Abbazia di San Clemente a Casauria

– For the English version, please refer to the end of this page –

Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome…Dritta su quel candelabro, in silenzio, tu illuminerai col tuo volto le meditazioni della mia anima.

Gabriele d’Annunzio (1)

Il paradisi floridus ortis

Chronicon Casauriense, dettaglio
Chronicon Casauriense – Bibliothèque National, Parigi – dettaglio

Alla Bibliothèque National di Parigi conoscono bene l’Abbazia di San Clemente a Casauria. La prestigiosa Biblioteca conserva un prezioso documento storico, tutto abruzzese, strettamente legato all’Abbazia: il Chronicon Casauriense.

L’importante documento medievale finì nelle mani dei francesi a seguito di una delle tante spedizioni che i cugini d’oltralpe conducevano sul suolo italiano per ottenerne il controllo e culminate con le note spoliazioni napoleoniche: “I francesi non sono tutti ladri, ma bona-parte sí” recitava un tempo la satira romana (le popolari “pasquinate“).

Grazie ad Antonio Canova, solo in parte si riuscì a recuperare quel bottino di guerra, ma poteva andare anche peggio perché i francesi dopo aver rubato i quattro cavalli in bronzo di San Marco a Venezia, volevano smontare pure la Colonna Traiana a Roma per portarsela a Parigi e staccare gli affreschi di Raffaello dalle Stanze Vaticane.

Per non dilungarmi troppo sull’argomento e tornare alla nostra Abbazia e al suo Chronicon, ricordo solo che i francesi sostarono a lungo a San Clemente a Casauria causando non pochi danni. In particolare su una antica statua in pietra della Majella raffigurante prima Ercole e sua madre Alcmena e successivamente, con la diffusione del cristianesimo e la fine del paganesimo, una Madonna con Bambino: decapitarono la testa del bambino, forse furono presi da suggestioni ghigliottinesche…

Abbazia San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Il Chronicon Casauriense, composto da una raccolta di 272 fogli di pergamena, descrive minuziosamente, in un arco di tempo che va dall’anno 866 al 1182, la vita politica economica e sociale di una delle Abbazie più belle e storicamente più interessanti d’Abruzzo.

Autore del Chronicon di Casauria fu il monaco benedettino Giovanni Berardi, a lui si deve la stesura della prima pergamena. Il monaco dedicò il testo all’abate Leonate, il più illustre tra gli abati succedutesi alla guida dell’Abbazia.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Con Leonate l’abbazia raggiunse l’apice della sua prosperità, a lui si deve la realizzazione del bellissimo portico e fu lui ad incaricare il monaco Giovanni e il maestro Rustico di redigere su pergamena le “cronache” dell’Abbazia e delle sue pertinenze.

Pochi sanno che nel 1140 venne a visitare questa abbazia Ruggero II primo re di Sicilia, così annotavano i monaci di Casauria: “All’arrivo del serenissimo e vittoriosissimo re Ruggero, che la grazia divina aveva illustrato in sapienza e fortezza al di sopra di tutti i mortali”.

San Clemente a Casauria, agosto 2014
San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco


Le origini dell’Abbazia di San Clemente a Casauria (nel Comune di Castiglione a Casauria) risalgono attorno all’anno 870, fu l’imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno, a voler una chiesa laddove, si narra, vi era un isolotto circondato dalle acque del fiume Pescara, il luogo era denominato Casaurea o Insula de Piscaria (2), un vero e proprio paradiso terrestre, come viene descritto dal Chronicon: il “Paradisi Floridus”, un isolotto circondato dal fiume con tanti fiori e animali selvatici e frutteti…

In realtà su tale isolotto esisteva già un tempio pagano dedicato a Giove, considerato dai pagani la “Casa Aurea”, da qui la denominazione del luogo in Casauria. Dunque è sulle rovine di questo tempio che Ludovico II farà erigere nel ‘871 la chiesa dedicata alla Trinità con annesso un monastero, l’anno dopo avverrà l’ incontro dell’imperatore con papa Adriano II e la consegna delle reliquie di San Clemente.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Il Chronicon descrive il viaggio in Abruzzo di Ludovico II che, arrivando da Ravenna, seguiva il corso del fiume Pescara per raggiungere il sud d’Italia dove combattere i saraceni, ma anche per sottrarre territori ai vari principi feudatari, come Adelchi di Benevento.

