista Branconio (in primo piano), 1518-1520 – Museo del Louvre


Un potere enorme che Giovanni Battista Branconio gestiva insieme ad altri importanti conferimenti con cui amministrava i beni ecclesiastici in chiese e abbazie nell’Italia del Nord e ovviamente nel suo Abruzzo. Fu dunque Giovanni Battista Branconio a far apporre qui a Casauria lo stemma di famiglia in cui sono raffigurati i colli Brincioni, (da Collebrincioni, vicino L’Aquila) da dove ebbe origine la famiglia Branconio, le foglie di rovere, simbolo della nobile casata e le tre palle medicee, evidente richiamo al legame dei Branconio con i Medici di Firenze.

Questo stemma lo trovate anche a L’Aquila, all’interno della bella chiesa di San Silvestro, all’ingresso della Cappella della famiglia Branconio. Le iscrizioni seicentesche incise sul marmo ricordano Giovanni Battista Branconio, la sua famiglia, il legame con l’Abbazia di Casauria e con San Clemente, considerato il loro santo protettore. Nel 1628 il controllo dell’Abbazia di San Clemente a Casauria passò dai Branconio alla famiglia Barberini.

(su Giovanni Battista Branconio è Raffaello in questo blog “Il Raffaello rubato”)


L’Aquila – Chiesa di San Silvestro – Cappella Branconio – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – dettaglio ambone – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria- dettaglio dell’ambone – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria- dettaglio dell’ambone – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria- dettaglio dell’ambone – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Ambone – Foto Leo De Rocco


Watermark_1674760707692Abbazia di San Clemente a Casauria – Candelabro per cero pasquale, sec. XII, descritto da Gabriele D’Annunzio  – Foto Leo De Rocco


Watermark_1674760875445Abbazia di San Clemente a Casauria – Portale, sec. XII – Foto Leo De Rocco


La storia dell’abbazia di San Clemente a Casauria non è raccontata solo nel Chronicon custodito a Parigi. Per fortuna i francesi non smontarono il portale per prendersi un vero e proprio monumento che è anche un documento storico: l’architrave scolpito in cui, come nei capitoli del citato Chronicon Casauriense, è raccontata la storia di questa abbazia in quattro episodi, così artisticamente eloquenti da riassumere sulla pietra cento pergamene.

Quando arrivate all’ingresso di San Clemente a Casauria fermatevi alcuni minuti e guardate in alto, sull’architrave e sulla lunetta, partendo da sinistra (foto sotto). Ecco l’imperatore Ludovico II, riverente col capo chino e un accennato inchino, ricevere a Roma dalle mani di papa Adriano II l’urna in alabastro con le ossa di San Clemente. Proviamo, con un po’ di fantasia, ad immaginare le parole di papa Adriano II durante l’incontro con Ludovico II:

“Maestà, ho saputo che avete fatto erigere su un’isola fluviale chiamata Insula Aterni, mi dicono più rigogliosa dell’Insula Tiberina, una piccola chiesa dedicata alla Sanctissimae Trinitatis. Deo agimus gratias, ma ricordate che vi sciolsi dal giuramento fatto al principe Adelchi di Benevento. I resti di San Clemente potrebbero trovare in quel Paradisi floridus ortus la santa ed eterna dimora. Vi consegno la sacra urna, andate e che sia fatta la volontà di Dio: fate diventare quella piccola chiesa una grande abbazia, degna del nome di Clemente Romano”.


Abbazia San Clemente a Casauria – dettaglio: papa Adriano II consegna l’urna di San Clemente nelle mani dell’imperatore Ludovico II- ottobre 2015 – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Urna in alabastro di San Clemente, III d.C. Consegnata da papa Adriano II all’impertatore Ludovico II – ottobre 2015 – Foto Leo De Rocco


La preziosa urna per fortuna è sopravvissuta a guerre e terremoti, dopo secoli è ancora al suo posto, all’interno dell’abbazia. Scolpita con due angeli che reggono l’emblema della famiglia donatrice e da un lato la Creazione con Adamo ed Eva, poi ghirlande di fiori e frutta. Una scritta alla base del ciborio ci ricorda che l’urna conteneva anche le ossa di Pietro e Paolo e indica che un tempo si trovava proprio all’interno del ciborio, nel cuore del tempio.

