L’oro di Navelli

Perdersi tra i silenziosi vicoli di Navelli è una esperienza unica, è come fare un viaggio a ritroso nel tempo. L’antico borgo appare incantato in un labirinto di pietre; tra stradine, case medievali, palazzi patrizi, archi e portali. I misteriosi e deserti viottoli improvvisamente aprono su panoramiche, assolate e ventose terrazze che si affacciano silenziose su uno sconfinato mosaico verde-azzurro. È la Piana di Navelli, racchiusa tra i monti dell’Appennino abruzzese. Sono andati a scoprire l’oro prodotto da queste parti, non il metallo prezioso, ma un bellissimo fiore dal quale si ricava il preziosissimo zafferano, il più pregiato al mondo.

Piana di navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, fotografata dal Palazzo Santucci, Navelli – giugno 2015

A Vienna, sui sontuosi tavoli della corte degli Asburgo, non era raro trovare la pregiata spezia che arrivava direttamente dalla lontano Abruzzo. Da Vienna a Dresda, da Venezia a Firenze a Milano e fino al Nord Europa, lo Zafferano di Navelli era ricercatissimo perchè ritenuto il più pregiato. Nel Cinquecento il suo valore superava la quotazione dell’argento, bastavano 500 grammi di zafferano per comprare un cavallo. Carlo Magno trasportava in Oriente grandi quantità di zafferano per barattarli con tappeti e preziosi. Lo Za῾farān, antico nome arabo dello zafferano, veniva usato non solo nelle pietanze elaborate, ma anche per profumare i pavimenti di lussuosi palazzi, per tingere abiti e capelli delle dame di corte e per dipingere tele e affreschi. Anche prima del Rinascimento lo zafferano era considerato un lusso ed era riservato alle classi nobiliari. Re, regine, faraoni e religiosi ne facevano un largo uso che spaziava dalla cucina ai profumi, dai bagni curativi e afrodisiaci alle decorazione floreali di letti principeschi.

Intorno al 1200 un giovane abruzzese, frate domenicano appartenente alla famiglia dei baroni Santucci, ultimi proprietari dell’omonimo palazzo baronale che domina Navelli, tornò in Abruzzo. Il frate faceva parte del Tribunale della Santa Inquisizione spagnola a Toledo ed era appassionato di agricoltura, portò in Abruzzo (pare nascosti in un ombrello) alcuni bulbi di Crocus, il fiore da cui deriva lo zafferano.

Fiori di zafferano, crocus
Fiori di zafferano, crocus

Il Crocus arrivò in Spagna secoli prima, importato dagli arabi. La pianta trovò nell’altipiano di Navelli un habitat ancora più favorevole e il prodotto risultò qualitativamente superiore. Iniziò così il commercio del pregiato zafferano abruzzese con le importanti città di Firenze, Milano e Venezia e da queste verso le corti europee viennesi e del Nord Europa. Il commercio era talmente redditizio che nel 1444 ci fu un singolare tentativo di falsificazione. Un certo Jobst Findenken di Norimberga si recava di persona in Abruzzo per comprare grandi quantità di zafferano per i suoi commerci, ma prima di rivenderlo pensò bene di contraffarlo. Scoperto, fu arrestato e condannato al rogo.

La mitologia greca attribuisce la nascita dello zafferano dall’amore tra un bellissimo giovane di nome Crocus, protetto dagli Dei, e una ninfa di nome Smilace.

Ermes, Museo del Louvre 2009
Ermes, Museo del Louvre – foto Leo De Rocco / copyright

Ma la bella ninfa era desiderata anche dal dio Ermes che, per vendicarsi trasformò il giovane Crocus in un bulbo dal quale però ogni anno sboccia un bellissimo fiore.

Il sulmonese Ovidio nella sua Ars Amatoria parla di “vesti e veli tinti color zafferano.” Il prezioso fiore viene citato anche da Omero, Virgilio e Plinio. L’ateniese Isocrate amava l’essenza di zafferano, all’epoca proveniente dal nord di Cipro, e lo utilizzava per profumare i guanciali.

Ancora oggi lo Zafferano di Navelli, ritenuto il migliore al mondo, viene coltivato e lavorato con metodi secolari e interamente artigianali, senza alcun tipo di intervento meccanico. Con grande fatica e passione i contadini della Piana di Navelli raccolgono i delicati fiori all’alba, uno per uno e prima che si schiudono. Occorrono oltre centomila fiori per ottenere un Kg di zafferano. Con grande maestria e pazienza vengono poi staccati uno ad uno gli stami dai fiori per essere essiccati sopra un setaccio sospeso su un braciere di legna di mandorlo e di quercia.

Galleria Fotografica

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures: no use is permitted without authorization.  – Foto, compreso copertina, Navelli giugno 2015; Parigi, agosto 2009 – Autore/Blogger Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – foto Leo De Rocco / copyright

Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
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Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Piana di Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Palazzo baroni Santucci – Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015
Navelli, giugno 2015

Copyright –All rights reserved– Non è consentito nessun uso delle foto presenti in questo articolo senza autorizzazione scritta – Pictures: no use is permitted without authorization. – Foto, compreso copertina, giugno 2015; Parigi, agosto 2009 – Autore/Blogger Leo De Rocco leo.derocco@virgilio.it – foto Leo De Rocco / copyright

 

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