L’imperatore Ludovico rimase talmente affascinato dalle bellezze del luogo – il Chronicon racconta di “cervi che popolano selve, aquile che nidificano sovrane in rupi precipiti, falchi rapaci, fiumi ricchi di trote e di anitre selvatiche, fiumi in ogni modo ricchi di pesci…” (3) – che vi ordinò la costruzione di una chiesa dedicata alla Santa Trinità, formalmente a titolo di ex-voto per essersi salvato da un attentato e per essere stato liberato dalla prigionia di Adelchi, principe di Benevento e per questo aiutato da papa Adriano II che lo prosciolse dal giuramento (che Ludovico fece ad Adelchi) di non attaccare più il principato di Benevento.

Ma l’Abbazia successivamente (Ludovico morirà nell’875) servirà anche a riequilibrare i vasti poteri territoriali, cioè a bilanciare sul versante orientale dell’Appennino il forte potere che aveva, sul versante tirreno, l’Abbazia di Montecassino.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Il portale d’ingresso dell’Abbazia di San Clemente è formato da 72 formelle in bronzo e all’interno di esse sono disegnati fiori, abati, rosoni e 14 castelli abruzzesi, tutti rientranti nelle pertinenze territoriali dell’Abbazia di Casauria, quindi un controllo molto esteso del territorio.

Abbazia San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Attorno all’anno 900 l’Abbazia di San Clemente controllava quasi tutto il territorio abruzzese e, all’epoca di Ludovico II, rappresentava il caposaldo meridionale dell’impero carolingio. Un potere immenso dunque, non a caso sul portale d’ingresso all’abbazia sono raffigurati l’imperatore e il papa.

Emblema Branconio – S.Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Ma anche nei secoli successivi il potere dell’abbazia si mantenne ben saldo. Su un lato dell’edificio scopro un emblema cinquecentesco molto importante, rappresenta lo stemma della potente famiglia aquilana dei Branconio, di cui Giovanni Battista Branconio fu il rappresentante più illustre.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Amico legatissimo e committente di Raffaello Sanzio, l’abruzzese Giovanni Battista Branconio fu commendatario dell’Abbazia di San Clemente a Casauria su mandato di Giovanni de’ Medici, al secolo papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, (vedi l’articolo Il Raffaello rubato, in questo blog, ottobre 2015).

Un potere enorme che Giovanni Branconio gestiva insieme ad altri “sacri” conferimenti con cui amministrava i beni ecclesiastici in chiese e parrocchie tra Padova e Piacenza e ovviamente nel suo Abruzzo.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Fu dunque Giovanni Branconio a far apporre l’emblema di famiglia, ancora oggi visibile. Nello stemma sono disegnati i tre colli liguri, da dove ebbe origine un ramo della famiglia Branconio, le foglie di rovere, simbolo della nobile casata e le tre palle medicee, evidente richiamo al legame dei Branconio con i Medici di Firenze. Questo emblema lo ritrovate anche a L’Aquila, nella chiesa di San Silvestro, all’ingresso della Cappella della famiglia Branconio, le iscrizioni sul marmo ricordano Giovanni Battista Branconio e l’Abbazia di Casauria.

Cappella Branconio, Chiesa di San Silvestro a L’Aquila – foto Leo De Rocco

L’antico emblema dei Branconio è posizionato su una parete laterale esterna dell’Abbazia, ma è tale la sua importanza storica che sarebbe opportuno una più appropriata collocazione, ad esempio collocato al riparo all’interno del museo della stessa Abbazia.