La scena successiva descrive il viaggio dell’urna da Roma fino all’isolotto di Casauria, a dorso di un mulo, scortato dal Comes, un conte dignitario fidato dell’imperatore, armato di spada, che appare in questa scena iniziale e nell’ultima come garante del corretto svolgimento degli atti, altrimenti la spada è sempre pronta…


Abbazia San Clemente a Casauria – ottobre 2015 – architrave – Foto Leo De Rocco


Watermark_1674761137262Abbazia di San Clemente a Casauria – l’imperatore Ludovico II sulla riva del fiume Pescara consegna l’urna di San Clemente a Celso e Beato – Foto Leo De Rocco


Quindi avviene il passaggio dell’urna con le raccomandazioni di Ludovico II ai due monaci Celso e Beato i quali, in compagnia del mulo raffigurato con l’urna di alabastro sulla groppa mentre si abbevera nell’acqua del Pescara, giungono sull’isolotto dove sorgerà l’abbazia, rappresentata sull’acqua con ancora l’indicazione “Templus Trinitatis”, ossia la citata chiesetta fatta costruire come ex voto da Ludovico che sta per essere ampliata e trasformata in una grande abbazia.


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Abbazia di San Clemente a Casauria – L’imperatore Ludovico II in trono consegna lo scettro abbaziale a Romano nominato primo abate – Foto Leo De Rocco


La scena successiva vede l’imperatore ordinare di trasformare il “templus trinitats” in un’abbazia e per questo consegna lo scettro abbaziale al primo abate, Romano (foto sopra), indicandogli con la mano destra l’abbazia raffigurata sull’isola.

Segue infine l’acquisizione dei territori abruzzesi ora diventati di pertinenza della costruenda abbazia con la presenza dei nobili feudatari locali Eribaldo e Sisenando e la benedizione del vescovo di Penne Grimoaldo (che cede i territori a Casauria), il tutto avviene davanti ad un ricco canestro pieno di fiori e prodotti agricoli e allo sventolio dei contratti sottoscritti sui quali appare la scritta “Isula Piscarie”, nel mentre il Comes dell’imperatore come sempre vigila con la spada in mano. (foto sotto)


Watermark_1674761026767Abbazia di San Clemente a Casauria – dettaglio architrave: acquisizione dei nuovi territori – ottobre 2015 – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Urna in alabastro, III sec.d.C. – Foto Leo De Rocco


Il protagonista dell’Abbazia Casauria, l’urna in alabastro, o “in marmo greco scolpito a fiorami” come scrisse d’Annunzio, nel corso della storia fu smarrito e ritrovato più volte. Nel 1107 fu l’allora papa Pasquale II (lo stesso papa che menzionò per la prima volta la chiesa di San Pietro in Alba Fucens, vedi l’articolo “Il gioiello del Velino”), che era un benedettino devoto a San Clemente, ad incaricare il cardinale Agostino di recuperare l’urna, poi ritrovata nascosta vicino l’altare.

Nascosta ancora una volta fu lo storico Pier Luigi Calore (Pescocostanzo 1835 – 1935) ad intuire secoli dopo il nascondiglio dell’urna, le cui fattezze ricordano un tempietto greco, praticando un foro nella parte posteriore dell’altare.


Abbazia di San Clemente a Casauria – particolare del portale, architrave e lunetta – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – l’abbate Leonate consegna l’abbazia costruita a San Clemente – Foto Leo De Rocco


“La buona azione premiata”.

Nella scena scolpita sulla lunetta che sovrasta l’architrave tutto è compiuto: campeggia San Clemente accompagnato alla sua destra da due santi, Phebus e Cornelius (Phebus/Fabio ha in mano un libro che riporta l’inizio della versione latina sulla “buona azione premiata”, “Homo quidam nobilis…”) mentre alla sua sinistra non c’è più il primo abate Romano, ma Leonate in abiti cardinalizi, colui che, come ho scritto sopra, nel 1176 costruirà il portico, amplierà l’edificio e incaricherà due monaci, Giovanni e Rustico, di redigere il Chronicon. E’ lui che mostra l’abbazia completata a San Clemente e gli comunica che è a lui dedicata.

