Capestrano, magiche atmosfere

Dopo aver attraversato l’altopiano di Navelli, (vedi l’articolo “A Navelli, lontano dal caos) – mi trovo nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – transitando sulla strada che conduce a L’Aquila, l’antica Via degli Abruzzi, cattura la mia attenzione un borgo medievale che noto arroccato su una altura.

Circondato da vigneti e campi di grano: è il paese di Capestrano, conosciuto ai più per aver dato il nome all’opera più monumentale dell’arte Italica: il Guerriero di Capestrano, una misteriosa statua in marmo e pietra, alta 223cm, in origine decorata con colori dal turchese al rossastro.

Guerriero di Capestrano, Chieti, maggio 2015
Guerriero di Capestrano, Chieti, maggio 2015foto Leo De Rocco
Guerriero di Capestrano, Chieti maggio 2015
Guerriero di Capestrano, Chieti maggio 2015foto Leo De Rocco

Risalente al VI secolo A.C. la colossale statua raffigura un guerriero italico appartenente alla popolazione dei Piceni, popoli che abitavano l’antica Aufinum, citata da Plinio il Vecchio quale luogo appartenente alla regione augustea Samnium (più o meno l’Abruzzo centro-meridionale, il Molise e parte della Campania).

La statua del Guerriero di Capestrano, rinvenuta in questa zona nel 1934, è attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti.

Se andate al museo di Villa Frigerj di Chieti, secondo me uno dei musei archeologici più belli d’Italia, non dimenticate di guardare anche il piedistallo della statua, scoprirete che vi è incisa una frase in lingua italica, che è stata così tradotta: “Di me fece bella immagine lo scultore Aninis per il Re Nevio.” Ma chi è questo re Nevio? Un re dei vestini o addirittura un re romano? Davvero il vistoso copricapo, che ricorda un sombrero, in realtà è uno scudo? È sicuro che è un principe guerriero e non in realtà una principessa? Mistero.

Il mistero che circonda la statua del guerriero contribuisce a rendere magica l’atmosfera di questi posti. Piacevolmente, durante l’escursione nei dintorni di Capestrano, mi imbatto in boschi silenziosi, chiese medievali nascoste in vallate quasi inaccessibili, laghetti attorniati da rigogliose vegetazioni e immense praterie assolate, che solo apparentemente appaiono aride perché in realtà scopro che sono disseminate da sorgenti montane nascoste tra la boscaglia, e le acque sono limpidissime e sempre gelide, anche in piena estate.

San Pietro in Oratorium. luglio 2015
San Pietro in Oratorium – luglio 2015foto Leo De Rocco

Nascosta da una fitta boscaglia e a ridosso di un fiume dalle acque limpidissime (il Tirino) non è facile trovare la chiesa medievale di San Pietro in Oratorium. Questo posto impervio rende ancora più affascinante l’escursione. La chiesa fu voluta da re Desiderio, sua figlia Desiderata (che Manzoni nell’Adelchi rinominò Ermenengarda) era la moglie di Carlo Magno.

San Piero in Oratorium (guardate le foto nella galleria fotografica) fu fondata nell’VIII sec. e completata nel XI secolo, in realtà era una abbazia benedettina che dipendeva dall’abbazia molisana di San Vincenzo al Volturno (V-VI sec.), presenta sul portale di ingresso una curiosa scritta, riportata all’interno di un quadrato e leggibile in qualsiasi verso: palindromo, (vedi foto). Altro mistero.

Questo quadrato magico, chiamato quadrato del Sator, dove la parola Sator, che come vedete si legge in ogni direzione, significa colui che semina, è stato ritrovato anche in altri edifici e reperti archeologici in Italia (anche a Pompei) e in Europa. L’altra parola Arepo risulta indecifrabile, mentre si può risalire alle altre: Tenet, ossia tieni, Opera che significa cura, e Rotas che è stata individuata nella parola ruota (della vita), secondo me significa piuttosto Rotta, ossia strada…

Quindi una ipotesi per la soluzione del rebus potrebbe secondo me essere questa: quando semini (quando agisci) abbi sempre cura della rotta (giusta e saggia) nella tua vita.

Mi rimetto in viaggio, in direzione Capestrano. In una atmosfera vagamente fiabesca non poteva mancare il castello con tanto di torri merlate: il Castello Piccolomini, (sulla piazza principale di Capestrano) prende il nome dai feudatari che lo edificarono nel Quattrocento. Fu poi ristrutturato nel Seicento, quando il paese era feudo, sotto Firenze, della Signoria dei Medici che in queste zone facevano affari, soprattutto con il commercio della lana e dello zafferano.

Oltre ai luoghi citati qui in zona ci sono tanti altri posti molto interessanti: l’escursione on the road una volta raggiunta la Piana di Navelli vi porta fino a Santo Stefano di Sessanio, ma su questi luoghi scriverò a parte, qui sarebbe troppo lungo.

Intanto vi invito a visitare questi posti immersi nel verde, tra boschi con sorgenti dalle acque limpidissime, enigmatiche statue di re-guerrieri, castelli, abbazie nascoste con all’ingresso rebus da decifrare… Con un po’ di immaginazione potreste venire qui a cercare il Sacro Graal, i presupposti ci sono…

Galleria fotografica

Capestrano, luglio 2015
Capestrano, luglio 2015
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Copyright –All rights reserved – Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures, it is forbidden to use any part of this article without specific authorization – Autore/Blogger: Leo Derocco, leo.derocco@virgilio.it – Foto, compreso copertina: Chieti, maggio 2015; Capestrano, luglio 2015.

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