San Clemente a Casauria, agosto 2014
San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

La storia dell’Abbazia di San Clemente a Casauria non è raccontata solo nel Chronicon custodito a Parigi, ma la potete leggere anche direttamente all’ingresso dell’abbazia, sull’architrave del portale e sulla lunetta centrale.

Quando arrivate all’ingresso guardate in alto: sull’architrave trovate raffigurato (partendo da sinistra):

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

il citato imperatore Ludovico II che a Roma riceve dalle mani di papa Adriano II l’urna in alabastro con le ossa di San Clemente. La preziosa urna, che trovate all’interno, è scolpita con due angeli che reggono l’emblema della famiglia donatrice e da un lato la Creazione con Adamo ed Eva. Una scritta alla base del ciborio ci ricorda che l’urna un tempo conteneva anche le ossa di Pietro e Paolo e tale scritta indica che un tempo la preziosa urna si trovava proprio all’interno del ciborio, nel cuore del tempio.

Segue il viaggio dell’urna, consegnata all’imperatore, da Roma all’isolotto di Casauria a dorso di un mulo, scortato da una guardia reale dell’imperatore armato di una spada;

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Quindi il passaggio dell’urna con le raccomandazioni di Ludovico II ai due monaci Celso e Beato (potete vedere le iscrizioni poste sui personaggi) che arrivano all’isolotto sul fiume dove sorgerà l’abbazia, raffigurata proprio sull’isola (se fate attenzione si vede l’acqua che circonda tutta l’abbazia);

La scena successiva vede l’imperatore ordinare di trasformare la chiesa (da lui voluta), il “templus trinitats”, in abbazia e per questo consegna lo scettro abbaziale al primo abate, Romano, segue poi l’acquisizione dei territori abruzzesi di nuova pertinenza dell’abbazia con la benedizione del vescovo di Penne Grimoaldo (che cede i territori a Casauria) e la rappresentazione simbolica del luogo sottoforma di un ricco canestro pieno di fiori e prodotti agricoli: il paradisi floridus ortis (scoprirete all’interno diverse decorazioni a forma di fiore).

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Al centro della lunetta, nella parte più in alto, campeggia San Clemente accompagnato alla sua destra da due santi, Phebus e Cornelius (Phebus/Fabio ha in mano un libro che riporta l’inizio della versione latina sulla “buona azione premiata”, “Homo quidam nobilis…”) mentre alla sua sinistra l’abate Leonate in abiti cardinalizi, colui che dopo l’abate Romano costruirà il portico, amplierà l’edificio e incaricherà due monaci (Giovanni e Rustico) di redigere il Chronicon, mostra l’abbazia completata a San Clemente e gli comunica che è a lui dedicata.

La storia scolpita sul portale poggia su due capitelli, a sinistra il male rappresentato da un drago che tenta un uomo sussurrandogli all’orecchio, a destra il bene con l’uomo sul dorso di un animale fantastico che fugge dalle tentazioni. Più in basso sono rappresentati quattro re, che elargirono beneficenze all’abbazia.

Capitello architrave a sinistra – foto Leo De Rocco
Capitello architrave destro – foto Leo De Rocco

Più di dieci anni fa, nell’adolescenza lontana, vidi per la prima volta l’Abbazia di San Clemente a Casauria. Mi parve, al primo sguardo, una rovina. Tutto il suolo intorno era ingombro di macerie e di sterpi; frammenti di pietra scolpiti erano ammucchiati contro i pilastri; da tutte le fenditure pendevano erbe selvagge; (…) La cosa bella rimaneva perduta in quella solitudine, pericolante, sotto una continua minaccia, condannata forse a sparire. Gabriele d’Annunzio, 1892.