La storia scolpita su architrave e lunetta poggia su due capitelli, a sinistra il male rappresentato da un drago che tenta un uomo sussurrandogli all’orecchio, a destra il bene con l’uomo sul dorso di un animale fantastico che fugge dalle tentazioni. Più in basso sono rappresentati i quattro re che elargirono beneficenze all’abbazia.


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Abbazia San Clemente a Casauria, dettaglio del capitello con “il male” – Foto Leo De Rocco


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Abbazia San Clemente a Casauria – dettaglio del capitello con “il bene” – Foto Leo De Rocco


Più di dieci anni fa, nell’adolescenza lontana, vidi per la prima volta l’Abbazia di San Clemente a Casauria. Mi parve, al primo sguardo, una rovina. Tutto il suolo intorno era ingombro di macerie e di sterpi; frammenti di pietra scolpiti erano ammucchiati contro i pilastri; da tutte le fenditure pendevano erbe selvagge; (…) La cosa bella rimaneva perduta in quella solitudine, pericolante, sotto una continua minaccia, condannata forse a sparire.

Gabriele d’Annunzio, 1892.


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Abbazia di San Clemente a Casauria, ciborio sec. XIV – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria, ciborio – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria, ciborio – Foto Leo De Rocco


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Chronicon Casauriense – Bibliothèque National Parigi


La Basilica divina, come amava definirla Gabriele d’Annunzio, purtroppo conobbe un lungo periodo di decadenza.

Abbandonata dai monaci, danneggiata dai terremoti, occupata e saccheggiata dalle truppe francesi, e prima ancora da Hugues Maumoutzet (italianizzato in Ugo Malmozzetto), tanto per cambiare francese (normanno) pure lui, che nel XII secolo distrusse così tanto l’Abbazia che i monaci risultarono dispersi, (vedi l’articolo “Popoli, le sorgenti d’Abruzzo”); San Clemente a Casauria in epoche più recenti, ‘800-primi del’ 900, si trasformò in ricovero per greggi e ripostiglio di attrezzi agricoli. Pensate, un monumento d’arte così pregiato e ricco di storia fu ridotto ad una stalla.


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


Pier Luigi Calore – Foto Palazzo Calore di Costantini-Di Lorenzo


Pier Luigi Calore fotografato davanti all’Abbazia di San Clemente a Casauria


Fu solo grazie a Pier Luigi Calore, storico e studioso abruzzese, amico di Gabriele d’Annunzio e Francesco Paolo Michetti che l’Abbazia è giunta conservata fino a noi, grazie anche ai restauri da lui promossi. Pier Luigi Calore nacque a Pescosansonesco (Pe) nel 1865, incline all’arte, studiò nella prestigiosa Scuola di Polillipo.

A Napoli divenne amico dei suoi conterranei Francesco Paolo Michetti e Filippo Palizzi, di cui fu allievo. Grazie alla passione per l’arte, Calore iniziò a sue spese il primo piano di recupero dell’importante monumento abruzzese che scoprì, ormai in rovina, durante una passeggiata nei pressi di Tocco da Casauria. “Questo piccolo uomo dal gesto veemente ama una grande cosa morta e l’ama con tutte le forze della passione umana”, così scriveva sulle colonne del Mattino di Napoli Gabriele d’Annunzio.

Giunsi, giù per il tratturo al galoppo, fino alla Basilica divina. Era il tramonto violaceo. Il cuore mi tremava d’innanzi a quello spettacolo di bellezza sovrana. (…) Io e Francesco Paolo Michetti incontrammo l’uomo dell’abbazia, quegli che ha legata la sua esistenza alle colonne del tempio casauriense. Gabriele d’Annunzio.


Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


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Abbazia di San Clemente a Casauria – Foto Leo De Rocco


L’Abbazia di San Clemente a Casauria possiede anche un bel parco – in cui è auspicabile vedere un giorno una statua o un busto in memoria di Pier Luigi Calore – con alcuni roseti, un piccolo bosco e un vigneto posto nello stesso luogo descritto dai monaci amanuensi più di mille anni fa, in cui è piacevole sostare anche per ammirare la vicina Majella.

