A Navelli, lontano dal caos

Perdersi tra i silenziosi vicoli di Navelli è come fare un viaggio a ritroso nel tempo: il borgo, tutto arroccato, sembra incantato in un labirinto di pietre antiche che formano stradine, scalinate, case medievali, palazzi patrizi, archi, porte, portali e piazzette, con al centro piccoli pozzi, che si affacciano su una distesa assolata e ventosa: uno sconfinato altopiano che prende la forma di un mosaico colorato con tonalità verde, ocra e azzurro (vedi foto).

Passeggiando in questo dedalo di viuzze non ho incontrato praticamente nessuno: dominano il silenzio e il vento, ma la cosa ha il suo fascino, soprattutto per chi non ama il caotico turismo di massa…

Con questa atmosfera un po’ fuori dal tempo, dall’alto di queste terrazze panoramiche, sembra di intravedere sulla sottostante piana viandanti e antichi mercanti che transitano. In effetti la Piana di Navelli, nelle varie epoche storiche, fu un crocevia di importanti vie di comunicazione molto preziose per lo sviluppo dell’economia del tempo, che si fondava sulla Transumanza, sulla lana, sui tessuti, e sulle spezie, soprattutto lo zafferano.

Già in epoca romana qui passava la Via Claudia Nova che si univa, giù a valle nella zona di Bussi, con la Tiburtina Valeria. Poi gli antichi sentieri dei tratturi, come quello che univa L’Aquila a Foggia. Ma anche l’importante “Via degli Abruzzi” che fin dal Medioevo (e poi nel Rinascimento) univa Firenze, all’epoca punto di riferimento dei commerci europei, con Napoli, nuova capitale del regno (già di Sicilia).

Molte abbazie, chiese e chiesette furono costruite lungo questi tragitti per consentire le soste, il riposo e la preghiera agli antichi viaggiatori. Alcuni di questi edifici prima della diffusione del cristianesimo erano templi pagani: è il caso di Santa Maria in Cerulis, una chiesa vicino Navelli, costruita sui resti di un antico tempio pagano.

Su questo altopiano, dove nasce il bel fiore crocus, si coltiva e produce il citato zafferano. Quello di Navelli è considerato tra i più pregiati al mondo.

Piana di Navelli, dal Palazzo Santucci – giugno 2015 foto Leo De Rocco

Sulle tavole rinascimentali di Firenze e in quelle delle corti del regno di Napoli, ma anche nella Vienna degli Asburgo e fino al nord Europa, non mancava mai lo zafferano, che arrivava direttamente da questo altopiano.

Nel Cinquecento il valore dello zafferano di Navelli superava la quotazione dell’argento, bastavano 500 grammi di zafferano per comprare un cavallo.

Carlo Magno trasportava in Oriente grandi quantità di zafferano per barattarlo con tappeti e preziosi. Lo Za῾farān, antico nome arabo dello zafferano, veniva usato non solo nelle pietanze elaborate, ma anche per profumare i pavimenti di lussuosi palazzi, per tingere abiti e capelli delle dame di corte.

Anche prima del Rinascimento lo zafferano era considerato un lusso ed era riservato alle classi nobiliari. Re, regine, faraoni e religiosi ne facevano un largo uso che spaziava dalla cucina ai profumi, dai bagni curativi e afrodisiaci alle decorazione floreali di letti principeschi.

Ma come inizia la coltivazione del crocus in Abruzzo? Intorno al 1200 un giovane frate domenicano appartenente alla famiglia dei baroni Santucci, ultimi proprietari dell’omonimo palazzo baronale che domina Navelli (vedi foto) tornò in Abruzzo. Il frate faceva parte del Tribunale della Santa Inquisizione spagnola a Toledo ed era appassionato di agricoltura, portò in Abruzzo (si racconta nascosti in un ombrello) alcuni bulbi di Crocus, il fiore da cui si ricava lo zafferano.

Crocus

Il Crocus arrivò in Spagna secoli prima importato dagli arabi durante l’occupazione moresca . La pianta trovò nell’altopiano di Navelli un habitat climatico e ambientale ancora più favorevoli e il prodotto risultò per questo qualitativamente superiore.

Furono i fiorentini, che avevano fiuto per gli affari, soprattutto per il commercio e le banche (famiglia dei Medici) a dare impulso, grazie anche alle vie di comunicazione, al commercio del pregiato zafferano abruzzese.

La storia dello zafferano si perde nella mitologia greca che attribuiva la sua nascita all’unione amorosa tra un bellissimo giovane di nome Crocus (come il fiore) e una ninfa di nome Smilace.

Ermes, Museo del Louvre – foto Leo De Rocco / copyright

Ma la bella ninfa era desiderata anche dal dio Ermes il quale per gelosia trasformò il giovane Crocus in un bulbo, dal quale poi sbocciò un fiore.

Ovidio, nativo di Sulmona, nella sua Ars Amatoria parla di “vesti e veli tinti color zafferano.” Il prezioso fiore viene citato anche da Omero, Virgilio e Plinio. L’ateniese Isocrate amava l’essenza di zafferano, all’epoca proveniente dal nord di Cipro, e lo utilizzava per profumare i guanciali.

Ancora oggi lo Zafferano di Navelli, viene coltivato e lavorato con metodi antichi e artigianali, senza alcun tipo di intervento meccanico. Con fatica e passione i contadini della Piana di Navelli raccolgono i delicati fiori all’alba, uno per uno, e devono farlo prima che si schiudono.

Occorrono oltre centomila fiori per ottenere un Kg di zafferano. Con grande maestria e pazienza vengono poi staccati uno ad uno gli stami dai fiori per essere poi essiccati sopra un setaccio sospeso su un braciere di legna di mandorlo e di quercia.

Se non amate luoghi affollati e chiassosi, lunghe file e problemi di parcheggio, venite a perdervi piacevolmente tra questi luoghi affascinanti immersi nel verde e ricchi di storia.

Galleria Fotografica

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures: no use is permitted without authorization. – Foto, compreso copertina, Navelli giugno 2015; Parigi, agosto 2009 – Autore/Blogger Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – foto Leo De Rocco / copyright

Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Palazzo baroni Santucci – Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures: no use is permitted without authorization. – Foto, compreso copertina, giugno 2015; Parigi, agosto 2009 – Autore/Blogger Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – foto Leo De Rocco / copyright

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...