San Clemente a Casauria, agosto 2014
San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

La Basilica divina, come amava definirla Gabriele d’Annunzio, purtroppo conobbe un lungo periodo di decadenza che si protrasse fino alla fine dell’Ottocento. Abbandonata dai monaci, danneggiata dai terremoti, occupata e saccheggiata dalle truppe francesi, l’Abbazia si trasformò in ricovero per greggi e ripostiglio di attrezzi agricoli.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Fu solo grazie a Pier Luigi Calore, storico e studioso abruzzese, amico di d’Annunzio, che l’Abbazia è giunta conservata fino a noi. Pier Luigi Calore nacque a Pescosansonesco (Pe) nel 1865, incline all’arte, studiò nella prestigiosa Scuola di Polillipo.

Pier Luigi Calore fotografato davanti all’Abbazia di San Clemente a Casauria

A Napoli divenne amico dei suoi conterranei Francesco Paolo Michetti e Filippo Palizzi, di cui fu allievo.Grazie alla passione per l’arte, Calore iniziò a sue spese il primo piano di recupero dell’importante monumento abruzzese che scoprì, ormai in rovina, durante una passeggiata nei pressi di Tocco da Casauria.

“Questo piccolo uomo dal gesto veemente ama una grande cosa morta e l’ama con tutte le forze della passione umana” così scriveva sulle colonne del Mattino di Napoli Gabriele d’Annunzio a proposito di Luigi Calore, “l’uomo dell’Abbazia”.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

L’Abbazia di San Clemente a Casauria possiede anche un bel parco, con alcuni roseti, un piccolo bosco e un vigneto che si trova ancora nello stesso posto descritto più di mille anni fa nel Chronicon, in cui è piacevole sostare anche per ammirare la vicina Majella, questo bosco è ciò che rimane di quella piccola isola sul fiume, il “Paradisi floridus ortis”.

Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco

Giunsi, giù per il tratturo al galoppo, fino alla Basilica divina. Era il tramonto violaceo. Il cuore mi tremava d’innanzi a quello spettacolo di bellezza sovrana. (…) Io e Francesco Paolo Michetti incontrammo l’uomo dell’abbazia, quegli che ha legata la sua esistenza alle colonne del tempio casauriense. Gabriele d’Annunzio.

Autore/Blogger Leo De Rocco

Segue galleria fotografica.

Chronicon Casauriense, dettaglio
Chronicon Casauriense – Bibliothèque National, Parigi, dettaglio

Copyright © Riproduzione Riservata – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Brano tratto dal Trionfo della Morte di Gabriele d’Annunzio; 2) probabilmente era l’ansa del fiume Pescara; 3) Muratori, op. cit., col.792, cit. in Clementi, La Transumanza…,cit. p.45; – Foto (compreso copertina): Castiglione a Casauria, ottobre 2015 e agosto 2014 autore Leo De Rocco – Fonti: San Clemente a Casauria, Edizioni Carsa 2001 – Museo Abbazia di San Clemente a Casauria. Ringraziamenti: Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura; traduzione a cura di Ioannis Arzoumanidis – Autore/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

Galleria fotografica – foto Copyright Leo De Rocco

San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
Abbazia di San Clemente a Casauria, ottobre 2015
Abbazia di San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, agosto 2014
San Clemente a Casauria – Scultura in pietra bianca della Majella raffigurante Madonna con Bambino, secondo alcuni studiosi Ercole e Arcmena. La testa fu danneggiata durante l’invasione francese. La statua presenta un piccolo incavo, presumibilmente per accogliere una pietra preziosa.
Abbazia di San Clemente a Casauria – foto Leo De Rocco
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria
San Clemente a Casauria, ottobre 2015
San Clemente a Casauria, ottobre 2015