Questo bosco, insieme al roseto e al piccolo vigneto, è ciò che rimane di quella piccola isola paradisiaca sul fiume Pescara, il “Paradisi floridus hortus”.

Leo De Rocco


Copyright © Riproduzione Riservata – All rights reserved – E’ vietato l’uso, anche solo parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta derocco.leo@gmail.com –  Le leggi e le norme vigenti tutelano e garantiscono il rispetto del copyright – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation  – Note: 1) Brano tratto dal Trionfo della Morte di Gabriele d’Annunzio; 2) probabilmente era l’ansa del fiume Pescara; 3) Muratori, op. cit., col.792, cit. in Clementi, La Transumanza…,cit. p.45; – Foto (compreso copertina): Castiglione a Casauria, Settembre 2022, ottobre 2015 e agosto 2014 autore Leo De Rocco – Fonti: San Clemente a Casauria, Edizioni Carsa 2001 – Ringraziamenti: Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura – Autore/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com


– English Version –

The St. Clement’s Abbey of Casauria

I would like to bring you to an abandoned Abbey, which is the most solitary of our Hermitage and full of ancient memories: where there is a large white marble candelabrum, a wonderful piece of art, created by an artist with no name… straight by that candelabrum and in silence, you shall enlighten with your face the meditations of my soul. Gabriele d’Annunzio (1)

The Bibliotheque Nationale of Paris is familiar with the St. Clement’s Abbey. The prestigious Parisian Library preserves a precious historical document of Abruzzo, the “Chronicon Casauriense”. The important medieval work ended up in the hands of the French as a result of one of the many expeditions that the “cousins of the Italians across the Alps” led on Italian soil to control it: the “horende” wars, as defined by Machiavelli. The “Chronicon Casauriense”, which consists of a collection of 272 pieces of parchment, describes in a meticulous way and for a time span ranging from the year 866 to 1182 the economic- and socio-political life of one of the most beautiful and historically most interesting Abbeys of the Abruzzo region. The author of the Chronicon of Casauria was the Benedictine monk Giovanni Berardi, as he was responsible for the drafting of the first scroll. The Benedictine monk dedicated the text to the abbot Leonate, who was the most famous among the abbots leading the Abbey. The Abbey reached the height of its prosperity with Leonate, for he was responsible for the realisation of the beautiful porch and he was the one to instruct the monk Giovanni and the master Rustico to draw on parchment the “Chronicles” of the Abbey and its appurtenances.


St. Clement’s Abbey of Casauria

St. Clement’s Abbey of Casauria – ph Leo De Rocco


The origins of the St. Clement’s Abbey of Casauria date from around the year 870. It was the Emperor Ludovico II, the great-grandson of Charlemagne, who wanted a church where it was believed there was a small island surrounded by the waters of the river Pescara and the place was called Casaurea or “Insula de Piscaria” (2). The Chronicon meticulously describes the journey in Abruzzo of Ludovico II, who whilst descending from Ravenna, followed the course of the Pescara river to the south of Italy and fought the Saracens. The Emperor Lodovico was so fascinated by the beauty of the place -the Chronicon describes “deer that inhabit forests, eagles that nest in sovereign precipitous cliffs, hawks, trout streams and wild ducks, rivers swarming with fish in every way… “(3)- that he ordered the construction of a church dedicated to the Holy Trinity, formally as a votive offering for having been saved from an attack. Indeed, the Abbey served to Ludovico II to balance the vast territorial powers and to counterbalance for the eastern side of the Apennines the strong power that there was on the other side, namely the Abbey of Montecassino. By looking carefully at the main entrance of the Abbey of St. Clement, the portal of which consists of 72 bronze panels, one can see as many as 20 panels depicting many castles, all falling within the territorial appurtenances of the Abbey of Casauria. Around the year 900, the Abbey of St. Clement controlled most of the Abruzzo region and at the time of Ludovico II it represented the southern stronghold of the Carolingian Empire. Thus, it represented immense power back then. Furthermore, in the following centuries the Abbey’s power remained firmly in place. On one side of the building there is a very important sixteenth-century emblem that represents the coat of arms of the powerful family of L’Aquila the Branconios, the most illustrious representative of which was Giovanni Battista. The latter, who was a personal friend and client of Raffaello Sanzio, became a commendatory of the St. Clement’s Abbey of Casauria mandated by Giovanni de’ Medici, during the Pope-Leo-X- century (see the article in this blog “The stolen Raphael”-Il Raffaello rubato, October 2015).