Copyright © Riproduzione Riservata – All rights reserved – Non è consentito nessun uso del testo e delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorisation – Note: 1) Brano tratto dal Trionfo della Morte di Gabriele d’Annunzio; 2) probabilmente era l’ansa del fiume Pescara; 3) Muratori, op. cit., col.792, cit. in Clementi, La Transumanza…,cit. p.45; – Foto (compreso copertina): Castiglione a Casauria, ottobre 2015 e agosto 2014 autore Leo De Rocco – Fonti: San Clemente a Casauria, Edizioni Carsa 2001 – Ringraziamenti: Andrea de Carlo, traduttore e docente di letteratura – Autore/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

– English Version –

The St. Clement’s Abbey of Casauria

I would like to bring you to an abandoned Abbey, which is the most solitary of our Hermitage and full of ancient memories: where there is a large white marble candelabrum, a wonderful piece of art, created by an artist with no name… straight by that candelabrum and in silence, you shall enlighten with your face the meditations of my soul. Gabriele d’Annunzio (1)

The Bibliotheque Nationale of Paris is familiar with the St. Clement’s Abbey. The prestigious Parisian Library preserves a precious historical document of Abruzzo, the “Chronicon Casauriense”. The important medieval work ended up in the hands of the French as a result of one of the many expeditions that the “cousins of the Italians across the Alps” led on Italian soil to control it: the “horende” wars, as defined by Machiavelli. The “Chronicon Casauriense”, which consists of a collection of 272 pieces of parchment, describes in a meticulous way and for a time span ranging from the year 866 to 1182 the economic- and socio-political life of one of the most beautiful and historically most interesting Abbeys of the Abruzzo region. The author of the Chronicon of Casauria was the Benedictine monk Giovanni Berardi, as he was responsible for the drafting of the first scroll. The Benedictine monk dedicated the text to the abbot Leonate, who was the most famous among the abbots leading the Abbey. The Abbey reached the height of its prosperity with Leonate, for he was responsible for the realisation of the beautiful porch and he was the one to instruct the monk Giovanni and the master Rustico to draw on parchment the “Chronicles” of the Abbey and its appurtenances.

St. Clement’s Abbey of Casauria
St. Clement’s Abbey of Casauria

The origins of the St. Clement’s Abbey of Casauria date from around the year 870. It was the Emperor Ludovico II, the great-grandson of Charlemagne, who wanted a church where it was believed there was a small island surrounded by the waters of the river Pescara and the place was called Casaurea or “Insula de Piscaria” (2). The Chronicon meticulously describes the journey in Abruzzo of Ludovico II, who whilst descending from Ravenna, followed the course of the Pescara river to the south of Italy and fought the Saracens. The Emperor Lodovico was so fascinated by the beauty of the place -the Chronicon describes “deer that inhabit forests, eagles that nest in sovereign precipitous cliffs, hawks, trout streams and wild ducks, rivers swarming with fish in every way… “(3)- that he ordered the construction of a church dedicated to the Holy Trinity, formally as a votive offering for having been saved from an attack. Indeed, the Abbey served to Ludovico II to balance the vast territorial powers and to counterbalance for the eastern side of the Apennines the strong power that there was on the other side, namely the Abbey of Montecassino. By looking carefully at the main entrance of the Abbey of St. Clement, the portal of which consists of 72 bronze panels, one can see as many as 20 panels depicting many castles, all falling within the territorial appurtenances of the Abbey of Casauria. Around the year 900, the Abbey of St. Clement controlled most of the Abruzzo region and at the time of Ludovico II it represented the southern stronghold of the Carolingian Empire. Thus, it represented immense power back then. Furthermore, in the following centuries the Abbey’s power remained firmly in place. On one side of the building there is a very important sixteenth-century emblem that represents the coat of arms of the powerful family of L’Aquila the Branconios, the most illustrious representative of which was Giovanni Battista. The latter, who was a personal friend and client of Raffaello Sanzio, became a commendatory of the St. Clement’s Abbey of Casauria mandated by Giovanni de’ Medici, during the Pope-Leo-X- century (see the article in this blog “The stolen Raphael”-Il Raffaello rubato, October 2015).

St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015
St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015

The history of the St. Clement’s Abbey of Casauria is not only written in the Chronicon, which is jealously kept by the French, but it is also admirably described in the central portal of this beautiful Abbey of Abruzzo. On the lunette, the Emperor Ludovico II is depicted receiving an alabaster pot from the hands of Pope Adrian containing the bones of St. Clement (which is preserved inside the Abbey); Furthermore, the trip of the Emperor nearby the river Pescara to the islet on which the Abbey would be later constructed, is depicted. Moreover, the acquisition of territories of Abruzzo with the blessing of the bishop Grimoaldo of Penne along with the symbolic representation of the site in the form of a basket full of flowers, the “paradisi floridus ortis”, are portrayed. Finally, the Abbey depicted on the ancient “insula piscarie” and the appointment of the first abbot, called Romano are shown. At the centre of the lunette and at its top, there is a figure of St. Clement, accompanied on his left by St. Efebo and Cornelius, whilst to his right there is abbot Leonate that holds a miniature of the Abbey.

More than ten years ago, during my distant adolescence, I saw for the first time the St. Clement’s Abbey. At a first glance it seemed to be in ruins. All around, the ground was full with rubble and weeds; carved fragments of stone were piled up against the columns; wild herbs were hanging from all the cracks; (…) The great piece of art remained lost in that loneliness and unsafe, under a constant threat, and perhaps sentenced to disappear. Gabriele d’Annunzio, 1892.

St. Clement’s Abbey of Casauria. october 2015
St. Clement’s Abbey of Casauria, october 2015

The divine Basilica, as Gabriele d’Annunzio used to call it, unfortunately experienced a long period of decline that lasted until the late nineteenth century. Abandoned by the monks, damaged by earthquakes, looted by the French troops, the Abbey was transformed into a shelter for herds and a shed for agricultural tools. It was only thanks to Pier Luigi Calore, a historian and scholar of Abruzzo and a friend of Gabriele d’Annunzio, that the St. Clement’s Abbey has come down to us today. Pier Luigi Calore was born in Pescosansonesco (in the province of Pescara) in 1865 and as he was prone to art, he studied at the prestigious School of Polillipo. In Naples, he became a friend of his compatriots Francesco Paolo Michetti and Filippo Palizzi (of whom he was a student). Thanks to his passion for art, Calore began at his own expense the first recovery plan of the important monument of Abruzzo that he discovered in ruins during a walk near Tocco da Casauria. “This little guy of this passionate gesture adores a great dead thing and he loves it with all the forces of human passion,”: this was what Gabriele d’Annunzio wrote in the columns of the “Mattino di Napoli” newspaper about Luigi Calore, “the man of the Abbey”.

I galloped down from the cattle track until the divine Basilica. There was a purplish sunset. My heart trembled from the beginning at the sight of that sovereign beauty. (…) Me and Francesco Paolo Michetti met the man of the Abbey, the one who has tied his existence to the columns of the temple of Casauria. Gabriele d’Annunzio, August 1891.

Copyright © All rights reserved – This article and the pictures shown on this website are private. It is thus prohibited to retransmit, disseminate or otherwise use any part of this article without written authorisation. – Footnotes: 1) excerpt from The Triumph of Death by Gabriele d’Annunzio; 2) this was probably the bend of the river Pescara; 3) Muratori, op. cit., issue 792, cited in Clementi, La Transumanza…, p.45; – Photos (including cover): Castiglione a Casauria, October 2015 and August 2014, by Leo De Rocco – Sources: San Clemente a Casauria, Publisher Carsa, 2001 – Acknowledgements: Andrea de Carlo, translator and professor of literature; Ioannis Arzoumanidis, research fellow, for translating this article into English – Author/Blogger: Leo De Rocco / leo.derocco@virgilio.it

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Roberta Laureti ha detto:

    Divina.

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