St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015

St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015 – ph Leo De Rocco


The history of the St. Clement’s Abbey of Casauria is not only written in the Chronicon, which is jealously kept by the French, but it is also admirably described in the central portal of this beautiful Abbey of Abruzzo. On the lunette, the Emperor Ludovico II is depicted receiving an alabaster pot from the hands of Pope Adrian containing the bones of St. Clement (which is preserved inside the Abbey); Furthermore, the trip of the Emperor nearby the river Pescara to the islet on which the Abbey would be later constructed, is depicted. Moreover, the acquisition of territories of Abruzzo with the blessing of the bishop Grimoaldo of Penne along with the symbolic representation of the site in the form of a basket full of flowers, the “paradisi floridus ortis”, are portrayed. Finally, the Abbey depicted on the ancient “insula piscarie” and the appointment of the first abbot, called Romano are shown. At the centre of the lunette and at its top, there is a figure of St. Clement, accompanied on his left by St. Efebo and Cornelius, whilst to his right there is abbot Leonate that holds a miniature of the Abbey.

More than ten years ago, during my distant adolescence, I saw for the first time the St. Clement’s Abbey. At a first glance it seemed to be in ruins. All around, the ground was full with rubble and weeds; carved fragments of stone were piled up against the columns; wild herbs were hanging from all the cracks; (…) The great piece of art remained lost in that loneliness and unsafe, under a constant threat, and perhaps sentenced to disappear. Gabriele d’Annunzio, 1892.


St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015

St. Clement’s Abbey of Casauria, october 2015 – ph Leo De Rocco


The divine Basilica, as Gabriele d’Annunzio used to call it, unfortunately experienced a long period of decline that lasted until the late nineteenth century. Abandoned by the monks, damaged by earthquakes, looted by the French troops, the Abbey was transformed into a shelter for herds and a shed for agricultural tools. It was only thanks to Pier Luigi Calore, a historian and scholar of Abruzzo and a friend of Gabriele d’Annunzio, that the St. Clement’s Abbey has come down to us today. Pier Luigi Calore was born in Pescosansonesco (in the province of Pescara) in 1865 and as he was prone to art, he studied at the prestigious School of Polillipo. In Naples, he became a friend of his compatriots Francesco Paolo Michetti and Filippo Palizzi (of whom he was a student). Thanks to his passion for art, Calore began at his own expense the first recovery plan of the important monument of Abruzzo that he discovered in ruins during a walk near Tocco da Casauria. “This little guy of this passionate gesture adores a great dead thing and he loves it with all the forces of human passion,”: this was what Gabriele d’Annunzio wrote in the columns of the “Mattino di Napoli” newspaper about Luigi Calore, “the man of the Abbey”.

I galloped down from the cattle track until the divine Basilica. There was a purplish sunset. My heart trembled from the beginning at the sight of that sovereign beauty. (…) Me and Francesco Paolo Michetti met the man of the Abbey, the one who has tied his existence to the columns of the temple of Casauria. Gabriele d’Annunzio, August 1891.

Leo De Rocco


Copyright © All rights reserved This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation: derocco.leo@gmail.com – Footnotes: 1) excerpt from The Triumph of Death by Gabriele d’Annunzio; 2) this was probably the bend of the river Pescara; 3) Muratori, op. cit., issue 792, cited in Clementi, La Transumanza…, p.45; – Photos (including cover): Castiglione a Casauria, October 2015 and August 2014, by Leo De Rocco – Sources: San Clemente a Casauria, Publisher Carsa, 2001 – Acknowledgements: Andrea de Carlo, translator and professor of literature; Ioannis Arzoumanidis, research fellow, for translating this article into English – Author/Blogger: Leo De Rocco / derocco.leo@gmail.com

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Roberta Laureti ha detto:

    Divina.

    Piace a 1 persona

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